"Come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?" (Joseph Conrad)
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sabato 19 febbraio 2011

per gli appassionati di American Sailing Vessel

 (ed appasionati anche di lettura.. e di lettura in lingua originale...)

Appresso 2 suculente -perché belle ricche di pagine- anteprime scovate free su Google libri: Island Packet, C&C, Endeavour, Morgan, Valiant, Pearson, Tartan e sorelline a volontà: buona lettura!

- Twenty Affordable Sailboats to Take You Anywhere di Gregg Nestor







- Used Boat Notebook: From the Pages of Sailing Magazine, Reviews of 40 Used ... Di John Kretschmer

mercoledì 16 febbraio 2011

Manuale di meteorologia


Volume a cura di Mario Giuliacci, Andrea Giuliacci e Paolo Corazzon e vanta il contributo di 14 meteorologi del Centro Epson Meteo.
Nuova edizione 2010 è completamente aggiornata e arricchita di un capitolo sui cambiamenti climatici, tema assoluta attualità nel panorama scientifico e politico mondiale.


Collana: Meteo
Edizione: Seconda (2010)
Pagine: 763
ISBN: 978-88-483-1168-7
Prezzo: € 32,00

Realizzato dal Centro Epson Meteo, il Manuale è il più completo trattato di meteorologia elementare mai pubblicato in Italia: il libro illustra e spiega tutti i fenomeni direttamente o indirettamente legati all’atmosfera, affrontando in modo esauriente argomenti di natura fisica, climatologica, storica e molti altri ancora.
Ogni argomento è esposto in uno stile che coniuga semplicità e chiarezza con il massimo rigore scientifico.


giovedì 10 febbraio 2011

Domani. Morto io, morti tutti.

Titouan Lamazou - "Domani, morto io, morti tutti"

autore: Le Roux Patrick

edizioni: Mursia


Centonove giorni, otto ore e quarantotto minuti hanno fatto entrare Titouan Lamazou nella leggenda del mare. Nel 1990 ha vinto la prima edizione della Vendée Globe, il primo giro del mondo in solitario senza scalo. Pittore, romanziere, fieramente solitario, il comandante dell'Ecureuil d'Aquitanie II è innanzitutto capitano del suo destino: "Un uomo solo a bordo è tutta l'umanità su una barca". In Lamazou c'è l'orgoglio di appartenere alla "banda del Pen-Duick", e infatti le sue prime navigazioni sono state al fianco di Tabarly, ma anche la consapevolezza che il suo modo di intendere il mare è erede della tradizione di Moitessier, un'idea libertaria, fuori dalle regole, ribelle sempre teso a vivere l'attimo fuggente, in un perenne carpe diem.






mio personale giudizio: Titouan è un MITO assoluto della vela, un personaggio per definizione, ma della lettura del libro si fa tranquillamente anche a meno................  è tutto un ping-pong nevrotico dei messaggi rimbalzati tra Titouan a bordo di "Ecureuil d'Aquitaine II" intorno al mondo e la sua squadra a terra in Bretagna, condita dai commenti del giornalista autore ed ideatore del libro.....

molto più edificante, invece, questo video-documento di quella epica prima edizione della "pazza" corsa a vela intorno al globo..........

martedì 14 dicembre 2010

Che tu sia per me il coltello

tag libri, ma non di mare nè di vela (e visto che viene Natale cosa c'è di meglio che regalare un bel libro e qualche ora di sana lettura?)

mi hanno chiesto a bruciapelo quale sia stato il libro più bello mai letto da 37 anni a questa parte tra i tanti (tanti), e che mi sentissi di consigliare, e non ho avuto esitazioni nel ricordare questo:

"Mi stringerai ancora più forte e mi bacerai con tutta l’anima; come se, così facendo, riversassi in me tutto quello che è racchiuso e celato in te, che si aprirà e si svelerà nel mio corpo, piano piano, finché tutto si scioglierà. [...] Dopo aver fatto l'amore, dormiremo abbracciati. La tua schiena contro il mio ventre. E io stringerò le dita dei piedi attorno alle tue caviglie, come delle mollette, perché tu non possa volar via la notte. Saremo come un'immagine in un libro di scienze: un frutto tagliato a metà, tu la buccia e io il torsolo. [...] Amore è il fatto che tu sei per me il coltello col quale frugo dentro me stesso."

David Grossman - Che tu sia per me il coltello


NB. non trovo più la mia copia in casa!!!!!!!!
al di là del valore in sè del testo cartaceo avevo sottolineato numerosi passaggi......se qualcuno che legge lo avesse ricevuto "in prestito" lo prego calorosamente di restituire il maltolto, grazie.. (pago il riscatto in dolci, se necessario)
   

lunedì 13 dicembre 2010

Amori (post-modern)

librozzo arrivato!
mi aspetta in biblioteca.......... corro a ritirarlo!!!
"Può risultare insolito che un economista scriva un libro sull'amore, ma se si tratta di Jacques Attali, che gode fama di personaggio erudito ed eclettico, la cosa non sembra sorprendere più di tanto. La sua
Storia del rapporto uomo-donna si inserisce, del resto, nel prospero filone di pubblicazioni relative al tema della monogamia e della poligamia, che si avvalgono dei risultati conseguiti negli ultimi decenni dalle scienze dell'uomo e dalla zoologia comparata. ......... " qui il resto

(per il mio punto di vista attendere 240 pagine, prego...)


giovedì 25 novembre 2010

prossimo libro


..nuova uscita, da(la sempre più affidabile) Nutrimenti:
Dougal Robertson - Naufraghi nel deserto blu
Traduzione di Dora di Marco-Illustrazioni di Pam Littlewood
Prima edizione giugno 2010
Isbn 978-88-95842-67-7

15 giugno 1972. A bordo della Lucette una famiglia subisce l'attacco di un branco di orche. Un minuto dopo, la goletta non è niente più che un ricordo e i Robertson – Dougal, sua moglie Lyn, i figli Douglas, Sandy e Neil, e Robin, uno studente in viaggio con loro – si ritrovano da soli, dispersi in mezzo al Pacifico. In sei, su un piccolo gommone di salvataggio, trainato da una scialuppa di tre metri, senza scorte, senza strumenti, senza carte nautiche. Inizia così un'impresa disperata, in cui la parola d'ordine, giorno dopo giorno, è 'sopravvivere'. I Robertson temono che i soccorsi non arriveranno. Secondo calcoli approssimativi, che alla fine non si riveleranno troppo distanti dalla realtà, Dougal stima che in cinquanta giorni di navigazione potrebbero riuscire a raggiungere la terra. Le piogge, la carne delle tartarughe, la pesca di corifene con attrezzi di fortuna e un'ostinata fiducia dovranno tenerli in vita. Naufraghi nel deserto blu è il racconto, in perenne bilico tra speranze e delusioni, di un'avventura al limite: trentasette giorni in balia di onde colossali, bonacce, squali e burrasche. Fino alla salvezza.

Dougal Robertson (1924-1992), scozzese di Edimburgo, si arruola dopo gli studi nella Marina mercantile britannica. Alla fine della carriera si ritira con la moglie e i figli in una fattoria, dedicandosi all’agricoltura. Fino al 1971, quando deciderà di riprendere la via del mare, insieme alla famiglia, per circumnavigare il globo a bordo di Lucette.

martedì 16 novembre 2010

the VAGABOND project



- il varo del VAGABOND, il 17 marzo 2000

- 2 anni di navigazione intorno alla Groenlandia fino al 2001

- la circumnavigazione del continente Artico nel 2002/2003 passando per il passaggio a Nord-Est (primo yacht ad attraversarlo senza sosta) svernando in Kamtchatka, per raggiungere poi l'anno seguente lo stretto e le isole di Bering passando prima per il Giappone; proseguendo ancora da li fino all' Alaska ed il Canada, e attraversando infine il passaggio a Nord-Ovest con la meta finale dello Spitsbergen




- 5 (lunghi) inverni tra il 2004 ed il 2009 trascorsi a battersi con la Natura più selvaggia nella desolazione dello Spitsberg

- il ritorno in Groenlandia attraverso il passaggio a Nord-Ovest in senso contrario nel 2010, stavolta ospiti a bordo di un trimarano norvegese (B. Ousland)



La storia di una barca d'acciaio di 47 piedi, del suo comandante coraggioso (Eric Brossier) e di un'equipaggio (France Pinczon du Sel moglie di Eric, la loro figlia Léonie nata nel febbraio del 2007 dentro la pancia del Vagabond, e tanti altri che si sono succeduti a bordo); una storia che sembra veramente non finire più, infinita come i ghiacci sterminati che ha attraversato negli ultimi 10 anni.
Un film ed un libro che non conoscevo, ma che meritano d'essere approfonditi, e presto prometto che mi doterò dell' edizione italiana del libro pubblicata dalla sempre affidabile Nutrimenti.






Per tutti noi che comodi a casetta ci apprestiamo ad affrontare un nuovo inverno, con i riscaldamenti termoautonomi ben settati sulla temperatura interna di 20°C sopra lo Zero, resta un sito tutto da scoprire per chi ama il Grande Nord: http://vagabond.fr/index.en


"I was born in Japan, I left the country when I was only three months old, but ever since I want to return. To see Nagoya again. In september 1969 I crossed the Arctic by air to go to France. To return along this route by boat was a very ambitious project, but the magic of the Arctic and other remote areas have shown me, on previous voyages, to be a true temptation. Such strong and unforgettable experiences are the source for emotions which afterwards one will constantly try to relive.
Moreover there is this irresistable urge to discover, meet and mix with other cultures. It is time that peoples, isolated in the Siberian Arctic who live a life so different from ours, are noted by us. This long traverse of several months is the perfect occasion to testify of how man succeeds in adapting to his environment, even in a hostile climate and a politically and economically unstable system. A sailing vessel allows to give back some of the warm hospitality so often and spontaniously encountered when one travels.
So, it goes without saying that this project came to life little by little, and being supported by a crew and by absolute resoluteness."

===
"Le Passage du Nord-Est fût la grande étape dans l'élaboration d'un navire de passionnés. Passionnés de navigations insolites, de plongées inconnues, de randonnées dans des massifs sans nom, passionnés de géologie, de biologie, d'ornithologie, passionnés d'explorations et de découvertes…

Chacun a sa place à bord, au fil d'un programme dicté par les ambitions et les projets des équipiers qui viennent vivre leur rêve. Pendant une semaine ou un mois, ce voilier est leur cadre de vie, leur camp de base, leur support logistique. 

Je souhaite ainsi permettre à d'autres projets de voir le jour, grâce à un bateau parfaitement adapté et bien rodé. Telle est ma motivation profonde. Un projet de longue haleine, quelques années qui marquent une vie."

Alors, bienvenue à bord !
Eric Brossier











domenica 7 novembre 2010

Tamata e l'Alleanza

"L'alba lontana non imbianca ancora il cielo e già corriamo nella notte per ritrovare i nostri compagni e scegliere insieme che cosa fare della nuova giornata. A letto con le galline, in piedi al canto del gallo, i nostri giorni qui sono colmi.
Sotto le verande delle capanne, il barlume dei lumicini alimentati dall'olio di cocco rischiara il primo pasto del mattino: una minestra di riso condita con nuoc mam piccante e qualche pezzo di pesce essiccato, cotto in un brodo fragrante d'erbe. Mentre gli uccelli ancora dormono, le famiglie stanno accovacciate attorno alla pentola di coccio posata al centro dell'ampio tavolaccio sotto ogni veranda. Il villaggio si estende per più di un chilometro. Una ventina di capanne con i muri d'argilla e i tetti di paglia, distanziate da boschetti di areche lungo l'unica strada in terra battuta, con due carreggiate tracciate dalle ruote dei carretti e da generazioni di piedi nudi. Un alto schermo di paletti e di frasche intrecciate, ricoperte di foglie di cocco, nasconde i cortili di terra e placa i Monsoni. Un altarino non più grande di una colombaia, incavigliato su un palo a sinistra della capanna, rende onore agli antenati e agli dèi che vegliano sulla pace del villaggio."


Tamata significa “tentare” in polinesiano ed è il nome della sua ultima barca; l’Alleanza è il definitivo abbraccio del mare con la terra, ed il compimento finale della missione del navigatore; "Tamata e l'Alleanza" è l'ultimo libro di Moitessier e la sua autobiografia più completa. Splendida, onirica e visionaria come sempre la sua scrittura, ma invero un pò ripetitiva al limite del prolisso specialmente nei primi capitoli che vedono il giovane Bernard prima fanciullo monello, poi adolescente, diviso tra le strade di Saigon e le spiagge dell'Indocina; lettura che diventa poi quasi noiosa nella narrazione dell'età del giudizio,  prima con il Nostro arruolato nella Marina francese impegnata a sedare la guerra civile contro i viet e poi in preda alle sue crisi esistenziali in terza persona, tra visioni mistiche e deliri ambientalisti.
Molto Hippie come lettura. Lui rimane un Mito, comunque. Però il libro a tratti "concilia" oltre misura.. lettura accuratamente diurna.


“Ascolto il mare correre lungo il fasciame (…) Capisco ora il linguaggio di tutte queste musiche. Mi dicono che sono diventato cittadino del più bel Paese del mondo. Un Paese dalle Leggi dure, però semplici, che non inganna mai, immenso e senza frontiere, nel quale la vita scorre tutta al presente. E le musiche mi ricordano di non dimenticare mai che in questo Paese sconfinato, in questo Paese di vento, di luci e di pace, c’è un solo Grande Capo, il Mare”. 

venerdì 22 ottobre 2010

"Le parole del mare"

E il mare era per me, e lo è ancora,
la più promettete e seduttiva pagina bianca.
La pagina non ancora scritta,
il sogno non ancora realizzato,
il desiderio non ancora estinto,
la fuga non ancora portata a compimento,
l’assenza che suggerisce la presenza,
l’inizio che non ha fine.
Nella sua distesa luminosa e sconfinata,
nei suoi abissi sconosciuti diventa facile
e quasi inevitabile trovare una metafora vivente alla propria
irrequietezza, all’istinto di libertà,
alle paure e all’inesplorata e profonda regione dell’anima"









Le parole del mare. 
Libero viaggio nell'oceano letterario
a cura di Valeria Serra 
191 pag., Euro 9.40
Edizioni Baldini&Castoldi (Le isole)
ISBN 88-8490-210-X


giovedì 26 agosto 2010

ultimo letto..

e non mi permetto minimamente di recensirlo..  (a questo link una bella recensione che piuttosto mi permetto di segnalare..)

libro CLASSICONE... immancabile in nessuna biblioteca di bordo.. peraltro non adatto a stomaci deboli e velisti facilmente impressionabili!
insomma.. super sconsigliato per chi "l'effedodici è un'opinione!"
mentre è consigliatissimo per chi "prima o poi la busco.."


Navigazione a vela con cattivo tempo
(Biblioteca del mare. I sempre blu) 
di K. Adlard Coles
Editore: Mursia (Gruppo Editoriale)


"...Poco dopo le ore 1800 il vento rinforzò fino a f.6 sommando questo alla caduta del bar, alla pioggia dirotta e alle condizioni minacciose, mi decisi a terzarolare la vela di cappa e riportare la barca alla sola velatura da tempesta. In quel momento Geoff era al timone mentre Ross era franco sottocoperta, Io ero il terzo ed il comandante. Io lascai la bugna del terzarolo esalii sulla tuga per manovrare all'albero. Un minuto dopo mi ritrovai in mare."
 

sabato 15 maggio 2010

Survival Time

Cappa, secca o filante? Ancora galleggiante, cavi, o cos'altro ancora?
L'altro giorno ho pubblicato una foto di un "celebre" F10 e qualcuno mi chiedeva quale debba essere il comportamento migliore in quelle condizioni, quale la velatura più conveniente da adottare, quali le manovre corrette da eseguire: l'unico F10 che ho buscato io è stato il classico neverino adriatico, ma sono 20 minuti di inferno poi passa tutto, e con un pò d'acqua sottovento "passa (anche) la paura"... per tracciare un profilo un pò più compiuto alla risposta che mi veniva reclamata meglio dunque passare la parola a chi un vero F10 l'ha preso nel bel mezzo di un ciclone al centro del Pacifico..

ALEX CAROZZO
Qualsiasi oceano va bene. 
Pacifico in solitario. Dal Giappone a S. Francisco su una barca a vela costruita nelle stive di una nave mercantile
Editore: Incontri Nautici - 2004
ISBN: 8885986412










"E ripensando ora alle descrizioni di tempi duri o eccezionali, scritte da Errol Bruce, Adlard Coles e dagli Smeeton, sono propenso a classificare il tempo del 28 ottobre almeno come forza 9, ma più sicuramente forza 10. Quindi il riuscire a portarsi o rimanere in una zona di forza 8 sarebbe stato già un successo e una garanzia di sicurezza, o meglio, di sopravvivenza. Perché obiettivamente in forza 9, come sperimentato a bordo del Golden Lion, c'è una zona di tempo e condizioni fisiche che è marcata "survival", almeno per quanto riguarda yacht sui 10 metri fuori tutto. [...] Anche quando uno yacht ha fatto tutto il possibile per la sua sicurezza, sia fiandosi su un ancora galleggiante, sia su cavi rimorchiati, sia su un misto dei due sistemi, sia filando olio di mare, imarrà sempre in balia e sotto minaccia di una "freak wave", di un'onda di altezza e forma anormali ed eccezionali, che può formarsi e arrivare a rompere sia a 50 metri dallo yacht, sia sopra di esso. E' solo a causa di questa minaccia sempre presente che potremmo quindi identificare una forza 9 con un periodo di "condizioni di sopravvivenza", anche se durante detto periodo lo yacht non sarà strettamente soggetto a tale condizione. [...]
E' molto probabile che lo yacht, dopo aver corso in poppa -a discrezione del mare e del vento- sia ora obbligato a rimorchiare dei cavi di poppa, per rallentare l'andatura ed evitare il pericolo di essere traversato da un'onda, e probabilmente colpito dalla cresta della successiva. Tuttavia il fatto di avere i cavi filati di poppa non esonera l'equipaggio dal governo, perché anche in tali condizioni lo yacht risponderà al timone, sebbene non così prontamente come in libera corsa. E sarà sempre necessario correggere le eventuali alambardate o straorzate, poiché i cavi saranno molto spesso portati in avanti e allascati dalle onde e dalle creste, il loro effetto in tali momenti essendo molto ridotto e a volte praticamente nullo. [...]
E' inevitabile a questo punto riaprire l'eterna discussione sull'opportunità o meno di usare l'ancora galleggiante a preferenza dei cavi rimorchiati di poppa; non consideriamo ora gli altri due metodi di sostenere il cattivo tempo, e cioè (1) lasciare che lo yacht assuma la cappa naturale, permettendogli di orientarsi da solo rispetto al mare e al vento; e (2) come sopra, ma con l'uso di una mezzanella di fortuna (su un due alberi) o una piccola vela da tempesta se sloop o cutter.
Questi due sistemi non vengono qui analizzati in quanto precedono in tempo e condizioni meteo gli altri due, divenendo il loro uso impossibile o quasi, e decisamente pericoloso e da evitarsi nelle condizioni di "survival" che stiamo considerando.
Quindi ci troviamo di fronte al sistema che chiameremo classico, perché già noto e da sempre usato, mantenere la poppa o la prora al mare per mezzo di un'ancora galleggiante. Oppure filare di poppa dei cavi che totalmente o parzialmente frenino la corsa dello yacht.
[...]
L'ancora galleggiante. Dovrà essere di costruzione robustissima in ogni singola parte [...] lo yacht sarà più o meno controllato o tenuto con un'estremità al mare, a seconda della grandezza dell'ancora galleggiante [..] ed è da questa efficienza che nasce il pericolo per lo yacht di essere trattenuto anche troppo, e nel caso che creste frangenti lo colpiscano, di non poter cedere abbastanza, non poter incassare indietreggiando, ma incassare invece mantenendo quella che, rispetto alla posizione di marcia delle onde, è sempre una marcia avanti creata dalla resistenza dell'ancora galleggiante. Quindi lo yacht sarà sempre soggetto a sforzi immeritati, soggetto a essere colpito in maniera più dura di quanto lo sarebbe se potesse cedere maggiormente all'impeto del mare. Per essere efficiente il sistema dev'essere abbastanza resistente -in termini di resistenza alla deriva e allo scarroccio- sì da consentire allo yacht una corsa mantenuta entro i limiti della sicurezza, sufficientemente elastico e cedevole sì da consentire allo yacht di incassare i colpi di mare senza avarie, senza che il mare diventi una valanga distruttrice e rovinosa, come capitò al "Vertue XXXV" di Barton in Atlantico, al "Gesture" e al "Seabird" del capitano Voss in Pacifico.
Tuttavia, anche con questi esempi, è difficile dire se i danni inflitti agli yacht furono provocati dalla troppa resistenza al mare rompente, o dalla qualità, dal tipo di onda che avrebbe potuto infliggere la stessa punizione anche a uno yacht in fuga con cavi in rimorchio.
E' prendendo in considerazione i casi sopra citati e le esperienze del "Samuel Pepys" di Errol Bruce, dal "Tzu Hang" degli Smeeton, dal "Sandefjord" di Erling Tambs, dal "Cardinal Vertue" del dottor Lewis, per citare i più noti, che appare consigliabile -dopo un confronto delle esperienze, dei mezzi usati in simili o differenti condizioni meteo, e degli effetti e risultati ottenuti, o subiti -l'uso dei cavi rimorchiati di poppa, come ultima risorsa per la sopravvivenza di uno yacht."

Poi leggendo Tabarly si trova anche che i cavi.. per l'amor del cielo, mai filare cavi per rallentare!! E si scappa di gran carriera senza nulla che freni la corsa della nave! 
...ma si sa che, in fondo, l' F10 è un'oppppppinione.

domenica 2 maggio 2010

Joshua Slocum: best seller adesso free online

Occasione ghiotta per chi adora le letture di mare e di viaggio, e quelle in lingua originale, e quelle di mare e di viaggio in lingua originale: perché scaduti oramai i diritti sui "sacri" testi del grande Joshua Slocum, primo uomo nella storia a circumnavigare il globo a vela, se ne possono leggere liberamente online i due romanzi che l'hanno reso celebre:

The Voyage of the Liberdade (1890)

e specialmente, con il racconto della sua incredibile navigazione a bordo dello "Spray":

Sailing Alone Around the World (1900)


sabato 10 aprile 2010

Il negro del Narciso

da “Il negro del Narciso” di Joseph Conrad:

“…….la traversata aveva avuto inizio, e la nave, un frammento distaccato della terra, procedeva solitaria e veloce come un piccolo pianeta. Intorno ad essa, gli abissi del cielo e del mare si incontravano formando una frontiera irraggiungibile. Una sterminata solitudine circolare si muoveva con essa, sempre mutevole e sempre la stessa, sempre monotona e sempre imponente.
Di tanto in tanto un altro vagabondo puntino luminoso, carico di vita, appariva in lontananza…e scompariva, incamminato verso il proprio destino……La sorridente grandezza del mare rimpiccioliva l’ estensione del tempo. I giorni si susseguivano uno dopo l’ altro, vividi e rapidi come i lampeggiamenti di un faro, e le notti, ricche d’ eventi e brevi, somigliavano a sogni fuggevoli…….Gli uomini che lavoravano sul ponte erano sani e soddisfatti…come lo sono tutti i marinai, una volta al largo. La vera pace di Dio incomincia in qualsiasi posto situato ad un migliaio di miglia dalla terra più vicina……”


(per chi legge in inglese: QUI la versione originale disponibile in ebook free grazie al Progetto Gutenberg)

martedì 23 febbraio 2010

60.000 MIGLIA A VELA





Francoise Moitessier
60.000 MIGLIA A VELA - IO, BERNARD E IL MARE

Editore: Mursia
Collana:
BIBLIOTECA DEL MARE
Pubblicazione:
07/2009
Numero di pagine:
140
PREZZO: € 16,00

"Il 12 ottobre del 1963 una barca a vela lascia il porto di Marsiglia.
A bordo ci sono un uomo e una donna. Il nome della barca è Joshua, il comandante è Bernard Moitessier, l'unico membro dell'equipaggio è Francoise, una donna minuta - pesa solo 45 chili, meno dell'ancora - e innamorata, che ha lasciato a terra tre figli per andare in contro a un avventura che entrerà nella leggenda."

Ed il resto lo leggerete da voi.. se ne avrete voglia e tempo: io ci ho provato a cimentarmi ma invero, senza grande piacere!



Il giudizio generale sul libro è estremamente negativo.. Leggendolo ben presto si viene sopraffatti dalla voglia di finirlo presto per archiviarlo definitivamente nella memoria più che per brama di conoscere la fine.. E già questo basterebbe.
Sconclusionato nella struttura letteraria, banale e sempliciotto nei contenuti, scorrevole all'inverosimile ma solo perché sembra scritto da una dodicenne... delusione massima.
Non una riflessione appena appena più profonda, descrizioni incomplete, noioso, ripetitivo, e puntini di sospensione dappertutto.

Non conosco il contrario di "interessante" ma cercatelo sul Dizionario e tutto sarà più chiaro. Ecco! Una grande delusione infine, un libro mediocre.

lunedì 22 febbraio 2010

Velisti veri e con le OO quadrate (e RiL..)

Beth & Evans




Porto all'attenzione questo link.. semi-dimenticato in blogroll, e ripescato per caso, cercando in rete per pura curiosità una qualche analisi della celebre depressione in rapida intensificazione (RiL) denominata Queen's Birthday Storm (1994), e nemmeno a dirlo presentata sempre sul loro sito, tra l'enorme mole di dati, documenti, articoli autografi e non, ivi raccolti. La loro lista di pubblicazioni in tema è peraltro veramente ponderosa (si capisce bene come a bordo in navigazione abbiano veramente moltomolto tempo per scrivere!).

L'analisi della Ril in esame per esempio è stata predisposta da Steve Dashew di SetSail, peraltro la raccolta dei loro articoli originali pubblicati su Cruising World, Yachting Monthly e Blue Water Sailing andrebbe messa come argomento di studio in tutte le scuole dell'obbligo... (bastano quelli di metereologia applicata alla nautica per far impallidire Corazzon e far passare tutti i tic al buon Giuliacci!)

Beth è autrice tra l'altro di uno dei testi sacri della navigazione on blue waters, quel "Voyager's Handbook" del quale è stato scritto lapidariamente su SAIL: “If you are serious about that extended voyage, read it.”, a parte altri libri a tema.
Evans invece mi risulta bazzichi anche sui forums di Sailing Anarchy, ovviamente in lingua inglese, dispensando non poche perle di saggezza con grande gentilezza e disponibilità!





Per il resto.... il loro log di 75mila miglia negli ultimi 10 anni, di cui 9000 non-stop per gli oceani meridionali, più altre 40mila nel precedente biennio sul loro vecchio 37' ....... PARLA CHIARO.


..altro che Ellison&Bertarelli.. NOI vogliamo velisti così: uomini con gli attributi, poveri e mortali; non ricchi sfondati che s'atteggiano a finti superuomini tutti carbonio ad alto modulo ed acciaio inossidabile!








NB.
e già che si rimane in tema: qui il link ad una bella presentazione online, anche scaricabile, sempre a tema di ciclogenesi e cicloni extra-tropicali!

domenica 21 febbraio 2010

i luoghi di Alvah



il continente d'acqua, l'oceano Artico, teatro delle gesta di Alvah Simon di cui appena abbiamo letto e riportato (linko!), in uno splendido ritratto d'autore ad altissima risoluzione (satellite ESA)

via geomedia.it

domenica 14 febbraio 2010

E' il compleanno del Comandante

L'equipaggio gli fa un bel regalo (sebbene su "ordinazione"), e la barca lo ospiterà volentieri a bordo. Direttamente nella libreria del carteggio.







CROAZIA
Porti approdi e coste di Slovenia, Montenegro, Albania

Trevor & Dinah Thompson
pp. 388 a colori - Formato A4, brossura
487 porti e ancoraggi - 320 piani - 318 foto
Edizioni il Frangente 2° ed. 2009


giovedì 11 febbraio 2010

Alvah Simon - A nord, verso la lunga notte

"Finchè vi è titubanza e la convinzione vacilla non si innescherà mai quella cascata di eventi che farà in modo di moltiplicare le nostre energie per raggiugere la nostra meta."





Il libro è semplicemente splendido, ma se ne parlassimo relativamente all'ambito dei romanzi a tema e sfondo nautico, direi -più ancora- proprio unico nel suo genere.

E' fondamentale superare il breve prologo, che nell'atmosfera letteralmente claustrofobica potrebbe scoraggiare nel proseguimento della lettura gli animi appena appena più impressionabili: poi il testo, scritto benissimo, diventa gradevole e avvincente, e ben presto lo scafo a vela diventa solo un sottilissimo improbabile guscio incapace a isolare l'animo del protagonista da una Natura più che mai esuberante: leggendolo mi sta ricordando molto Krakauer nelle sue pagine migliori, vuoi per l'aria sottile che spira anche tra le sartie del Roger Henry, ma anche per la rarefazione del contesto umano quasi annullato di fronte alle più immense manifestazioni di quello naturale, eppure con la presenza -in primo piano e sempre fortissima- della voglia di vivere del protagonista, mai domo e che mai perde di vista il proprio fine ultimo, l'obbiettivo, la voglia di testimonianza ed il sogno.

Un sogno hippie vissuto sul pack artico piuttosto che Sulla Strada, ma ugualmente animato dalla stessa voglia di percorrerlo, vivendolo, fino alla fine: « Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati» «Dove andiamo?» «Non lo so, ma dobbiamo andare » (Jack Kerouac - On the road)


Di seguito ricopio anche una bella (vera e propria!) recensione reperita online (via infolibro), perché personalmente non mi sento all'altezza di recensirlo in maniera puntuale, senza la certezza che sprecherei i superlativi, nè voglio correre il rischio di non fornire i giusti stimoli a cercarlo e leggerlo tutto d'un fiato.

(per inciso: il libro è introvabile in acquisto se non in versione originale in inglese, visto che le due edizioni in lingua italiana di Sonzogno sono entrambe esauritissime e fuori catalogo, compresa l'ultima del 2000 benché tutto sommato recente! Apposta che non indico isbn nè altro, però molte biblioteche ce l'hanno per fortuna disponibile al prestito: e così ho fatto a mia volta per goderne in pieno..)



A bordo del Roger Henry, una piccola imbarcazione d'acciaio, Alvah Simon e la moglie Diana decidono di affrontare un intero anno nell'artico canadese. Li accoglierà una piccola baia di fronte all'Isola di Baffin, e nell'attesa che il ghiaccio intrappoli la barca, si preparano a vivere un'avventura estrema, immersi nella natura selvaggia, lontani 150 chilometri dal più vicino villaggio Inuit.


Un cutter di undici metri dallo scafo d'acciaio, bloccato dal ghiaccio, giace all'interno di Tay Bay, un'insenatura dell'isola di Bylot, nordest canadese, oltre il circolo polare artico. L'ultima luce di ottobre avvolge lo scafo, prima di lasciare il passo alla lunga notte artica; all'interno, un uomo che ha deciso di trascorrere da solo l'intera stagione invernale a bordo, in completa autosufficienza, deciso a capire cosa significhi vivere a quelle latitudini, sotto la continua minaccia dell'attacco degli orsi, motivato a comprendere, fin dove gli è possibile e fino a quando glielo consentiranno la natura dei luoghi e le proprie risorse, lo spirito che anima il popolo Inuit.
L'avventura di Alvah Simon e di sua moglie Diana era cominciata un anno prima, quando il sogno di affrontare insieme la permanenza nell'artico era diventato una strada percorribile nella realtà. Da allora tutti i loro sforzi si erano rivolti alla complessa organizzazione necessaria per la riuscita del progetto, uno sforzo tanto più complesso perché "viziato" da una decisione controcorrente, quella di non affidarsi ad alcuna sponsorizzazione. Saranno gli amici, la rete di conoscenze maturate da Alvah Simon nel corso degli anni durante le sue lunghe navigazioni in barca a vela intorno al mondo, ad aiutare la crescita del progetto e ad evitare qualunque marchio sull'impresa.
L'intestazione dei capitoli del libro scandisce il ritmo della narrazione, insieme ai ritmi della natura: Camden, Maine, giugno 1994, tredici ore di luce…Baia di Melville, agosto 1994, venti ore di luce…Tay Bay, novembre 1994, zero ore di luce. La baia, a nord della grande Isola di Baffin, accoglie Alvah e Diana con il suo abbraccio gelato, e fissa nel tempo e nello spazio le ansie e le speranze dello scarno equipaggio, del quale fa parte anche una gatta, Halifax, raccolta in un porto, lungo la rotta di avvicinamento. Un evento imprevisto fa però cambiare di segno all'impresa: Diana è costretta a rinunciarvi subito, ma Alvah decide di rimanere. Il 12 ottobre, nel momento in cui l'elicottero che trasporta la moglie scompare dietro l'orizzonte, l'uomo si rende conto che una scelta definitiva è stata compiuta, una scelta che non consente ripensamenti: quella che doveva essere già un'impresa difficile, diventa proibitiva, al limite della pazzia.
Inizia così il racconto della lunga lotta contro le forze dell'Artico, ma anche l'inizio di un conflitto continuo della mente: il pensiero non riconosce più le coordinate del vivere precedente, disorientato, alla continua ricerca di un equilibrio, sottoposto alle sollecitazioni delle incombenze quotidiane fatte di piccoli gesti che non ammettono errori, perché nella notte artica un'azione maldestra, dal sapore per noi insignificante, può voler dire morire.
Nonostante il libro presenti un tratto mistico comune ad altri resoconti avventurosi di scrittori americani, la convinzione di essere guidati da una mano misteriosa che protegge e guida ogni passo, e che nella parte finale porta Simon ad affermare di aver scoperto la vera essenza del saper umano, nientemeno che "la rivelazione", A nord, verso la lunga notte rimane comunque una testimonianza importante sulle immense capacità di adattamento dell'essere umano in condizioni estreme, sulle strategie che la mente umana mette in atto per fronteggiare le difficoltà. Le pagine di Alvah Simon, uomo del ventunesimo secolo, ci avvicinano allo spirito dei grandi esploratori del passato, alle paure, alle speranze, ai fallimenti di coloro che furono affascinati dalle immense distese artiche, ma ci fanno conoscere anche i semplici accorgimenti escogitati dal popolo Inuit per poter vivere in quelle distese gelide.

mercoledì 27 gennaio 2010

Vito Dumas, "Il viaggio del Sirio"

ricevo in Bacheca e ricopio in evidenza, giacché merita.. (grazie Pime!)



(…) Ricevo le prime raffiche molto violente intorno alle ore 17. Seduto su una cassetta di whisky vuota, che mi serve da sedile, governo col braccio appoggiato. Con l’inesorabilità di un compressore stradale, la potenza dell’uragano aumenta per gradi: prima 100 nodi, poi 150. La stessa cosa che accade nel golfo di Biscaglia, in Tasmania, al capo Horn e nell’Oceano Indiano. Nulla di nuovo in fondo. E il fiocco tien duro. Trascorrono le ore e aspettando che tutto ciò finisca comincio a sonnecchiare. La cosa sta diventando monotona; ma la notte pan piano trascorre. Sono sempre alla cappa, col fiocco di fortuna, e il Sirio, anzi, rimonta un poco sopravvento. (…)
(pag 183 - ed. Mursia)


"nulla di nuovo in fondo" trovo sia quel che colpisce di più, ma sicuramente anche la "cassetta di whisky vuota" avrà contribuito abbondantemente alla causa......

BV! (in maiuscolo)