"Come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?" (Joseph Conrad)
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martedì 9 novembre 2010

C'è una 12e70 da salvare



Di questa barca mitica ne avevamo già altrove parlato.. questo non è pertanto il post di una "barca della settimana", ma solo la dovuta testimonianza alla visita effettuata dal sottoscrito a bordo di una -ancora- splendida 12e70 in procinto d'essere riportata in auge dopo alcuni anni di trascuratezza inchiodata su un invaso a terra, a bordo della quale sono stato invitato dall'armatore alla presenza di alcuni tecnici e artigiani che molto probabilmente ne cureranno il restauro; per rispetto alla privacy non pubblicherò nè la storia della barca -che pare un romanzo, e se ne potrebbe fare tranquillamente un film- nè foto integrali nè il nome, ma ugualmente non posso non renderle il giusto tributo con un paio di foto dei alcuni suoi fascinosissimi particolari! (da notare il marchio inconfondibile dell'Alpa impresso sui fermi carrelli del genoa e su molti altri particolari, ed il bicchiere di uno dei candelieri di centro barca, sagomato in modo da poter abbattere il candeliere in questione navigando sotto spi, senza dare intralcio alle scotte di questo.. autentiche chiccherie!)










Trascrivo piuttosto un brano tratto dal libro "Alpa 1956-1998 - La storia" di Davide Zerbinati, a conforto di una storia veramente mitica e che potrebbe non fine mai!


martedì 26 ottobre 2010

da (ri)vedere

filmastro che ieri sera trasmetteva Iris in prima serata, ma c'era troppo pargolame in giro per potermelo gustare.. quindi prendo appunto per rivederlo, direi che merita: Sotto Falso Nome (2004)

- c'è un bravo regista italiano (il palermitano Roberto Andò)
- un serissimo Daniel Auteuil, più melenso che mai
- due bellissime, che non saprei scegliere tra la più giovane conturbante Anna Mouglalis o la "sempreverde" Greta Scacchi (la mia attrice preferita ai tempi di "Presunto innocente" e "Prova schiacciante")
- ci sono belle atmosfere rarefatte e malinconiche, lente q.b.
- una discreta fotografia sia d'interni che d'esterni (Capri, Ginevra, Cracovia)
- le musiche di Ludovico Einaudi, onnipresente sottofondo al limite dell'ossessione
- persino delle splendide immagini con i protagonisti che navigano a vela sul lago, a bordo di un fascinoso "legno" d'epoca
per un thriller noir a sfondo letterario, magari non proprio di quelli che inchioda alla poltrona con gli occhi sbarrati, ma raccontato con eleganza e gusto delicato.

Unico appunto: il trailer in lingua italiana lo trovate in rete (e a 1' 05'' si vede anche la scena della barca), su youtube c'è una bella e significativa sequenza, sebbene non proprio di qualità eccelsa, ma qui preferisco inserire il trailer in lingua originale francese che riporta il titolo francese "Le Prix du désir" evidentemente stravolto (come spesso purtroppo accade) nella mania tutta italiana di tradurre -anche!- i titoli senza mantenere alcuna fede con il senso originario..






"... da bambino mi piaceva sostare sotto gli alberi, mi piaceva sparire e riapparire nei varchi di luce lasciati dalla nebbia, a tredici anni, sotto uno di quegli alberi, inventai e disegnai una storia, poi la dimenticai. Quando è riaffiorata dopo qualche tempo, pensai di scriverla.
Credo sia cominciato così il mio gioco a nascondere. 

Il gioco di un bambino che non sa cosa teme o desidera di più: se restare nascosto o venire scoperto...."

venerdì 16 aprile 2010

Teoria Estimale applicata alla Nautica d'Antan

Quando non so che scrivere sul blog e non voglio infilarci un bel videoclip musicale o la foto di uno splendido tramonto, allora non posso che dare fondo a quel che so fare meglio -ma so fare solo quello- e cioè un bel pò di pratica nel settore delle perizie valutative, con l'esperienza da una dozzina d'anni a questa parte maturata in vari ambiti economici (fuorché quello nautico!).. e che cosa farci con questa "perizia", saper fare, o anche solo banalmente "spiccata maturata sensibilità" (= naso?), se non sfruttarla per frugare nel mercato delle barche usate in vendita?

..che tra i mercati di beni è forse quello attualmente più abbacchiato dalla crisi generalizzata e nel contempo anche quello tradizionalmente più umorale, nella sua singolarità di mercato di beni costosi, se non quasi "di lusso", "per ricchi" o "d'elite", eppure senza una precisa parametrazione ufficiale?!

(e come tale anche il mercato con maggior possibilità di tornaconto, mi permetto d'aggiungere: che se esistesse un EuroTax delle imbarcazioni non credo avrebbero senso i milioni di bacheche e mercatini on-line, nè l'enorme massa di operatori economici d'intermediazione...)

Dunque... non divaghiamo e parliamo di prezzi e non dei caratteri del mercato di riferimento. E non parliamo nemmeno di trend e paroloni simili, chè il generalizzato ridimensionamento dei prezzi è fatto tangibile e da chiunque rilevabile, bensì proviamo ad applicare un pò di psicologia al market, per tracciare -ma sempre tra il serio ed il faceto- quali siano i percorsi mentali che portano alla definitiva formazione del prezzo, a livello della formulazione della proposta.



giovedì 4 marzo 2010

Toni Pierobon, dentista yachtsman (ALPA 12,70 & ALPA 42)

Questa settimana niente "barca della settimana".. ma barche, più d'una, e che barche.
Un pezzo di storia che non mi sogno minimamente di recensire in prima persona, ma piuttosto soltanto ne cito la narrazione da altri più correttamente già data. Buona lettura.


Antonio (Toni) Pierobon. Un nome che per l'Italia e gli italiani appassionati di yachting e mare evoca momenti di grande gloria, di regate corse e vinte nei più importanti e insidiosi campi dei regata d'Europa, da parte non di un professionista, ma semplice appassionato.

Il dottor Pierobon, veneto d'origine, al termine del secondo conflitto bellico, abbandonò la sua città adottiva, Milano, e si trasferì a Londra, dove aprì uno studio dentistico. Il nostro amava passare i lunghi fine settimana tra le banchine dei marina inglesi, e soprattutto nell'isola di Cowes, uno dei fulcri mondiali della nautica da diporto. Tra queste fredde brezze anglosassoni, Pierobon si appassionò definitivamente alla vela, e tra l'altro strinse amicizia con alcuni dei "padri" europei del moderno yachting. Non si può scordare tra questi John Illingworth, Jack Laurent Giles e, in particolare, l'estroso e indimenticabile Uffa Fox, autore, oltre che di quei meravigliosi cinque volumi che ancora oggi costituiscono un must per gli appassionati di vecchie barche e architettura navale in genere, di una meravigliosa raccolta di antichi e caratteristici canti marinari (Uffa Sings, Sea Shanties and Jack Ashore Songs, Londra, 1960) Nel 1957, divenuto uno dei più importanti dentisti del mondo, all'apice della sua carriera professionale, membro dell'American Association of Endodentists, dell'Academy of Gnatology e dell'International College of Dentists, Toni Pierobon lasciò Londra e fece ritorno in Italia, portando nella sua valigia tre cose che saranno fondamentali nella sua futura vita di uomo sportivo: Una membership al prestigioso Royal Thames Yacht Club (insieme con il fraterno amico Croce, allora presidente dello Yacht Club Italiano, gli unici due italiani ammessi a quella antica e blasonata istituzione), un nome da dare ad una barca a vela (Al Na'Ir, scelto tra quelli dei velieri citati negli annali dei Lloyd's), e un progetto di J. Francis Jones per un piccolo sloop (m 9.42 fuori tutto, m 6.90 al galleggiamento, 2.46 al baglio, 1.61 di pescaggio) che nello stesso anno venne costruito da uno sconosciuto maestro d'ascia che lavorava in un capannone apparentemente insignificante nell'entroterra di Rimini: Roberto Carlini.

Pochi anni più tardi Toni Pierobon raccontò all'amico Olin Stephens della grande maestria, precisione e tecnica del Carlini, e lo convinse a farsi accompagnare in una gita in Romagna, per andare a visitare quel piccolo e sconosciuto cantiere che, salvo sporadici casi, fino ad allora aveva costruito minuscole imbarcazioni con fasciame a clinker (con le tavole sovrapposte a spigolo).

I due, a bordo di un VW maggiolino preso a noleggio, partirono da Milano alla volta di Rimini. Tra Stephens e Carlini l'intesa fu fulminante e immediata. Pierobon, con il benestare dei fratelli Stephens che avevano già pronto un progetto per una barca adatta alle caratteristiche da lui specificate, affidò a Carlini la costruzione della sua nuova creatura. L'essere un costruttore non di moda e ancora agli inizi della carriera, era la garanzia che i progetti esecutivi sarebbero stati seguiti alla lettera, senza che si corresse il pericolo che il maestro d'ascia apportasse modifiche non volute dall'architetto, cosa, purtroppo invece, assai in uso nella cantieristica italiana, in particolare in quegli anni in cui alcuni costruttori si arrogavano il diritto di saperne ben di più di progettisti di provata fama internazionale.

Quell'anno, su disegno Sparkman & Stephens (n° 1386 C2) fu varata Al Na 'Ir II, un cutter lungo fuori tutto m. 12,64, al galleggiamento m 8,98, m 3.04 di baglio, 1,87 di immersione, 74 metri quadri di superficie velica e un dislocamento di 10.378 Kg.



venerdì 29 gennaio 2010

Bandiera Belga (....trionferà!)

Stiamo portando avanti anche noi la famosa procedura di passaggio alla bandiera belga, di cui è tanto parlare in giro.. vediamo di fare un pò d'ordine e chiarir(ci) le idee!
(ovviamente apertissimi a precisazioni e feedback da chi ne sa di più di noi!!! .....Ringraziamento anticipato va all'amico Pino Pollera per l'attenta lettura e revisione della bozza, alla luce della sua consolidata esperienza "in materia")




bandiera Belga, istruzioni per l'uso...


prima di tutto il link di due agenzie che fanno la pratica a pagamento;
- la prima è italiana: http://www.seacily.eu/it/Bandiera_Belga.html
nel sito spiega tutto bene in italiano ma faccio presente che non li conosco!
(il costo del disbrigo pratica con questa agenzia si aggira sui 500/700 euro.......)
- la seconda è invece belga: http://www.pavillon-belge.com/procedure_immatriculation_pavillon_belge.html
e questa è molto efficiente ed affidabile, già testata da amici, il sito è molto ricco di informazioni e chiarisce molto bene tutti gli adempimenti.. (il costo del disbrigo pratica con questa agenzia si aggira sui 300/400 euro.......)

Se invece si vuole risparmiare e fare tutto da sè, come abbiamo fatto (stiamo facendo!) noi, senza difficoltà alcuna che non superi le normali faccende burocratiche di tutti i giorni, ci si rivolge direttamente al Ministero della navigazione belga, e questo è il sito governativo di riferimento: http://www.mobilit.fgov.be/

Dalla pagina bisogna andare nella sezione "Eau" e poi aprire una serie di pagine (lettre de pavillon è ciò che interessa...) in cui vengono fornite tutte le informazioni necessarie:

a sinistra clicca su Eau,

poi su Navigation de plaisance clicchi su Formulaires de demande,

su Bateau clicchi su Lettre de pavillon,

in basso clicchi su Demande de lettre de pavillon

(comunque si trova anche un opuscolo scaricabile dove c'è tutto quanto relativo al Diporto nautico, spiegato chiaramente benché in francese:
http://www.mobilit.fgov.be/data/aqua/FR_plaisure_vademecum.pdf )


L' iter è poi il seguente:
-richiesta, alla Capitaneria di competenza, della dismissione di bandiera (IN ITALIA generalmente ci vogliono circa due mesi perchè, tra i vari controlli, verificano anche se sei in regola con il versamento dei contributi di eventuali marinai dipendenti... a noi la CP di Ravenna tradizionalmente molto efficiente, nei mesi invernali di minor carico di lavoro ci ha impiegato circa 30 giorni per formalizzare la risposta per posta raccomandata e chiudere la partita..)

con la precisazione che:
- per le imbarcazioni immatricolate la Capitaneria rilascia prima un "nulla osta" alla dismissione, poi solo in seguito, ottenuta la "lettre" Belga si ritorna da loro e viene perfezionata la radiazione.. questo perché non si può avere un periodo in cui l'imbarcazione non risulti iscritta in nessun registro, evidentemente!
- diversamente per i "natanti immatricolati", come è stato nel caso del Topkapi, è lecito chiedere direttamente la dismissione di bandiera e radiazione dai registri, e procedere quindi direttamente all'iscrizione presso il registro belga senza passi intermedi, nè ripresa successiva della pratica.

La domanda che noi abbiamo compilato, contenente anche le istruzioni per la compilazione e la documentazione da allegare (2 marche da bollo da euro 14,62 ; ricevuta versamento di euro 20 su cc. postale ; fotocopia documenti di riconoscimento ; busta preaffrancata per la risposta ; e chi più ne ha più ne metta!!!), si scarica direttamente dal sito della Guardia Costiera a questo link


Una volta ricevuto dalla Cp la risposta con il "nulla osta", o comunque quando si è entrato in possesso della certificazione della "cancellazione dal RID", si può procedere con l'iscrizione in Belgio e perciò vanno preparati:

-certificato di cittadinanza del/dei proprietari
- certificato di residenza del/dei proprietari
(e meglio non limitarsi alla semplice autocertificazione, ovviamente valida in campo nazionale, ma piuttosto spedire certificati emessi presso l'Anagrafe comunale, onde evitare incomprensioni con qualche funzionario belga più zelante del dovuto..)
-documento di identità relativi (questi anche in fotocopia)
-atto di proprietà dell'unità, cioè il contratto di compravendita (anche in fotocopia)
-il nulla osta alla dismissione/cancellazione dal RID di cui sopra (documento in originale)
.............e per tutti questi documenti i belgi vogliono che li si presenti anche tradotti in francese (oppure fiammingo, ma noi abbiamo preferito di no!), benché in carta semplice e senza alcuna "certificazione" della traduzione, basta insomma anche una traduzione sommaria con l'aiuto degli "strumenti linguistici di Google", senza molta formalità a livelli che che ci risulta qualcuno non li ha tradotti nemmeno e la pratica gli è andata avanti lo stesso fino a conclusione!
-a parte il documento fondamentale da spedire che è poi il seguente, e che corrisponde appunto all' istanza di iscrizione: dal sito del Ministero più su già indicato si scarica la domanda di "pavillon", e attivando le macro di Office viene subito attribuito alla paginetta in formato Doc di MsWord un numero di pratica.. che è univoco.

Vanno compilati tutti i dati richiesti nel modulo quindi spediti tutti questi documenti, -e tutti in carta SEMPLICE!- al Ministero o all'agenzia, per posta ordinaria evidentemente, e senza marche da bollo o porcherie varie! (magari meglio una raccomandata.. per esser più sicuri, ma non serve spendere decine di euro per un corriere espresso internazionale, questo sia ben chiaro!)
Gli indirizzi a cui spedire sono 5 possibili ma quello principale di riferimento è il seguente:
Service public fédéral Mobilité et Transports, Transport maritime, City Atrium, Rue du Progrès 56, 1210 Bruxelles
(e per ogni dubbio non si esiti a chiamare al numero di tél. 02 277 31 11 ...perché star sicuri che risponderà alla cornetta un cortese e specialmente competente -benché "francofono"- addetto alle relazioni con il pubblico!)

In aggiunta le autorità belghe richiedono il versamento della somma di (appena) 50 euro, per lo svolgimento di tutte le pratiche amministrative: il versamento si può effettuare anche per bonifico bancario internazionale, dalla banca presso cui si ha il proprio conto corrente d'appoggio alle coordinate seguenti (IBAN : BE18 6792 0058 3165 - BIC: PCHQBEBB), ed è preferibile effettuarlo in anticipo ed allegare una copia della ricevuta di versamento all'incartamento da spedire a Bruxelles, comunque con la causale "lettre de pavillon" più il numero che viene assegnato al momento della compilazione del modulo di cui sopra.


NB.
(facendo la pratica con agenzia serve anche:
-procura all'agenzia per rappresentarti nelle procedure)



Dopo una settimana (agenzia) o 20gg circa (Ministero) arriva la tanto agognata "Lettre de Pavillon" e si è a posto nel senso che si è già "iscritti": siamo diventati BELGI!
(e chi ha fatto la pratica per un'inbarcazione dovrà nuovamente rivolgersi alla propria Cp per notificar loro il cambio di bandiera e procedere alla cancellazione definitiva dal RiD)





...dopo circa un mese poi arriverà dal Dipartimento marittimo Belga l'avviso per fare il versamento della tassa relativa alla propria barca, se di qualsiasi lunghezza purché superiore a 7,50 ft, dal momento che in Belgio esiste una tassa sul rilascio della bandiera che si chiama "TMC-Taxe sur la Mise en Circulation", che si paga una sola volta, ma per tutelare la "piccola nautica" con l'obbligo previsto in Belgio di immatricolazione per ogni natante superiore a 2,50m, questa tassa viene calcolata anche e specialmente in base all'età:
- a partire dalla somma di 2.478,00 euro per una barca appena varata,
- la somma si andrà a ridurre del 10% per ogni anno di età della barca, secondo la tabella di calcolo già sviluppata e visibile a questo link
- con un minimo inderogabile di soglia per i natanti di oltre 10 anni di vita, pari a 61,50 euro.

(evidentemente la convenienza di battere bandiera belga è moooolto relativa per chi possiede un mezzo fresco di varo, ma ciascuno decida per sè quel che meglio crede!)

Ulteriore -unica- altra fonte di spesa è quella corrispondente al costo del rinnovo quinquennale della "lettre de pavillon", al costo fisso di 98,00 euro, e questo vale per qualsiasi natante di ogni lunghezza ed età.


Piccolo inciso: dai belgi viene assegnato un numero di targa, ma non c'è alcun obbligo di esporlo sulla barca come il numero di iscrizione al RID italiano, salvo invece sarebbe dovuto per esser veramente precisi, aggiungere sotto al nome della propria barca sulla poppa, anche l' indicazione del Porto di Stazionamento come dichiarato nell'istanza di iscrizione.


Mentre quanto agli adempimenti "quotidiani", e qui si viene al bello, valga:

1) le dotazioni di sicurezza sono a completa discrezione di skipper, che decide sotto la propria responsabilità di imbarcare quelle che ritiene più opportune secondo le condizioni meteomar, il proprio equipaggio, la navigazione che si appresta ad effettuare (niente stranezze italiote tipo "zattera costiera" o salvagenti che improvvisamente non galleggiano più e sono da sostituire con altrettanti nuovi di zecca da 150N di spinta! ..e chi ha orecchie per intendere, intenda..)

2) quanto alla patente nautica dello skipper, per questa rimane vigente quanto regolato in termini di obbligatorietà o meno, dalla Normativa Italiana sul Diporto nautico, in ragione del fatto che la necessità di avere o meno l'Abilitazione alla conduzione del tal mezzo nautico *prescinde* dalla bandiera che il natante batte, bensì *segue* la cittadinanza dello skipper, assoggettandolo alle leggi del suo Stato originario e di appartenenza.
Nb. questo passaggio è molto dibattuto, anche perché qualche CP non ha nemmeno le idee molto chiare in merito, ma l'interpretazione "letterale" del Codice del Diporto appare in tal senso pressoché chiara, e la "patente" rimane ineludibile! Non si creda cioè di appiccicare la bandiera belga al proprio 13 metri per portarlo in giro senza patente nautica: attenzione!


A parte questi aspetti, di bassa "quotidianità" (ma anche no, visto che si tratta anche di risparmiare un bel pò di dindini..), mi permetterei di far notare i VERI VANTAGGI di questa operazione:
1) per i natanti sostanzialmente la possibilità di navigare anche oltre le 12 miglia, e di avere specialmente un regolare titolo (la lettre de pavillon appunto) da far valere sui terzi alla stregua di una "vecchia" immatricolazione al RiD italiano;
2) fine di tutti gli obblighi di revisione periodica, di Licenza di Navigazione (il famoso "Rina quinquennale") e di zattere varie (3 anni per la "zattera oltre", ridotti a due anni per quella "costiera")

I Costi sono invece quelli già elencati.. niente di trascendentale nè di complicato!



Ultimo passo da compiere, infine, è quello relativo al rilascio della licenza per il vhf che non viene data contestualmente alla attribuzione di bandiera, semplicemente perché se ne occupa un diverso Ministero belga che a sua volta richiede come contorno alla domanda di rilasio della licenza una copia in allegato della "lettre de pavillon"; ma nessuna paura, quindi, perché la pratica si farà in seguito e nuovamente senza particolari difficoltà, bensì solo andando al link seguente http://www.ibpt.be/fr/466/ShowContent/1613/Demande_d_autorisation/Demande_d_autorisation.aspx
poi cliccare su "formulair ad hoc" e scaricare il modulo di richiesta.


Nulla o quasi nulla cambia, infine, relativamente alla copertura assicurativa Responsabilità Civile (obbligatoria per naviglio con motore, ausiliario o meno), salvo che:

- se in origine trattavasi di "natante", non immatricolato dunque, evidentemente la polizza RC risultava intestata al motore entro o fuori bordo, per il tramite della sua "dichiarazione di potenza" (piuttosto che "certificato d'uso del motore", per il propulsori più anziani), e nulla cambierà con la nuova iscrizione ai registri belgi,e la polizza può essere mantenuta tal quale;

- trattandosi in origine invece di "unità immatricolata", il suo indentificativo in polizza era evidentemente la "targa", cioè il numero di iscrizione al RiD, che conseguentemente alla cancellazione dai registri italiani è di fatto scomparso, e va sostituito nell'intestazione della polizza con il nuovo identificativo facente capo al registro del naviglio con bandiera belga; andrà dunque effettuata una visita presso la propria compagnia assicurativa, per una semplice modifica dell'intestazione in maniera che l'unità assicurata sia correttamente individuata, onde evitare prima di tutto sicuri problemi in conseguenza di un sinistro, al peggio la mancata copertura assicurativa.



Tutto sempre molto informale, deregolato, easy and free... la burocrazia e la carte bollate sono rimaste probabilmente solo una depravazione tutta italiota, a parte ovviamente qualche altra "democrazia delle banane" sparsa per il Terzo Mondo...


lunedì 25 gennaio 2010

cura Panerai per EILEAN

prima della cura:


dopo la cura:


Eilean, ketch bermudiano di 22 metri progettato su disegno di William Fife III del 1936, nuovamente in mare dopo il varo ufficiale, avvenuto a Viareggio il 16-10-2009, presso il Cantiere Del Carlo che in tre anni di lavori di restauro curati da Panerai l'ha recuperata dall'abbandono (la barca giaceva dimenticata ed in malora ad Antigua fino al 2006)

il comunicato ufficiale con numerosi dettagli sull'operazione via Yacht onLine, di seguito invece qualche foto meno patinata offerta dall'amico (e simpatico "collega" blogger.. qui, con una chicca musicale a sorpresa!) Proust2000 , presente all'evento:









venerdì 27 novembre 2009

Baltic 35 J&V

(di questi tempi che vanno di moda le vecchiette arzille e rinnovate..)



è stato il mio wallpaper per anni, non serve dire altro: parafrasando il rag. Fantozzi: il mio "sogno mostruosamente proibito"

giovedì 12 novembre 2009

AZ 42 KETCH LAURENT GILES & PARTNERS by PININFARINA


Primo appuntamento con la rubrica appena lanciata -“la (vecchia) Barca della Settimana”-, e decido subito di giocarmi il jolly, decidendomi a descrivervi la barca probabilmente più rara tra quelle che io conosca, un 12 metri destinato alla grande altura, all’oceano ed alle lunghe navigazioni, a firma del grandissimo Laurent Giles (il mio progettista preferito, per inciso.. e non solo per il timore d’apparir banale nominando piuttosto “un” Olin Stephens) per le linee d’acqua dello scafo, la coperta ed il piano velico, coadiuvato dall’aiuto sapiente del nostro Pininfarina nella progettazione degli interni e dei dettagli di layout.
Precisazione, importante. E la faccio adesso come premessa ma valga anche in seguito, per gli interventi che seguiranno su altri modelli di barca che “approfondiremo”.
Anzi, precisazioni.
1) i giudizi che esprimo sono i miei, nascono miei e rimangono miei. E conoscendomi non mi stupirei che fossero talora anche giudizi estremamente presuntuosi, vi avverto. Questo è un blog, il mio blog, non è una testata giornalistica né risponde a nessuno, quindi esprimerò i miei giudizi –quando e se lo farò- in forma estremamente libera. Senza la presunzione d’essere esaustivi, né enciclopedici, ma senz’altro liberi. Accetterò semmai ogni critica, liberamente espressa essa stessa, e sarò apertissimo al confronto da cui non avrò motivi di sottrarmi.
2) la stessa scelta dei modelli che proporrò sarà libera a sua volta, scelte pertanto opinabili ma sempre fino ad un certo punto (per es. sono ben accette le “richieste”, ma non crediate che tutte saranno soddisfatte!), ed in ogni caso se mi soffermerò su precisi modelli di barca piuttosto che altri le motivazioni sottintese saranno nuovamente solo le mie.
Sin d’ora posso annunciare che difficilmente ci saranno barche contemporanee, e sennò il nome della rubrica non sarebbe pertinente, ma la scelta è comunque essa stessa motivata: non mi piacciono le barche contemporanee, ne scriverei solo male e per criticarle (criticandole però bene!), sarebbe gustoso farlo ma anche fine a sé stesso quindi non mi interessa farlo, eppoi non mi sento di conoscerle così bene come i modelli più attempati che vedremo, ecc ecc. Senza escludere a priori alcun cantiere, giacché le stesse produzioni comunque cambiano da un’epoca all’altra, insomma avrei poco da dire di una barca “nuova da Salone”, e lo direi male, e non sarebbe proficuo: penso che non ne parlerei male abbastanza, né con sufficiente competenza e profondità, per dissuadervi dal comprarle ugualmente se vi pare, laddove invece ci sono già le riviste patinate che riescono bene nel convincimento contrario (ed io non sono in concorrenza con loro).
3) In tutti i casi, o quasi, non scriverò di resine, fazzolettature, sandwich e paratie strutturali: insomma, eviterò di discutere della costruzione e degli aspetti che la riguardano, se non “collateralmente” a livello di conseguenze per esempio.
Prima di tutto non mi considero all’altezza di discutere di questi argomenti, in secundis non sempre si reperiscono queste informazioni su modelli non recente nè tanto diffusi, ma poi specialmente non vorrei mai tediare i miei lettori su temi altamente tecnici; e poi, aggiungo, che do quasi per scontato che se un modello di barca merita attenzione da essere qui approfondita, questa barca probabilmente avrà già superato la prima selezione, che non può essere che quella basata sui livelli minimi di soglie di marinità e solidità, caratteristiche che personalmente ritengo primarie nelle scelte effettuate.
Parleremo invece molto di layout interni, di spazi di coperta, di disposizione delle manovre, al massimo di linee d’acqua (sicuramente dei “numeri” della barca, provando insieme ad interpretarli in modo corretto): non potendo se non presuntivamente discutere su come queste barche navigano, né come sono costruite, mi interessa provare insieme ad immaginare come queste barche debbano essere vissute. Come condotte, come armate, come stivati i viveri e mollati gli ormeggi: chiamiamola ergonomia nautica, se vi pare. Ove possibile parleremo anche del mercato dell’usato del tal modello, con qualche ipotesi o proposta di acquisto.
4) Discutere della tal barca non significa necessariamente giudicarla. Non parto dal preconcetto d’esser critico ad ogni costo, anzi, preferisco tenere un profio medio- basso, compreso tra il “descrittivo informale” ed il “divulgativo scientifico”, anche se poi non so se manterrò queste promesse. In ogni caso ritengo che in questo campo l’unico giudizio valido sia quello che può esprimere il Mare, e -lo metto per iscritto così rimane a mente-, preciso che io sulle barche che vi descriverò non c’ho mica navigato! ..il mio intervento sarà dunque quello di un osservatore attento, l’atteggiamento di un curioso che visita una barca esposta ad un Salone nautico, e l’auspicio semmai quello di riuscire a suscitare, appena, interesse in chi legge, e la migliore speranza –anzi- sarebbe quella di trovare spunti validi di discussione da intraprendere in contraddittorio. Tradotto: i commenti sono liberi e nemmeno moderati… usateli!



Adesso parliamo dell’ AZ 12:






martedì 22 luglio 2008

rispondo ad un amica

che mi chiede il mio "vivere" il mare.. e le rispondo così:

come vivo il mare?
FIUTANDOLO.. davvero.
ho una barca mia, la seconda. anzi ce l'ho a metà come avevo a metà la prima, sono un fervente sostenitore delle barche in società, una barca a testa "è troppa", si perde tempo, si soffre più di quanto si gioisce, si occupano un sacco di posti barca sperperando costa, e ci si ritrova lo stesso sempre soli.. mentre la barca è il miglior modo per socializzare, è un luogo talmente angusto che se non ci si odia ci si ama automaticamente! basti dire che implicitamente una volta mollati gli ormeggi hai già affidato la tua vita agli altri membri dell'equipaggio.. magari non li conoscevi prima di partire e già la tua vita dipende da loro: di colpo sono diventati più di amici, dei veri fratelli di sangue, direi!
la convivialità è importante, ma anche il silenzio: non c'è niente di meglio del mare, e dell'andar per mare, per ritrovare un pò di silenzio e poter finalmente parlare con sè stessi, scevri di messaggi mediatici, amenità effimere e distrazioni.

vivo il mare con molta ansia, perché lo temo, e specialmente quando ricopro il ruolo di skipper a bordo della mia sento forte la resposabilità, della mia barca e del mio equipaggio al cospetto degli elementi e dell'immensità.. ma quando ho finito di elencare tutti i check che mi sono fissato a mente, e mentalmente messo le spunte a tutti, e dopo un ulteriore controllo vedo che tutto è a posto e la barca fila via nel vento come una spada.. in quel momento ci potrei anche morire, tanto che sto bene..

tu come lo vivi invece?

martedì 15 aprile 2008

giovedì 1 febbraio 2007

barca ideale?

mi riallaccio qui postando una riflessione scritta in prv tra VeListi, ritenendo utile allargare la chiacchera virtuale in tema.. stimolante l'idea di Marco, circa la barca ideale: è un gioco che ho fatto già per conto mio arrivando a certe conclusioni, ma adesso in questa diatriba di barche IMS/Ior mi sto facendo un'idea.. che se diventassi ricco stamattina, oggi pomeriggio non saprei più che barca andare a comprare! :-) nel senso... il dubbio atroce è sempre lo stesso:-una barca usata, che ancorché "vecchia" ha il suo fascino? (risparmio ma nemmeno tanto con i prezzi che girano vs il patema dovuto all'età) ==> IOr-una barca nuova, magari più piccola per non buttare un mare di soldi, con un bel leasing vitalizio? (meno pensieri, ma un investimento più sostanzioso..) ==> Ims se devo dirlo.. io che sono nato negli anni '70 ho sempre creduto che le barche a vela dovessero avere per forza quegli slanci a poppa ed a prua, nel senso che ho sempre creduto che una barca a vela si differenziasse da una a motore prima di tutto per quelle forme dello scafo, come fossero sue peculiarità progettuali indispensabili! ..ed io adoro, anzi ADORO, le barche con la poppa alta e bombata, possibilmente stretta e magari anche appuntita.. (tipo culetto brasiliano per intenderci, tipo molte barche di S&S, molti Swan o molti Baltic, tipo l'Impala..)ora.. a vedere in giro queste nuove barcone ottimizzate Ims.. mi pare che ci si allontani troppo dal mio ideale, anzi dal mio "immaginario erotico" di barca, e non mi piacciono. quest'estate ho potuto veleggiare su una barca grandiosa, un Jenneau Sun Odissey 54 DS.. ma mi sembrava tanto un motoscafo a vela!!! :-(((un mio vicino di ormeggio ha un Delphia24': io non ce la faccio a guardarla quella barca, mi pare proprio un motoscafo a vela, e mi mette il disgusto!certi Beneteau (più ancora dei tanto vituperati Bavaria eh?), prettamente da crociera e magari ottimizzati per l'impiego charter tipo alcuni Oceanis ed i nuovi Cyclades.. non se ne abbiamo a male gli armatori in LIsta, ma non riesco a guardarli... però vanno: da ingegnere non posso negare che queste nuove forme per quanto brutte sono frutto di studi avanzati, e non possono che andare.. probabimente meglio di una barca bella di un tempo, disegnata senza ausili infomatici ma solo grazie all'intuizione del genio umano.che dire.. BHOOOOOOOOOOOOOOO io di fronte a certe barche ("sparo" i modelli per cui "sbavo" snocciolandoli tipo corona di rosario..) tipo l'Impala 35, o il Baltic 35, o ancora il First Class12 o anche certi Comet superinvelati firmati da Vallicelli.. bhè continuo a sbavare!!!resta il fatto che:- sono barche spesso e volentieri armate in testa, e se non lo sono peggio perché vuol dire che sono (erano) troppo corsaiole (7/8 con volanti strutturali)- sono barche che nella loro accezione corsaiola, per le regate del loro tempo, hanno/richiedono le volanti (una volta a Cervia vidi un Comet in cantiere con un albero -extramaggiorato ovviamente- che metteva paura)- sono barche che per farle correre con molta tela a riva diventano difficili da portare: sbandano e sono veramente al limite della straorza.. oggi, compresa la mia barca, la stabilità di forma evita pasticci e la barca una volta sbandata "rimane" sbandata.. sui binari!- sono barche per farla breve che non si prestano alla conduzione in solitario o quasi!sarebbero barche assolutamente sicure, per riesumare il concetto di "marinità", con ogni tempo anche quello duro, e come tali sarebbero potenzialmente delle splendide barche da crociera di oggi.. tenerci dentro la mia famiglia in crociera mi farebbe sentire più sicuro, verso la loro incolumità, mentre le plasticose barche di oggi in questo senso mi danno poca certezza, le vedi che sembrano debbano scollarsi da un momento e l'altro e non sai mai se la prossima onda sarà quella che te la sfonda sotto i piedi.. ma come si fa ad andare in crociera con una barca così, io mia moglie ed il mio bambino?se vogliamo dirla tutta la più bella conquista della nautica moderna, intesa come cantieristica e progettualistica dei plasticoni, è quella di esser stata capace di ampliare i target, costruendo barche sempre più semplici da portare e sempre più adatte alla conduzione "in solitario o quasi", in tutta sicurezza.. magari meno belle, ma diciamo più adatte alle masse e che non richiedono quasi più "l'equipaggio" il nome della barca che secondo me ha segnato il passaggio tra le epoche?provo a dirlo: il Figarò, il primo per intenderci firmato Finot(studiata apposta per le regate d'altura in solitario.. da li in poi le forme, l'armamento e le linee d'acqua furono copiate per dar luogo ai "crociera veloce" ==> giovani famiglie con bambini, aventi poco tempo per fare le ferie e mancanti di equipaggio che non sia il solo babbo in pozzetto..)poi mettiamoci Vandee Globe, classe Open, il Fila di Soldini, la classe Mini e la MiniTransat ecc ecc e si capisce come grossi investimenti e sforzi d'ingegno fatti nella vela (dico solo un nome: JM Finot) siano stati negli ultimi dieci anni nella direzione della navigazione in solitario, ma non perché ci fosse una generazione di velisti contrari alla compagnia a bordo, bensì -mio parere- perché queste ricerche potevano avere e l'hanno poi avuto dei grossi ricavi in termini di vendite a nuovi (potenziali) armatori del sabato e della domenica, magari alla prima esperienza su cabinato e specialmente *senza equipaggio* io se vincessi stamattina una bella schedina, andrei a prenotarmi nel pomeriggio una Hanse in resina isoftalmica nuova di zecca (il 315 ma se la vincita fosse pingue una più grande in versione Epox)esterno- armo 9/10 con randa fullbatten, ottimizzata per la conduzione in solitario o con equipaggio "steso al sole" (layout del pozzetto e manovre, autovirante, gennaker su bompresso), rigorosamente timone a barra, passavanti sicuri, teak solo in pozzettointerno- dinette "passante" a divani contrapposti trasformabile, doppia "armatoriale" a poppa, cucinino a L, look minimalista "moderno", gavone/dispensa grande salutoni e bv, my 2 (anzi meno) cent d