"Come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?" (Joseph Conrad)
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lunedì 20 giugno 2011

il rito della Partenza

"In quel attimo, la partenza , si dilata nel suo immenso divenire e svolgersi. In quel attimo, la vita e' sospesa tra quello che e' e quello che sara' o potrebbe essere. Il rito della partenza e' come un istante alla deriva , sospeso allora in una terra di nessuno, in un territorio di frontiera dove non si e' piu' cittadini della terra e non ancora passeggeri del mare. [...]
Partire per mare, prendere il largo e andare incontro all'improvvisa spaventosa vacuità dell'orizzonte, quale che sia la destinazione finale, è sempre un momento di sollenità, di necessità, di solitudine, di ebbrezza, di gravità, d'irragionevolezza e di speranza."

[Valeria Serra "Le parole del mare"]

domenica 3 aprile 2011

Uomini e Donne di mare

Si può essere uomini (o donne) di mare anche restando una vita intera sulla terra, poiché l'esperienza reale è a volte più debole e meno avventurosa di un anelito interiore e di tutto ciò che esso può determinare nella vita solo pensata e immaginata.

 Chi sono dunque gli uomini di mare? Ne ho incontrato qualcuno nel corso degli anni, più sui libri o nei sogni, a dire il vero, che sulle banchine di un porto; ma mettendo insieme i pezzi degli uni e i frammenti degli altri, mi sono fatta un'idea di cosa intendo quando penso ad un uomo di mare.

Penso ad un essere che nel volto esprime bellezza e tormento; penso ad una voce capace di note profonde come di smisurati silenzi; penso ad una disposizione del vivere che, come direbbe Benedetto Croce, sia "l'unione del tumulto e della calma, dell'impulso passionale e della mente". Penso, tuttavia, ad un essere in qualche modo eletto, la cui anima sia solcata dalla scia di un'eterna ribellione, da un moto di vitale tensione.

E immagino anche che un uomo di mare navighi tra i suoi giorni e le sue notti cercando approdo nell'arcipelago dei sentimenti estremi e contrapposti, e sfugga sempre agli ancoraggi definitivi e irrevocabili.

Gli uomini di mare a cui penso hanno dentro di sé cieli azzurri e tersi sopra mari in burrasca; cercano lagune radiose tra le scogliere battute dal vento, riescono a costruire castelli di sabbia su una riva saccheggiata dalle onde dell'oceano. Vivono insomma in quella selvaggia sponda della vita dove l'istinto e la ragione si combattono in un abbraccio inestricabile. Gli uomini di mare che vorrei incontrare hanno nei pensieri il respiro degli spazi sterminati, la perturbabilità delle emozioni, l'impeto di un'onda e la sua stessa resa.

Agli uomini di mare vorrei che il mare stesso avesse detto che quella solare superficie non è che l'altra faccia della sua profondità e che la calma di vento segue alla tempesta. Vorrei che dicesse loro, di come ogni ombra disegni l'esatto profilo del sole, così come ogni bagliore di felicità sia l'emersione dal sottofondo di un dolore.

Negli uomini di mare, le rare volte che li incontri, incroci quello sguardo impenetrabile di chi negli occhi riflette sempre un punto di fuga più lontano; è uno sguardo benevolo e fuggente; in quegli occhi, a guardar bene, vibra la luce di una cieca infatuazione per la libertà.

Gli uomini di mare che ho letto e visto hanno sempre qualcosa di tutto ciò che ho scritto: li attraversa una corrente, li lambisce un'illusione, li tiene in vita un orizzonte. Nessuno di essi ha l'animo legato ad un ormeggio, il cuore fermo in porto e una rotta già scritta sulla carta. Per tutti loro il mare, mi è sembrato di capire, è la terra di una vita promessa, è il ricordo di una libertà negata, il risveglio di una libertà sognata. O, più semplicemente, l'aspirazione ad una vita che viva sopra le righe, sopra le onde, sopra le ore e i giorni.

[di Valeria Serra  - "Le parole del mare"] 

lunedì 28 marzo 2011

“dimmi su che barca vai e ti dirò chi sei”

 “Anche le barche parlano (...) A saperlo comprendere, quel linguaggio dichiara l’età, la provenienza, la destinazione, il carattere, la maneggevolezza, l’indole, l’affidabilità della barca; e rivela anche i connotati caratteriali e sociali del proprietario. Come mai un appassionato di barche, non appena può farlo, va a passeggiare lungo i moli di un porticciolo, va a guardare a una a una le barche ormeggiate, provocando la noia di chi lo accompagna? L’appassionato, mentre avanza passo passo, sta leggendo un libro, osserva il dipanarsi di una storia, anzi di tante storie diverse.”

Piero Ottone  - "Piccola filosofia di un grande amore: la vela" -  Longanesi & C. - 2001

mercoledì 9 marzo 2011

"Una questione di ordine"

"Ordine e precisione, sia sul piano culturale che materiale, sono condizioni indispensabili per l’efficienza di una nave e per la vita dell’equipaggio, e diventano addirittura condizioni vitali nei momenti di difficoltà.

Il limitato spazio disponibile a bordo, impone di mantenere una nave e un comportamento ordinati.

Un brano di Senofonte (Economico, VII, 11-17) risulta molto esplicito a questo proposito, presentandoci uno scrupoloso quanto saggio aiutante del "pilota", quello che, dice Senofonte, chiamano proreta,
intento a controllare l’attrezzatura della sua nave:

< Mi sembra che io vidi una volta l’ordine più bello e più preciso, Socrate,
quando salii su un grosso battello fenicio per visitarlo. Notai
moltissimi attrezzi distribuiti in pochissimo spazio, perché ci
vogliono moltissimi attrezzi di legno e cordame per far ormeggiare
e salpare una nave, e per navigare ha bisogno di molte delle
cosiddette attrezzature sospese, è armato con macchine belliche
contro le navi nemiche, trasporta molte armi per l’equipaggio e,
per ogni mensa, contiene tutte le suppellettili di cui gli uomini
si servono in casa. Oltre a tutto ciò, contiene le mercanzie che
il proprietario della nave trasporta per trarne guadagno. Tutto
ciò di cui parlo – disse – stava in uno spazio non più grande di
una stanza capace di contenere dieci letti. Mi resi conto che ogni
cosa stava disposta in modo che non fosse di impaccio all’altra.
Né la si dovesse cercare o fosse difficile da spostare, in modo da
non far perdere tempo quando c’era urgente bisogno di essa. Mi
accorsi che l’aiutante del pilota, quello che chiamano uomo di
prua della nave, conosceva così bene il posto dove stava ogni cosa
che, anche stando fuori, era capace di dire dov’era, e quanti
esemplari ce n’erano, non meno di chi conoscendo le lettere
dell’alfabeto, sappia dire quante lettere ha il nome di Socrate e
come sono disposte. Vidi anche, disse Iscomaco, che in un momento
di riposo ispezionava tutto ciò di cui si può avere bisogno in una
nave. Mi meraviglia, egli disse, di quest’ispezione, e gli chiesi
che cosa facesse. E quello rispose così: “Straniero, controllo,
nel caso dovesse succedere qualcosa, come sono conservate le cose
nella nave, se qualcosa manca o se è difficile da usare. Quando il
dio scatena la tempesta sul mare, disse, non è possibile andare in
cerca di quello che serve né si può impiegare un attrezzo
difficile da usare. Il dio è ostile ai pigri e li punisce. Ci si
deve accontentare se soltanto evita di distruggere quelli che non
fanno errori, e, se salva coloro che lo servono nel modo migliore,
si devono rivolgere molte grazie agli dei”. Io dunque, vista tutta
questa accuratezza nel mettere a posto le cose, dissi alla moglie
“Noi saremmo proprio trascurati se coloro che stanno sulle navi,
per quanto piccole, trovano il posto, mantengono l’ordine e la
disposizione delle cose, anche sballottati dal mare, e sono
capaci, anche in preda al panico, di trovare subito quello che gli serve.>
".


tratto da: Stefano Medas  - “Gli uomini e il mare: l’arte di navigare nel mondo antico” - Rivista ARCHEO agosto 2004 – De Agostini Rizzoli

mercoledì 10 novembre 2010

dalle "Lettere a Lucilio" - Seneca

“Comportati così, Lucilio mio, rivendica il tuo diritto su te stesso e il tempo che fino ad oggi ti veniva portato via o carpito o andava perduto raccoglilo e fanne tesoro. Convinciti che è proprio così, come ti scrivo: certi momenti ci vengono portati via, altri sottratti e altri ancora si perdono nel vento. Ma la cosa più vergognosa è perder tempo per negligenza. Pensaci bene: della nostra esistenza buona parte si dilegua nel fare il male, la maggior parte nel non far niente e tutta quanta nell’agire diversamente dal dovuto. Puoi indicarmi qualcuno che dia un giusto valore al suo tempo, e alla sua giornata, che capisca di morire ogni giorno? Ecco il nostro errore: vediamo la morte davanti a noi e invece gran parte di essa è già alle nostre spalle: appartiene alla morte la vita passata. Dunque, Lucilio caro, fai quel che mi scrivi: metti a frutto ogni minuto; sarai meno schiavo del futuro, se ti impadronirai del presente. Tra un rinvio e l’altro la vita se ne va. Niente ci appartiene, Lucilio, solo il tempo è nostro. La natura ci ha reso padroni di questo solo bene, fuggevole e labile: chiunque voglia può privarcene. Gli uomini sono tanto sciocchi che se ottengono beni insignificanti, di nessun valore e in ogni caso compensabili, accettano che vengano loro messi in conto e, invece, nessuno pensa di dover niente per il tempo che ha ricevuto, quando è proprio l’unica cosa che neppure una persona riconoscente può restituire.”

grazie Simone

venerdì 22 ottobre 2010

"Le parole del mare"

E il mare era per me, e lo è ancora,
la più promettete e seduttiva pagina bianca.
La pagina non ancora scritta,
il sogno non ancora realizzato,
il desiderio non ancora estinto,
la fuga non ancora portata a compimento,
l’assenza che suggerisce la presenza,
l’inizio che non ha fine.
Nella sua distesa luminosa e sconfinata,
nei suoi abissi sconosciuti diventa facile
e quasi inevitabile trovare una metafora vivente alla propria
irrequietezza, all’istinto di libertà,
alle paure e all’inesplorata e profonda regione dell’anima"









Le parole del mare. 
Libero viaggio nell'oceano letterario
a cura di Valeria Serra 
191 pag., Euro 9.40
Edizioni Baldini&Castoldi (Le isole)
ISBN 88-8490-210-X


domenica 3 ottobre 2010

Mare Dentro


"Mare dentro, Mare dentro, senza peso nel fondo, dove si avvera il sogno: due volontà che fanno vero un desiderio nell'incontro. Un bacio accende la vita con il fragore luminoso di una saetta, il mio corpo cambiato non è più il mio corpo, è come penetrare al centro dell'universo: l'abbraccio più infantile, e il più puro dei baci fino a vederci trasformati in un unico desiderio. Il tuo sguardo, il mio sguardo, come un'eco che va ripetendo, senza parole: più dentro, più dentro, fino al di là del tutto, attraverso il sangue e il midollo. Però sempre mi sveglio, mentre sempre io voglio essere morto, perché io con la mia bocca resti sempre impigliato dentro la rete dei tuoi capelli."






tratto dal film "Mare dentro" .................... da vedere..

venerdì 30 luglio 2010

Delfini senza foto

Ne son passati tre poco fa sulla prua a giocare con l'acqua mossa dalla barca, siamo sempre con il vento ed il mare al giardinetto e facciamo una bella schiuma ad ogni accenno di planata,quasi sembra l'oceano questo golfo di Taranto stamane.. Foto ai delfini però non le ho fatte,sono andato a prua ad ammirarli in punta di piedi e di prendere la camera non solo non me ne è venuta voglia ma proprio non c'ho nemmeno pensato. E penso anche di sapere perchè: per quanto ho pensato in questi giorni di navigazione h24, per eccesso di pensieri, ma non sovraccarico, anzi.. Avevo solo pensato abbastanza per farlo ancora. Piuttosto è questa una splendida condizione di sazietà di pensieri, stato di grazie causa pensieri, dopo i giorni trascorsi a terra, d'inverno come la settimana scorsa in secco sull'invaso.
In mare è diverso, sto da solo coi pensieri, ho tempo e animo.. Altrove stai -spesso senza volerlo- senza avercene di pensieri, o talora neppure si hanno le occasioni per farli, ma -non solo- pure per gustarseli, condirli a piacimento e piacersene (e diventano rare le occasioni.... mentre la voglia invece si, c'è sempre! e di questo infine se ne soffre, anche).
Nè si ha il tempo: e lo stress non è la causa della modernità apatica ma forse l'effetto, cioè la soluzione naturale di un sistema basato sulla ripetitività dei gesti e persino delle esternazioni, che appiattisce l'esistenza in sempre più nuove e tecnologiche azioni di quotidiana routine. E perciò lo stress arriva per mera anoressia celebrale, riduzione della produzione quotidiana di pensieri, e conseguente inevitabile accumulo di tossine.
Così che su questo bel mare adesso mi sto disintossicando: pensando.
Ed ho deciso anzi che faccio il pieno di pensieri, ed anche la scorta per l'inverno.
Pensiero bulimico, Pensiero Stupendo..

lunedì 26 luglio 2010

Partiti

Se non mi restituiscono entro sera una barca da accudire,parola mia che senza i loro strilli il mio equilibrio pschico è in grave rischio!
Vuoto pneumatico..



giovedì 24 giugno 2010

La “filosofia del semplice” nella Scelta di una Barca

Evitate di complicarvi inutilmente l’esistenza; date priorità assoluta all’essenziale; lasciate da parte il superfluo; non esitate un secondo a scegliere tra il semplice e il complicato: il complicato si rivelerà sempre sorgente di difficoltà immediate o future, spese inutili di denaro, perdita di tempo prezioso e spreco di energie. Questa “filosofia del semplice” mi ha guidato come un angelo custode fin dalla prima partenza. Fare con quello che si ha. Non avere occhi più grandi della pancia. La domanda fondamentale è questa : ho veramente voglia di viaggiare su una barca a vela? Una volta che si è risposto a questa domanda, senza mettere la testa sotto la sabbia, le cose si chiariranno… purché non si menta più a sé stessi.

(Bernard Moitessier)






...a scuola avrebbero aggiunto: commentare la precedente frase.

io mi permetto solo di dare il via al dibattito:

....che ne pensate di questo “stile”, senza tempo e fuori dal tempo?

........siete ancora decisi nel correre dietro all’ultimo gadget alla moda?

............siete pronti a salpare, come?

martedì 22 giugno 2010

oggi pausa: Riflettiamo

"Il tempo guarirà tutto. Ma che succede se il tempo stesso è una malattia?" (Il Cielo Sopra Berlino)




......via ai commenti....

mercoledì 16 giugno 2010

“Lo specchio del mare”

“Il mare non è mai stato amico dell’uomo.
Tutt’al più è stato complice della sua irrequietezza."

(Joseph Conrad)

giovedì 10 giugno 2010

Vademecum del Perfetto Navigante

di Neri Tanfucio (Renato Fucini)


Con tutti i venti
il navigare è sempre da imprudenti.

Vento a ponente:
chi salpa dalla riva se ne pente.

Il buon nocchier, con lo scirocco fresco,
pensa ai suoi cari e si trattiene al desco.

Quando soffia il maestrale
stare in porto non è male.

Nubi a levante:
catene, ancore e boe son cose sante.

Se la brezza è di Nord-Este
sfuggi il mar come la peste.

Vento alla terra:
chi sta in porto mai non erra.

Il buon nocchier, quand' ode il mar che rugge
monta in un treno e, senza indugio, fugge.

Se t'imbarchi col grecale:
pesci cani e funerale.

Pecorelle a mezzogiorno:
partirai senza ritorno.

Se t'imbarchi col garbino
è tremendo il tuo destino.

Il buon nocchiero, anche se il tempo è bello,
non si fidi e s'agguanti al gavitello.

Il buon marino, quando il tempo è brutto,
piuttosto che salpar risica tutto.

Vento fresco di Provenza:
navigar non è prudenza.

Guarda il mare e, s'è maretta,
resta in terra con gran fretta.

Aria rossa la mattina:
non salpar, torna in cantina.

Aria rossa sul tramonto:
navigar non mette conto.

Messi a scelta l'acqua e il vino,
scansa l'acqua il buon marino.

Quando è pronto il tuo veliero:
non salpar, muta pensiero.

Bonaccia, la mattina, alla riviera:
la partenza rimandala a stasera.

Bonaccia, sulla sera, alla marina:
non t'imbarcare, aspetta a domattina.

Il buon nocchiero, anche coi venti aprichi,
pensa alla pancia e se la serba ai fichi.

Né di Venere né di Marte
non s'imbarca né si parte.

Se a libeccio gira il vento:
fuggi il mare con spavento.

L'esperienza ce la dà per certa:
uomo in battello sepoltura aperta.

Quando il sole è solicello
non montare sul battello.

Non gettare in mar la lancia
se nel cuore hai la tua pancia.

Se a ponente vedi un lampo:
è naufragio senza scampo.

Pecorelle all'orizzonte:
vai sul molo e ...dietro fronte!

Se vuoi esser buon nocchiere:
volgi al mar sempre il sedere.




mercoledì 2 giugno 2010

Proverbio Siculo

Malavoglia docet....

"Sciroccu chiaru e tramuntana scura,
mentiti in mari senza paura"

(Scirocco chiaro e tramontana scura, mettiti in mare senza paura)



mercoledì 26 maggio 2010

The Slow Sailing Manifesto

via the Invisible Workshop

1.- Whatever your craft, whether a rowing boat, or a luxury yacht, it’s your realationship with your boat and the sea that matters. Regardless of length, price and equipment, your craft isn’t just another of your many possesions but rather an agreeable travelling companion with whom you can learn about the sea and, more importantly, about yourself.

2.- Spend time aboard your craft even if it’s just tied up in the harbour. Make the boat part of your living space. Do little jobs aboard, this will hieghten your sense of ownership and will strengthen the ties between you and your craft.

3.- Leave your hurries and worries on the quay when you go sailing. Go without a set time to return, as if you were leaving for a long journey. Forget your watch and let the sun guide you. If you take speed and time out of the equation you’re left only with space: the sea.

4.- Sail without a strict course or destination. Let the wind and sea take you where they will. Don’t think about miles covered or those still to go. Don’t go anywhere, just sail and enjoy the moment.

5.- Disconnect the electronics and sail like they used to. Learn not to depend on your instruments. When was the last time you took a bearing? Or a sun sight? Find your position and mark it on the chart. Forget the windspeed indicator, feel the wind on your face. Learn the art of sailing, become a real sailor.

6.- Disconect the mobile and turn off the music. Cut your ties with the land. Listen to the murrmuring sea, the bow wave, the flap of the sail, the breathing wind.

7.- Don’t hog the helm. Let somebody else take it. How long has it been since you stretched out on deck or sat at the bow? If you’re sailing alone, tie off the tiller, balance the sails and let yourself go. Trust in your crew and in your boat.

8.- Write a log book. Detail your sailing trips and note down your feelings. Then go back over your notes and re-live the experience. Share your experiences with others in what ever way suits you best.

9.- Race, if that’s what you like but don’t go for the prize. Go to learn about the sea, your boat and yourself. There’s no more stimulating prize than this.

10.- Don’t desert your boat, she’d never desert you. (This is a play on a famous Spanish campaign to stem the amount of pets that are abandoned by the roadsides in Spain, particularly during the summer holidays.)

11.- Contemplate the sea for a while each day, let it’s energy flow into you and take it where ever you go.





..per gli amanti del francese (e dei francesismi), questa invece è una traduzione reperita in rete:

Qualunque sia la tua barca, che sia a remi o uno yacht di lusso, è il rapporto con lei e con la natura che ti circonda che conta. Indipendentemente dal tempo che ci vivi, dal suo prezzo e dalle attrezzature che ci hai montato, la tua barca non è un altro dei tuoi numerosi possessi, ma piuttosto una piacevole compagna di viaggio con la quale è possibile conoscere la natura, il mare, l'acqua,il vento ma soprattutto te stesso.

Ci devi trascorrere del tempo a bordo della tua barca, anche se solamente in un porto. Fai parte del suo spazio, fai piccoli lavori a bordo, questo aumenterà il tuo senso di appartenenza e rafforzerà i legami con lei.

Dimenticati della fretta e delle preoccupazioni, lasciale sul molo quando alzi le vele. Naviga senza pensare a quando devi ritornare, come se tu stessi per partire per un lungo viaggio. Lascia a casa l'orologio e lascia che sia il sole a guidarti. Se ti dimentichi della velocità e del tempo rimani solo con lo spazio: la natura.

Naviga senza una rotta o una destinazione. Lascia che siano il vento e la tua barca a guidarti, ti porteranno dove essi vogliono. Non pensare alle miglia percorse o di quante ne dovrai ancora fare. Non andare da nessuna parte, vai solo a vela e goditi il momento.

Scollega l'elettronica e naviga come si faceva un tempo, impara a non dipendere dagli strumenti. Quando è stata l'ultima volta che hai preso in mano un goniometro? O hai osservato i movimenti del sole e delle stelle? Fai il punto della tua posizione e segnalo sulla carta. Dimenticati l'indicatore della velocità del vento, senti il vento sulla faccia. Impara l'arte della vela, diventata un vero marinaio.

Scollega il cellulare e spegni la musica, taglia il tuo legame con la terra. Ascolta la natura, l'onda di prua, il lembo della vela, il respiro del vento.

Non mettere il timone automatico, lascia che lo prenda qualcun altro. Quanto tempo è passato da quando sei rimasto disteso sul ponte o seduto a prua? Se sei da solo, lega la barra del timone, regola le vele e lasciati andare. Confida nel tuo equipaggio e sulla tua barca.

Scrivi il diario di bordo, descrivi i viaggi e la tua navigazione, dettaglia e annota i tuoi sentimenti. Poi ritorna sui tuoi appunti e rivivi l'esperienza. Condividi le tue esperienze con gli altri diversi da te in modo che possano migliorare anch'essi.

Corri, se è quello che ti piace, ma non per cercare una ricompensa. Vai, conosci la natura, la barca e te stesso. Non c'è nessuna ricompensa più stimolante di questa.

Non lasciare mai sola la tua barca, lei non ti abbandonerebbe mai.

Contempla la natura un pò per volta, lascia che il suo flusso di energia entri dentro di te e trasmettilo ovunque tu vada. 




e NOI CI CREDIAMO...  fermamente... 
forever and only Slow Sailing..... 

....Voi che ne pensate?

martedì 27 aprile 2010

Ti Xè Mon@

il filmato si commenta da solo, valga per tutti il commento al video di tale "cantierin" che merita davvero d'esser spulciato tra i tanti e letto !





dè Caorle sarebbero, puri.. roba-de-matt, che ggent!

sabato 10 aprile 2010

Il negro del Narciso

da “Il negro del Narciso” di Joseph Conrad:

“…….la traversata aveva avuto inizio, e la nave, un frammento distaccato della terra, procedeva solitaria e veloce come un piccolo pianeta. Intorno ad essa, gli abissi del cielo e del mare si incontravano formando una frontiera irraggiungibile. Una sterminata solitudine circolare si muoveva con essa, sempre mutevole e sempre la stessa, sempre monotona e sempre imponente.
Di tanto in tanto un altro vagabondo puntino luminoso, carico di vita, appariva in lontananza…e scompariva, incamminato verso il proprio destino……La sorridente grandezza del mare rimpiccioliva l’ estensione del tempo. I giorni si susseguivano uno dopo l’ altro, vividi e rapidi come i lampeggiamenti di un faro, e le notti, ricche d’ eventi e brevi, somigliavano a sogni fuggevoli…….Gli uomini che lavoravano sul ponte erano sani e soddisfatti…come lo sono tutti i marinai, una volta al largo. La vera pace di Dio incomincia in qualsiasi posto situato ad un migliaio di miglia dalla terra più vicina……”


(per chi legge in inglese: QUI la versione originale disponibile in ebook free grazie al Progetto Gutenberg)

lunedì 5 aprile 2010

mercoledì 24 marzo 2010

siate prudenti

diceva mia nonna!!! (..poi morì)
"La prudenza e' nemica mortale delle piu' nobili azioni"