tema depistaggio, dunque : videoclip musicale, di quelli tormentone! (..e vi sfido a non battere il piede...)
bARCa bIsBetiCa con cIURmA fAmEliCA: quotidianità di famiglie a vele spiegate. Il diario dei nostri "sogni in mezzo al mare"... tra letteratura di bassa lega, geografia pelosa, visioni mistiche, cheek to cheek, uccellini che cinguettano, cibo, musica e poesia.
"Come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?" (Joseph Conrad)
sabato 6 settembre 2008
tanto per cambiare tema..
..e sulla crociera ci mettiamo (ci proviamo a metterla..) una pietra sopra, dato che la prossima non è dato a sapere quando potrà essere programmata... MARINARETTI IN ARRIVO sul Topkapi! ;-)
venerdì 5 settembre 2008
diario dell'ultima giornata di crociera... ultima puntata (sigh)
Mercoledì 20 agosto 2008 – giorno 12
Ci aspetta la classicissima traversata Cittanova-Caorle: la sveglia è puntata per le 0500, anzi le sveglie che data l’ora ne punto anche una seconda di rinforzo per le 0510, per andar a far uscita in Poljicia in tutta fretta e prenderci un po’ di brezza della notte.
In effetti siamo i primi a mollare gli ormeggi, è ancora buio ma purtroppo per noi il poliziotto nel gabbiotto nun ce sta: dorme? Scappato per un bisogno fisiologico improvviso? Assente ingiustificato? Sbuffo un po’ perché “adoro i piani ben riusciti” e non è il massimo svegliarsi alla buon ora e poi perdere 30 primi abbondanti trotterellando sul molo dogana che è quasi ancora notte, poi quando decido di lasciargli sotto la porta la crew list con un post-it di saluti attaccato sopra salta fuori il buon poncharello, proveniente da non si sa bene dove.
Timbro, firma, adios Hrvatska.
Usciamo in tutta fretta mentre un altro paio di barche mollano le cime dalla diga e ci mettiamo in mare decisi di regalarci l’ultimo straccino di brezza che la notte ci concede: faremo una bella oretta di vela con il vento al giardinetto, giusto per consumare in tutta calma una buona colazione nella luce dell’ultima alba gustata a bordo.
Non manco di filare in mare una lenza ma la ritiro senza artificiale dopo il tentativo inconsulto di allamare un peschereccio che taglia la nostra scia (o forse eravamo noi che tagliavamo la sua rotta?) Resta che avevamo la precedenza ma prendersela –taglio io, taglia tu- ha significato tagliare la lenza. Esperienza croata pessima per quanto riguarda le catture ittiche.. segnamo zero grammi di pesce salpato a bordo.
Diamo motore quando il sole è già cresciuto e senza vento procediamo veloci dritti verso la meta, bocca di porto di Caorle; ne approfittiamo piuttosto per rassettare e pulire la barca: mi dedico a vere e proprie pulizie di stagione, che sembravo la più indaffarata casalinga di Voghera a metter fuori i cuscini e batterli e dare aspirapolvere in ogni pertugio, poi tocca la cucina a Stefano ed il bagno ad Alfonso (ma poi la sentina, lavoro da speleologo, nuovamente a me).
Ci fermiamo solo per un bagno in alto mare, tanto per rinfrescare l’ascella, poi per un’altra sosta non prevista causa avaria non prevista nemmeno lei: il mio classico sesto senso mi dice con la solita vocina che non apro il vano motore da troppo tempo… apro, controllo e subito ordino di spegnere tutto, ferma tutto, motori stooooooooop.
Gli occhi mi cadono subito su un filetto femmina da cui manca qualcosa: un manicotto metallico, a sua volta debbo ritenere filettato, e che alla sua sommità “accoglieva” il tappo di rabbocco dell’olio. Prima c’era adesso non c’è più! Mistero.. in effetti guardo giù ed in fondo alla sentina trovo il manicotto suddetto, e pure il tappo poco più in là (e più in fondo), a sua volta pure lui svitato! Possono svitarsi due filetti profondi almeno 3cm l’uno??? “Colpa delle vibrazioni”, come si dice quando non si trova altra spiegazione plausibile e se non si vuole immaginare all’intervento degli extra-terrestri.
Riavvito il tutto, rabbocco l’olio che nel frattempo era schizzato ovunque, pulisco il motore che torna al colore originale blu metallizzato, rimettiamo in moto, diamo gas, il motore sale su di giri, mettiamo in rotta la prua, scrutiamo l’orizzonte e.. e.. e.. siamo già davanti alle bocche di porto. FINE
Miglia percorse 39 (miglia totali 466)
Ps. Un saluto a Giorgio Balich da cui ho tratto l’ottimo sistema di inserire giorno per giorno il numero delle miglia percorse in giornata ed il dato progressivo, ma specificando che essendo io un giovanotto alle prime armi, c’erano giorni che segnavo a sera il migliaggio, e giorni che pigramente lo dimenticavo, al che mi è toccato ricostruire tutto su google earth al rientro, e con il dovuto scotto quanto ad approssimazione! ..in effetti le miglia navigate hanno superato le 500, il log mi pare segnasse 511, ma capire dove fossero le miglia mancanti e ricostruire il tutto è impresa impossibile.. (chissà: forse in qualcuna delle navigazioni effettuate bordeggiando, dato che quando abbiamo trovato vento è stato pressoché sempre in prua?) La prossima crociera prometto d’esser più preciso.. promessa di marinaio.
di seguito le foto scattate ed offerte dal TANUKJ con i saluti di tutto l'equipaggio

Ci aspetta la classicissima traversata Cittanova-Caorle: la sveglia è puntata per le 0500, anzi le sveglie che data l’ora ne punto anche una seconda di rinforzo per le 0510, per andar a far uscita in Poljicia in tutta fretta e prenderci un po’ di brezza della notte.
In effetti siamo i primi a mollare gli ormeggi, è ancora buio ma purtroppo per noi il poliziotto nel gabbiotto nun ce sta: dorme? Scappato per un bisogno fisiologico improvviso? Assente ingiustificato? Sbuffo un po’ perché “adoro i piani ben riusciti” e non è il massimo svegliarsi alla buon ora e poi perdere 30 primi abbondanti trotterellando sul molo dogana che è quasi ancora notte, poi quando decido di lasciargli sotto la porta la crew list con un post-it di saluti attaccato sopra salta fuori il buon poncharello, proveniente da non si sa bene dove.
Timbro, firma, adios Hrvatska.
Usciamo in tutta fretta mentre un altro paio di barche mollano le cime dalla diga e ci mettiamo in mare decisi di regalarci l’ultimo straccino di brezza che la notte ci concede: faremo una bella oretta di vela con il vento al giardinetto, giusto per consumare in tutta calma una buona colazione nella luce dell’ultima alba gustata a bordo.
Non manco di filare in mare una lenza ma la ritiro senza artificiale dopo il tentativo inconsulto di allamare un peschereccio che taglia la nostra scia (o forse eravamo noi che tagliavamo la sua rotta?) Resta che avevamo la precedenza ma prendersela –taglio io, taglia tu- ha significato tagliare la lenza. Esperienza croata pessima per quanto riguarda le catture ittiche.. segnamo zero grammi di pesce salpato a bordo.
Diamo motore quando il sole è già cresciuto e senza vento procediamo veloci dritti verso la meta, bocca di porto di Caorle; ne approfittiamo piuttosto per rassettare e pulire la barca: mi dedico a vere e proprie pulizie di stagione, che sembravo la più indaffarata casalinga di Voghera a metter fuori i cuscini e batterli e dare aspirapolvere in ogni pertugio, poi tocca la cucina a Stefano ed il bagno ad Alfonso (ma poi la sentina, lavoro da speleologo, nuovamente a me).
Ci fermiamo solo per un bagno in alto mare, tanto per rinfrescare l’ascella, poi per un’altra sosta non prevista causa avaria non prevista nemmeno lei: il mio classico sesto senso mi dice con la solita vocina che non apro il vano motore da troppo tempo… apro, controllo e subito ordino di spegnere tutto, ferma tutto, motori stooooooooop.
Gli occhi mi cadono subito su un filetto femmina da cui manca qualcosa: un manicotto metallico, a sua volta debbo ritenere filettato, e che alla sua sommità “accoglieva” il tappo di rabbocco dell’olio. Prima c’era adesso non c’è più! Mistero.. in effetti guardo giù ed in fondo alla sentina trovo il manicotto suddetto, e pure il tappo poco più in là (e più in fondo), a sua volta pure lui svitato! Possono svitarsi due filetti profondi almeno 3cm l’uno
Riavvito il tutto, rabbocco l’olio che nel frattempo era schizzato ovunque, pulisco il motore che torna al colore originale blu metallizzato, rimettiamo in moto, diamo gas, il motore sale su di giri, mettiamo in rotta la prua, scrutiamo l’orizzonte e.. e.. e.. siamo già davanti alle bocche di porto. FINE
Miglia percorse 39 (miglia totali 466)
Ps. Un saluto a Giorgio Balich da cui ho tratto l’ottimo sistema di inserire giorno per giorno il numero delle miglia percorse in giornata ed il dato progressivo, ma specificando che essendo io un giovanotto alle prime armi, c’erano giorni che segnavo a sera il migliaggio, e giorni che pigramente lo dimenticavo, al che mi è toccato ricostruire tutto su google earth al rientro, e con il dovuto scotto quanto ad approssimazione! ..in effetti le miglia navigate hanno superato le 500, il log mi pare segnasse 511, ma capire dove fossero le miglia mancanti e ricostruire il tutto è impresa impossibile.. (chissà: forse in qualcuna delle navigazioni effettuate bordeggiando, dato che quando abbiamo trovato vento è stato pressoché sempre in prua?) La prossima crociera prometto d’esser più preciso.. promessa di marinaio.
di seguito le foto scattate ed offerte dal TANUKJ con i saluti di tutto l'equipaggio
giovedì 4 settembre 2008
diario di bordo di giorno 19!
Martedì 19 agosto 2008 – giorno 11
Sveglia alla 0830: unica tirata di sonno, potenza dell’ancoraggio alla ruota.
A bordo siamo tutti rallentatissimi come bradipi, anche i piatti della cena sono ancora da lavare e prima delle 1000 non si esce dalla baia di Soline, siamo una delle ultime barche a lasciarla, candidati al premio dei più pigri.
Ci mettiamo rigorosamente a motore per rotta esterna alle Brioni, che così non venga voglia a nessuno di proporre soste intermedie: la meta è Cittanova per fare le pratiche di uscita, sono un bel po’ di miglia, il vento non c’è e su tutto prevale la voglia di rivedere presto i miei cari (prometto che è l’ultima volta che mollo gli ormeggi senza di loro! ..promessa di marinaio ma pur sempre promessa!)
Pranzo a base di patate, ed una mega zuppona di patate lesse è quanto di meglio possa capitare al palato a bordo di una barca a vela in navigazione, rinforzate con uova sode e birra, quando siamo al traverso di Rovigno.
Da li sempre a motore per una traversata veramente senza storia, dritti dritti fino alla diga foranea di Cittanova dove giungiamo per le 17 in punto: ormeggio un po’ faticoso per via delle trappe molto corte e per la bassa marea, che richiede doti acrobatiche per affrontare la passerella; probabilmente per via dell’altissima stagione trovo l’ormeggio abbastanza rincarato, dal momento che ci chiedono 164kn per 9 metri di barca e 3 membri d’equipaggio, pari a euro 23,50 non pochi per passare appena una notte!
Anticipo la visita alla sempre gentile signora addetta presso la Capitaneria, che dalla mia ultima visita per il ponte del 25 aprile mi sorride riconoscendomi “nell’amico di Sergio Stojinic” (potenza dei rapporti velistici telematici transnazionali!), poi con Alfonso ci dedichiamo alla sciacquatura del tender e dopo averlo sgonfiato lo riponiamo a bordo, salutandolo si presume fino all’estate prossima. Poi bagno con lunghissima doccia sul molo mentre Stefano si cimenta in una partita di pallanuoto per il più classico dei derby Italia-Croazia. Telefonata di rito “al nostro uomo all’Havana” Sergio, che prontamente ci da appuntamento per la sera: coraggiosamente decidiamo di puntare al mitico “Giovanni” per una buona cena di commiato e mettiamo le gambe in spalla per affrontare la lunga camminata. Controllo sul Giorgiolano se presente il numero di telefono e poter prenotare ma non trovandolo non ci perdiamo d’animo ed affrontiamo ugualmente la fatica della lunga camminata. Decisione più deleteria non potevamo prendere, già che lo troviamo chiuso per riposo settimanale!!!! (ed ho già annotato di mio pugno sul Giorgiolano: “chiuso Martedì”)
Ritorniamo mestamente sui nostri passi e propongo di andare alla konoba “Tabasco”: la riporta il Giorgiolano senza tesserne gli elogi, ma ho buttato un occhio nel vicolo (chiamato se la mia solita memoria elefantiaca non fa cilecca “via dell’Ospedale”), dove è collocata, passando da li, ed il mio fiuto mi dice che vale la pena di provarla.
La bella proprietaria Jarka ci accoglie con modi gentili, un ottimo menù ed un sorriso che da solo vale un viaggio (l’ho definita la versione croata di Michelle Pfeiffer, quindi fate vobis..): troviamo subito l’accordo tra i commensali per un antipasto misto mare alla buzzara (cozze, scampi e canestrelli), poi altra entrèe a base di capesante gratinate, e poi piatto di linguine agli scampi per me, mentre Alfonso e Stefano optano per una spigola ai ferri con contorno di patate.
Tutto ottimo, per quanto mi riguarda trovata buona la buzzara (ma i canestrelli non sono pervenuti, dato che il mio vicino di piatto Stefano approfittando della mia canonica loquacità me li ha soffiati tutti), ottime le capesante benché non gratinate e di maniera il piatto di linguine.
Ci raggiunge nel frattempo anche il caro Sergio, che si dichiara a dieta e ci fa compagnia solo sorseggiando un bicchiere del buon bianco servito, e stringendo una tacita alleanza con il mio equipaggio dandomi da parlare per raccontar lui della crociera quasi conclusa, mentre i due felloni si davano da fare pescando sul fondo del piatto da portata gli ultimi canestrelli intatti.
Pagato in tutto 99 euro, per una cena complessivamente ottima e per un servizio superlativo (si mangia in strada in un vicolo molto romantico, su piccoli tavoli ben abbigliati sotto gli ombrelloni e con calde luci basse.. direi gran bel posto da equipaggio “misto”, e beninteso noialtri “solo maschioni” non è che fossimo ben integrati con il contesto!), compreso beveraggi e base musicale gentilmente offerta dalla languidissima voce di Petar Graso, che abbiamo appurato essere il cantante preferito di Jarka.
Miglia percorse 39 (miglia totali 427)
patata di bordo

raffreddamento patata

asciugatura libro bagnato

Ivan na Pucini

diga foranea con bassa marea (senza punti di sutura)

derby Italia-Croazia

canzone preferita da Jarka: "Petar Graso - Sta ti je svit"
Sveglia alla 0830: unica tirata di sonno, potenza dell’ancoraggio alla ruota.
A bordo siamo tutti rallentatissimi come bradipi, anche i piatti della cena sono ancora da lavare e prima delle 1000 non si esce dalla baia di Soline, siamo una delle ultime barche a lasciarla, candidati al premio dei più pigri.
Ci mettiamo rigorosamente a motore per rotta esterna alle Brioni, che così non venga voglia a nessuno di proporre soste intermedie: la meta è Cittanova per fare le pratiche di uscita, sono un bel po’ di miglia, il vento non c’è e su tutto prevale la voglia di rivedere presto i miei cari (prometto che è l’ultima volta che mollo gli ormeggi senza di loro! ..promessa di marinaio ma pur sempre promessa!)
Pranzo a base di patate, ed una mega zuppona di patate lesse è quanto di meglio possa capitare al palato a bordo di una barca a vela in navigazione, rinforzate con uova sode e birra, quando siamo al traverso di Rovigno.
Da li sempre a motore per una traversata veramente senza storia, dritti dritti fino alla diga foranea di Cittanova dove giungiamo per le 17 in punto: ormeggio un po’ faticoso per via delle trappe molto corte e per la bassa marea, che richiede doti acrobatiche per affrontare la passerella; probabilmente per via dell’altissima stagione trovo l’ormeggio abbastanza rincarato, dal momento che ci chiedono 164kn per 9 metri di barca e 3 membri d’equipaggio, pari a euro 23,50 non pochi per passare appena una notte!
Anticipo la visita alla sempre gentile signora addetta presso la Capitaneria, che dalla mia ultima visita per il ponte del 25 aprile mi sorride riconoscendomi “nell’amico di Sergio Stojinic” (potenza dei rapporti velistici telematici transnazionali!), poi con Alfonso ci dedichiamo alla sciacquatura del tender e dopo averlo sgonfiato lo riponiamo a bordo, salutandolo si presume fino all’estate prossima. Poi bagno con lunghissima doccia sul molo mentre Stefano si cimenta in una partita di pallanuoto per il più classico dei derby Italia-Croazia. Telefonata di rito “al nostro uomo all’Havana” Sergio, che prontamente ci da appuntamento per la sera: coraggiosamente decidiamo di puntare al mitico “Giovanni” per una buona cena di commiato e mettiamo le gambe in spalla per affrontare la lunga camminata. Controllo sul Giorgiolano se presente il numero di telefono e poter prenotare ma non trovandolo non ci perdiamo d’animo ed affrontiamo ugualmente la fatica della lunga camminata. Decisione più deleteria non potevamo prendere, già che lo troviamo chiuso per riposo settimanale!!!! (ed ho già annotato di mio pugno sul Giorgiolano: “chiuso Martedì”)
Ritorniamo mestamente sui nostri passi e propongo di andare alla konoba “Tabasco”: la riporta il Giorgiolano senza tesserne gli elogi, ma ho buttato un occhio nel vicolo (chiamato se la mia solita memoria elefantiaca non fa cilecca “via dell’Ospedale”), dove è collocata, passando da li, ed il mio fiuto mi dice che vale la pena di provarla.
La bella proprietaria Jarka ci accoglie con modi gentili, un ottimo menù ed un sorriso che da solo vale un viaggio (l’ho definita la versione croata di Michelle Pfeiffer, quindi fate vobis..): troviamo subito l’accordo tra i commensali per un antipasto misto mare alla buzzara (cozze, scampi e canestrelli), poi altra entrèe a base di capesante gratinate, e poi piatto di linguine agli scampi per me, mentre Alfonso e Stefano optano per una spigola ai ferri con contorno di patate.
Tutto ottimo, per quanto mi riguarda trovata buona la buzzara (ma i canestrelli non sono pervenuti, dato che il mio vicino di piatto Stefano approfittando della mia canonica loquacità me li ha soffiati tutti), ottime le capesante benché non gratinate e di maniera il piatto di linguine.
Ci raggiunge nel frattempo anche il caro Sergio, che si dichiara a dieta e ci fa compagnia solo sorseggiando un bicchiere del buon bianco servito, e stringendo una tacita alleanza con il mio equipaggio dandomi da parlare per raccontar lui della crociera quasi conclusa, mentre i due felloni si davano da fare pescando sul fondo del piatto da portata gli ultimi canestrelli intatti.
Pagato in tutto 99 euro, per una cena complessivamente ottima e per un servizio superlativo (si mangia in strada in un vicolo molto romantico, su piccoli tavoli ben abbigliati sotto gli ombrelloni e con calde luci basse.. direi gran bel posto da equipaggio “misto”, e beninteso noialtri “solo maschioni” non è che fossimo ben integrati con il contesto!), compreso beveraggi e base musicale gentilmente offerta dalla languidissima voce di Petar Graso, che abbiamo appurato essere il cantante preferito di Jarka.
Miglia percorse 39 (miglia totali 427)
patata di bordo
raffreddamento patata
asciugatura libro bagnato
Ivan na Pucini
diga foranea con bassa marea (senza punti di sutura)
derby Italia-Croazia
canzone preferita da Jarka: "Petar Graso - Sta ti je svit"
mercoledì 3 settembre 2008
pant pant.. il diario della crociera volge al termine
Lunedì 18 agosto 2008 – giorno 10
Quarnaro. Per rotta 270°. A motore. Su un mare che pare olio.
Noi che sognavamo la bora, da prendere sulla poppa uscendo da Ustrine, invece giornata serena, tiepida, luminosa, ma specialmente dannatamente senza vento.
Non resta che rilassarsi sperando che un po’ di vento entri più in là, magari dopo il faro di Porer, ed io mi piazzo a scrivere diario cosce all’aria per preservare la medicazione ginecologica che mi è stata prestata dopo il bagno mattutino: scivolone sullo specchio di poppa e graffio contro lo spigolo tagliente del cancelletto del balcone posteriore aperto all'uopo, graffio capitato proprio laddove non arriva mai il sole.. Rischi del mestiere si direbbe, ma non ne sono certissimo!
Al solito il Topkapi ed il suo equipaggio si distinguono in originalità: all’andata vedevamo sulla nostra sinistra la processione di barche che ridiscendeva il Quarnaro per la rotta classica su Unjie, e noi per fatti nostri su altra rotta, e idem adesso, unici su rotta per Ovest pieno, con la solita colonna di barche intruppate sulla direttissima Unjie-Porer, e sempre sotto il nostro controllo visivo, alla nostra sinistra. Solo un bel HR 351 ci sopraggiunge e ci supera, con il suo maestoso incedere, ma manco a dirlo andando più a motore di noi!
Al traverso di capo Promontore entra il vento, come previsto o quasi, nel senso che arriva da NW quindi sul muso, e vediamo di fare il punto della situazione: abbiamo passato il golfo più speditamente del previsto, quindi tra le diverse opzioni possibili scegliamo quella che prevede un pranzo veloce a bordo (c’è l’ultimo barattolo dell’ottimo sugo al basilico della mamma di Alfonso che chiede d’essere giustiziato entro la fine della crociera) per poter quindi goderci un pomeriggio di vela, risalendo di bolina la costa istriana fino a Val Cagoia, nostra meta serale. Ci sfiora per un attimo l’idea di continuare a far miglia fino a Rovigno, magari aiutandoci a motore, e guadagnare anche un giorno intero sul rientro per riabbracciare prima i nostri cari, che a casa ci aspettano, ma in un eccesso di egoismo scacciamo subito la vocina della coscienza e decidiamo di spegnere il motore!
Bordi meravigliosi a vela in bolina stretta, con la barca che sfiora più di una volta i 7 nodi, e con l’uomo a prua a chieder acqua negli incroci mure a dritta con le tante barche in mare. Finita la nostra quotidiana regatina semi-privata, diamo fondo verso le 17, sufficientemente appagati d’aver dato sfogo alle velleità veliche. Stefano e Alfonso decidono coraggiosamente per un escursione in tender fino al Marina ACI di Veruna mentre io fingo di restare a bordo per far da guardiano alla barca ma in realtà preferisco solo riposare: dopo una settimana abbondante di crociera, che ci siamo certo rigirati i pollici in banchina, la stanchezza inizia a farsi sentire e decido per starmene un po’ a pisolare a prua fingendo di leggere, “stile biondina di bordo”, ed un po’ in pozzetto all’ombra dopo una bella doccia rinfrescante, con tanto di morbido cuscino rubato in dinette a farmi da conforto.
Alle 20 passate, realizzo che dei due prodi vogatori non si hanno ancora notizie, e non hanno portato dietro nemmeno il walkie-talkie: quando inizio quasi a preoccuparmi scruto l’orizzonte e li vedo spuntare dal promontorio che chiude la nostra baia ignominiosamente al traino, pensate un po’, di un piccolo catamarano da spiaggia con motore fuoribordo fissato sulla traversa di prua! Che pessima figura.. (i due si giustificheranno dicendo che il traino è stato offerto loro spontaneamente dalla coppia di germanici del cat, ed ho ribattuto che allora dovevano proprio offrire uno spettacolo penoso!)
Come se non bastasse, una volta a bordo hanno anche il coraggio di protestare sul fatto che la cena non fosse ancora pronta ed io allora mi metto ai fornelli per vendicarmi immediatamente, preparando tutto in un batter d’occhio (frittata e risotto pronto knorr) ma servendo una cenetta salata che più di così non era umanamente possibile: è stato del tutto involontario, beninteso, dovuto più alla mia svogliatezza e distrazione, ma è risultato il peggior pasto della crociera e me ne sono dovuto assumere la paternità e tutte le responsabilità del caso! Al limite dell'immangibile, anche con il risotto alla zucca diluito nel piatto con acqua minerale per trasformarlo in minestra.
Maledetta stanchezza che le ho lasciato prendere il sopravvento: con lo stesso umore me ne vado a nanna e penso tra me e me che se la crociera durasse tanto ancora e non soltanto altre 48 ore, essendo venuto meno lo spirito e la voglia di avventura, e di scoperta e di invenzione, mi sentirei a forte rischio di assuefazione. Forse non era stanchezza, ma quel piacevole torpore che ci pervade quando si sta bene, appagati di quello che si è ricevuto.
Buona notte.
Miglia percorse 39 (miglia totali 388)
i Fari del Quarnaro (a motore)
Quarnaro. Per rotta 270°. A motore. Su un mare che pare olio.
Noi che sognavamo la bora, da prendere sulla poppa uscendo da Ustrine, invece giornata serena, tiepida, luminosa, ma specialmente dannatamente senza vento.
Non resta che rilassarsi sperando che un po’ di vento entri più in là, magari dopo il faro di Porer, ed io mi piazzo a scrivere diario cosce all’aria per preservare la medicazione ginecologica che mi è stata prestata dopo il bagno mattutino: scivolone sullo specchio di poppa e graffio contro lo spigolo tagliente del cancelletto del balcone posteriore aperto all'uopo, graffio capitato proprio laddove non arriva mai il sole.. Rischi del mestiere si direbbe, ma non ne sono certissimo!
Al solito il Topkapi ed il suo equipaggio si distinguono in originalità: all’andata vedevamo sulla nostra sinistra la processione di barche che ridiscendeva il Quarnaro per la rotta classica su Unjie, e noi per fatti nostri su altra rotta, e idem adesso, unici su rotta per Ovest pieno, con la solita colonna di barche intruppate sulla direttissima Unjie-Porer, e sempre sotto il nostro controllo visivo, alla nostra sinistra. Solo un bel HR 351 ci sopraggiunge e ci supera, con il suo maestoso incedere, ma manco a dirlo andando più a motore di noi!
Al traverso di capo Promontore entra il vento, come previsto o quasi, nel senso che arriva da NW quindi sul muso, e vediamo di fare il punto della situazione: abbiamo passato il golfo più speditamente del previsto, quindi tra le diverse opzioni possibili scegliamo quella che prevede un pranzo veloce a bordo (c’è l’ultimo barattolo dell’ottimo sugo al basilico della mamma di Alfonso che chiede d’essere giustiziato entro la fine della crociera) per poter quindi goderci un pomeriggio di vela, risalendo di bolina la costa istriana fino a Val Cagoia, nostra meta serale. Ci sfiora per un attimo l’idea di continuare a far miglia fino a Rovigno, magari aiutandoci a motore, e guadagnare anche un giorno intero sul rientro per riabbracciare prima i nostri cari, che a casa ci aspettano, ma in un eccesso di egoismo scacciamo subito la vocina della coscienza e decidiamo di spegnere il motore!
Bordi meravigliosi a vela in bolina stretta, con la barca che sfiora più di una volta i 7 nodi, e con l’uomo a prua a chieder acqua negli incroci mure a dritta con le tante barche in mare. Finita la nostra quotidiana regatina semi-privata, diamo fondo verso le 17, sufficientemente appagati d’aver dato sfogo alle velleità veliche. Stefano e Alfonso decidono coraggiosamente per un escursione in tender fino al Marina ACI di Veruna mentre io fingo di restare a bordo per far da guardiano alla barca ma in realtà preferisco solo riposare: dopo una settimana abbondante di crociera, che ci siamo certo rigirati i pollici in banchina, la stanchezza inizia a farsi sentire e decido per starmene un po’ a pisolare a prua fingendo di leggere, “stile biondina di bordo”, ed un po’ in pozzetto all’ombra dopo una bella doccia rinfrescante, con tanto di morbido cuscino rubato in dinette a farmi da conforto.
Alle 20 passate, realizzo che dei due prodi vogatori non si hanno ancora notizie, e non hanno portato dietro nemmeno il walkie-talkie: quando inizio quasi a preoccuparmi scruto l’orizzonte e li vedo spuntare dal promontorio che chiude la nostra baia ignominiosamente al traino, pensate un po’, di un piccolo catamarano da spiaggia con motore fuoribordo fissato sulla traversa di prua! Che pessima figura.. (i due si giustificheranno dicendo che il traino è stato offerto loro spontaneamente dalla coppia di germanici del cat, ed ho ribattuto che allora dovevano proprio offrire uno spettacolo penoso!)
Come se non bastasse, una volta a bordo hanno anche il coraggio di protestare sul fatto che la cena non fosse ancora pronta ed io allora mi metto ai fornelli per vendicarmi immediatamente, preparando tutto in un batter d’occhio (frittata e risotto pronto knorr) ma servendo una cenetta salata che più di così non era umanamente possibile: è stato del tutto involontario, beninteso, dovuto più alla mia svogliatezza e distrazione, ma è risultato il peggior pasto della crociera e me ne sono dovuto assumere la paternità e tutte le responsabilità del caso! Al limite dell'immangibile, anche con il risotto alla zucca diluito nel piatto con acqua minerale per trasformarlo in minestra.
Maledetta stanchezza che le ho lasciato prendere il sopravvento: con lo stesso umore me ne vado a nanna e penso tra me e me che se la crociera durasse tanto ancora e non soltanto altre 48 ore, essendo venuto meno lo spirito e la voglia di avventura, e di scoperta e di invenzione, mi sentirei a forte rischio di assuefazione. Forse non era stanchezza, ma quel piacevole torpore che ci pervade quando si sta bene, appagati di quello che si è ricevuto.
Buona notte.
Miglia percorse 39 (miglia totali 388)
i Fari del Quarnaro (a motore)
notte a baia Soline (Veruda): bagno del "Sirenetto di bordo" e tramonto
martedì 2 settembre 2008
diario di domenica 17 agosto
Domenica 17 agosto 2008 – giorno 9
La giornata inizia di prima mattina con un’escursione a terra, in tender. per Alfonso, per l’acquisto della pizza prenotata al “Panino” la sera prima; noi nel frattempo mettiamo su la moka del caffè ed approntiamo la colazione, arricchita poi da cornetti e saccottini al cioccolato e marmellata di ciliegie comperati a sorpresa, quindi meglio di qualsiasi previsione. Lasciamo quindi il gavitello ed usciamo dal canale puntando verso le verdissime Orjule, con rotta 330-360, meta la costa sud di Cherso. L’idea di raggiungere le baie di Kolorat oltre la punta più orientale dell’isola viene presto fatta cadere perché il vento sarebbe molto sfavorevole, ed andrebbe sempre peggio per via della rotazione che subirà con il sole, quindi usciti dalle Orjule si da vela e si devia mettendo la prua sulle baie della costa occidentale di Cres, Kaldonta o Martinscica, mantenendo una bolina larga assai redditizia, e che presto diventerà quasi un’andatura al traverso.
Abbiamo da passare il ponte dell’Ossero, quindi non si può mancare quell’appuntamento fissato per le 17, e non prima di aver rabboccato i livelli di gasolio di serbatoio e tanica in quel di Nerezine, quindi ottimo il ripiego sulle baie interne al canale: arriviamo a Martinscica dopo un entusiasmante bordo e seguendo le indicazioni dei portolani di bordo (777, Imray, oltre all’immancabile “Giorgiolano”) ci teniamo discosti dalle rocce affiornati a centro baia e diamo fondo sulla parte sud della baia. Facciamo bene, questa come altre volte, a studiare attentamente gli atterraggi, dato che al momento di salpare, dopo aver fatto il bagno e specialmente terminato il vassoio di buonissima pizza, vediamo un grosso catamarano Lagoon battente bandiera tedesca entrare a tutto gas nella baia ed andare letteralmente ad infrangersi con entrambi gli scafi sulle scogliere affioranti a centro baia. Proveremo anche a prestare loro assistenza raggiungendoli in tender ma non sembravano minimamente curarsi dei nostri suggerimenti né di quelli (gli stessi identici..) che arrivavano loro da un altro signore anche lui intervenuto in tenderino. Sta di fatto che sono riusciti ad andare a franare sugli scogli con i due scafi, e non solo, con l’uno che a motore riusciva ad andare in avanti, e l’altro che invece era libero solo in retro! Gran brutto affare, mi spiace per loro, ma più che offrire la nostra disponibilità ed il nostro tempo altro non potevamo, li abbiamo quindi salutati augurando loro buona fortuna per trarsi fuori dall’incaglio.
Pieno di acqua e gasolio a Nerezine e poi da li un breve salto per entrare nel golfo dell’Ossero, laddove arriviamo con una congrua mezz’ora di anticipo sull’orario di apertura del ponte. Ci mettiamo ad uno dei gavitelli predisposti per l’attesa, alla vista del meraviglioso campanile che troneggia sul passaggio, e ci riposiamo un po’.
Alle 17 in punto il ponte si apre, ed appena di là si naviga a vista verso la nostra meta serale, la baia di Ustrine. Credevo fosse più lontano da Osor, evidentemente avevo letto male la carta.. Bhè meglio così, è l’occasione dunque per metterci a far dei bei bordi di bolina nel leggerissimo vento del tramonto, divertendoci a testare la barca con le regolazioni più raffinate, fino a spostare il peso dell’equipaggio, occhi puntati sulle risposte estemporanee del log, in cerca della migliore performance velocistica.
Ci mettiamo alla ruota nel versante nord di Ustrine, sul suo fianco più occidentale; di fronte a noi, l’ancoraggio migliore (vicino al moletto diroccato con cime a terra) è già occupato e ci tocca dar fondo vicino ad una truppa di charteristi disposti in andana e già in piena euforia: immaginarsi 4 Bavaria affiancati rigorosamente poppa-prua per impedire alle barche di girare, musica a palla e sopra saranno stati in 40 per lo più teenager! Ovviamente, vista anche l’età, erano belli cotti già per mezzanotte, infatti la notte non hanno arrecato disturbo lasciandoci dormire beatamente! Anche l’allarme dell’ecoscandaglio non mi ha mai destato dal riposo notturno, l’ancoraggio ben studiato e controllato a dovere con maschera e boccaglio, è risultato da manuale, e ci siamo fatti tutti un’unica lunga tirata di sonno fino al mattino, con la cena preparata stavolta da Stefano bella placida in pancia (sugo al tonno, ottimo).
Miglia percorse 42 (miglia totali 349)
il cat incagliatosi a Martinscica
La giornata inizia di prima mattina con un’escursione a terra, in tender. per Alfonso, per l’acquisto della pizza prenotata al “Panino” la sera prima; noi nel frattempo mettiamo su la moka del caffè ed approntiamo la colazione, arricchita poi da cornetti e saccottini al cioccolato e marmellata di ciliegie comperati a sorpresa, quindi meglio di qualsiasi previsione. Lasciamo quindi il gavitello ed usciamo dal canale puntando verso le verdissime Orjule, con rotta 330-360, meta la costa sud di Cherso. L’idea di raggiungere le baie di Kolorat oltre la punta più orientale dell’isola viene presto fatta cadere perché il vento sarebbe molto sfavorevole, ed andrebbe sempre peggio per via della rotazione che subirà con il sole, quindi usciti dalle Orjule si da vela e si devia mettendo la prua sulle baie della costa occidentale di Cres, Kaldonta o Martinscica, mantenendo una bolina larga assai redditizia, e che presto diventerà quasi un’andatura al traverso.
Abbiamo da passare il ponte dell’Ossero, quindi non si può mancare quell’appuntamento fissato per le 17, e non prima di aver rabboccato i livelli di gasolio di serbatoio e tanica in quel di Nerezine, quindi ottimo il ripiego sulle baie interne al canale: arriviamo a Martinscica dopo un entusiasmante bordo e seguendo le indicazioni dei portolani di bordo (777, Imray, oltre all’immancabile “Giorgiolano”) ci teniamo discosti dalle rocce affiornati a centro baia e diamo fondo sulla parte sud della baia. Facciamo bene, questa come altre volte, a studiare attentamente gli atterraggi, dato che al momento di salpare, dopo aver fatto il bagno e specialmente terminato il vassoio di buonissima pizza, vediamo un grosso catamarano Lagoon battente bandiera tedesca entrare a tutto gas nella baia ed andare letteralmente ad infrangersi con entrambi gli scafi sulle scogliere affioranti a centro baia. Proveremo anche a prestare loro assistenza raggiungendoli in tender ma non sembravano minimamente curarsi dei nostri suggerimenti né di quelli (gli stessi identici..) che arrivavano loro da un altro signore anche lui intervenuto in tenderino. Sta di fatto che sono riusciti ad andare a franare sugli scogli con i due scafi, e non solo, con l’uno che a motore riusciva ad andare in avanti, e l’altro che invece era libero solo in retro! Gran brutto affare, mi spiace per loro, ma più che offrire la nostra disponibilità ed il nostro tempo altro non potevamo, li abbiamo quindi salutati augurando loro buona fortuna per trarsi fuori dall’incaglio.
Pieno di acqua e gasolio a Nerezine e poi da li un breve salto per entrare nel golfo dell’Ossero, laddove arriviamo con una congrua mezz’ora di anticipo sull’orario di apertura del ponte. Ci mettiamo ad uno dei gavitelli predisposti per l’attesa, alla vista del meraviglioso campanile che troneggia sul passaggio, e ci riposiamo un po’.
Alle 17 in punto il ponte si apre, ed appena di là si naviga a vista verso la nostra meta serale, la baia di Ustrine. Credevo fosse più lontano da Osor, evidentemente avevo letto male la carta.. Bhè meglio così, è l’occasione dunque per metterci a far dei bei bordi di bolina nel leggerissimo vento del tramonto, divertendoci a testare la barca con le regolazioni più raffinate, fino a spostare il peso dell’equipaggio, occhi puntati sulle risposte estemporanee del log, in cerca della migliore performance velocistica.
Ci mettiamo alla ruota nel versante nord di Ustrine, sul suo fianco più occidentale; di fronte a noi, l’ancoraggio migliore (vicino al moletto diroccato con cime a terra) è già occupato e ci tocca dar fondo vicino ad una truppa di charteristi disposti in andana e già in piena euforia: immaginarsi 4 Bavaria affiancati rigorosamente poppa-prua per impedire alle barche di girare, musica a palla e sopra saranno stati in 40 per lo più teenager! Ovviamente, vista anche l’età, erano belli cotti già per mezzanotte, infatti la notte non hanno arrecato disturbo lasciandoci dormire beatamente! Anche l’allarme dell’ecoscandaglio non mi ha mai destato dal riposo notturno, l’ancoraggio ben studiato e controllato a dovere con maschera e boccaglio, è risultato da manuale, e ci siamo fatti tutti un’unica lunga tirata di sonno fino al mattino, con la cena preparata stavolta da Stefano bella placida in pancia (sugo al tonno, ottimo).
Miglia percorse 42 (miglia totali 349)
il cat incagliatosi a Martinscica
lunedì 1 settembre 2008
diario del 16/8
Sabato 16 agosto 2008 – giorno 8
Mi sveglio benissimo: ho dormito serenamente convinto che i cavi alle bitte avrebbero retto all’urto di un uragano, e tanto bene come solo "in navigazione" si riesce di solito a fare. Credo persino di essermi svegliato nel cuore della notte, ed uscito in pozzetto come un sonnambulo aver gridato nella solitudine del porto dormiente: “pronti a dare spiiiiiiii… prendiamo 2 mani alla randaaaaaaaa!!!” (e magari non era un sogno e sono sonnambulo perdavvero..).
Comunque dopo la colazione decidiamo per una mattina a terra in attesa che il meteo prenda una piega decisa: i nostri vicini di ormeggio, il signor Lino con la sua barca a motore chiamata Maverick proveniente da Portegrandi, a bordo con moglie e figlio adulto fotocopia più giovane del papà, tutti simpatici e gentilissimi (ci hanno anche prestato la prolunga per la corrente elettrica, e concesso una boccetta di Super Attack direttamente a McGyver per una manutenzione comunque malriuscita) ci dicono che loro rimarranno ancora un giorno intero a Zapuntel al bivacco, ma noi che non facciamo 20 nodi vorremmo guadagnare qualche grado di latitudine ed allora si spera almeno in mezza giornata di navigazione, post meriggio evidentemente.
Al mattino inforchiamo le scarpe e prendiamo il viottolo che dal porto dirige verso il cuore dell’isola, tutto a sud, alla ricerca più che altro di un punto d’osservazione sul mare, che dalla sacca del porto rimane quasi invisibile. Troviamo facilmente un sentierino che dalla strada piega verso oriente, e poi da li, iniziando ad inerpicarsi, passa dall’asfalto alla mulattiera per finire dietro i muretti di recinzione di alcune case semi disabitate verso un crinale, da cui la vista è meravigliosa: il posto è veramente bello, facciamo delle foto d'equipaggio "autoscatto" sfruttando una vecchia cucina a gas abbandonata tra i cespugli di mirto per poggiare la macchinetta fotografica, e ci godiamo il posto immerso nella macchia mediterranea che ci investe dei suoi odori -mirto, ginepro, mhhh..- e specialmente dei suoi sapori, dato che assaggiamo via via che si cammina un po’ di tutto, tra more, ribes neri e specialmente ottimi fichi.
Rientro in barca per mezzogiorno, con gli occhi puntati al cielo per capire l’evoluzione della meteo: si schiarisce da Est a Sud ma da maestrale soffia ancora bello teso ed in lontananza si vede un bel fronte scuro poco piacevole.
Ci consultiamo in banchina con un altro velista, uno di quelli che da come adduglia le cime si vede che la sa lunga e che arma un bel First 345 chiamato Samarcande proveniente da S. Giorgio in Venezia, e pure lui diretto a Nord per il rientro in patria: concordiamo di fare assieme il punto della situazione dopo pranzo, attendendo (lui sul navtex, io sul telefonino) l’uscita del bollettino meteo atteso da Spalato per le 1200 utc. I nuvoloni intanto viaggiano alla velocità della luce e sembrano volersi allontanare, e rimane solo da capire come agire. Per il momento agiamo con i piedi sotto al tavolo con Alfonso che si inventa un riuscitissima "norcina" (personalizzata) con cubetti di pancetta semiscaduta, panna e tegolini in scatola. Di pasta ne avremo penso buttato giù il classico mezzo chilo per 3, mentre il caro Maurizio del Bluesiana ci messaggia la notizia che a Unjie ci sono stati danni nella notte, con alcune barche incagliate dopo il cedimento del gavitello. Molte barche nel frattempo lasciano Zapuntel e pure noi a pancia piena alle 1330 decidiamo di mollare gli ormeggi, anche per il bollettino meteo ricevuto, molto più rassicurante di quelli precedenti: liberare il Topkapi dalla moltitudine di cavi è un impresa non da poco, salutiamo gli amici del Maverick e puntiamo la prua su Silba, benché appena fuori dal prolaz il motore chiama spurgo (di nuovo?!?!?); così come successo prima di entrare nel golfo, dal lato opposto, anche uscendovi dal versante orientale tocca mollare giù l’ancora di corsa (grazie al sempre efficiente salpa-umano Stefano), aprire il vano motore e dare di gomito, anzi di polso, sulla pompa del gasolio: stavolta non è finito il carburante (avremo altrimenti dovuto sospettare in un foro nel serbatoio o ladri a bordo!) bensì la causa del fermo corrisponde alla fortuita chiusura della valvola di intercettazione del gasolio posta dentro al gavone posteriore, tra cime d’ormeggio ed affini.
In rotta per Silba niente vento, solo un refolo ci arriva in prua dalla coda di un temporale che in lontananza si vede entrare dal mare verso il Quarnaro, quindi solo motore con rotta sulla baia di S. Antonio. Arrivati che siamo davanti questa diamo un breve sguardo dentro ed il posto sembra gradevole, benché vi siano molti gavitelli ma appena un paio di barche vi sostano già ormeggiate; un breve consulto a bordo e si decide di proseguire fino a Ilovik, almeno, se non addirittura Lussino sponda occidentale (Krivica?), dato che è ancora appena pomeriggio, il tempo tiene bene anzi pare migliorare, e chi ha tempo non ne aspetti ancora. Anzi con il temporale che laggiù si è ormai dissolto, monta appena un po’ di onda, ma il vento è del tutto scemato. Si arriva ad Ilovik in poco tempo, e ci accoglie il primo raggio di sole dalle ultime 48 ore: altro consulto per decidere di rimanere prendendo uno dei gavitelli ancora rimasti liberi (al solito gli skipper scelgono il posto dove ancorare, o in questo caso il gavitello a cui legarsi, solo in funzione della distanza da terra o meglio dal ristorante, lasciando poi per ultimi liberi i posti migliori benché più lontani, come in questo caso numerosi gavitelli liberi nei pressi delle rovine del castello, laddove invece l’Imray suggerisce di fermarsi per non subire un eventuale rinforzo da bora! ..e noi, aggiungo, siamo sempre l’unica barca tenderizzata ma non motorizzata..). Versiamo 105 kune al puntuale gabelliere gommonauta (10kn/m ft più 5kn/cranio adulto a bordo) e ci rilassiamo con un bagno con maschera e boccaglio per controllare catena e corpo morto, dopo di che mi concedo una remata in tender tra le tante barche alla fonda. Al ritorno a bordo aleggia forte la voglia di pizza (arriva aria dall’Italia di vede) e complice la lettura del Giorgiolano la meta serale diventa la mitica konoba Panino. Trasbordo veloce e veloce delusione: la Panino è super prenotata e solo dopo un ora e mezza ci potranno ospitare, e per di più pizza finita! Dovremo accontentarci, si fa per dire, di un bel piatto di agnello al forno tutto tempestato di patate.
Nell’attesa dell’ora prestabilita si fa una bella passeggiata in paese (bello il sagrato con tanto di pozzo pubblico manovrato da pompa a mano), aperitivo a base di malvasia e pane del giorno prima al “Porto” (anche li la pizza era finita, provenendo dal solito forno di Marko di Panino!), infine ci si lancia letteralmente nella lettura dei quotidiani italiani in vendita presso un emporio: Corsera + Gazzetta, del giorno prima ma pur sempre gustosi! (se si ha voglia di leggere notizie dall’Italia vuol dire che la voglia di tornare c’è… ahinoi).
Arrivati con un quarto d’ora di anticipo alla Panino che la fame è tanta, per fortuna il nostro posto è già pronto ed impeccabilmente ci portano subito degli antipasti a base di focacce miste, calde e fredde, ed un bel vassoio di verdura che personalmente apprezzo molto (pomodori, verze e cetrioli, gustosi e veramente freschi), oltre all’immancabile buon pane. Una “pivo” per ciascuno, poi è l’agnello che diventa protagonista, arrivando in tavola su un mega vassoio per una quantità generosa e molto gustoso, con abbondanti patate di contorno. Dessert finale con un tris: palacinka alla marmellata di ciliegie, rotolo e torta alle noci, accompagnato da un distillato di finocchio selvatico buono ma alcolico a livelli inauditi: è impossibile finire la bottiglietta ed allora ne facciamo scorta di bordo portandola via dopo cena, con tutti i bicchierini di plastica allegati. Conto di 78 euro per tre, e rientro allegro con il solito motore fuoribordo a braccia e stavolta anche “a bocca”, come fa mio figlio quando simula di guidare la moto; 2 tempi. E che risate, che non si riusciva nemmeno a pagaiare in sincronia finché ho continuato ad imitare il rumore del fuoribordo!
Notte un po’ movimentata: mi sveglio alle 3 con l’agnello che “lavora” e la barca invece che gira, ma non ho voglia di andare fuori a vedere che accade; alle 4 si sveglia Stefano che porta in pozzetto il suo agnello impazzito, anzi decide di restituirlo al paese natale sbarcandolo per intero a Ilovik; con l’occasione esco fuori anch’io, mi sincero delle sue condizioni (è stato il liquore, troppo alcolico per la soglia del nostro rampollo di bordo!!!), e nel frattempo metto l’allarme all’eco dato che il fondo è sceso e stimo una forte corrente di marea (il gps mi conferma che siamo al picco di bassa); alle 5, invece, prima Stefano scende nuovamente e con urgenza scappa fuori (e si porta dietro per la fretta di chiudersela alle spalle la solita tenda a rullo del tambucio, ormai direi ella stessa stufa d’essere rimessa a posto dal sottoscritto un miliardo di volte in questa crociera..), poi la barca si gira nuovamente e stavolta è il gavitello che ci delizia con continui urti al mascone di sinistra, senza vento né più corrente di marea; Stefano ha un colorito strano e mi dice che forse andrà a fare un giro in tender, ma il motivo della carnagione cinerea sarà la luce dell’aurora, e non do alcun peso alla sua proposta tanto so che non lo farà mai senza un permesso scritto firmato dallo skipper, ed allora mi giro dall’altra parte e provo a chiedere qualcosina di più alla “bella” nottata. Il gavitello rompe, eccome se rompe… che palle: alle 6 mi sveglio (di nuovo!!!! ma come si dormiva bene a Zapuntel sotto la sventolata!!!) e decido di farla finita, con la notte almeno.. apro gli occhi definitivamente, e mi metto a scrivere un po’ di diario. E dire che mi ero addormentato così bene, sospirando forte appena poggiato il capo sul cuscino…!
Miglia percorse 20, tutte dannatamente a motore (miglia totali 307)
un pò d'azzurro in cielo

esplorazione terrestre

autoscatto terricola

a Ilovick di nuovo con il sole
Mi sveglio benissimo: ho dormito serenamente convinto che i cavi alle bitte avrebbero retto all’urto di un uragano, e tanto bene come solo "in navigazione" si riesce di solito a fare. Credo persino di essermi svegliato nel cuore della notte, ed uscito in pozzetto come un sonnambulo aver gridato nella solitudine del porto dormiente: “pronti a dare spiiiiiiii… prendiamo 2 mani alla randaaaaaaaa!!!” (e magari non era un sogno e sono sonnambulo perdavvero..).
Comunque dopo la colazione decidiamo per una mattina a terra in attesa che il meteo prenda una piega decisa: i nostri vicini di ormeggio, il signor Lino con la sua barca a motore chiamata Maverick proveniente da Portegrandi, a bordo con moglie e figlio adulto fotocopia più giovane del papà, tutti simpatici e gentilissimi (ci hanno anche prestato la prolunga per la corrente elettrica, e concesso una boccetta di Super Attack direttamente a McGyver per una manutenzione comunque malriuscita) ci dicono che loro rimarranno ancora un giorno intero a Zapuntel al bivacco, ma noi che non facciamo 20 nodi vorremmo guadagnare qualche grado di latitudine ed allora si spera almeno in mezza giornata di navigazione, post meriggio evidentemente.
Al mattino inforchiamo le scarpe e prendiamo il viottolo che dal porto dirige verso il cuore dell’isola, tutto a sud, alla ricerca più che altro di un punto d’osservazione sul mare, che dalla sacca del porto rimane quasi invisibile. Troviamo facilmente un sentierino che dalla strada piega verso oriente, e poi da li, iniziando ad inerpicarsi, passa dall’asfalto alla mulattiera per finire dietro i muretti di recinzione di alcune case semi disabitate verso un crinale, da cui la vista è meravigliosa: il posto è veramente bello, facciamo delle foto d'equipaggio "autoscatto" sfruttando una vecchia cucina a gas abbandonata tra i cespugli di mirto per poggiare la macchinetta fotografica, e ci godiamo il posto immerso nella macchia mediterranea che ci investe dei suoi odori -mirto, ginepro, mhhh..- e specialmente dei suoi sapori, dato che assaggiamo via via che si cammina un po’ di tutto, tra more, ribes neri e specialmente ottimi fichi.
Rientro in barca per mezzogiorno, con gli occhi puntati al cielo per capire l’evoluzione della meteo: si schiarisce da Est a Sud ma da maestrale soffia ancora bello teso ed in lontananza si vede un bel fronte scuro poco piacevole.
Ci consultiamo in banchina con un altro velista, uno di quelli che da come adduglia le cime si vede che la sa lunga e che arma un bel First 345 chiamato Samarcande proveniente da S. Giorgio in Venezia, e pure lui diretto a Nord per il rientro in patria: concordiamo di fare assieme il punto della situazione dopo pranzo, attendendo (lui sul navtex, io sul telefonino) l’uscita del bollettino meteo atteso da Spalato per le 1200 utc. I nuvoloni intanto viaggiano alla velocità della luce e sembrano volersi allontanare, e rimane solo da capire come agire. Per il momento agiamo con i piedi sotto al tavolo con Alfonso che si inventa un riuscitissima "norcina" (personalizzata) con cubetti di pancetta semiscaduta, panna e tegolini in scatola. Di pasta ne avremo penso buttato giù il classico mezzo chilo per 3, mentre il caro Maurizio del Bluesiana ci messaggia la notizia che a Unjie ci sono stati danni nella notte, con alcune barche incagliate dopo il cedimento del gavitello. Molte barche nel frattempo lasciano Zapuntel e pure noi a pancia piena alle 1330 decidiamo di mollare gli ormeggi, anche per il bollettino meteo ricevuto, molto più rassicurante di quelli precedenti: liberare il Topkapi dalla moltitudine di cavi è un impresa non da poco, salutiamo gli amici del Maverick e puntiamo la prua su Silba, benché appena fuori dal prolaz il motore chiama spurgo (di nuovo?!?!?); così come successo prima di entrare nel golfo, dal lato opposto, anche uscendovi dal versante orientale tocca mollare giù l’ancora di corsa (grazie al sempre efficiente salpa-umano Stefano), aprire il vano motore e dare di gomito, anzi di polso, sulla pompa del gasolio: stavolta non è finito il carburante (avremo altrimenti dovuto sospettare in un foro nel serbatoio o ladri a bordo!) bensì la causa del fermo corrisponde alla fortuita chiusura della valvola di intercettazione del gasolio posta dentro al gavone posteriore, tra cime d’ormeggio ed affini.
In rotta per Silba niente vento, solo un refolo ci arriva in prua dalla coda di un temporale che in lontananza si vede entrare dal mare verso il Quarnaro, quindi solo motore con rotta sulla baia di S. Antonio. Arrivati che siamo davanti questa diamo un breve sguardo dentro ed il posto sembra gradevole, benché vi siano molti gavitelli ma appena un paio di barche vi sostano già ormeggiate; un breve consulto a bordo e si decide di proseguire fino a Ilovik, almeno, se non addirittura Lussino sponda occidentale (Krivica?), dato che è ancora appena pomeriggio, il tempo tiene bene anzi pare migliorare, e chi ha tempo non ne aspetti ancora. Anzi con il temporale che laggiù si è ormai dissolto, monta appena un po’ di onda, ma il vento è del tutto scemato. Si arriva ad Ilovik in poco tempo, e ci accoglie il primo raggio di sole dalle ultime 48 ore: altro consulto per decidere di rimanere prendendo uno dei gavitelli ancora rimasti liberi (al solito gli skipper scelgono il posto dove ancorare, o in questo caso il gavitello a cui legarsi, solo in funzione della distanza da terra o meglio dal ristorante, lasciando poi per ultimi liberi i posti migliori benché più lontani, come in questo caso numerosi gavitelli liberi nei pressi delle rovine del castello, laddove invece l’Imray suggerisce di fermarsi per non subire un eventuale rinforzo da bora! ..e noi, aggiungo, siamo sempre l’unica barca tenderizzata ma non motorizzata..). Versiamo 105 kune al puntuale gabelliere gommonauta (10kn/m ft più 5kn/cranio adulto a bordo) e ci rilassiamo con un bagno con maschera e boccaglio per controllare catena e corpo morto, dopo di che mi concedo una remata in tender tra le tante barche alla fonda. Al ritorno a bordo aleggia forte la voglia di pizza (arriva aria dall’Italia di vede) e complice la lettura del Giorgiolano la meta serale diventa la mitica konoba Panino. Trasbordo veloce e veloce delusione: la Panino è super prenotata e solo dopo un ora e mezza ci potranno ospitare, e per di più pizza finita! Dovremo accontentarci, si fa per dire, di un bel piatto di agnello al forno tutto tempestato di patate.
Nell’attesa dell’ora prestabilita si fa una bella passeggiata in paese (bello il sagrato con tanto di pozzo pubblico manovrato da pompa a mano), aperitivo a base di malvasia e pane del giorno prima al “Porto” (anche li la pizza era finita, provenendo dal solito forno di Marko di Panino!), infine ci si lancia letteralmente nella lettura dei quotidiani italiani in vendita presso un emporio: Corsera + Gazzetta, del giorno prima ma pur sempre gustosi! (se si ha voglia di leggere notizie dall’Italia vuol dire che la voglia di tornare c’è… ahinoi).
Arrivati con un quarto d’ora di anticipo alla Panino che la fame è tanta, per fortuna il nostro posto è già pronto ed impeccabilmente ci portano subito degli antipasti a base di focacce miste, calde e fredde, ed un bel vassoio di verdura che personalmente apprezzo molto (pomodori, verze e cetrioli, gustosi e veramente freschi), oltre all’immancabile buon pane. Una “pivo” per ciascuno, poi è l’agnello che diventa protagonista, arrivando in tavola su un mega vassoio per una quantità generosa e molto gustoso, con abbondanti patate di contorno. Dessert finale con un tris: palacinka alla marmellata di ciliegie, rotolo e torta alle noci, accompagnato da un distillato di finocchio selvatico buono ma alcolico a livelli inauditi: è impossibile finire la bottiglietta ed allora ne facciamo scorta di bordo portandola via dopo cena, con tutti i bicchierini di plastica allegati. Conto di 78 euro per tre, e rientro allegro con il solito motore fuoribordo a braccia e stavolta anche “a bocca”, come fa mio figlio quando simula di guidare la moto; 2 tempi. E che risate, che non si riusciva nemmeno a pagaiare in sincronia finché ho continuato ad imitare il rumore del fuoribordo!
Notte un po’ movimentata: mi sveglio alle 3 con l’agnello che “lavora” e la barca invece che gira, ma non ho voglia di andare fuori a vedere che accade; alle 4 si sveglia Stefano che porta in pozzetto il suo agnello impazzito, anzi decide di restituirlo al paese natale sbarcandolo per intero a Ilovik; con l’occasione esco fuori anch’io, mi sincero delle sue condizioni (è stato il liquore, troppo alcolico per la soglia del nostro rampollo di bordo!!!), e nel frattempo metto l’allarme all’eco dato che il fondo è sceso e stimo una forte corrente di marea (il gps mi conferma che siamo al picco di bassa); alle 5, invece, prima Stefano scende nuovamente e con urgenza scappa fuori (e si porta dietro per la fretta di chiudersela alle spalle la solita tenda a rullo del tambucio, ormai direi ella stessa stufa d’essere rimessa a posto dal sottoscritto un miliardo di volte in questa crociera..), poi la barca si gira nuovamente e stavolta è il gavitello che ci delizia con continui urti al mascone di sinistra, senza vento né più corrente di marea; Stefano ha un colorito strano e mi dice che forse andrà a fare un giro in tender, ma il motivo della carnagione cinerea sarà la luce dell’aurora, e non do alcun peso alla sua proposta tanto so che non lo farà mai senza un permesso scritto firmato dallo skipper, ed allora mi giro dall’altra parte e provo a chiedere qualcosina di più alla “bella” nottata. Il gavitello rompe, eccome se rompe… che palle: alle 6 mi sveglio (di nuovo!!!! ma come si dormiva bene a Zapuntel sotto la sventolata!!!) e decido di farla finita, con la notte almeno.. apro gli occhi definitivamente, e mi metto a scrivere un po’ di diario. E dire che mi ero addormentato così bene, sospirando forte appena poggiato il capo sul cuscino…!
Miglia percorse 20, tutte dannatamente a motore (miglia totali 307)
un pò d'azzurro in cielo
esplorazione terrestre
autoscatto terricola
a Ilovick di nuovo con il sole
citazione post-vacanze e pre-inizio lavoro
(me la ricorda l'amica Antonella e la ri-pubblico)
" Dovunque vorremmo andare, andremo. Una nave è questo in realtà: non è solo una chiglia, uno scafo con un ponte e le vele, ma ciò che una nave è (ciò che la "Perla nera" è in realtà) è Libertà ".
Cap. Jack Sparrow - i pirati dei caraibi -
" Dovunque vorremmo andare, andremo. Una nave è questo in realtà: non è solo una chiglia, uno scafo con un ponte e le vele, ma ciò che una nave è (ciò che la "Perla nera" è in realtà) è Libertà ".
Cap. Jack Sparrow - i pirati dei caraibi -
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