"Come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?" (Joseph Conrad)
Visualizzazione post con etichetta salone. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta salone. Mostra tutti i post

venerdì 8 aprile 2011

domenica 28 novembre 2010

Italiani apprezzati all'estero

Mica solo "pizza & mafia" o "bunga bunga Nation" ..per fortuna c'è ancora qualcuno che in terra straniera rappresenta in pieno il nostro proverbiale saper fare.
il "Made in Italy" nella nautica: Solaris 60 by Serigi  a  BOOT  2010, Düsseldorf

martedì 2 novembre 2010

il motorsailer della Marmellata Puffin

...se non sembra proprio quella del film di Bud Spencer & Terence Hill ("Chi trova un amico trova un Tesoro", 1981 con la regia di Sergio Corbucci), la barcozza buffa recensita dall'amico Mistro l'altro giorno, in diretta da Nautilia!



"SOLO PUFFIN TI DARÀ FORZA E GRINTA A VOLONTÀ!"



"A ME PIACCIONO SOLO LE PAPPAGALLE!"



"SOLO PUFFIN TI DARÀ FORZA E GRINTA A VOLONTÀ!"

venerdì 1 ottobre 2010

Salone di Genova 2010

dal 2 al 10 ottobre 2010:  50° Salone nautico.. non ci andremo.. figurarsi con la barca appena cambiata!
ma per chi ci va... qualche segnalazione: lasciate perdere le barchettine per i giovani leoni figli di papà che si preannunciano già visitatissime, vendutissime (e si presume anche con le più belle standiste!), e ovviamente stiamo parlando delle spigolose Elan 310/350 e First 30byKouyoumdjian, e non perdetevi per nulla al mondo questa autentica chicca....... per la prima volta a Genova i gioielli tutti stars&stripes firmati da Bob Johnson ... Island Packet Yachts..



giovedì 15 aprile 2010

“Vela & Vela” a Porto San Rocco

Barche in mostra nel Golfo di Trieste.
Da oggi -giovedì 15 aprile- a domenica 18 aprile torna la rassegna “Vela & Vela - Trieste Sailing Expo” nel Porto di San Rocco, l’ospitale marina situato nei pressi della cittadina di Muggia. 

Una manifestazione interamente dedicata alle imbarcazioni spinte dal vento alla quale hanno aderito molti dei più importanti cantieri nazionali ed esteri. Quest’anno sono oltre 60 le unità esposte, ma sono presenti anche velerie e stand di attrezzature. A questa edizione partecipano inoltre anche i “rigger”, coloro che contribuiscono ad armare le barche, ai quali si possono chiedere informazioni e consigli tecnici.

L’ingresso al “Vela & Vela” è gratuito.
















(comunicato via Bolina.it)

mercoledì 17 marzo 2010

A come Accessori (#1 di 3)


(I come Intelligenti)
iniziamo oggi una breve rassegna in 3 atti, di quelli che potrebbero essere i prossimi accessori di bordo da omaggiare al Topkapi, scelti oculatamente tra la miriade di gadget offerti sul mercato dell’oggettistica nautica, gioia (dello ship-chandler di turno) e dolori di tutti i diportisti (cioè specialmente del relativo portamonete..): l’argomento è in effetti sempre assai gustoso per l’armatore che, specie se alle prime armi, si trova spesso colpito dalla mania di regalo compulsivo alla propria Amata, acquistando in vista dell’agognata (ipotetica.. che poi potrebbe anche non arrivare mai) crociera estiva, talora oggetti di dubbia utilità ma di sicuro impegno economico! (e non a caso le riviste di settore puntualmente in primavera pullulano di rassegne di codesti costosi ninnoli: dai copridraglie imbottiti in tinta, a tormentine e storm-bag che non utilizzeremo mai, da maniglie dei winch galleggianti, ad ammortizzatori d’ormeggio di tutte le fogge).

Dal basso della nostra esperienza elenchiamo invece tre degli accessori che, sul campo, abbiamo avuto modo di desiderare veramente, a testimonianza e prova della relativa “intelligenza”. Via col primo!


giovedì 11 marzo 2010

Sondaggio sui Tender

Max di Y2K ha concluso il suo sondaggio sui tender di cui avevamo dato anche qui spazio in evidenza...... QUI i risultati!



lo stesso Max li riassume -peraltro in maniera splendida- come segue:
- Oltre il 70% ha un tender lungo al massimo 2,40mt  sono quasi tutti a chiglia 'morbida'.
- Il fuoribordo 2 tempi è ancora molto usato. (Alcuni con il fuoribordo elettrico hanno risposto 4T)
- Oltre l'80% dei motori è inferiore a 5cv e di questi il 50% è inferiore a 2,5cv.
- Il tender viene utilizzato prevalentemente per un breve spostamento.
- Durante un breve trasferimento poco più del 50% degli intervistati traina il tender, gli altri 
comunque in un modo o nell'altro lo tengono a bordo.
- Nei trasferimenti più lunghi sono davvero pochi quello che comunque lo trainano.
- Si dividono a metà le abitudini di alare o lasciare in acqua il tender entrando in un marina.
- Se si dovesse cambiare tender, la fiducia si sposta molto sui tender a chiglia gonfiabile, 
ed anche la misura scelta in media è superiore a quella posseduta.
- Quasi il 50% delle persone, non cambierebbe motore e se dovessero cambiarlo molti 
prenderebbero un motore più potente.
- Una cosa mi ha davvero colpito nelle risposte, è la marca del tender che ha più riscontrato 
la fiducia delle persone: Zodiac.
- La fiducia invece nelle marche dei motori è equamente divisa tra Yamaha e Honda,
 l'unica motorizzazione italiana presente, Selva, non ha prese nemmeno una preferenza.

venerdì 6 novembre 2009

lancio una nuova rubrica: "la (vecchia) Barca della Settimana"

ciao miei 2 cari lettori.. piove e fa già freddo, il "Topkapi" ha un cartello vendesi attaccato, e per adesso non si naviga che con la fantasia.. se a questo si aggiunge la nuova malattia informatica che l'amico Roberto mi ha contagiato (il SEO.. e non c'entra l'HIV nè l'H1N1, ma non perdo tempo per spiegarvi di che si tratta per non annoiarvi da subito e spronarvi alla lettura di tutto questo articoletto!), allora trovare nuovi spunti per il blog e nuove proposte da farvi leggere -e tenervi avvinghiati al monitor anche con la stufa accesa sotto al tavolo- mi pare abbastanza plausibile!

orsù dunque: navigando tra le mie analisi informatiche ho scoperto che avete molto gradito un post dello scorso autunno -sempre in autunno eh?-, dove (qui!) vi raccontavo di belle barche d'antan spesso passate nel dimenticatoio, citandovi il raro Samoric 41 di Mauric piuttosto che il Morgante 45 dei cantieri Biasi, o la stessa certamente più nota Orca 43, insieme a molte altre non meno degne.. ma in verità solo limitandomi ad elencarvele "bovinamente" come fosse la lista della spesa, ed al più con il condimento di qualche link a siti personali o inserzioni che sono nel frattempo -logicamente- scaduti, dunque senza una trattazione all'altezza della fama e del valore di queste "Regine del Mare". Me de dolgo e me ne dispiaccio. (ho editato quell'articolo rinnovando qualche link al volo, ma accorgendomi anche di quanto fosse incompleto già nell'elenco.. basti dire che non vi ho incluso nemmeno una barca inglese o scandinava, che vergognoso nazionalismo!!!)

Allora.. non che io mi senta in grado di prestare un giudizio per codeste "regine", prima di tutto perché lo stesso non servirebbe affatto trattandosi appunto di scafi rari ma tutt'altro che poco blasonati, però ho pensato che "condire" l'intervento con qualche dato tecnico, o qualche foto, o qualche dettaglio in particolare che renda a pieno titolo il merito che vien loro attribuito, sarebbe un aspetto oggettivamente corretto se non proprio ineludibile. "Dovere di cronaca" si chiamerebbe, ma poi si rischia per passare per giornalisti mentre invece restiamo biechi ingegneri.. poi magari se tra qualche lettore ci fosse qualcuno disposto ad aggiungerci del suo, sarebbe ancora meglio, mi son detto, e si riconoscerebbe un giusto tributo a certi nomi altrimenti destinati a passar nell'oblio, pur invecchiando sempre meglio dei rispettivi armatori!

Il fatto, per giunta, che in autunno capiti che molti di voi (noi!) si guardi intorno sulle banchine, ancora reduci dal Salone di Cannes (quello di Genova non me la sento di citarlo, perdono..) con l'acquolina ancora in bocca, e l'occhio attento e vigile ai cartelli con su scritto VENDESI, mi fa venire ancora più voglia, quasi sadicamente parlando.. e l'augurio che mi faccio è infine che questa rubrica, chissà.. magari come una lettura firmata Malingri recentemente apparsa sul Giornale della Vela sullo stesso tema, non faccia venir voglia a qualcheduno di voi di mettersi in casa un solido scafo di trent'anni, e l'entusiasmo di riportarlo alla sua condizione di "regalità"

stay tuned

sabato 24 ottobre 2009

commento post-salone

l'amico F. reduce dalle fatiche del Salone di Genova dove è stato cooptato come "standista" più per la sua competenza che per il suo aspetto -essendo tutt'altro che una Velina!- si produce di nuovo in un lapidario commento dei suoi, ma lapidario nel senso che dovrebbero inciderlo su una lapide a memoria e monito di posteri e generazioni future! ..io senza troppe ambizioni lo inserisco qui a memoria per lo meno mia, ringraziandolo della liberatoria che mi ha concesso, oramai senza scadenza..



Per l’oceano nessuna barca, come esce dal cantiere, è pronta, qualcosa va rivisto, poco o tanto fa la differenza tra le varie produzioni.
Per la giterella di qualche giorno, tutte vanno bene, e tutte stanno insieme senza disfarsi per quel che serve.
Poi le tradizioni marinare, la marinità di un progetto (che è differente dalla marinità dell’esecuzione, tanto è vero che molti noti cantieri nel cartello illustrativo delle loro barche precisavano “Categoria di progettazione A”, che mi pare differente da esecuzione in “classe A”), la purezza delle linee, ecc. sono tutte più o meno opinioni.
La solidità è frutto solo di calcoli teorici, il più delle volte giusti, a volte solo “teorici”, nessun cantiere, mi risulta, faccia o abbia mai fatto test di solidità distruttivi, simili ai crash test dell’industria in genere.
Il mare, invece, li fa sempre più spesso.
Ne consegue che molto dipende dalla cura dell’esecuzione soprattutto dei particolari (es. giunzione scafo tuga, ecc.) dalla qualità dei materiali, secondarie le tecniche di esecuzione, valide a volte solo per ottimizzare l’impiego della catena di montaggio e l’uso di manodopera non altamente qualificata.
Epossidica, vinilestere, poliestere, fibre di carbonio orientate o meno, mat, stuoie, ecc., ammesso che uno le conosca e ne capisca le differenze, hanno caratteristiche di utilizzo diverse e possono essere sia meglio che peggio in relazione al campo di applicazione; è incredibile il numero di ingegneri, specializzati in chimica molecolare e tecnica delle applicazioni industriali, che frequentano i saloni della nautica: a starli ad ascoltare c’è di che farsi una cultura….nel campo delle fesserie.
Personalmente ho una barca laminata a mano col rullino, come si faceva negli anni sessanta, che potrebbe cadere dal travel senza grossi danni, comunque riparabili con poco.
Non è un caso se qualche navigatore d’altri tempi ha attraversato gli oceani con improbabili bagnarole tenute insieme con carta pesta o poco più, come sempre, è il buon manico che determina il buon lavoro dell’attrezzo; certo se l’attrezzo è ottimo ed il manico pure, il risultato non può che essere eccezionale.

Detto questo, quanti sanno giudicare veramente una barca?

Nessuno, e dico nessuno, mi ha mai chiesto di vedere le linee d’acqua del progetto…ed è quello uno dei termini di giudizio basilari per farsi un’idea dell’equilibrio di uno scafo.
Tutti hanno commentato le due o le tre cabine, quanti bagni, la capacità dei serbatoi, la potenza del motore, pochi hanno chiesto se S drive o linea ad’asse, non capendone il perché tecnico della differenza.
Sulle sciocchezze dette a riguardo delle teorie sugli alberi passanti o in tuga, potrei scrivere un libro.
Sul rig ognuno aveva i suoi dogmi e la sua religione, con dovizia di esoterismi al riguardo.
Nessuno e dico nessuno dei visitatori che ho seguito (poco più di un centinaio), anche attenti ai particolari, ha chiesto qualcosa sugli impianti di bordo, elettrici ed idraulici; due o tre hanno chiesto delle pompe di sentina, ma nessuno ha chiesto sulla loro capacità di esaurimento.
Nessuno ha chiesto di vedere la macchina del timone, addiaccio, frenelli e leverismi, peraltro facilmente ispezionabili guardando in un gavoncino.
Tipo e posizione di pinna e bulbo, posizione e tipo di timone, dettagli su superfici bagnata, velica, dislocamento e loro rapporti: domande zero.
Quasi tutti hanno voluto vedere la testa dei prigionieri della pinna di deriva, commentando le dimensioni dei dadi che li ancoravano allo scafo…..(?)
In due hanno chiesto di un’imprecisata piastra di rinforzo.
Sulle dimensioni ho sentito di tutto e di più, roba del tipo che un 54 piedi è appena sufficiente per due ed un 35 piedi abbondante per sei, il senso della misura è morto da tempo: un requiem, e recitiamone uno anche per il buon senso comune.
Per la verità su questi ed altri argomenti, alcuni rigorosamente tecnici, altri al limite della filosofia di pensiero, imprecisioni e vere e proprie stupidaggini se ne sentono e se ne leggono quotidianamente.
Le domanda più frequenti: quanti nodi fa a vela, quanti a motore, quanti gradi stringe al vento (riguardo quest’ultima domanda la mia risposta standard era “Dipende da chi c’è al volante”).
Per finire mi sono meravigliato del grande numero di “ingegneri eolici” che sanno tutto sulla teoria e la pratica dei fiocchi auto viranti; ma alla domanda “lo ha mai provato?” nove su dieci hanno risposto più o meno così: “No, ma cosa c’entra si vede che non essendoci canale tra fiocco e randa la barca non può essere equilibrata e non rende di bolina” (!!??).
Non sto a dire delle cose che saltano fuori quando si propone in acquisto un usato, anche se davvero un buon affare con prezzo ragionevolmente proporzionato allo stato della barca (caso rarissimo); né le assurde richieste di prezzo, fuori dalla realtà e da ogni logica, nel caso di offerta in permuta, o di messa in vendita di una barca.
Concludendo il mercato da ciò che l’utente richiede.
Da una parte e dall’altra le eccezioni, rara avis, per fortuna ci sono ed in quanto tali, tali restano, anche nel prezzo richiesto e/o pagato.

E’ da tempo che mi sono reso conto che non è cambiato il mondo della nautica, sono cambiati gli uomini di mare, il mercato della nautica si è solo adeguato a loro….né poteva fare altrimenti.

Ho come il timore che prima o poi arriveremo a comprare le barche al supermercato o per corrispondenza, e, peggio, un bollino blu garantirà lo standard di natanti e navigatori.

Siamo rimasti in pochi, coraggio ragazzi il meglio è passato!


(niente di nuovo sotto il sole direte! ma una volta tanto che un discorso del genere non lo faccio io presuntivamente, ma viene da una persona esperta, e addentro alle dinamiche come "addetto ai lavori", per lo meno occasionalmente, sta a vedere che stavolta non mi darete del petulante visionario!)

lunedì 20 ottobre 2008

recensione dal Salone Nautico

ci è andato Alfonso, la domenica un paio di ore en passant.. ma in vista dell'aumento del pargolame di bordo non ha certo mancato di pensare al TOPKAPI II !

in perfetta linea con il nostro target... 10 metri, spaziosa, crociera pura, facile da portare anche da soli, robusta e sicura...... crocierone in stile nordico pur con qualche concessione ad un minimo di modernità

(Alfonso avrebbe anche guardato il mitico Rustler36 di Holman&Pye, volendo provare a perpetuare pedissequamente il Caipi! ..ma dato che non abbiamo programmato di fare l'oceano in coppia, ma piuttosto qualche uscita a famiglie riunite.. meglio avere qualche mq. in più intorno che qualche cm. in più in chiglia!)

E allora la prescelta sarebbe stata questa (mamma mia..!!!):  
SOUTHERLY 32 (http://www.northshore.co.uk/Flash/S32.htm)
discocamento medio, pozzetto protetto, decksaloon, interni caldi spaziosi e molto luminosi, ma con spazio di carteggio in stile atlantic-racer, poi anche fiocco autovirante con jenny bompressato e chiglia "swing" con doppi timoni strutturali per spiaggiarla


bella scelta Alfonso!!! :-))
(oggi compro un porcellino ed inizio la raccolta...)