"Come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?" (Joseph Conrad)

mercoledì 30 dicembre 2009

le ferie di Charlie2

(segue, e con i racconti estivi stiamo quasi per arrivare all'anno seguente..)

GIORNO 37 - 24/7 - Uvala Soline - Vestar (17 miglia la gran parte a motore)

Dopo la cena ieri sera presso il suo bungalow, Simone ha di nuovo incontrato l'amichetto romano in vacanza ed ho dovuto conceder lui il tempo per un ulteriore saluto in spiaggia, in compenso la discesa a terra è stata redditizia giacché ad un'ennesima visita al market abbiamo accoppiato una doccia cumulativa a completo scrocco dei servizi del camping.
Finiti i saluti non siamo riusciti a partire comunque prima delle 11 e con il vento da Sud già finito da un pezzo, non invece il mare che nel frattempo ha avuto tutto il tempo di formarsi abbondantemente e fino all'incrocio con le Brioni è tutto un dondolio fastidioso, tanto da spingermi a passare interno all'arcipelago dove, in effetti, la maretta finisce ma non invece la stanca di vento e l'insopportabile canicola. Al traverso di Fazana mi fermo persino e metto su il nostro bimini autocostruito rimasto in effetti riposto nel gavone di poppa sin dal primo giorno di crociera, un successo insomma, eppure quest'oggi l'arrivo dell'ombra in pozzetto fa la festa di tutto l'equipaggio surriscaldatissimo.
Risalendo lungo la costa istrana butto un occhio alla baia di S.Paolo che non mi sarebbe spiaciuta come sosta, ma la maretta mi sembra eccessiva, ed allora decido di provare a vedere com'è Vestar, dove non sono mai stato: giudizio discreto all'arrivo in baia, e decidiamo per fermarci.
C'è nel largo golfo protetto da un isolotto all'ingresso, una moltitudine di gavitelli di competenza del campeggio e che deturba irrimediabilmente tutta la baia, altrimenti carina: io ne abbranco uno libero e mi trovo ormeggiato in mezzo a barchini e natanti di tutte le fogge di proprietà degli ospiti del campeggio (per lo più motoscafini, ma ci sono anche alla boa materassini, canotti, e mezzi da sbarco d'ogni foggia); in effetti il campeggio è popolato per lo più da germanici armati di gommone o motoscafo a traino vettura, che una volta messo il mezzo in acqua poi sfrecciano per tutto il giorno a manetta in baia, facendo la spola tra il molo e l'isolotto e solo con lo scopo di consumar benzina o trascinare quei maledetti ciambelloni che pare siano la moda becera di quest'estate 2009, in ambito moscafistico evidentemente (o per lo meno finché non li regolamenteranno, non prima che qualche bambino si faccia seriamente male..).
Alla fine l'unica nota positiva è che, in barba a quanto scritto erroneamente sul 777, la boa non è affatto cara anzi al contrario completamente aggratisse; per il resto siamo andati due volte a terra per un gelato ed una visita al campeggio, e pareva d'essere all'Oktoberfest, con boccaloni di birra spillati a ripetizione e pure con tanto di pianobar/karaoke serale, sempre ad uso di Uber Alles Deutchland. Affatto nocivo, ma tutto anche molto molto rustico!

Miglia percorse 17
(miglia totali 481)

martedì 29 dicembre 2009

Grippia & Grippiale

urgesi chiarimenti! ...non dico che le due parole vengano correntemente scambiate l'un per l'altra (gravissimo), senz'altro però la lettura di discussioni online genera in me la certezza che nell'uso corrente dell'uno e/o dell'altro vi siano larghe zone d'ombra. su cui va immediatamente gettata un pò di sana luce di tecnica marinaresca..

Punto 1: di che si tratta.
i termini non sono affatto sinonimi, e al di là dell'assonanza indicano componenti dell'arte marinara distinti e separati!
La GRIPPIA è un cavo, tutto in cima o tutto in catena o anche misto, collegato al diamante dell'ancora.
Il GRIPPIALE è invece un gavitello, che può esserci o meno, e nel caso si trova legato alla grippia di cui sopra.




Fondamentale è comunque l'aspetto relativo alla "possibilità" della presenza del Grippiale, o meno: codesto gavitello può realizzarsi con qualsiasi mezzo galleggiante di dimensioni adatte (un piccolo parabordo piuttosto che un galleggiante da pesca, se non addirittura apposite boette in commercio con tanto di impressa la scritta ANCHOR, per dissuadere eventuali nuovi arrivati in baia da adoperarlo a loro volta come boa d'ormeggio!), tuttavia la sua presenza non è essenziale, nel senso che si può ugualmente far uso della Grippia, riportando piuttosto questa a bordo da prua, come descritto nella figura seguente.




Punto 2: uso, pro e contro.
Va detto subito che la Grippia si usa per godere del'impagabile vantaggio di garantire una rapida spedata dell'ancora in quelle condizioni di fondale laddove questa possa presumibilmente impigliarsi, caso emblematico i fondali di rocce multiformi (ed i peggiori sono quelli conformati con grossi massi): come dire, che in tutti i casi che codesto rischio si presenti in base all'esperienza dello skipper e la sua conoscenza dei luoghi, sarà utile la decisione da parte sua di predisporre la grippia già in fase di ancoraggio.



Questo è il primo e più importante, anche se non l'unico, vantaggio dell'uso della grippia che possa spingere lo skipper a richiederne l'impiego.
La manovra sarà quella classica consistente nel dar fondo fermandosi con il vento in prua, dopo avere preparato a bordo l'ancora principale appennellata fuori bordo sopra la superficie dell'acqua, e la grippia (cima o catena) ammanigliata al diamante dell'ancora principale e poi che faccia via in chiaro riportata a bordo, e abbisciata sempre in chiaro sulla prua, di fianco al pozzetto dell'ancora principale; si darà poi fondo, filando la grippia in anticipo se dotata di suo grippiale, piuttosto che filandola concordemente alla linea di ancoraggio principale se si adotta il sistema di rinviarla a sua volta a bordo.

Pro/contro del Grippiale: la boetta di segnalazione è assai intrigante, e indubbiamente molti skipper la usano anche per dar dimostrazione delle proprie arti marinaresche, ma in sè presenta una serie di inconvenienti non di poco conto. Prima di tutto in rade molto affollate rischia di invadere lo spazio di giro d'àncora altrui, e di per sè è poco cortese privare di spazio per l'altrui ancoraggio; in più, nell'eventualità di una salpata generale in emergenza, magari durante le ore notturne, la stessa boetta potrebbe non esser vista e finire aggrovigliata nelle eliche altrui, con le immaginabili conseguenze anche gravi, e tacendo delle relative responsabilità.
Nel caso opposto, invece, di stanca assoluta di vento, con le barche che inizino a girare sull'ancora non più in fase, lo stesso gavitello potrebbe urtare il proprio scafo o gli altri, e dar disturbo.

Sicuramente è comodo avere sempre l'indicazione visiva della posizione della propria ancora, anche a beneficio dei terzi, ma codesta manovra non deve essere abusata fino ad interferire con le manovre altrui: ciò per dire che il Grippiale va usato ("aggiunto") solo e soltanto quando è fondamentale segnalare la posizione della propria ancora, caso emblematico in certi porti sprovvisti di corpo morto in banchina, laddove il rischio di impiglio tra le linee di ancoraggio dei natanti in banchina è elevato, ed è anzi utile fornire a chi sopraggiunge la posizione esatta della propria linea già in acqua (è il caso questo, per esempio, di molti porti greci, dove l'impiglio tra le ancore delle barche in banchina è assai frequente, sgradevole tanto quanto pericoloso in presenza di traversia improvvisa).



E' evidente come in porto ciascuno scelga un calumo differente, e non è semplice da valutare a vista, dalla sola inclinazione della catena sugli altrui musoni, l'esatta posizione delle linee d'ancoraggio; in aggiunta si ricorda come nei porti la presenza di rifiuti sul fondo, prima di tutto vecchie ancore abbandonate, possa aumentare il rischi di impiglio, da risultare infine il sistema comodo per il successivo disincaglio.



In baia invece, laddove gli ormeggi sono pressoché paralleli al vento, è più semplice trovare indicazioni visuali sia delle posizioni delle linee d'ancoraggio già stese, che anche delle relative lunghezze. E' ovvio che in questo caso il grippiale di segnalazione può solo costituire un intralcio, senza considerare neppure la possibilità scortese che qualcuno possa adoperarlo di proposito per tenere a distanza le altre imbarcazioni alla fonda!

Il suggerimento di usare una grippia di lunghezza inferiore al fondale, da collocare il galleggiante ad un paio di metri dalla superficie dell'acqua per non dare intralcio ma essere ugualmente raggiunto con una facile apnea, è utile ma non trova il mio favore.

Ci sarebbe anche l'opzione 3, con il Grippiale adoperato per tenere la Grippia discosta dal fondo, e poi collegato alla prua dell'imbarcazione con una ulteriore sagoletta, di modo che non segnali la posizione dell'ancora ma eviti almeno che la Grippia possa attorcigliarsi con la linea d'ancoraggio, ma nuovamente la soluzione non mi piace per la sua eccessiva complessità (oltre che la confusione che può altrimenti ingenerare presso gli altri equipaggi in rada..)

Più comoda è la soluzione di rinviare la grippia a bordo: si manovra facilmente da prua, ed in caso di incidente o emergenza si manovra istantaneamente, e senza dover mettere in acqua il battellino; rimane peraltro un estremo rischio di accavallamento della linea di ancoraggio con la grippia, se questa è stata filata in eccesso, quindi i due cavi potrebbero aggrovigliarsi; sicuramente regolando la linea di ancoraggio anche la grippia va regolata di conseguenza, prima di tutto se non si vuole commettere il grossolano errore di veder ancorata la propria barca sulla grippia quando si fila più catena senza modificarne la lunghezza!

Esiste un unico caso "di scuola", dove la presenza del Grippiale risulta determinante, ed è quello dell'incaglio della propria linea di ancoraggio sotto quella di un'altra barca sopraggiunta, magari un grosso motor yacht: in questo caso con la Grippia riportata a bordo essa stessa si troverà sotto alla nuova pesante linea d'ancoraggio da essere inservibile, salvo un tuffo in apnea in acque basse che risolva la situazione, mentre con il galleggiante a debita distanza il cavo collegato al diamante dell'ancora sarà libero da inpicci ed una volta filata tutta la linea d'ancoraggio principale per occhio, si potrà recuperare tutto a bordo passando sotto la linea d'ancoraggio soprastante, agendo a partire dall'estremità della Grippia collegata alla boetta e facendo scivolare tutto quanto sul fondo. E' evidente comunque, che questo caso è probabile che accada solo in porto, per ribadire come già detto l'opportunità e l'utilità dell'uso del Grippiale in porto, molto meno in baia.

In realtà, il Grippiale è a sua volta utile a segnalare la propria linea di ancoraggio abbandonata sul fondo, in condizioni di fuga repentina che avesse richiesto di filare tutto quanto per occhio, quindi per un futuro recupero di linea d'ancoraggio ed àncora: fermo restando, però, che in quelle condizioni il galleggiante di segnalazione si può anche aggiungere alla Grippia riportata a bordo, un attimo prima di "tagliare la corda".


Dulcis in fundo due piccole dritte, di carattere "operativo".

1) che fare di fronte ad un incaglio della propria ancora laddove questa non era dotata di grippia?
..diciamo che la grippia, sistema comunque classico per spedare un'àncora incattivita, si può improvvisare come "volante", inventandosi un cappio di cima intorno alla propria catena quindi recuperandone quanto più possibile di modo che la barca si trovi quasi a piombo con l’ancora, e poi aiutandosi con un peso di piombo (basta uno di quelli da sub), si fa scendere il cappio lungo la catena fino sul fondo. L'obbiettivo è di far scorrere il cappio lungo tutto il fuso dell’ancora fino ad approssimarsi al diamante e per questo ci si può aiutare con il battellino spostandosi dalla parte opposta alla barca e tirando, quindi si userà infine il cavo come una normale grippia per tentare di spedare l'ancora impigliata.




2) si tenga sempre presente che la Grippia può esser potenzialmente anche adoperata per rinforzare il proprio ancoraggio con un Pennello ("appennellaggio")
Il Pennello è infatti, per definizione, un secondo ancorotto che mediante una cima o catena preventivamente legata al diamante dell’ancora principale (per l'appunto la grippia), vi viene ammanigliato per cicala ed affondato a mare in modo che concorra con l’ancora stessa alla presa e quindi tenuta sul fondale. Raramente si prevede subito la manovra, dando fondo prima al pennello poi all'ancora principale, perché significa che le condizioni meteomar sono avverse e forse era meglio riparare in un ridosso più sicuro se non in porto (in questo caso, il pennello ammanigliato alla grippia sarà posizionato sopravento all'ancora principale, entrando in forza quando questa inizia ad arare); ma invece, se si vuole aggiungere il pennello successivamente, servendosi del battellino di servizio, si recupererà il grippiale, liberando la grippia e le si annoda il pennello con un nodo di ancorotto, quindi si andrà poi a dare fondo al pennello nel punto prescelto sopravento all'ancora principale.


(in questo caso sarebbe sempre bene eseguire la manovra con una grippia di lunghezza superiore alla batimetrica del luogo di ancoraggio, allo scopo di evitare di sostenere, a mano o col barbotin, il peso di due ancore quando si dovrà salpare, e in modo che si potrà recuperare l’ancora principale a bordo mentre il pennello giace ancora sul fondo)


Buone Grippie a Tutti!

giovedì 24 dicembre 2009

Buone Feste

con l'augurio di diventare tutti più buoni... bye bye, and see you soon..
d


mercoledì 23 dicembre 2009

Letterina a Babbo Natale

Caro Babbino Natalino quest'anno portami....... HEROINE.

..che non è un celebre singolo dei Velvet Undeground, nè una polverina magica che "sembra talco ma non è / serve a darti l'allegria", bensì "solo" la più bella barca che gli occhi miei abbiano mai visto... ormeggiata in quel di Portisco (Costa Smeralda) qualche tempo fà, yacht progettato da German Frers e costruito one-off per sè stesso medesimo... attualmente in mano ad un sedicente banchiere svizzero neppure più di tanto preso per la vela, quanto forse solo appassionato di cose belle da possedere... e cosa c'è di più bello di Heroine?

a vouz.. e tu Babbo non distrarti e fà il tuo dovere, eh?



martedì 22 dicembre 2009

a Caorle non fa mai freddo!

sono quasi 7 gradi!!! (sopra... a Trento ometto di dire "meno" ormai da settimane..)

le ferie di Charlie2 (..segue..)

GIORNO TRENTASEI - 23/7 - Veruda U.Soline ...fermi!

La pigrizia di fine crociera ammorba definitivamente skipper ed equipaggio: dichiaro già al risveglio di voler fare poche miglia e comunque non prima di una colazione come Dio comanda al bar. Ma la discesa a terra si rivelerà fatale, perché Simone incontra un coetaneo italiano, familiarizzano presto ed infine il piccolo mi chiede supplichevole di rimanere ancora una notte per accettare l'invito a cena nel bungalow del nuovo amichetto romano: come dire che dalla colazione del mattino ritorneremo a bordo solo per il pranzo, dopo una mattina trascorsa a far bagnetti sulle rive del campeggio.
Pomeriggio nell'ozio più profondo in pozzetto, allietato solo da un paio di "numeri" visti in giro per la baia:
- un grosso motoryacht che si porta in giro "al guinzaglio" una veletta di 7/8 metri, agganciata per la catena dell'ancora;
- un tale in tender che per riguadagnare la propria imbarcazione prova a remare con un retino da pesca quale improbabile pagaia;
- un First 31.7 supersportivo e supersponsorizzato con due ombrelloni da spiaggia improvvisati come tendalino da pozzetto, che decide di andare libero a zonzo arando per tutta la rada, a conferma che i regatisti armati delle loro ancorette di cartone per risparmiar peso una volta in crociera sono costituiscono un perenne pericolo in baia (..si è spostato due volte, e per due volte la sua ancora ha arato, roba da pipponi, l'unica ancora su duecento e rotte calate in baia, che arava! ..che l'intera umanità nautica di Veruda affacciata e allarmata in pozzetto, ha tirato un sospiro di sollievo solo quando il pippon-regataro ha preso la strada del marina!).

Che fauna ragazzi....

P.S. La frase del giorno è di Simone, alla vista di un catamarano piccolo vecchio cadente e sgarrupato, che ci affianca all'ormeggio: "Papà papà, guarda.. un catamarano TRISTE!"
A soli 4 anni, bontà sua, ha già capito tutto, compreso che i cat li vedi quasi sempre carichi di veline allegre e svestite e skipper abbronzati e la tartaruga in vista, e musica a palla...

Miglia persorse Zero Palla
(miglia totali sono sempre 464)


lunedì 21 dicembre 2009

giovedì 17 dicembre 2009

CHASSIRON GT

Oggi "chicca". Barca francese da veri francesi, quindi barca da viaggio prima di tutto, ma tra le francesi da viaggio andiamo a pescare un modellino con fattezze e fascino da "vecchia bizzocca" eppure ancora apprezzatissima tra i cuginetti velisti d'Oltralpe. Anzi: si potrebbe dire che la parola stessa Chassiron rappresenti per loro un mito della vela paragonabile, con le dovute proporzioni, a quanto per noi italici possano evocare le realizzazioni storiche di cantieri come Sangermani o Craglietto; e la scelta nella ristrettissima gamma di questi celebri velieri da grandi navigazioni ricade sul modello mediano: tra il piccolo familiare GC ("grand croiserie") e l'inarrivabile TDM di 13 metri ("tour de monde" e non serve aggiungere altro!), vediamo l'intermedio ed equilibrato 11 metri GT ("grand tour"). Di seguito un paio di foto di insieme, in cui spicca la splendida coperta (in legno) e la chiglia lunga "oceanica" (scafo invece interamente in vtr), di un esemplare armato a sloop (esiste anche un'opzione di armo a ketch, assai tipico sugli Chassiron): il pozzetto è comunque centrale e raccolto, il cavallino accentuato, la tuga rialzata appena fino oltre l'albero, la poppa a curvatura negativa. Ancora di seguito una breve scheda tecnica poi alcuni "dettagli" che contano.

Builder: Chassiron Designer: Chantier Richard à Marenne

Dimensions
LOA: 11,5 m Beam: 3,6 m Draft: 1,7 m

Engines
Engine(s): Diesel Engine(s) HP: 49 Engine Model: Perkins

Tankage
Fuel: 150 l Water: 350 l

mercoledì 16 dicembre 2009

Les enfants du large

questo era l'antefatto..





poi l'epilogo finale:




Les enfants du large
Caricato da apocalyptique01. - Video di viaggi esotici.


il link al loro sito sta "da mò" in blogroll.. adesso siamo all'epilogo. ...che dire: MERAVIGLIOSI.

martedì 15 dicembre 2009

Meteo Venezia

uh che bella segnalazione che ci segnalano..

webcam & dati


in diretta dalla:

Oceanographic TowerAT 45° 18,83’N, 012° 30,53’E


Visualizza Senza titolo in una mappa di dimensioni maggiori

domenica 13 dicembre 2009

le ferie di Charlie2 (..segue..)

GIORNO TRENTACINQUE - 22/7 - Maracol (Unjie) - Veruda (Soline) - 1h. motore+ 4h. vela + 1h. motore per coprire 27 miglia

E' proprio vero che quel che il mare si prende poi lo restituisce.
Ci svegliamo tardi ed impigriti, ma un pensiero alle occhiatine che continuano a ronzare intorno alla chiglia del Topkapi glielo voglio riservare lo stesso, ma a conferma del detto prima richiamato, lanciamo più volte il sugherello fortunato del giorno prima ma sempre senza successo. Al che decido di partire, mentalmente con meta Martinscica su Cres, tanto che nemmeno noto le barche in baia tutte disposte con la prua a mezzogiorno.. e solo quando esco dalla baia traggo in fila 3 conclusioni:
1) che soffia aria da Sud quanto basta per dar vela
2) che all'ormeggio a Martinscica con questo vento si potrebbe ballare
3) che sarebbe questa -specialmente- la giornata ideale per traversare il Quarnaro.
Al che, senza esitazioni di sorta, mi sveglio dal torpore mattutino, do tutta tela e comunicando all'equipaggio le mie nuove intenzioni ed il cambio di programma, punto dritto al faro che delimita Unjie sulla punta NE, con una brezzetta al giardinetto che sulle vele a farfalla mi frutta una spinta buona per fare i 4 nodi.
Il vento arriva da SSE e doppiando la punta di Unjie conto di guadagnarci in angolo e confido pure in un rinforzo, liberandomi dalla copertura dell'isola stessa: così è in effetti, anzi trovo una 15ina di nodi che prendiamo al traverso mure a sinistra che per fare il Quarnaro è grasso che cola (e quando mi ricapita di nuovo!??!), insomma regolo le vele di fino una volta per tutte, carrelli vang meoli e tutto il resto, porto il carrello della randa un pò sopravento e con questi due cucchiai di vele che mi sono creato, belli larghi e distanti fra loro, faccio un unico esaltante bordo per rotta 275/280° fino al faro di Porer. La rotta sarebbe stata più corretta e ferma se ci fosse stato Charlie vivo a bordo mentre la mano è quel che l'è, ma tanto basta per arrivare a destinazione dopo 3 ore e rotte di splendida vela.
Quel che il mare si prende poi restituisce, appunto si diceva.. (ripensando alla traversata d'andata sotto la bora!)
Per inciso ingaggio un'altra barca delle nostre stesse dimensioni, proprio sulla punta di Unjie, pare un Hurley o un piccolo parimenti teutonico Sunbeam, e dopo averla subito passata sopravento, e tranne durante qualche minimo momento di impaccio mentre il timoniere si pappava due cheesburger con la barra del timone tra le gambe e la faccia pasticciata di salsa ketch-up, alla fine la terremo sempre ben distanziata sulla nostra poppa, lasciandole non meno di 3 miglia di distacco sull'ideale traguardo di capo Promontore.
Da li in poi niente di che per la cronaca, invece: si dovrebbe poggiare assai per costeggiare l'Istria ma con il vento alle spalle ed in calo ci si muove a malapena, e tocca dar motore fino a guadagnare la solita baia di Soline. Dopo un paio di prove in mezzo alle imbarcazioni alla ruota che riempiono la rada all'inverosimile, decidiamo di metterci con una cima a terra da poppa, in prossimità del campeggio Indie, e guadagno la posizione con una manovra chirurgica in mezzo alle barche già nei pressi. Manovra conclusa con il solito tuffo del comandante con la cima tra i denti, ma premiata dalla fortuna che mi ha fatto trovare uno splendido aggangio sulla scogliera per il capo da bloccare a terra: arrampicandomi sugli scogli ho letteralmente messo la mano, con l'intenzione di tirarmi su fuori dall'acqua, direttamente su una splendida boccola di ferro resinata agli scogli! ..da tenere a mente, per il futuro.
Nel tardo pomeriggio non resta che il tempo di andare a comperare del buon pane fresco al market del camping e poi fare la festa alle 10 occhiatine che in fondo al frigo non aspettano altro che di essere passate in padella, ed il sottoscritto da solo ne farà fuori ben sei. Innaffiando tutto, ovviamente, con l'ultima ultimissima boccia di prosecco rimasta orfana in frigo, e già che ci sono dopocena do fuoco anche all'ultimo sigaro rimasto.
Siamo "alle corse" insomma: era iniziata da qui con la baia semideserta in una giornata fredda grigia e ventosa, e tutto volge al termine sempre da qui, in mezzo ad altre 300 barche stavolta. Ma per molti di loro è l'inizio delle feste, e non per noi.

Miglia percorse 27
(Miglia totali 464)

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sabato 12 dicembre 2009

Samantha Davies al Fastnet

meravigliosamente Sam, la Velina tutta muscoli della vela mondiale che qualunque armatore vorrebbe a bordo della propria unità... io l'adoro già.. praticamente questa ride sempre!!!

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venerdì 11 dicembre 2009

stanotte incubo

..un incubo..

stanotte ho sognato di stare con i miei amici Sonia e Giorgio..
stavamo a Fiumara (o almeno dovevamo stare a Fiumara, nei pressi di Roma dove Sonia e Giorgio si sono trasferiti, ma ammetto che io laggiù non ci sono mai stato!), però quello che è più strano è che c'era anche il Topkapi, e l'avevano messo in secca ma il piazzale era come su un terrazzo e noi stavamo a bordo in pozzetto e mi stavano spiegando grazie a quella vista dall'alto come sono organizzati i posti barca lungo il Tevere.....

..quando ad un certo punto è arrivato un vento fortissimo che ha fatto sollevare il Topkapi dall'invaso con noi a bordo e ci ha portato tutti via, noi con tutta la barca, e siamo restati in aria un attimo fino a quando questa è caduta rovinosamente sul piazzale ed ero morto di paura!!!

mamma mia che incubo...... meno male che il Topkapi sta in acqua per adesso, meno male.. ma mi sono svegliato ugualmente tutto sudato, giuro che ho perso 3 anni di vita prima di realizzare che fosse soltanto un brutto, bruttissimo sogno!

giovedì 10 dicembre 2009

le Onde: ritratti

(niente di nuovo, stanno girando il mondo intero, ma non potevo non presentarle pure io.. giacché sono semplicemente sensazionali..)


















scatti di Clark Little, from Hawaii


mercoledì 9 dicembre 2009

le ferie di Charlie2 (..segue..)

GIORNO TRENTAQUATTRO - 21/7 - baia degli Inglesi (Lussino) - Uvala Maracol (Unjie) - (1h. motore + 1h. vela + 1,5 h. motore , per complessive 10 miglia)

Giornata finalmente tranquilla, iniziata nella più placida routine crocieristica: sveglia tardi, bagno, colazione abbondante, ritmo lento subito dopo il risveglio fino poi alla partenza senza fretta alcuna. Ci aspettano poche miglia e ci scappa anche un'oretta di buona vela, una bolinetta stretta per la solita rotta del ritorno verso casa per 340°, il solito limite del Topkapi per risalire contro la brezzetta da Maestrale, ma pur sempre niente male per una vecchietta arzilla come Lei!
Tutto molto bello per lo meno finché dura, perché il vento è instabile e per guadagnare il gavitello in baia prima dell'arrivo delle flotte barbare serve l'aiuto del motore: la baia al nostro arrivo è in effetti inesorabilmente strapiena, e sono soltanto le 13.30, tanto che rimangono non più di una decina di boe libere tra le oltre 150 di tutta la grande e arcifamosa baia di Maracol; ci accaparriamo senza indugio il gavitello libero numero 23, ma in men che non si dica, con il succedersi continuo degli arrivi, non solo tutte le boe andranno occupate ma persino si crea una duplice schiera di barche sopravento al campo boe, alla ruota sulla propria ancora, a parte alcune altre disposte lungo il versante ovest del fiordo con cima a terra: insomma è un carnaio.
Il posto è comunque ugualmente pittoresco e vieppiù conveniente (solo 10 kn/m + 5 kn/persona), quindi ci rilassiamo con bagni e pranzetto a bordo, prima di dedicare le prime ore del pomeriggio alla pesca, che a fine battuta si rivelerà veramente pingue come non mai: per la gioia e lo stupore degli equipaggi delle barche intorno alla nostra, delle splendide e svestite ragazze svizzere su un charterone da una parte ed una famiglia di tedeschi su un rusticissimo Van de Stadt dipinto di rosso dall'altra, i quali tutti ad ogni pescata esplodevano in fragorosi applausi di approvazione e compiacimento, con l'aiuto del fido Simone sono terminate in carniere ben 10 belle occhiate, record assoluto di presenza di pesce nel nostro frigo di bordo!
Interessante la percentuale di canestri andati a segno: 10 occhiate abboccate su 13 lanci, numeri degni del cecchino Larry Bird nelle sue migliori annate.
Nel tardo pomeriggio, per finire in bellezza, non ci facciamo mancare anche una salutare passeggiata fino al paese di Unjie laddove, dopo una sosta al baretto sulla spiaggia per una birra fresca d'ordinanza, presso il market paesano invece, troveremo in vendita anche dell'ottimo pecorino di Pag utile a deliziare il desco serale.

Miglia percorse 10)
(Miglia totali 437)








e per finire, 2 CAPOLAVORI:

la Chica Boba di Sciarrelli:


il mio abbronzatissimo secondogenito Francesco:

martedì 8 dicembre 2009

NAUTIC SAINTONGE 43 RORQUAL

Rieccoci con la nuova barca (vecchia) della settimana: giacché le scorse pubblicazioni hanno suscitato solo commenti entusiastici circa le "scelte editoriali", ma nessuno a contenuto tecnico che potesse accendere anche un mini-dibattito a tema, e siccome che oggi è festa e non lavorano nemmeno i blog, questa settimana pubblico una barca senza personale sforzo alcuno: solo dati tecnici e foto, ma dulcis in fundo... il commento di un appassionato armatore! ..chi meglio di lui può descriverla, tessendone lodi e virtù?







Progettista: Anzepy Brenneur
LFT 13,37 mt
LWL 11,50 mt
BAGLIO (max) 4,08 mt
DISLOCAMENTO 13500 kg
ZAVORRA -- kg
PESCAGGIO STANDARD 2,05 mt
SUPERFICIE VELICA 113 mq
RISERVA ACQUA 600 lt
RISERVA GASOLIO 400 lt



Di seguito alcune belle foto tratte dall'inserzione di vendita di un esemplare esposto su Yachtworld, per la cifra veramente modica di 40mila euro circa, forse meno.. ovviamente sta in Francia!

venerdì 4 dicembre 2009

le ferie di Charlie2 (..segue..)

GIORNO TRENTATRE' - 20/7 - Veli Losinj - Baia degli Inglesi (Lussino) - 3 miglia in 1h. motore

Dopo un giorno infame e duro, ed il successivo di recupero e relax, non si può che ripartire da un sano e generoso giorno di shopping e rifornimento di bordo. Siamo a Lussinpiccolo ed a terra si trova di tutto: dal pesce fresco al mercato ittico (2 orate allevate per cena ed una pietanza di brodetto a 50 kn o poco più), alla carne (cevapcici, salsiccia e fettine), dal pane veramente ottimo alla frutta e verdura (pomodori, insalata, fichi, uva, albicocche, banane, carote.. basta vero?). Anche alla barca non facciamo mancar nulla, caricando acqua e gasolio e pure una ricarica di gas, cercando e trovando il celebre sig. Volpato, come si fa da queste parti bussando di porta in porta, che da buon vecchietto allegro che abita in compagnia di un cagnetto simpatico dentro una specie di magazzino "fuori porta", per sole 50 kn si diletta a ricaricare "in casa" la nostra bombola di campingaz (l'alternativa in zona, la ricarica "ufficiale" presso il campeggio di Cikat, è fuori mano e funziona solo ad orari ristretti).
Di stare una notte ancora in marina perlatro non se ne parla proprio, la tariffa di 340 kn per posto barca e servizi (45 kn per acqua, 55 kn per corrente elettrica e 45 kn ancora per i servizi igienici) scoraggia, ma Lussino merita ancora un'altra notte ugualmente, e così dopo le fatiche della mattinata di compere ci facciamo vincere dalla pigrizia raggiungendo per la notte la prima baia utile, ad appena 3 miglia dal centro cittadino, appena all'esterno della sempre suggestiva "Valle d'Augusto", e ci mettiamo pertanto alla ruota in "baia degli Inglesi", prossimi all'isolotto e sfruttando il basso fondo di sicura sabbia bianca, in luogo di ammassarci alle numerose barche che affollano la parte più interna del ridosso.
Consumiamo una cena frugale a base di pesce innaffiandola con il solito prosecco di bordo ben ghiacciato, e che comincia già a scarseggiare nel gavone/cantina, ma siamo a Lussino e quasi ce la stiamo per lasciare alle spalle, ed una volta usciti dall'arcipelago nei prossimi giorni, il fatto che il vino scarseggi dopo tutte le libagioni a buon fine è anche lecito.

Miglia percorse 3
(miglia totali 427)










giovedì 3 dicembre 2009

Ciao Giorgio

Mi spiace darne la notizia, l'anno scorso dovevo ritirare dalle sue mani il primo premio al concorso fotografico patrocinato dalla sua rivista in quel di Genova ma erano i giorni dell'arrivo del secondogenito e mi ha premiato "per interposta persona", ma ne ho continuato ad apprezzare mese per mese le righe autografe ricche di poesia nella prima pagina del numero di "Bolina" appena ricevuto in abbonamento, sempre il miglior modo per iniziare la vorace lettura dell'atteso giornalino mensile.. preferisco quindi salutarlo ricopiando testuale il comunicato dal sito Bolina.it, aggiungendoci solo il mio personale saluto a chi non è più tra noi.
Buon Vento Giorgio.

02 dicembre 2009
È scomparso il “papà" di Bolina
Giorgio Casti, fondatore della rivista Bolina si è spento lunedì 30 novembre. La camera ardente sarà allestita presso il cimitero Verano giovedì 3 dicembre alle ore 10,30.
La redazione di Bolina piange la scomparsa di Giorgio Casti, fondatore della rivista e direttore storico dal 1985 al 2005. Il “papà di Bolina” si è spento lunedì 30 novembre al termine di una lunga malattia che per quanto sofferta, non l'ha mai distratto dalla sua passione per il mare, la vela e il giornalismo. Aveva 65 anni.
I redattori e collaboratori del mensile e i dipendenti della Editrice Incontri Nautici si stringono al dolore dei famigliari certi che Giorgio stia ora navigando in oceani puliti dove venti freschi e favorevoli non cessano mai di soffiare.
L'allestimento della camera ardente è previsto per giovedì 3 dicembre alle ore 10,30 presso la Sala egizia del Cimitero Verano di Roma.
Buon vento Comandante!

mercoledì 2 dicembre 2009

Mr. Big Skagerrak: nice meeting you

(pubblico con piacere l'esperienza "nordica" molto ben raccontata da Michele Antonelli sull'ultimo numero di dicembre 2009 di Bolina, insieme agli splendidi video in navigazione a bordo del meraviglioso Najad OKIPIK)

Dal Diario di bordo di Okipik 2/3 ottobre 2009.
L’ ultima tappa velica del 2009 per me era la Kiel- Henan (isola di Orust Nord di Goteborg), attraverso le isole della Danimarca, con passaggio sotto il ponte Storebro e rotta su Skagen per poi puntare a Henan. Con gli amici ADV l’ ultima volta abbiamo dovuto rinunciare causa vento forte da N e rottura della randa/tesabase sul boma.
Sono passate due settimane ed il maltempo non lascia alcuna speranza. Siamo entrati nell’autunno nordico e tutto si fa piu’ difficile. Penso addirittura di lasciarla a Kile per l’inverno. Nel frattempo la barca e’ rimasta in buone mani ed i fornitori si sono adoperati per riparare la randa e la manovra sul boma.
Consulto Windguru e pare che nel primo week end di Ottobre Eolo cominci a soffiare da SW. Qualche telefonata e due amici verranno da Goteborg, un ADV e’costretto a rinunciare per la short notice, peccato. Prendo un aereo ed un autobus e sono in porto. Effettivamente tutto e’pronto per la partenza, ci sono ancora 20 kn e domain venerdi e’prevista pioggia. Poco male, accendo il riscaldamento e vado nel ristorantino del marina di Laboe e ordino una zuppa di pesce tedesca. Non male ed a prezzi ottimi.
Si vive bene a bordo, sono con in compagnia del 3 libro di Stieg Larson che mi prende lo stomaco e la barca ondeggia leggermente nel porto. Chiudo gli occhi e sogno.
La mattina successive il traghetto della Stena line arriva in orario alle 9:00. Gli amici sono pronti e motivati: il primo mi ha venduto la barca, il secondo l’ha progettata e costruita. Rimpinguiamo la cambusa con pane, pomodori, fagioli, tonno, biscotti, piadine, acqua, birra, latte, cipolle e pasta. Carne, minestrine, caffe e il resto sono a bordo, riempiamo un serbatoio di nafta (male che vada andremo a motore) ed issiamo la randa alle 11 :00 am. Davanti abbiamo 250 miglia da percorrere in 40 ore max. Il ho il problema dell' aereo, gli amici di rientrare la domenica. Il vento ci dice buono ed anche il tempo. Ha smesso di piovere e c’e il sole. Guadagnamo l’uscita del fiordo di Kiel e puntiamo a NE verso l’isola di Longeland, detta anche la macchina del vento. Procediamo paralleli ma fuori al canale delle navi commerciali. Autopilota, plotter e radar accesi, come e’ bella la vela. Spegniamo il motore e si va gia’a oltre 8 nodi. L’ isola di Longeland a babordo e’ piatta ma ricca di vegetazione, preferiamo andare « controsenso », ma non diamo fastidio al traffico commerciale ed in piu’guadagnamo un po’di effetto venturi. Contiamo di essere sotto il ponte mitico dello Storebelt, nel Kattegat, che collega l ísola di Copenaghen a quella di Ondense. Una volta ci siamo passati in auto e mi affascinava vedere navi e barche a vela passare sotto questo gioiello ingegneristico. E’alto 65 mt, stavolta non guardero’ con tensione alla testa d’albero.
Vediamo qualche nuvolone all’orizzonte, ma il tempo e’bello e si vola. consumiamo un pasto veloce e rimandiamo a piu’tardi la cena. Non si balla, la musica ci accompagna. Eolo ci avvisa ma tardiamo ad prendere una mano di terzaroli. Il groppo ci becca a 25 kn poi 30. Riduciamo la randa e continuiamo,superiamo i 9 kn e, incredibile, il vento e’sempre al traverso. Osserviamo i turni e alle 5 scendo sottocoperta per una cena anticipata. Uscendo allo scoperto nel Kattegat e con il traffico navale che aumenta, sara’ bene essere sobri. Penne al sugo di vitello con spezie del Ceylon e Madagaskar. 500 kg in tre e non avanza niente. Il morale dell’equipaggio e’alto, lo stomaco pieno e scorgiamo il pote che e’almeno a 10-15 miglia. Alle 20 :00 abbiamo percorso 68 miglia e ci prepariamo a passare sotto il ponte, foto di rito, anche la luna e’con noi.


lunedì 30 novembre 2009

La cucina di bordo

oggi proviamo a recensire un libro senza averlo letto.. giacché trattandosi di un ricettario a cosa serve la recensione senza assaggiare poi i risultati della lettura?




Franco Bertozzi - La cucina di bordo
pp. 240 - Isbn 978-88-95842-37-0
19,00 €
edito da Nutrimenti nella sua splendida collana "mare"


..e non ci provo nemmeno a far copia-incolla dell'abstract dal sito della casa editrice, e piuttosto vi ricopio una ricetta originale dell'autore, di quelle buone per tutte le tasche, per tutti i palati, e specialmente per tutte le andature!


..leccatevi i baffi:
pesce al cartoccio con la pentola a pressione

Ingredienti per 2 pax
1 pesce di circa 500-600 gr.(ideale orata e spigola)
2 limoni
1 spicchio d'aglio
4 cucchiai di olio extra vergine d'oliva
maggiorana o prezzemolo tritato
sale e pepe
1 o più (nel caso di più pesci) foglio di alluminio (che non va mangiato: golosi)
Pulire il pesce, tagliare testa e coda (se troppo grande), sciacquarlo. Si possono cuocere anche pesci al trancio (pagaro, dentice, nasello).
Spremere 2 limoni in una ciotola ed unite 2 cucchiai d'olio, aglio sbucciato e tagliato a fettine, sale, pepe, 1/2 cucchiaio maggiorana o prezzemolo tritato. Sbattete questa salsina molto bene con una forchetta ed a parte avrete preparato un rettangolo di foglio d'alluminio e versateci sopra due cucchiai d'olio che utilizzerete per ungere da ogni lato il pesce.
Preparate il cartoccio (o i cartocci) e prima di chiudere bene il tutto versateci la salsa preparataa ed unite 2-3 fettine di limone. Chiudete BENE gli involti stringendo i bordi del foglio d'alluminio e ponete il cartoccio sul FONDO DELLA PENTOLA A PRESSIONE dopo averci versato mezza tazza d'acqua. Il tutto a freddo.
Mettete il coperchio e chiudete. Accendete il fuoco e dal primo fischio calcolate 8 min di cottura se pesci di portata 12 min se grossini.
Trascorso il tempo di cottura spegnete il fuoco e lasciate in pentola ancora per 5 min i pesciolotti.
Scaricare la pressione ed aprite il coperchio.

BUON APPETITO!

sabato 28 novembre 2009

venerdì 27 novembre 2009

Baltic 35 J&V

(di questi tempi che vanno di moda le vecchiette arzille e rinnovate..)



è stato il mio wallpaper per anni, non serve dire altro: parafrasando il rag. Fantozzi: il mio "sogno mostruosamente proibito"

mercoledì 25 novembre 2009

prima rottura all'ARC

Appeno iniziato il rally atlantico, al via da appena 3 giorni, e già la prima vittima celebre:



questo bellissimo e nuovissimo yacht da regata (uno Judel&Vrolijk di 53 piedi, chiamato Auliana II) giace già abbandonato da qualche parte a sud delle Canarie, ma non crediate di partire per recuperarlo a cuor leggero, giacché ha perduto malauguratamente il timone..tutti tratti in salvo per fortuna i membri dell'equipaggio; qui i dettagli.

edito aggiungendo il lilnk alla personal page della (ex) barca

martedì 24 novembre 2009

ORCA 43

L’ Orca 43 venne pensata da Dick Carter come una barca in grado di competere nelle Admiral’s Cup dei primi anni ’70 nell’ambito del regolamento IOR. Carter, in particolare, studiò a fondo il regolamento IOR in modo da sfruttare appieno le sue possibilità ed ottenere un veloce scafo con il minimo rating possibile. Sono molto originali, per esempio, i disegni del timone con un corpo notevole che prosegue la linea dello scafo e la parte inferiore dell’opera viva, praticamente piatta.
Anche il trim-tab serve a sfruttare il regolamento IOR nel calcolo del rating e, nello stesso tempo, a compensare la tendenza orziera nelle andature di bolina.
La forma dello scafo è molto elegante ma molto differente dalle forme moderne. Si notano, in particolare, il grande slancio di prua, il piccolo specchio di poppa triangolare e alzato sulla linea dell’acqua. Anche in pianta l’Orca 43 si distingue per la prua e poppa molto rastremate e ampio corpo a mezza barca. La coperta è flush-deck e la fa apparire molto spaziosa.

La costruzione iniziò presso il cantiere Sailboats di Crespellano (BO) che in seguito cambia nome in Cantieri del Pardo ed è famoso per la lunga serie di Grand Soleil e per gli alti standard di costruzione. La costruzione dello stampo dell’Orca 43 viene seguita direttamente dal disegnatore americano Dick Carter così come l’attuazione dei primi prototipi di cui uno fu commissionato e acquistato da Raoul Gardini nello stesso periodo.
Giuseppe Giuliani, l'imprenditore romagnolo che nel 1970 aveva rilevato il fallimento della Sailboat in quel di Forlì aveva lavorato già con Carter nella realizzazione per esempio del Carter 37, ma ponendosi l'obiettivo di realizzare qualcosa di nuovo e diverso, inizierà il suo sodalizio con Jean Marie Finot che diede poi luogo al varo del primo Grand Soleil 34 qualche anno dopo, decidendo piuttosto di fermare la produzione dell'Orca in Romagna.


Dopo la costruzione di un numero molto limitato di prototipi (probabilmente 4) gli stampi furono ceduti ai Cantieri Navali Fiumicino (Roma) che, in seguito, li passò ai Cantieri Navali Nautical Fiberglass (Roma). Questi cantieri, con alcune modifiche, li utilizzarono per mettere sul mercato, fino al 1984 circa, alcune decine di Orca 43, alcune anche in versione ketch. Questi cantieri, in qualche modo, utilizzarono standard un po’ inferiori di costruzione.




lunedì 23 novembre 2009

Dragonfly by Quorning Boats of Denmark

un filmato era kappaò quindi "uppo"..

..e con l'occasione dell'edit lancio un'idea: e se andassimo a vederli esposti al prossimo BOOT di Dusseldorf, dal 23 al 31 gennaio 2010?



cosa meglio di un Ovni? risposta scontata: 3 ovni!!! :-)))

(anche se non si tratta di scafi in alluminio... ma ugualmente versatili, spiaggiabili, chiudibili, gestibili, fruibili, ecc ecc ecc)


filmati che promettono veramente tanto, non si tratta di un qualsiasi Lagoon da truppa charteristica sciammannata, ritengo i modellini degni della massima attenzione....................

video

video

(e sperando che "tri" non costino tre volte che "uan")

giovedì 19 novembre 2009

le ferie di Charlie2 (..segue..)

GIORNO TRENTADUE - 19/7 - Baldarka (Lussino) - Veli Losinj - 1 h motore per 3 miglia

Per me ieri sera si poteva anche andare a scogli, tanto sono andato in cuccia stanco, e talmente stanco che non avrei comunque nemmeno sentito il botto.
Una notte di sonno a dir poco rinfrancante era quella che ci voleva, e con la mattina anche la baia ha preso un colore nuovo e diverso: niente bora questa notte, se c'è stata non l'ho sentita e come è arrivata se ne è andata, resta che c'è una splendida luce, cielo sereno all'inverosimile e vento zero. E la voglia di riposo totale sfocia presto nell'ozio, ma solo fino ad un certo punto perché al mattino ci dedichiamo tutti al rassetto delal barca ed anche a qualche manutenzione di bordo: io e Simone controlliamo la bitta cedevole scoprendo che si era solo allentata la contropiastra interna e la riportiamo a nuovo a martellate, e già che ci siamo ripassiamo a rinforzare da dentro i gavoni tutti i dadi di tenuta del pulpito di poppa un pò barcollante, e pure sostituisco dei rivetti saltati ad una cerniera con altrettanti bulloncini inox. Nel frattempo la mamma Daria gioca a fare l'elettricista di turno e lavando di spray disossidante il neon della dinette e quello della luce di fonda li riporta in vita. Il primo poi morirà definitivamente in seguito.
Finiti i lavori ci dedichiamo al bagno e tra un bagno e l'altro decido anche di procacciare il cibo per il pranzo e con maschera pinne e coltello da cucina raccolgo qualche decina di prelibati ricci, con Simone collocato sul tender d'appoggio a farmi da campo base per la raccolta. Alla fine avrò tirato su 50 ricci o giù di lì, compresi due splendidi "imperiali", che pulirò personalmente direttamente in tender, ma consumandone una prima parte in real-time, a cavallo al tubolare e con i piedi a mollo come si conviene, per consegnare infine la pappatoia in una scodella alla mamma e condirci la pastasciutta. Gustosissimi!!!
Come non bastasse mezza giornata di riposo, ci scappa dopo pranzo anche il riposino, e davvero mi tiro su appena in tempo per chiamare a raccolta l'equipaggio, togliere la cima a terra e salpare l'ancora senza mancare l'appuntamento con l'apertura del ponte mobile alle 18 o'clock.
A Lussino (quella "vera") finalmente: in banchina con acqua e corrente, docce calde e pure un cuba libre a sera non me lo faccio mancare; ma penso che ad esser passato non sia stato il peggio, riferendomi solo alle fatiche di un giorno fà, ma forse veramente il meglio, perché la crociera è quasi veramente conclusa. Lussino è splendida e l'adoro ma mi rattrista sempre un pò per questo.. tutto inizia da qui, ma pure da qui volge al termine.

Miglia percorse 3
(Miglia totali 424)