"Come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?" (Joseph Conrad)
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sabato 25 settembre 2010

la "Strega di Endor" in Peloponneso


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Questa è la vacanza/crociera che senza mezzi termini,
e mi sbilancio adesso che l'inverno deve ancora ufficialmente iniziare,
assumendomi tutte le responsabilità del caso,
MI PIACEREBBE FARE CON IL SANTIPPE l'anno venturo, estate 2011!!!


Lessi di questo itinerario qualche anno fà su "Bolina" (ndr: a beneficio delle masse, a seguire arriva anche il post con inserite le pagine degli articoli di cui trattasi, scannerizzate..), poi  già due anni fà lo proposi al mio amico Giancarlo che andò a farlo con la sua KAIRIA,
ritornando entusiasta fino a ringraziarmi dei consigli della vigilia..
Ed adesso ne sento nuovamente dire gran bene dall'amico Sergio, che quando lo sentii intenzionato in primavera a far questo giro, inoltrai anche a lui le info di cui sopra, scansionandogli le pagine del giornalino che riguardavano questi splendidi e mitici luoghi...
Se due indizi, infine, non costituiscono una prova... poco ci manca!




 



Di seguito, dunque,  
il diario di bordo de-
la "Strega di Endor"
al ritorno dalla crociera in Peloponneso, scritto dal simpaticissimo
Capitan Sergio!
 
 
24 Luglio 
Si parte da Firenze con il treno delle 8,30 da Santa Maria Novella a
Bologna. Noi abitiamo a Fiesole e normalmente andiamo in motorino alla
stazione ma questa volta i bagagli sono troppi. Un taxi da noi che abitiamo
in una stradina, arriva molto male e inoltre la corsa  costa molto dato che
siamo fuori comune. Niente paura, dico a mia moglie, scendiamo in macchina e
la lasciamo per strada in città e da lì chiamiamo il taxi. Arrivati giù ci
rendiamo conto che ogni strada ha il suo lavaggio settimanale e che quindi
era impossibile lasciare una macchina per 3 settimane. Giriamo,giriamo e
intanto il tempo passa e si affaccia l’incubo che salti tutta la catena di
prenotazioni fatta di due treni ed una traghetto. Infine pressati dall’ansia
metto la macchina nel parcheggio della stazione ma mi rendo conto che a 3
euro l’ora al mio ritorno avrei in pratica dovuto lasciare la macchina in
pagamento. Allora chiamo mio figlio che dormiva beato in campagna e gli
chiedo ( costringo) a venire a recuperare la macchina ritirando le chiavi
che io lascio ad un gentile signore dell’ufficio eurostar .
Affannati saliamo all’ultimo minuto sul treno e , dopo aver cambiato a
Bologna, arriviamo a Brindisi. La lunga attesa di un taxi  ci fa fare
amicizia con una coppia di ragazzi sui trent’anni che sono diretti al nostro
traghetto. Saliamo sullo stesso taxi, ritiriamo insieme il biglietto del
Ferry  e aspettiamo insieme ad un bar del porto il momento dell’imbarco.
Loro vanno a Patrasso, dove hanno prenotato una macchina per andare ad
Atene, poi decideranno dove andare. Sono molto simpatici, italianissimi ma
vivono a Parigi dove lui insegna italiano in un liceo e lei – avendo fatto
teatro – applica la tecnica teatrale nella cura di bambini autistici.
A mia moglie e a me viene in mente di invitarli a venire in barca con noi
fino ad Atene: loro accettano anche se lei è andata una sola volta in mare
su un ferro da stiro e in quella occasione ha avuto mal di mare: io mi
spingo a dire che a vela è diverso e poi che il canale di Corinto è un mare
“piccolo” e quindi la probabilità di trovare onda è bassa. Così un poco da
incoscienti – sia noi che loro – sbarchiamo a Patrasso e ci facciamo una
bella scarpinata per arrivare fino al porto dove troviamo la Strega ed
Andrea , che, con un amico, l’aveva portata lì da Salivoli. 
 

lunedì 20 settembre 2010

Aldilàdelmare

Pubblico, a mia memoria e non soltanto mia, un bellissimo racconto scritto da un'amico al ritorno di una piacevole esperienza estiva in barca...... ma dovrei dire più correttamente prodotto da uno Scrittore! leggere per credere........



l'autore del racconto Roberto (studio.veronese@gmail.com) ed il suo KOCHAB - Sun Odyssey 36i performance










Iniziare un racconto di mare stando a terra non è facile.
Soprattutto se il mare è ancora dentro nel sangue, mescolato fra salsedine e globuli rossi, confonde la risacca delle onde con quel fastidioso acufene all’orecchio destro.
Ma sono soprattutto le pupille che ti fregano perché sono ancora vivi i fermo immagine di momenti che rimarranno dentro per molto.
Per me.
Forse per sempre.

E così rivedo e rivivo.



giovedì 10 giugno 2010

Vademecum del Perfetto Navigante

di Neri Tanfucio (Renato Fucini)


Con tutti i venti
il navigare è sempre da imprudenti.

Vento a ponente:
chi salpa dalla riva se ne pente.

Il buon nocchier, con lo scirocco fresco,
pensa ai suoi cari e si trattiene al desco.

Quando soffia il maestrale
stare in porto non è male.

Nubi a levante:
catene, ancore e boe son cose sante.

Se la brezza è di Nord-Este
sfuggi il mar come la peste.

Vento alla terra:
chi sta in porto mai non erra.

Il buon nocchier, quand' ode il mar che rugge
monta in un treno e, senza indugio, fugge.

Se t'imbarchi col grecale:
pesci cani e funerale.

Pecorelle a mezzogiorno:
partirai senza ritorno.

Se t'imbarchi col garbino
è tremendo il tuo destino.

Il buon nocchiero, anche se il tempo è bello,
non si fidi e s'agguanti al gavitello.

Il buon marino, quando il tempo è brutto,
piuttosto che salpar risica tutto.

Vento fresco di Provenza:
navigar non è prudenza.

Guarda il mare e, s'è maretta,
resta in terra con gran fretta.

Aria rossa la mattina:
non salpar, torna in cantina.

Aria rossa sul tramonto:
navigar non mette conto.

Messi a scelta l'acqua e il vino,
scansa l'acqua il buon marino.

Quando è pronto il tuo veliero:
non salpar, muta pensiero.

Bonaccia, la mattina, alla riviera:
la partenza rimandala a stasera.

Bonaccia, sulla sera, alla marina:
non t'imbarcare, aspetta a domattina.

Il buon nocchiero, anche coi venti aprichi,
pensa alla pancia e se la serba ai fichi.

Né di Venere né di Marte
non s'imbarca né si parte.

Se a libeccio gira il vento:
fuggi il mare con spavento.

L'esperienza ce la dà per certa:
uomo in battello sepoltura aperta.

Quando il sole è solicello
non montare sul battello.

Non gettare in mar la lancia
se nel cuore hai la tua pancia.

Se a ponente vedi un lampo:
è naufragio senza scampo.

Pecorelle all'orizzonte:
vai sul molo e ...dietro fronte!

Se vuoi esser buon nocchiere:
volgi al mar sempre il sedere.




giovedì 6 maggio 2010

200x2: "lunga" a bordo di TAWHIRI (Gs 39)

Signore e Signori, Ladies and Gentlemen, Veliste e Velisti
è con sommo piacere che voglio annunciare la partecipazione del sottoscritto alla "lunga più corta" dell'alto Adriatico, La Duecento 2010  ......il 21 - 23 MAGGIO 2010!



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Sul classico percorso Caorle / boa foranea di Grado / isola di Sansego (HR) / Caorle darò del mio meglio nel contribuire alla causa del Grand Soleil 39 "TAWHIRI" dell'amico,  gentile armatore e skipper Andrea Badiello a cui vanno tutti i miei più sinceri ringraziamenti per questa splendida opportunità agonistica, ma non solo, di ospitalità (téte-à-téte) a bordo della sua bella barca per l'arco di un fine settimana allungato... speriamo all'insegna di venti sempre costanti e portanti.
(e magari pure ad personam)






In seguito pubblicherò qualche foto e chissà anche filmato delle prime uscite di allenamento, necessarie per farmi prender conoscenza ed entrare in intimità con la barca, se l'armatore non è troppo geloso, (e sempre che ne abbia il tempo di farli i documenti media!); intanto un filmato di un altro Gs39, ben fatto chiaro e con un bel commento musicale, giusto un omaggio a questa splendida barca (e sperando che non se ne ingelosisca Tawhiri..)










Per finire (in bellezza), e tanto per entrare un attimo nel "clima" della regata, ricopiando il report tragicomico scritto dall'amico Sergio "Istran" al ritorno -qualche annetto fà-, de la sua 200... buona (divertentissima) lettura!


Veniamo al dunque:
Con l' amico SM decidiamo di fare la 200 x 2. Da Porto Santa Margherita di Caorle a
Sansego e ritorno.
- SS: "Sto ano la fazemo noi do, e l' ano prosimo ti va ti
con Katharina e mi con Ivan; tanto per veder come che xe."
- SM: "Va ben!"
I preparativi:
Andremo a fare qualche veleggiata di allenamento per provare le vele nuove
- SM: "Anche el novo spinnaker che go ordina!".
 -SS: "Bon, portaro' anche el mio, in caso de vento forte, perche el xe piu picio."
- SM: "Bon."
 - SS: "Bon."
La regata parte elle ore 11 del 25 maggio. Bisogna essere a Caorle il 24,
giovedi alle 9 per l' ispezione della barca, e noi, da bravi marinai,
portiamo Acqua cheta da Cittanova (dove ci siamo allenati al DVV con un
astice e dell' ottimo malvasia la sera prima) a Caorle mercoledi. Passiamo
in segreteria del CVSM, e non c'e' nessuno..."mah"..."bo"... Andiamo a fare
un giro in centro e dopo a riposare, perche domani, prima delle nove bisogna
"asportare" tutto il superfluo e caricarlo in macchina (intanto, gia prima
di partire Sergio e Monika avevano liberato due macchine di "strafanici"
dalla barca)
- SM: "Vara che dopo dele nove no se pol piu portar gnente fora
dela barca!".
Giovedi: Alle otto svuotiamo i gavoni da catene, cime, ecc; cuscineria e
altro peso viene stipato nel semifurgone e alle nove, puntuali ci
presentiamo in segreteria per chiedere se si sa quando arriveranno quelli
dell' ispezione. Nessuno sa niente...
- SM: "Me sa che qua no serviva far tuto sto casin!"
 - SS: "A ma..." (espressione istroveneta per accentuare la
scrollata di spalle).
Preparazione dell' attrezzatura:
-SS: "Che bel sto spi rosso xivio." (rosso xivio=rosso evviva - dei tempi
della RSFJ - quello dei compagni...)
Decidiamo di non toglierlo dalla sacca che e' piegato proprio bene e,
sicuramente, il velaio lo ha preparato per essere issato direttamente
cosi.
-SM: "Bon, metemolo in gavon che cusi savemo dove che'l xe."
Andiamo a comperare uno stroppo di Dynema per legare le Life lines, tanto
tempo c'e' anche perche l' ispezione della FIV non e' ancora arrivata.
Sistemate le Life lines andiamo a fare un altro acquisto-passeggiata cimino
da 3mm. Bisogna fare il ricamo alle draglie per poter sistemare i genoa in
caso di tempo avverso. Strada facendo passiamo in segreteria per vedere se
sono arrivati i certificati IRC da Roma e per vedere se la stampante lavora
dopo che l' abbiamo sistemata stamattina). Tuto a posto. Torniamo in barca
con il cimino e mi metto a alle draglie. In quello arriva
una signorina accompagnata da un signore in giacca e camicia (SS:"Xe l'
ispezion.") Falso allarme. E' una giornalista che segue la regata e vuole
farci qualche domanda. La invitiamo a salire e per una mezzoretta abbiamo
compagnia. Chiacchieriamo delle rispettive eroiche gesta, della regata,
della barca ecc e, nel frattempo sistemo le draglie.
Vi annoio? Immaginate la nostra di noia, ad aspettare che passi il tempo...
...
-SM: "Me sa che qua no serviva far tuto sto casin!"
-SS: "A ma..."
Sta arrivando la sera. Il nervosismo cresce. E' sempre cosi la sera prima
delle grandi imprese. ;-))) Con la
cena terminano gli allenamenti ed i preparativi.
Venerdi ultimi preparativi:
Andiamo a fare cambusa. Alle nove c'e' il briefing. Ne approfitto per andare
in bagno. Tanto c'e' Sergio che segue le pratiche burocratiche.
-SM: "Gavemo tuto. Acqua, pan, afetati. Credo che bastera."
-SS: "Bon."
-SM: "Bon.
-SS: "Forsi podesimo meter le borose pe'i terzarioi. No se sa mai."
-SM: "Giusto. Andemo in barca"
Detto fatto.
Dopo le 10 lasciamo la banchina e ci avviamo con le altre barche verso la
linea di partenza.
Issiamo la randa. Il genoa grande e pronto. Giriamo un po poi spegniamo il
motore e issiamo il genoa. Sergio Al timone il sottoscritto alle manovre.
Proviamo gli angoli verso il cancello e per la boa di disimpegno davanti a
Grado situata a 20mn. Sulla barca giuria il semaforo indica 040. Sono i
gradi per il cancello. Pocca aria, giusto qualche nodo per poter governare.
Sono le 11. Si alternano i segnali per la partenza. Siamo in buona
posizione, ben avviati vicino alla barca giuria. Partiti!!!
-SM e SS: "Che ben che andemo!"
.....Richiamo!!! Partenza annullata. Torniamo indietro.
Torniamo pressapoco dove eravamo ed ascoltiamo al VHF cosa ci dice il
comitato di regata. Primo segnale... 6 minuti...ci avviciniamo piano alla
linea 1 minuto...
-SS: "Semo tropo veloci?"
...-SM: "Quanto manca...30 secondi...via!."
Cazziamo randa e genoa e filiamo. A venti metri dalla linea
un X di quelli cattivi che borbotta qualcosa, e ci viene addosso da
sottovento orzando. Ma, non siamo ancora ingaggiati e poggiamo appena 2-3
gradi. E poi, abbiamo alla stessa velocita e ce ne andiamo per le nostre. Si
vede che loro guardano troppa coppa america. Filiamo bene, l'arietta aumenta
saranno 4-5 nodi. Bene, bella partenza e siamo in buona posizione. Passata
la boa di disimpegno facciamo rotta su Grado. Intanto i piu veloci prendono
il largo. Si vedono i primi gennaker.
-SM: "Podesimo alzar anche noi el gennaker, cusi ghe andemo via."
-SS: "Si dai, tanto andemo tranquili che gavemo mezanave de aparente."
Neanche a dirlo che il gennaker era stipato in
un gavone della cabina di prua. Per fortuna che avevamo preparato le scotte.
Sergio va sottocoperta e attraverso il tambucio (passoduomo) porta in
coperta la testa del salame. Attacca la drizza, attivo l'autopiulota e
issiamo l' insaccato. Attaccate mura e scotta Sergio fa salire il sacco e
libera il mostro blu.
-SM e SS: "Deso se parti!"
 Infatti prendiamo velocita.
-SM: "Cazza un poco el caricabasso (il punto di mura e' sullo
spuntone a prua che tramite un bozzello va agli stopper sulla tuga)."
Fatto
-SS: "Sta tento dela recia."
Insomma, molla qua, cazza la tuti ci
prendono e la barca non va. (Non e' una licenza poetica: e' che la barca non
va). Cavoli, perdiamo posizioni a livello disfatta. Eppure lo avevamo
provato due anni fa in gita con Giuliano Delfiol e mi sembra di ricordare
che portava bene.
-SM: "Cosa nasi??? Andavimo meio col genoa."
-SS: "A ma..."
Non siamo riusciti ad interpretare quello che la vela stava cercando di
farci capire. E cosi, siamo arrivati alla boa foranea di Grado in terzultima
posizione 29-simi. Ammainiamo il gennaker e issiamo il genoa. Intanto poco
dopo il vento gira in scirocco e ci accompagnera (si fa per dire) tutto il
tempo. Comincia la bolina. In lontananza si vedono delle barche che fanno il
bordo verso terra - l'Istria. Li seguiamo. Genoa cazzato a ferro, randa idem
e al centro. Non ci sono onde e la barca va che e' un piacere. Sergio al
timone ed io osservo un po in giro col binoccolo (il famoso cuccherle).
Stiamo facendo una bolina molto piu stretta di quelli che sono sotto costa.
Probabilmente e' la corrente di marea che li sta portando verso Trieste
(sale fino alle 18,40). Visti da Acqua cheta scarrocciano tanto. L' angolo
tra il nostro azimut ed il loro e di +10 gradi in nostro favore. E poi, non
lo dico a Sergio, ma sono sempre piu piccoli e si stanno allontanando. Sono
ben oltre la lay line ;-))) Acqua cheta va come un treno. Facciamo un bordo
verso il largo e ci da bene. Dobiamo fare rotta su San Giovanni in Pelago e
dopo verso l' isolotto di Grunj all' esterno delle Brioni. Filiamo proprio
bene. Il vento aumenta un po. La velocita anche. Ottima boliniera sta barca.
Ci sono tante vele in giro ed e' difficile capire quali sono in regata. Mi
riposo una mezzoretta. Procediamo spediti.
-SM: "Ara che ghe vol che se preparemo per la note. Va farte una docia, cambiite e dopo vado mi."
-SS: "Agl'ordini!"
Eh si, come si puo regatare tutto il giorno e, senza una bella
doccia calda apprestarsi alle guardie notturne??-))) Quando ci vuole, ci
vuole. Vi assicuro che e' molto piu facile prendere il timone se si e'
puliti ed asciutti.

Scende la notte e si continua a bolinare. Scirocco sui 10 - 12 nodi. Non
tanta onda. Ogni tanto qualche spruzzo arriva fino alla cappottina (gia,
Sergio non voleva la cappottina (sprayhood) perche "fa tropo turista e
charter, e mi me piaxi quele picie, oceaniche...".
-SS: "Cosa ti pensi deso della capotina turistica???"
La barca e' potente. Non si ferma sull'onda. Il timone e' efficientissimo.
Per me che ho la barra su S. Marina, e' troppo leggero, mi serve sempre un
po di tempo per adattarmi, pero' funziona benissimo. La barca fila bene,
abbiamo mangiato, siamo puliti ed asciutti, la luna ci tiene compagnia... Ci
alterniamo fino all' alba. Durante la notte abbiamo osservato diverse luci
verdi e rosse. Ricordo solo due luci bianche che potevano essere in regata.
Erano piu al largo rispetto a noi. Qualche nave in lontananza e poi il faro
di S. Givanni in Pelago, la meda luminosa a nord delle Brioni, Grunj... un
paio di sbadigli, qualche pisolino rubato qua e la e siamo in vista del
passaggio tra la terraferma e l' isolotto di Fenera.
-SM: al solito: "Se podesi pasar de fora de Pomer, cusi vedemo come che xe in Quarnero."
-SS: "Cosa ti vol che xe in Quarnero? Siroco come qua, solo con piu mar. Strenxi
piu che ti pol che pasemo per le curte e ghe andemo via a quei fora de noi."
C' erano un paio di barche all' esterno con rotta verso il faro.
Acqua cheta stringe che e' un piacere. Passati. Il mare e' salito di poco,
il vento e' lo stesso. Facciamo un bordo verso Cherso poi viriamo verso
Sansego. Questa sara la nostra tattica senza tatticheggiare
-SM: "Lo gavemo propio sul muxo!"
Le solite domande: "Strenxemo o fazemo corer la barca?" Le
solite risposte: "Strenxemo fazendola corer!" Davanti si vedono delle vele
che indubbiamente stanno facendo la nostra rotta. Sergio va in quadrato per
sentire meglio la radio. Sentiamo che Doride sta chiamando la postazione di
Sansego per l' avicinamento. -: "Doride???" -"Ma no xe quei grandi?
Cativi?" - "Alora no semo po tanto indrio..." Intanto diverse barche tra cui
un mini 6,50 che conosciamo sono rimaste dietro, stanno andando troppo sotto
Cherso. Di nuovo la radio: "Citta' di Grisolera chiama la postazione di
Sansego."...!!! - " : Ma come? Pena qua i xe???" Citta' di Grisolera e' la
barca dell' amico Franco Daniele, Vismara 43, cattiva e plurivittoriosa.
Alla 200 x 2 poi Franco furoreggia da anni. E' la sua regata. Adrenalina a
fiumi, siamo gasati e la barca pure. Lo scirocco aumenta ancora un poco.
Filiamo che e' un piacere. Facciamo un lungo bordo verso il lato ovest di
Sansego. Piu ci avviciniamo e piu spesso il vento un po rafficato ci da
buono. Siamo ad un miglio dalla costa e prima di scadere nel riparo dell'
isola facciamo un bordo parallelo alla costa per passare davanti al porto e
farci riconoscere.
-SM: "Comitato regata, comitato regata, comitato regata Sansego, qui Acqua
cheta in rotta di avvicinamento, passo."
Ci riconoscono e tra 5 minuti ci chiameranno per darci lo stop.
"Qui comitato regata ad Acqua cheta. Lo stop
e' dato alle 11,34 buona navigazione. Passo e chiudo."
Davanti a noi ci sono due barche che passano. Le rincorriamo facendo un
bordo ad est di Sansego.
- SM: "Ancora un poco e tuto sara piu bel, caldo e no sentiremo el vento."
Intanto loro sono gia sotto spi.
-SM: "Forsi podesimo armarlo anche noi."
-SS: "Perche no. Cusi lo provemo."
-SM: "Bon, se magnemo un panin e dopo lo issemo."
Dopo aver fatto lo spuntino:
-SM: "Va ti preparar davanti che ti sa."
Bisogna trovare le scotte, e Sergio sta gia
frugando nel gavone grande del pozzetto. Attivo l' autopilota e vado a
preparare il tangone. Lo fisso alla campana sull' albero. Come caricabasso
useremo la mura del gennaker.
-SS: "El carigaalto no servi, xe bastanza aria."
Preparate le manovre, Sergio porta la borsa nuova fiammante dello spi
nuovo fiammante rosso xivio a prua e dopo aver fissato la scotta ed il
braccio (da noi si dice scottina) chiedo quale drizza usare.
-SM: "Quela bianca e nera che dovesi eser quela de 7/8." ((sette ottavi per un triestino
sono quasi un litro ,-)). Incoccio e issa; velocissimo lo spi si gonfia
senza caramelle. "Bel."
-SS: "Caza ancora un poco la driza che nol xe su. Anzi el xe su...ma???"
-SM: "Porco boia, no xe la driza giusta. Xe quela de testa d'albero!"
((Appunto 7/8 o 1 litro xe poca diferenza.,-))
-SS: "Fa gnente, lo amainaremo e cambiemo driza."
Intanto le barche davanti si sono
perse nella nebbiolina all' orizzonte e non si vedono piu. Pero' e',
consolante che non si veda nessuno neanche dietro.
-SM: "Sta 'tento che provo tacar el autopilota che vedemo come che'l porta."
-SS: "VA pur...? ... ben???"
-SM: "Lo go taca. Che bel che'l va."
Veramente notevole. Poppa
piena, mare con onde oltre il metro, 15 nodi di reale e l'auto porta
benissimo la barca. Bisogna ammainare lo spi per cambiare la drizza. Ci
mettiamo d' accordo sulla manovra e vado a togliere il tangone dalla
campana. Facile a dirsi. Siccome e' probabile che sia la prima volta che il
tangone negli ultimi anni entri nella campana, ci trova talmente tanto gusto
che non vuole sentire di mollare la presa. -SM: "Speta che te porto el CRC
che dopo el se mola." ((se gavemo prepara propio ben ,-)) Una spruzzatina e
il tangone molla la presa. Ammainata, issata e via col vento. Lo spi ha 85
metri quadri, e non sono tanti per Acqua cheta. E' uno spi da crociera. La
barca cammina bene, siamo in rotta diretta verso Caorle, l' autopilota fa il
suo dovere. Goduria e riposo per i marinai. Dopo un oretta provo ad
inquadrare meglio lo spi. Improvvisiamo un barber per cazzare la scotta cosi
dovremmo limitare ulteriormente il rollio anche perche a momenti lo scirocco
aumenta e cosi anche il motto ondoso. Tutto sommato, la navigazione e'
tranquilla. Qualche surfata ci fa andare vicino ai nove nodi di GPS e non
scendiamo mai sotto i sei. "Navighemo come i veri!"

"Eh si, navighemo propio come i veri!"
Il sole e' sparito gia da tempo dietro alla nebbia ed alle nuvole portate
dallo scirocco. All' orizzonte si stanno formado dei temporali.
-SS: "Me par che sta cambiando el tempo. Portemo el spi finche ne va in favor e dopo
vedaremo se i neverini ne pasa via davanti."
-SM: "El GPS disi che dovessimo rivar a Caorle ala mezanote e meza se continuemo cusi."
-SS: "Bon."
-SM: "Bon."
Navigazione tranquilla e intanto la notte si avvicina. Mi preoccupano
i temporali. E' un fronte piuttosto esteso e si sente nell' aria che sta
arrivando il cattivo tempo. Sergio va ad ascoltare la radio di bordo, per
sentire se i primi sono arrivati. Lo spi porta bene, lo scirocco e'
costante, il mare e' un po montato, ma e' normale... va proprio bene.
Tutto ad un tratto arriva Sergio e, piuttosto agitato fa: -"Porco boia cio!
Xe barche che le ga ciapa el temporal. I ga dito "Siamo in rotta di
fuga.." No go capi ben, me par che i gabi dito che i ga ciapa 50 o 70 nodi de
vento!!! Cavoli, ostrega cio!!! Cosa fazemo?"
-SS: "Gnente no fazemo. Deso el vento (come nei manuali) sufia verso el temporal. Dopo fara bonazza e tempo
5 minuti riva el caxin. Noi pena che el vento comincia calar, butemo xo el
spi, demo i terzarioi e vedemo."
-SM sempre piu agitato: "Bon, mi prontaro la tormentina."
Intanto si fa sempre piu notte e dopo un po lo scirocco
comincia a calare. Lentamente. (SS pensando tra se: "porca miseria de una
miseria, se ne ciapa la calma de vento con ste onde che xe, vado in
tilt!"
-SM: "Te vedo pensieroso, cosa xe?"
- SS: "No me piaxi sto afar, me vegnara el mal de mar. L demo xo col spi. Veloci."
Vado a prua Sergio alle
manovre e tiriamo giu lo spi che finisce sotto prua.
-SM: "Demo i terzarioi." Vado a piede d' albero. Sergio e' alla drizza.
-SM: "La prima man xe quela bianca e nera."
-SS: "Si, come no, con sto scuro no vedo un
clinz. Quela destra o quela sinistra?"
-SS: "Me par la sinistra."
-SS: "Bon"
Incomincio a cazzare la borosa destra sul winch che c'e sull' albero sotto
al boma. Neanche a dirlo: Era la seconda mano. -SM:"Acompagna i garoci dela
randa. Tirili in basso." Detto, fatto. Intanto il fermo che dovrebbe
impedire ai garrocci della randa di uscire dalla canaletta si svita e va'
per le sue ed i garrocci si sfilano dall' albero e la randa nuova,
megagalattica in Spidertech rinforzata con Kevlar e Carbonfiber (detto in
Inglese sembra piu' figo) finisce sopra la tuga. -SS: "Se ne ciapa el
neverin (50-70 nodi...brrrr) la randa finisi in tochetini; spachemo
tuto." -SM agitatissimo: "Si, xe meio tirarla xo la butemo
sotocoverta." -SS: "Xe meio si. Mola le borose. Presto. Movite"
-SM: <&%$%&
un momento. Intanto, tolto il punto di mura della randa incomincio a
"piegarla" e dopo un po e' sottocoperta. Non c'e' vento, pero' il mare c'e'
ed e' incrociato. Si vedono chiaramente i fulmini sempre piu vicini. Veniamo
sbalottati da tutte le parti. Sergio va ad armare la tormentina. Intanto il
sottoscritto, sta cedendo al mal di mare.
-SS: "Movite dai. Vara che tra do minuti son fuch!"
(non e' English, e' un espressione nostrana per dire fuori
combattimento).
Sergio torna in pozzetto, si mette al timone aspettando i 50 - 70 nodi ed io
comincio ad intonare il Rigoletto. (No, non stavo cantando. Stavo brumando.)
Insomma: si capisce no!?!
-SM: "La barca no governa. No xe vento." Ed intanto patapim-patapum.
Arrivano le prime goccie, ed anche i tuoni che seguono i fulmini.
-SM: "Impizo el motor, cusi almeno poso portar la barca."
-SS tra un acuto e l' altro: "Daghe mure a drita al neverin che cusi ghe andemo via."
-SM: "Cosa c...o, mure a drita a che neverin?"
Faccio una piccola pausa alzo la testa
e...tutto intorno a noi ci sono temporali. Cinque funghi belli tosti. E
Acqua Cheta: patapim-patapum. Cavolacci...
-SM: "Dove vado?" Tra due neverini si intravede un po di chiarore.
-SS: "Vaghe in mezo a quei do la che xe piu ciaro."
Insomma, tra un basso profondo, un acuto, le forze mi lasciano. Sergio si
sta riprendendo dall' agitazione e, siccome i 50 -70 nodi non sono mai piu
di 20, discutiamo sul daffarsi. Abbiamo navigato a motore, siamo a secco di
vele, 50% dell' equipaggio e' in tilt -SM & SS: "Cosa fazemo?" Siccome
Cittanova e' piu vicina rispetto a Caorle, per non dover riarmare la barca
ecc, data la stanchezza - Coro finale: "Telefonemoghe al comitato che se
ritiremo e andemo a Cittanova!"
Alle quattro prendiamo il gavitello dei "menalugheri" (barca portaturisti)
in baia Muiella a Cittanova (l'unico gavitello libero) e ci facciamo una
bella dormita. Cala il sipario.
Ci sarebbero tante considerazioni da fare, ma, siccome la bella stagione e'
gia in corso , sara' per un altra volta.
PS: Lo scorso finesettimana abbiamo fatto una bellissima veleggiata con
Acqua Cheta. Sergio, Ivan (mio figlio) ed io Cittanova - Val cagoia (Pola) -
Unie e ritorno.

sabato 3 aprile 2010

Equipaggio Trentino sulla rotta Rimini-Aprilia Marittima

il gradevole video-racconto di un trasferimento in Adriatico, con protagonisti alcuni amici velisti trentini comm'annoi (e al neo-armatore i nostri migliori Auguri!)


RIMINI – APRILIA MARITTIMA

“Barca virosque cano, Arimini qui ab oris Apriliam vino profugi fato venit...”

Così potrebbe cominciare il racconto delle epiche gesta che hanno portato quattro uomini ed una barca da Rimini ad Aprilia Marittima, in un viaggio avventuroso che forse solo Omero o Virgilio avrebbero potuto cantare con giusto merito per i marinai e per il mare, vero protagonista di questo racconto di viaggio.

Ovviamente quello che segue è il mio punto di vista e sono certo che più tardi Flavio, l’armatore, potrà dare il suo contributo (oltre che aggiungere le foto che io ancora non ho).

La barca è una Viksund 31, nota anche come MS-33, prodotta dal cantiere scandinavo tra il 1972 ed il 1980, mentre l’equipaggio è formato da me, l’armatore Flavio, Andrea, e Bruno, uomo di montagna alla sua prima esperienza con la vela. Il programma prevede di portare la barca di Flavio, acquistata un paio di mesi fa a Rimini al suo nuovo porto, ad Aprilia Marittima.
La meteo è buona e la data è confermata.

Il mio viaggio prende il via a Trento, giovedì sera. Dopo una giornata di lavoro intenso e stressante, soprattutto per la consapevolezza che avrei perso i contatti con l’ufficio per almeno un paio di giorni, riesco a correre al treno e salire al volo.

Mi sento ancora teso, ma l’idea di una bella navigata già comincia a farsi strada. Non mi sono portato nemmeno il computer, per non correre il rischio di mettermi a lavorare anche lì! E’ tanto che non prendo il treno e mi sono portato un buon libro da leggere durante il percorso. Arriviamo a Bologna puntuali e salgo sulla coincidenza per la riviera. “Il viaggio comincia sotto una buona stella”, penso tra me e me, quando vedo il cartello che segna l’ingresso in stazione a Forlì. Manca solo mezz’ora alla favolosa mangiata di pesce che mi pregusto già da qualche giorno e sento l’acquolina in bocca!
In quel momento il treno di ferma ed una voce annuncia: “A causa di un investimento sulla linea, il treno subirà un ritardo indeterminato. Ci scusiamo per l’eventuale disagio”.
E te pareva…La faccio breve: passate tre ore, finalmente si riparte e mentre gli altri si stavano abbuffando, io mangiavo un tramezzino chef express al tacchino e carciofini…In più il bar del treno era fuori uso e girava solo un carrellino introvabile, l’acqua finita e solo birra a disposizione.
Insomma, alla fine sono arrivato a Rimini, dopo un viaggio di sei ore e mezza, praticamente brillo e quasi digiuno.
In stazione mi accolgono Flavio e Bruno ed insieme andiamo al porto-canale, dove ci attende Lelila, la barca.
La prima impressione che ho, vedendola all’ormeggio, è decisamente positiva: le linee non sono consuete e certo nemmeno filanti, ma mi dà un senso di solidità e sicurezza. Impressione rafforzata non appena salgo a bordo: il baglio, tre metri e poco più, è decisamente ampio per essere un 9.40 e lo spazio in coperta ben studiato. Il pozzetto centrale è profondo e ben riparato e l’armo a ketch mi riporta alla mente le mie prime esperienze in mare. Sotto coperta vengo accolto da un ambiente ampio, caldo ed accogliente: il baglio è sfruttato in pieno e la dinette è spaziosa, con un’altezza che senza ombra di dubbio arriva ai due metri. Il bagno è abbastanza grande, così come la cabina di prua: non sembra certo un progetto degli anni ’70!
Inoltre Flavio e la sua compagna hanno rifatto interamente le cuscinerie e le tendine ed hanno già dato un aspetto più moderno alla barca.
Mi viene destinata la cabina di poppa, con accesso esterno da pozzetto, ed anche qui, sebbene non vi sia l’altezza d’uomo, mi sembra che lo spazio sia ben organizzato. Completamente rivestita di mogano, ospita due cuccette a V che, unite, si trasformano in un grande letto che potrebbe ospitare fino a tre persone. Da solo mi ci trovo davvero bene.
Torno in dinette e sul tavolo fanno mostra di sé alcune birre ed immediatamente accetto l’offerta di benvenuto, in attesa del quarto membro dell’equipaggio, che arriva - complice il ritardo delle ferrovie – all’una e un quarto del mattino. Nel frattempo noi abbiamo già contribuito al riciclo dell’alluminio, svuotando le lattine del loro contenuto e l’umore è alto.
Il mattino successivo ci svegliamo verso le 7: l’armatore si è alzato per primo ed è andato a prendere cornetti e brioche per tutti.
Arriva anche Giancarlo, il quinto elemento – ovvero il vecchio proprietario della barca – che quasi versa una lacrima all’idea di veder partire la sua “bella”.
Lo salutiamo e ci prepariamo alla partenza. Tra una cosa e l’altra sono già arrivate le 8.45 quando lasciamo l’ormeggio.
All’esterno del canale si vede già il mare di un blu intenso con qualche onda crestata. Non ci pare vero: c’è il vento! Alle 9.15 siamo a meno di un miglio dalla costa ed alziamo le vele, armandola completamente.
Non abbiamo l’anemometro, ma a livello empirico giudico il vento, proveniente est/nord-est, tra i 12 ed il 15 nodi e la barca procede di bolina a circa 4,5 nodi. Lelila non sbanda eccessivamente, anzi, ed è veramente stabile, regalandoci una prestazione superiore alle mie aspettative.
Maciniamo diverse miglia lungo navigando per 5° ed a mezzogiorno, dopo un buon spritz in vista della piattaforma Amelia, ci concediamo il pasto accompagnato dall’immancabile birretta. Il mare comincia ad ingrossarsi ma il vento è costante e ci accompagna lunga la nostra rotta, dandoci fiducia.
Quando siamo all’altezza di Ravenna, ci raggiunge un gruppo di delfini, sono almeno una decina, che inizia a giocare con Lelila. Sono splendidi e la loro presenza ci tiene compagnia per alcuni minuti. Il vento comincia a rinforzare, seppur non eccessivo, ma il mare ha ormai raggiunto lo stato di 4, molto mosso. Le onde sono certamente superiori ad un metro e mezzo e la barca rolla vistosamente. Quando siamo nel cavo dell’onda, quella sopravvento supera in altezza la fiancata e la barca sembra scalare una piccola montagna ogni volta. E’ impressionante, fa paura ed affascina, ma ci si sente sicuri in quel pozzetto così ampio e ben protetto dalle alte murate.
Quante volte mi sono detto: “In navigazione non si bevono alcolici”, eppure ancora una volta ci ricaschiamo tutti quanti, presi dall’euforia della veleggiata.
Verso le 16.30 comincio a sentire un po’ di nausea ed una certa acidità in gola, una sensazione che non mi abbandonerà fino al giorno dopo.
C’è chi sta decisamente peggio: Bruno è messo male e decide di pasturare i pesci, anche se ormai le canne le abbiamo ritirate da un po’ e credo che anche il resto dell’equipaggio, sebbene non si lamenti particolarmente, stia condividendo con me la sensazione.
Quando il sole comincia ad abbassarsi sull’orizzonte, valutiamo la rotta percorsa, una trentina miglia, e la distanza dalla meta, altre 75 circa. Io preferirei navigare ancora qualche ora e fermarmi a Porto Levante o nei dintorni per dormire, mentre gli altri propendono per continuare la navigazione anche durante la notte. Bruno è invece concentrato sul suo malessere e non ha voce in capitolo, essendo alla prima esperienza. Ovviamente la maggioranza vince ed io, tutto sommato non troppo dispiaciuto, acconsento. Sono fiducioso e convinto che il vento ed il mare si calmeranno, soprattutto quando, verso le 19, effettivamente sembra che la situazione sia molto più tranquilla. A confermarmi le mie impressioni sul mal di mare, nessuno mangia nulla!
Alle 20 vado a dormire per prepararmi alla notte e mi rialzo alle 22.30. Fuori è abbastanza tranquillo, si accende anche il motore perché il vento è calato e vogliamo macinare più miglia possibile. A 250° si vede il faro di Punta della Maestra e Flavio mi indica a prua delle luci in lontananza e mi dice che si tratta di Chioggia; Andrea non è d’accordo ed in effetti – guardo sulla carta – siamo ancora ad una quindicina di miglia dall’accesso in laguna. L’idea che sia già però la cittadina veneta, mi rincuora. Flavio va a dormire, Bruno è invece avvolto nel sacco a pelo in coperta e dà l’idea di un cencio avvolto tra i cenci, mentre cerca di prendere faticosamente sonno. Andrea è invece sdraiato nella seduta sottovento e dorme, coperto dalla cerata. Io mi siedo a poppa, sulla tuga della mia cabina, da dove godo di una bella visuale a prua. Le vele sono tutte armate ed il vento comincia sempre più a prendere forza. Il cielo è stupendo e come sempre, durante le notturne, offre uno spettacolo straordinario. La luna è ormai tramontata e le stelle sono bellissime. La temperatura non è delle migliori, ma sono coperto bene e mi godo questo momento. L’autopilota fa, cigolando e scricchiolando, il suo dovere, anche se ogni tanto dà i numeri e bisogna rimetterlo in rotta.
Gli altri dormono tutti ed io sono solo con i miei pensieri. Osservo le luci in lontananza, il mare nero dove si vedono solo pochi punti bianchi in lontananza e quella che penso essere Chioggia a sinistra. Siamo a circa una decina di miglia dalla costa ed osservo come appaiano luminose le strade della città, nonostante si trovi anche all’interno della laguna, immaginando le persone per strada, in auto, nelle proprie case o a bere qualcosa al pub. La distanza però rimane costante e, con il passare del tempo, mi viene più di qualche dubbio…fino a che finalmente Chioggia si ferma e mi accorgo, guardando con il binocolo, che si tratta di una grande nave da crociera, talmente illuminata da sembrare una cittadina costiera! Rido tra me e me.
La rotta mi porta finalmente ad una distanza di un paio di miglia e sento perfino un vago rumore di discoteca…tunz tunz tunz…Per fortuna il vento soffia nella direzione contraria e Lelila si allontana velocemente.
Finalmente rinforza abbastanza da poter spegnere il motore, Andrea si alza ed insieme sistemiamo le vele. A questo punto procediamo per 18° a 5 nodi, accompagnati dal rumore del mare, che ha nuovamente iniziato ad ingrossarsi. Andrea si rimette sottovento e si riaddormenta, mentre io continuo la mia guardia. E’ una navigazione piacevole, nonostante il mare formato, e vedo in lontananza il bagliore delle città riflesso nelle nuvole e qualche lampo. Sopra di noi le stelle continuano a vegliare e Bruno, esausto, decide finalmente di scendere a dormire. Io invece, sfidando il malessere che mi accompagna fedelmente, mangio una brioche al cioccolato, per fortuna senza conseguenze. Mossa azzardata, ma mangiare qualcosa serve ad allontanare il sonno!
Ad un certo punto, seduto sopravvento, mi prendo uno spavento. Sono sovrappensiero quando, girandomi, vedo un’onda arrivare più cattiva delle altre e frangere a pochi metri da me. Sento lo scroscio dell’acqua, vedo la spuma ed il pensiero va subito ai tanti racconti letti sulle onde frangenti. E’ questione di un attimo, provo una fitta alla pancia ed afferro saldamente una bitta a metà mura, ma poi l’onda passa e scivola sotto la chiglia, sollevandoci e facendoci ricadere dolcemente. La barca ora cavalca con decisione ed arriviamo ad andare a 6.4 nodi reali! Che bellezza!
Verso le 2 e mezza il vento si fa più teso e lo stesso Flavio si alza a controllare. Lelila è sbandata di 22 gradi ed io e lui vorremmo ridurre, mentre Andrea non lo ritiene opportuno. Sotto coperta è il caos: i precedenti armatori, evidentemente, non avevano mai portato la barca in quelle condizioni ed i pochi blocchi a sportelli e cassetti cedono! Perfino il frigorifero, a torretta, esce dal suo alloggio e naviga per la dinette, che ora sembra aver subito gli effetti di un terremoto.
Vince la politica della riduzione e ci prepariamo ad andare all’albero per prendere due mani di terzaroli a randa e fiocco. Sto già per uscire dal pozzetto, quando Andrea mi ricorda di mettere la cintura di salvataggio! Stavo per commettere una leggerezza che poteva essere davvero pericolosa. Il sistema per ridurre la randa non è dei più efficaci: il boma gira su se stesso con l’ausilio di una maniglia a base albero ed occorrono due persone per compiere l’operazione, una alla maniglia e l’altro alla drizza. Io e Flavio, in condizioni non ottimali, arriviamo alla base dell’albero ed iniziamo ad avvolgere la randa al boma, mentre le onde ci bagnano e ci costringono ad aggrapparci con forza ai tientibene per non finire in acqua.
Faticosamente riusciamo a prendere due mani di terzaroli e la barca torna ad essere meno sbandata. La velocità è comunque buona e navighiamo a poco meno di cinque nodi.
Alle 5.00 vedo a sinistra, a sei o sette miglia, il faro di Rocchetta e davanti a noi, ad una decina di miglia, le luci di Jesolo. Dopo un po’ il sole fa capolino, non ce la faccio più e mi tuffo, letteralmente, a dormire nel caos che regna nella dinette. La barca è meno sbandata ed in pochi minuti mi addormento.
Quando mi sveglio sono le 7 e sono tutti in pozzetto. Davanti a noi c’è la cittadina che vigila alle porte orientali della laguna veneta. Cambiamo mura e proviamo a seguire la costa. Purtroppo il vento a questo punto è proprio sul muso e non possiamo fare altro che accendere il motore. Proseguire di bolina significherebbe tornare al largo per altre dieci miglia e fare almeno altri due bordi in balia delle onde, a tratti anche di un paio di metri. Siamo stanchi e preferiamo ammainare randa e genoa e proseguire a motore.
L’onda è ancora alta, da nordest, il vento forte ed il motore da 50 cavalli fatica a spingere avanti Lelila, che si arrampica e ricade a poco più di due nodi.
Ci avviciniamo allora alla costa, fino ad arrivare a poche centinaia di metri, dove finalmente il mare si calma un po’ e riusciamo a raggiungere i 3,5 nodi. Faccio colazione con arachidi, anacardi tostati e mais fritto e salato.
Alle 9 torno sottocoperta e cado tra le braccia di Morfeo. Apro gli occhi verso mezzogiorno e vedo che gli altri stanno mangiando un panino: non ho più mal di mare ed ho fame anch’io, ma il sonno e’ tanto e non riesco nemmeno ad alzarmi. Finalmente alle 14.00 mi riprendo, mi faccio un panino con il prosciutto cotto e me lo gusto come fosse una fiorentina cotta al punto giusto.
Mancano oramai poche miglia, il sole è caldo e pregustiamo tutti la doccia calda che ci attende.
Doppiamo punta Tagliamento un’ora dopo e finalmente siamo in vista di Lignano. Entriamo in laguna, dove veniamo dolcemente cullati dal mare improvvisamente calmo, ed alle 16.00, dopo una piacevole navigazione nel Canale dei Lustri, atterriamo al marina. La sera, per festeggiare, l’armatore si è messo ai fornelli e ci siamo mangiati un ottimo filetto al pepe verde, accompagnato da buon vino e dall’assenza totale di rollio. A seguire una notte di assoluto riposo.
Le miglia percorse in 31 ore di navigazione sono state circa 115, delle quali più della metà a vela.
La barca è stata affidabile e stabile ed ha affrontato con sicurezza una situazione non facile. L’armo a ketch rimane per me straordinariamente efficace e mi spiace che stia via via scomparendo.Sicuramente una bella esperienza, anche se rimpiango ancora la cena di pesce mancata.

Alcune considerazioni:
1. Anche se si va in mare da sempre, il mal di mare può essere in agguato. Diffidate da chi si dice lupo di mare e non ne ha mai sofferto, perché evidentemente non ha navigato abbastanza.
2. Quando hai fretta o sei stanco, avrai sicuramente il vento contrario
3. Le notturne più belle sono quelle degli altri


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domenica 7 marzo 2010

Quando il mare oscurò il cielo

Un brano dello splendido diario di Claudio..


Cari Amici,
Questo è il Diario di bordo di "Adventure" - Grand Soleil 343, la n.1 - , che non vuole essere un’opera letteraria, ma un sintetico promemoria delle emozioni, oltre che dei luoghi e delle persone che ne hanno fatto parte. Ho cucito insieme gli appunti del diario, con l’intento di rendere più snella e piacevole la lettura, spero di esserci riuscito.





Italia – Corsica – Minorca (Agosto - 1988)
E’ stato un agosto pieno di eventi, con tanto mare, e tante miglia, in 22 giorni ne abbiamo fatte 960, con una media di oltre 43 nm al giorno, se vi pare poco! fatte tutte sempre solo in due Licia ed io, allora ancora fidanzatini, (si fa per dire, vista la nostra età).
La rotta: Viareggio, Portovenere, Calvì, Mahon, giro dell’isola di Minorca, Bonifacio, Solenzara, Capraia, Livorno, Viareggio.
Durante il viaggio di ritorno da Minorca, dopo ben dieci anni di inutili tentativi, libri letti, dotte tecniche di presunti esperti, finalmente riusciamo a....


Questo il resoconto del viaggio di ritorno:

Abbiamo lasciato Mahon (39°52’N 004°18’E) all’alba, con quella tensione che si ha sempre alla partenza di una lunga traversata (allora senza l’aiuto del gps! ndr.), con un discreto vento di 18/20 nodi che ci arriva al traverso con un po’ di onda e Adventure da il meglio di se, è l’andatura che preferisce, e le onde, abbastanza rotonde, rollio a parte, non creano problemi di sorta.
Abbiamo come di consueto gettato la traina con un centinaio di metri di filo del 100 e un finale dell’ 80 con attaccato un Rapala con la coda snodata di una ventina di centimetri, a mezzogiorno parte nuovamente la traina, e come troppo spesso accade, pesco l’ennesimo sacchetto di plastica, siamo a 40mg dall’isola più vicina a non meno di 150 dalla Francia la Spagna o l’ Italia, siamo soli (e non vedremo un’altra barca per 2 giorni) ma in compenso il mare è pieno di sacchetti di plastica!!!
Disgustato lascio la lenza tutta riavvolta con il solo codino di circa 10 metri in acqua, e dato che filiamo tra i 7 e gli 8 nodi, il Rapala, così vicino alla barca, non fa che saltare fuori dall’acqua, per poi ritornare dentro nelle più strane posizioni. Sono stanco e decido di andare a riposarmi, lasciando a Licia il compito di vegliare su di me, oltre che su Adventure; bisogna approfittarne quando si può.
Disteso in cuccetta di poppa seguo il movimento dello scafo, cominciando a pregustare un sonno ristoratore, quando uno “scoppio” mi avverte che è partita la traina, ma questa volta il rumore è diverso, violento, fortissimo. Mi precipito fuori di corsa urlando “molla la randa, arrotola il genoa”, gettandomi in tuffo sulla frizione del mulinello che allento per non rischiare di veder strappare tutto.
La barca comincia a rallentare, ma la fine del rocchetto si avvicina pericolosamente, comincio a stringere la frizione fino a bloccare la corsa del filo, e miracolosamente non succede niente, la lenza resta tesa e non si strappa.


mercoledì 2 dicembre 2009

Mr. Big Skagerrak: nice meeting you

(pubblico con piacere l'esperienza "nordica" molto ben raccontata da Michele Antonelli sull'ultimo numero di dicembre 2009 di Bolina, insieme agli splendidi video in navigazione a bordo del meraviglioso Najad OKIPIK)

Dal Diario di bordo di Okipik 2/3 ottobre 2009.
L’ ultima tappa velica del 2009 per me era la Kiel- Henan (isola di Orust Nord di Goteborg), attraverso le isole della Danimarca, con passaggio sotto il ponte Storebro e rotta su Skagen per poi puntare a Henan. Con gli amici ADV l’ ultima volta abbiamo dovuto rinunciare causa vento forte da N e rottura della randa/tesabase sul boma.
Sono passate due settimane ed il maltempo non lascia alcuna speranza. Siamo entrati nell’autunno nordico e tutto si fa piu’ difficile. Penso addirittura di lasciarla a Kile per l’inverno. Nel frattempo la barca e’ rimasta in buone mani ed i fornitori si sono adoperati per riparare la randa e la manovra sul boma.
Consulto Windguru e pare che nel primo week end di Ottobre Eolo cominci a soffiare da SW. Qualche telefonata e due amici verranno da Goteborg, un ADV e’costretto a rinunciare per la short notice, peccato. Prendo un aereo ed un autobus e sono in porto. Effettivamente tutto e’pronto per la partenza, ci sono ancora 20 kn e domain venerdi e’prevista pioggia. Poco male, accendo il riscaldamento e vado nel ristorantino del marina di Laboe e ordino una zuppa di pesce tedesca. Non male ed a prezzi ottimi.
Si vive bene a bordo, sono con in compagnia del 3 libro di Stieg Larson che mi prende lo stomaco e la barca ondeggia leggermente nel porto. Chiudo gli occhi e sogno.
La mattina successive il traghetto della Stena line arriva in orario alle 9:00. Gli amici sono pronti e motivati: il primo mi ha venduto la barca, il secondo l’ha progettata e costruita. Rimpinguiamo la cambusa con pane, pomodori, fagioli, tonno, biscotti, piadine, acqua, birra, latte, cipolle e pasta. Carne, minestrine, caffe e il resto sono a bordo, riempiamo un serbatoio di nafta (male che vada andremo a motore) ed issiamo la randa alle 11 :00 am. Davanti abbiamo 250 miglia da percorrere in 40 ore max. Il ho il problema dell' aereo, gli amici di rientrare la domenica. Il vento ci dice buono ed anche il tempo. Ha smesso di piovere e c’e il sole. Guadagnamo l’uscita del fiordo di Kiel e puntiamo a NE verso l’isola di Longeland, detta anche la macchina del vento. Procediamo paralleli ma fuori al canale delle navi commerciali. Autopilota, plotter e radar accesi, come e’ bella la vela. Spegniamo il motore e si va gia’a oltre 8 nodi. L’ isola di Longeland a babordo e’ piatta ma ricca di vegetazione, preferiamo andare « controsenso », ma non diamo fastidio al traffico commerciale ed in piu’guadagnamo un po’di effetto venturi. Contiamo di essere sotto il ponte mitico dello Storebelt, nel Kattegat, che collega l ísola di Copenaghen a quella di Ondense. Una volta ci siamo passati in auto e mi affascinava vedere navi e barche a vela passare sotto questo gioiello ingegneristico. E’alto 65 mt, stavolta non guardero’ con tensione alla testa d’albero.
Vediamo qualche nuvolone all’orizzonte, ma il tempo e’bello e si vola. consumiamo un pasto veloce e rimandiamo a piu’tardi la cena. Non si balla, la musica ci accompagna. Eolo ci avvisa ma tardiamo ad prendere una mano di terzaroli. Il groppo ci becca a 25 kn poi 30. Riduciamo la randa e continuiamo,superiamo i 9 kn e, incredibile, il vento e’sempre al traverso. Osserviamo i turni e alle 5 scendo sottocoperta per una cena anticipata. Uscendo allo scoperto nel Kattegat e con il traffico navale che aumenta, sara’ bene essere sobri. Penne al sugo di vitello con spezie del Ceylon e Madagaskar. 500 kg in tre e non avanza niente. Il morale dell’equipaggio e’alto, lo stomaco pieno e scorgiamo il pote che e’almeno a 10-15 miglia. Alle 20 :00 abbiamo percorso 68 miglia e ci prepariamo a passare sotto il ponte, foto di rito, anche la luna e’con noi.


mercoledì 11 novembre 2009

foto-racconto delle "24 ore dello Skipper"

come promesso..


18/7 - GIORNO TRENTUNO
Uvala Mieli (Cres) - Lussino baia di Baldarka, via Cres
Miglia percorse 17 (totali 421)



Balvanida


in navigazione tra Cres e Lussino



Veli Losinj






martedì 10 novembre 2009

(racconto) Le giornate dello Skipper sono sempre fatte di 24h

riprendiamo dopo una pausa con i resoconti di navigazione estiva.. dopo che avevamo lasciato il Topkapi all'ancora a Uvala Mieli, sul versante orientale di Cres.
E sempre con Charlie2 in ferie ed avaria.




00.00
mi sveglio che soffia di brutto. da Sud. sto nella cuccetta di prua con Daria, nei nostri rimescolamenti di posizione notturna, ed i bimbi dormono in quadrato.. metto il naso fuori dal tambucio e non mi piace per nulla, anche sulla pilotina dei croati naturisti ha suonato l'allarme e vedo una luce accesa, qualcuno è sveglio e controlla la situazione. con la torcia gli segnalo la mia presenza, e la mia veglia. soffia, eccome se soffia. il mezzogiorno che al tramonto s'era calmato adesso ha preso la forma di uno scirocco teso e le raffiche entrano in baia per direttissima, con gli scogli che sono sottovento a 250 metri e per adesso l'allarme all'ecoscandaglio mi dice che non si avvicinano alla nostra poppa, ma per sicurezza (!?!) vado a toccare la cima tesa dell'ancora, e più che valutarne il tiro la accarezzo confidando in lei, come la volessi incoraggiare a tenere la prua del Topkapi al vento, almeno per qualche altra ora. non ho voglia di mollare e scappare, non ancora. è troppo buio e mi fido della mia linea, sta su un letto di sabbia con le marre della Bruce entrambe affondate, sono 6 metri di fondo ed ho 45 metri di calumo misto in acqua, ed il fondo degrada. non molla, mi fido. sposto i bambini con la mamma a prua e mi approprio del quadrato, lascio una luce accesa per non cadere nel sonno più profondo e tengo il tambucio spalancato nonostante faccia freschino. mi metto a nanna con il proposito di vegliare, almeno con un occhio, ma presto mi addormento stanco.

03.00
navighiamo. mi sveglio e mi sembra di stare in navigazione. esco fuori ed il vento è terminato, è una brezzetta tiepida da sud che fa quasi piacere. ma il mare è bello formato dopo la sciroccata, ed adesso i sei metri di acqua sotto la chiglia sono una lastra su cui la carena del Topkapi rimbalza e si imbizzarrisce come un cavallino nella risacca. non so se mi sento più incerto di prima che tirava vento ma non c'era tutta questa maretta in baia, la pilotina dei croati sembra debba da un momento all'altro saltare fuori dall'acqua come un cormorano, tanto volteggia leggera tra i frangenti, oltretutto loro sono ancorati molto più vicini a noi rispetto alla riva, avranno meno fondo ed adesso saltano assai di più con la risacca. prego di nuovo e mi rimetto in cuccetta, non mi sento di andare non è ancora il momento, ma stavolta non mi addormento più, di questo sono certo.


lunedì 5 ottobre 2009

le ferie di Charlie2 (..segue..)

(dove eravamo rimasti??? ho interrotto le trascrizioni che mi sono un attimo perso con i preparativi per la partecipazione alla Barcolana... ehm. ehm........ doveva essere una sorpresa!!! ;-DD)

16/7 - GIORNO VENTINOVE - Slatinica (Olib) - Rab - (24mgl, 2h. motore + 4h. vela)

Ci svegliamo assediati dalle api. Porto a terra le immondizie ma non sono quelle ad attirarle, ne faccio secche 5 o 6 ma quando una, peraltro già "abbattuta" punge Daria sulla pancia decidiamo di tagliare la corda. Facciamo un breve bagno poi partiamo con Francesco già "pappato" e dormiente, approfittando di una leggera brezzolina che s'è già levata, o almeno pare, e per risparmiare gasolio e non svegliare nel contempo il pargolo, disormeggio dal gavitello a vela, ed uscendo dalla baia tra le altre barche ancorate con un paio di abbattute ben calibrate, e con destinazione per lo più ignota, purché ci sia un distributore di nafta però. Siamo veramente a secco, e non voglio rischiare gli ultimi litri se non per l'ingresso in porto.
Fuori dalla baia, però l'incanto finisce presto: l'isola ci copre dal vento e per liberarcene dobbiamo ricorrere all'aiuto del motore, al minimo per lo meno, e così si va avanti fino alla punta nord di Olib; li invece il vento c'è, ed è una splendida termica di maestrale che in luogo di portarci su Lussino bordeggiando mi induce a puntare su Rab in bolina stretta, immaginando di risalire cioè tutto Pag scapolandone il "dito" sempre mure a sinistra per rotta 340 e tutto a ferro. Insomma, la strada più lunga, oltre 30 miglia rettilinee in luogo di 5 linea retta da coprire a bordi.. scelta opinabile mi auto-giudico, ma tant'è.
Tutto bene finché il vento regge, facciamo 3 ore abbondanti di vela su media ottima, divertendoci a far bagni rinfrescanti in pozzetto nella vaschetta con i bimbi e pure consumando un pranzettino volante; peccato solo che il vento dia scarso verso la punta di Pag e da li in poi via via ci molla persino, e mi tocca trascorrere un'oretta a motore per guadagnare il porto, nel canale tra Pag e Rab, consumando lattine di birra per schiacciare la fifa di rimanere senza gasolio. Quando ormeggiamo in banchina comunale all'inglese, praticamente prima della piazzetta, e spengo il motore di mio pugno, sono contento e soddisfatto ma tiro pure un sospiro di sollievo!
Tra l'altro ci siamo guadagnati un ottimo posto d'ormeggio, con il Topkapi ed il suo equipaggio praticamente esposti agli sguardi attenti, interessati ed affatto discreti dei passanti, molti attirati dalla presenza della nostra barca, unica vela di dimensioni umane nella fila di mega-yacht, motoscafini, barconi da escursione turistica e indiavolati taxi-boat, ma i più dei quali peraltro assai incuriositi dal nostro fuoribordo elettrico, in bella mostra di sè sul pulpito di poppa. Quando noto alcuni passanti quasi incantati ad ammirarlo, in estasi, temo persino che lo stesso faccia sin "troppa" mostra di sè, ma non ho lucchetti a bordo per assicurarlo e mi affido alla buona volontà del prossimo.
Con acqua e luce sono 200 kn, i ragazzi del porto sono molto disponibili anche al "patteggiamento" dei consumi tanto che mi aspettavo molto peggio, quindi non resta altro che consumare una cena veloce e poi portare il Simone già survoltato dal passeggio cittadino a terra: si merita di certo un gelato (il "solito") ma poi qui a Rab di gelati ne verranno consumati una riga!
Breve ma intensa passeggiata serale dopocena quindi, ma presto i bimbi danno segni di stanchezza per la lunga bolina odierna e li riportiamo in barca già belli che cotti; al che, trasferiti i due nostri piccoli "parabordi" in cuccetta non ci resta che stapparci un prosecchino fresco in pozzetto, e scolarcelo quasi tutto da soli mamma e papà tete-a-tete, alla luce dei lampioni.. che quando succede nuovamente?
Miglia percorse 24 (miglia totali 390)






mercoledì 16 settembre 2009

le ferie di Charlie2 (..segue..)

8/7 - GIORNO VENTUNO - Kakan (baia Potkucina) - Ravni Zakan - Lavsa (16 mgl, in 3h. di vela + 1h. di motore)

La sventolata della notte sembra passata: ho dormito apposta a prua solo soletto e con l'osteriggio socchiuso per aver prossima alle orecchie la linea d'ancoraggio ed avvertire eventuali suoi lamenti, ma a parte il pensiero in sè che mi ha tenuto per un pò sveglio, poi nulla è accaduto di strano; l'ancora ha tenuto perfettamente ed il centinaio abbondante di barche sottovento è stato risparmiato! Il vento con i colori del mattino sembra anche meno teso, e decidiamo piuttosto di partire il prima possibile: arriva da scirocco sui 20/25 nodi ed invita per una gustosa tappa di trasferimento verso le Kornati, mentre rimanere in zona per esplorare meglio l'arcipelago di Sebenico, in questo contesto appare del tutto inutile. In effetti all'uscita del ridosso parzialmente offerto dall'isola, e dalla stessa punta settendrionale di Kaprjie, il vento appare bello steso sull'acqua invitandomi ad aprire subito il fiocco prima ancora di spegnere il motore, quindi mi spinge a proseguire con la stessa configurazione di vele anche a motore spento: la scelta appare indovinata anche in virtù di un mare incrociato discretamente formato, che mi richiede specialmente una velatura potente a prua per vincerlo in direzione NW, con il vento invece che arriva da lasco pieno; lascio quindi da parte la randa ben ripiegata, reputando che mi avrebbe solo fatto più sbandare la barca senza guadagno velocistico. La indovino oppure no, resta che alla media di 5 nodi e mezzo arriviamo all'accosto di Smokvika, ma da li in poi, entrando nel canale tra le isole ci tocca accendere nuovamente il motore con il vento che irrimediabilmente crolla e ci abbandona. Vista l'ora, infine, decidiamo di fermarci per una sosta balneare e per consumare il pranzo in baia a Ravni Zakan: gettiamo pertanto l'ancora nello specchio d'acqua cristallina prospiciente la sede del Parco marino. Consumiamo un pranzo veloce con un insalata capricciosa, poi mi tocca doverosamente accompagnare a terra il Simone in cerca dell'ennesimo gelato "Auto", vista la presenza sul posto di uno dei pochissimi market di questa zona (forse l'unico!); e la speranza è pure vana, perché nella cella frigo della Ledo proprio il gelato in questione risulta esaurito.... come magra consolazione ci sediamo nel portico della "konoba Zakan" ed offro al piccoletto una coca cola fresca (io invece mi faccio una birra fredda, ammirando i prezzi esposti sul menù della konoba: pesce a 540 kn/kg e aragoste "della vasca" a 700.. non male!).
Tornati in barca ripartiamo diretti alla meta finale della giornata, la bella baia di Lavsa che tanto mi piace: stavolta però mi diverto ad esplorare gli isolotti che la precedono da Sud verso il mare aperto, e risalendo tra questi scorci assai pittoreschi arriviamo a prendere il penultimo gavitello in baia per le 15.30, e da li in poi ci concediamo lunghe ore di riposo e bagni.
Non manca altresì un'ulteriore escursione a terra a caccia di "Ledo/Auto", nuovamente vana perché la "konoba Idra" non ha nemmeno la corrente elettrica per i frigoriferi, ma già che sono in tender adocchio una barca di pescatori in rientro e passo al piano B, all'arrembaggio in caccia di pietanza di pesce per la cena. Si tratta della gentile Marjia, pescatrice ultra settantenne accompagnata dal marito Bruno, ex tenutaria dell'omonima konoba in baia ormai dismessa, ma che non disdegna ancora di dedicarsi all'attività venatoria: dalla sua ghiacciaia di bordo quindi per 100 kune mi concede tre stupendi pagelli appena pescati, a cui faccio aggiungere in "regalo" anche una seppia ed uno scorfanetto per farci il sugo. Non male, anzi ancora meglio dopo averli gustati! E talmente buoni che dopo cena decido di ritentare la sortita con la cara Marjia, per ringraziarla della pietanza ma anche per scipparle qualche palacinka..
Passo nuovamente davanti al gestore dell'Idra snobbandolo, dopo che già aveva provato ad estorcermi 320 kn per una buzzara di scampi (poi rifilata invece a 4 tedesconi con tender Zar 43-marinaro dotato, intenti a consumarla), e mi fiondo nel giardinetto della Marjia, che non si fa pregare più di tanto e ci fa accomodare in mezzo alle reti in manutenzione mentre lei va in cucina e dalla finestra fiocamente illuminata dalle lampade a basso voltaggio, la vediamo armeggiare con uova e padelle.
Mentre consumiamo tre ottime palacincke di Marjia (invero non proprio economiche, a 20 kn l'una!), anche lei si siede al tavolo e ci racconta di come per ragioni di "carte" ha definitivamente dismesso l'attività di ristorazione, mantenendo solo per i vecchi amici e quelli più affezionati la possibilità di cucinare il suo pescato quotidiano, specificando che comunque preferisce venderlo direttamente a privati e ristoranti, e godersi il riposo a sera in compagnia del buon Bruno.
Gran bella conclusione di giornata, quindi, con rientro in tender verso la barca su un acqua letteralmente immobile, placida e scura come l'inchiostro, sotto una luna finalmente piena. Bimbi contenti e soddisfatti, e grandi pure.
Ps. eppure, vuoi il caldo, vuoi la stanchezza, non sono mancati i momenti di tensione a bordo: durante una "divergenza di vedute" con il Comandante, Simone (4 anni e già novello nocchiero di bordo), così si rivolgeva minaccioso al suo unico e sommo Ufficiale Superiore: "Giuro che ti affondo la barca e ti mando in giro col tender!" (ammutinamento peraltro presto sedato senza alcun ricorso alla forza..)

Miglia percorse 16 (miglia totali 283)



martedì 1 settembre 2009

le ferie di Charlie2 (..segue..)

7/7 - GIORNO VENTI - Scardona - (Sebenico) - Zlarin - Kaprije - Kakan, baia Potkucina (20 miglia, 4,5h a motore)
Stamattina ho deciso di capire quel che accade a mia insaputa in sentina, al che spedisco la famiglia a passeggio a far spese (al solito: pane fresco, carne e insalata; ma anche qualche cassa d'acqua sfruttando il Konzum vicinissimo alla barca, e ci scappano anche braccioli nuovi per Simone e ciabatte simil-Crocs per me, che peso tanto e le buco come fossero burro..), poi se ne andranno anche alla spiaggetta attrezzata del paese lungo il fiume, ed io mi dedico alle manutenzioni in tutta pace, calandomi letteralmente dentro le viscere del Topkapi.
Le famose "perdite" erano aumentate da qualche giorno, ma finché si trattava di un fondo di acqua non mi preoccupavo: due giorni fà ho notato l'acqua crescere seriamente, e anche senza assaggio avevo creduto che le sacche in pvc a prua sotto lo sforzo del pieno fatto a Prvic avessero iniziato a perdere più copiosamente di prima (ho sempre creduto in questa perdita, facendo il pieno tutte le volte che è stato possibile..), ma quando ieri arrivando in ambiente "lacustre" ho notato il colore dell'acqua in sentina assumere tonalità più marroncine, allora ho stabilito che il problema non fosse dall'interno, bensì legato ad acqua proveniente da fuori!!! Guaio.
E come tale, affrontato e risolto immediatamente.. ieri abbiamo fatto i turisti scattando foto in giro per le cascate, ma aver trovato la barca bella galleggiante all'ormeggio non mi sottrae dal dedicarle oggi queste ore di attenzione. Per inciso, ieri dopo la giornata di parco... ho trovato in sentina appena un pò d'acqua, ma non tanta.. bhò.
Ci ho pensato tutta la notte, poi ho anche fatto mente locale e notato che negli spostamenti a motore la pompa dell'acqua del motore, dotata nel caso del motore del Topkapi anche di una seconda girante con pescante separata in sentina, in effetti non aveva fatto per nulla il suo dovere, altrimenti non si sarebbe spiegato che anche solo dopo il breve trasferimento a motore dentro l'area portuale di Scardona ho comunque trovato dei residui di acqua in sentina.
2+2 fa 4 e mi sono precipitato direttamente ad aprire la suddetta pompa, e bingo al primo colpo ho beccato la girante lato sentina letteralmente macinata, 3 lame di neoprene su 6 rotte, ed uno spezzone era andato per l'appunto ad ostruire lo scarico in sentina della pompa stessa, sul condotto di scarico a valle della pompa di sentina principale. In effetti, solo questa girante ho trovato distrutta, mentre l'altra, la seconda che assicura il raffreddamento del motore era ok: situazione nel suo complesso già sufficiente a scaricare -per caduta- in sentina il contenuto del circuito di raffreddamento del motore, al suo spegnimento, sfruttando il condotto della pescante in senso contrario!
Mi spiego peraltro così anche delle piccole goccioline di olio o gasolio emulsionato che continuavo a trovare superficialmente alla "soluzione acquosa" nel fondo della sentina.. per ora mi spiego tutto così, gasolio incluso, per lo meno....
Infine smonto, sostituisco, rimonto, e specialmente ripulisco tutto quanto, sempre sotto lo sguardo severo dell'addetto agli ormeggi che in banchina si lamentava con aria schifata e tanto di dita a tapparsi il naso, del pasticcio di gasolio che gli ho combinato proprio davanti la piazza del paese! Mi spiace molto ma mi toccava ripartire sereno e possibilmente con la barca in ordine, prima di affrontare nuovamente il fiume stavolta in direzione contraria, diretti a riconquistare l'acqua salata.
Per le 14 puntualmente molliamo gli ormeggi e dopo una navigazione sempre noiosamente a motore, ma che almeno di ritorno appare più breve, arriviamo a Sebenico sotto un libeccio sferzante che spazza la baia ed accostare (ma specialmente staccarsi dopo!) al molo sottovento per fare benzina, al distributore subito oltre la Cattedrale, richiede tutta la mia maestria al timone, tanto da meritarmi i complimenti per le manovre riuscite sia da parte di Daria che anche del benzinaro!
In vista del mare come d'incanto i bimbi si addormentano entrambi e percorrendo il canale Sv.Ante fino al mare decidiamo di fare più miglia possibili, risalendo a motore il vento che arriva da ponente in bolina troppo stretta per la nostra rotta. Superiamo velocemente Zlarin buttando giusto un occhio dentro la baia e promettendoci di visitarla un'altra volta, quindi con il vento che rinforza sempre di più facciamo zig-zag tra le isolette sparse qua e la, aiutandoci infine anche con il genoa in vista di Kaprije, accostando per passare a ovest dell'isola e guadagnando con il genoa srollato un altro prezioso nodo. Vorremmo dare ancora fuori dal porto ma i nostri propositi naufragano presto: c'è un campo boe nuovo di zecca, con barche allineate e coperte ad occuparle tutte quante, ed il nostro tentativo di dare ancora ugualmente sopravento al campo boe (imitando un GS34 targato TS che stava pure lui facendo la stessa manovra), anche quello è vanificato dal diniego ricevuto dagli addetti alle boe.
Richiamati specialmente dal gran movimento che si è creato a bordo delle barche al gavitello gli ormeggiatori ci sono piombati addosso in gommone, prima da solo l'ormeggiatore, e poi dopo che l'avevo rimandato da dove veniva, in due, ormeggiatore e comandante del porto, scena che si è svolta sempre sotto gli improperi e le invettive che ci arrivavano (in lingua straniera almeno!) dagli equipaggi delle altre barche. Una scena mai vista, alla faccia della solidarietà marinara!
Questi succede che si sentivano poco protetti, essendo sottovento alle nostre due imbarcazioni a vela, e temendo che le nostre ancore dovessero arare nella notte, ma poco dopo ho capito che si trattava solo di una robusta dose di invidia verso cui avrebbe di certo speso meno di loro, se non nulla... e visto che il cliente che paga ha sempre ragione, a tutte le latitudini, il comandante del porto li ha ascoltati ed a noi ci ha dato il foglio di via, spiegandoci che in contemporanea al campo boe è stata fatta l'ordinanza di divieto integrale d'ancoraggio in tutta la zona portuale. Tant'è. Ne prendo atto e riferirò dell'inospitalità di quest'isola, dopo aver spiegato lo stesso pensiero al signor comandante! Peggio per loro insomma, se perdono questa opportunità di guadagno spedendoci in baia..
Di tutto il lungo sipario rimane questa scenetta: contro il più accanito di questi pseudo skipper, un vecchietto tedesco che dalla prua della sua barca a vela mi ha vomitato addosso una serie di termini impronunciabili (molti dei quali gli arrivavano suggeriti dalla frau che lo spronava all'azione da proravia dell'albero..), non sapendo come mandarlo a quel paese in lingua sassonica e non potendomi vuotare lo stomaco nella lingua dei miei avi che tanto non avrebbe compreso il mio idioma "portuale", sul momento in maniera estemporanea e con la barra del timone ancora tra le gambe, ho coniato la seguente frase, in inglese scolastico: "THE SEA IS TOO SMALL FOR YOU! ..GOOD BYE."
Temo che la lingua straniera mi abbia conferito una signorilità da vero "yachtsmen" del tutto sconosciuta al sottoscritto, ma la frase me la sono lo stesso annotata mentalmente per utilizzi a venire..
Ripieghiamo infine su Kakan, dando fondo a Potkucina in mezzo ad un nugolo di barche alla fonda, e non senza qualche difficoltà per far fare testa all'ancora su un fondale tanto insidioso (massi e pure corpi morti delle vecchie boe d'ormeggio fisse poi sparite), quanto anche a tratti molto profondo.. e non è facile trovare per me un buco in mezzo alle barche già ancorate in numero inverosimile, saranno almeno 200, riuscendo anche a dare l'ancora su un fondale preferibilmente non più profondo di 5/6 metri; ci riesco dopo un paio di tentativi, scegliendo una zona in cui reputo il fondale non scenda più di tanto e l'ancora possa far testa senza scivolare verso batimetriche maggiori, e per di più sopravento a quasi tutto l'intero campo d'ancoraggio. Mi sento responsabile di un eventuale "strike", dovesse spedare la mia bruce.. comunque stendo la catena in retro venendo sulla prua di un GS45 targato Ravenna, il cui gentile skipper mi conforta circa la riuscita del mio ancoraggio, dato che mi riferisce di conoscere il fondo molto bene.
Me ne vado al letto con il cruccio comunque di non aver potuto controllare l'ancora a vista, per l'ora tarda che frattanto è giunta, ed anzi alle prime ore di buio ci allietano i lampi di grossi temporali che da sud si muovono risalendo la costa dalmata, per fortuna ben lontani dalle nostre teste. Arriva comunque lo scirocco annunciato, e che mi aveva fatto in origine propendere per la baia di Kaprije, e ripensando alla scortesia di quel luogo mi attende una notte abbastanza movimentata.. le barche iniziano a ballare sulle catene e anziché pensare al vento che ci favorirà i giorni a venire per risalire in direzione nord, mi piazzo a dormire a prua dove con un occhio aperto e l'altro no posso sentire eventuali movimenti indesiderati del calumo.. siamo arrivati a metà crociera perfettamente "in time" ma specialmente "all right", da oggi si inizia a ritornare, ma dopo i giorni scorsi di bel tempo dovremo stare di nuovo con il naso all'insù e gli occhi puntati al cielo per capirne i segni premonitori, che non vorrei aver sorprese indesiderate da sopportare.. alla fine anche l'occhio mezzo aperto si chiude, e mi addormento appellandomi alla mia cara dolce Bruce, 6 metri più giù del mio cuscino.
Miglia percorse 20 (totali 267)





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6/7 - GIORNO DICIANNOVE - Scardona, fermi per gita alle cascate
Ci svegliamo alla buon'ora e subito ci mettiamo al lavoro dopo il caffelatte: c'è da portare la barca in porto e lo facciamo di gran fretta con il timore che i posti liberi alla sera prima in banchina comunale vadano occupati, però siamo tempestivi nel beccare ancora disponibile il migliore, proprio di fronte alla piazza, con colonnina di acqua e corrente davanti. Saranno 26 kune per metro ft (234kn per noi), quindi come a Prvic ma qui almeno con assistenza all'ormeggio e luce h24. I bagni non ci sono ma si possono sfruttare quelli del marina ACI sempre aperti, benché lontani, oppure durante le ore diurne quelli pubblici cittadini collocati nei pressi della chiesa, a 4 kn e decentemente puliti. A proposito di marina Aci, prego sottolineare che il marinaro al nostro apparire all'ingresso dell'area portuale ci ha prontamente fischiato per attirare la nostra attenzione e la nostra prua verso le sue carissime trappe, ma noi l'abbiamo cordialmente ignorato, e nonostante un'ulteriore fischiettata ce ne siamo infischiati a nostra volta infilandoci di poppa sulla banchina di fronte!
Mettiamo giù la passerella e dopo aver collegato la 220v per lasciare in ricarica le batterie di bordo ci siamo precipitati verso l'imbarcadero, peraltro distante pochi passi, e così è iniziata la nostra giornata di turisti terricoli, con la gita d'ordinanza alle cascate del Cherca (99kn a persona l'ingresso al parco, compreso di "passaggio ponte" con il traghetto, una corsa ogni mezz'ora nei due sensi).
Bella la navigazione con il barcone dei ranger ma speciamente è stato piacevole una volta arrivati a destinazione sotto un sole caldissimo sguazzare nelle pozze di acqua gelida, ammirando da vicino lo spettacolo delle cascate; ancora più interessante la passeggiata a mezza costa che conduce sino in cima al salto di acqua, laddove il fiume crea uno splendido scenario di giochi d'acqua, stagni e laghetti, il tutto in mezzo ad una rigogliosa vegetazione emergente direttamente dalle acque, per non dire del piccolo museo etnografico, del mulino ancora funzionante e dei numerosi spazi predisposta per la sosta. Molto bello, insomma, e davvero ben organizzato.
Restiamo alle cascate fino al pomeriggio poi riprendiamo il traghetto di ritorno per le 16.30; per la cena, dopo numerose telefonate la gran parte senza esito, riusciamo ad ottenere un appuntamento definitivo per la peka serale alla konoba Toni, ma con risultati infine discreti, dato che per 404kn in tre persone, abbiamo ricevuto due "peche" di carne ed una grigliata mista buone come qualità ma sinceramente ridotte quanto a dimensioni. Non solo non c'è stato verso di ottenere la peka di polipo, ma in più le due porzioni di peka mista di carne mi sono sembrate parecchio ridotte rispetto alla metà della classica peka per 4..... ma i bimbi sono belli cotti e non resta che approfittarne: dopo il bicchierino di pelincovac d'ordinanza si torna in fretta a bordo, e la stanchezza non prende subito il sopravvento solo per colpa dell'allegria che regna sulla barca di fianco (chitarro-muniti) e presso l'osteria dall'altro lato della strada.. e mi toccherà attendere che gli effluvii dell'alcol altrui siano tutti evaporati in musica, per guadagnare anche io la meritata cuccetta. A nanna!
Miglia percorse ZERO (patacca)