bARCa bIsBetiCa con cIURmA fAmEliCA: quotidianità di famiglie a vele spiegate. Il diario dei nostri "sogni in mezzo al mare"... tra letteratura di bassa lega, geografia pelosa, visioni mistiche, cheek to cheek, uccellini che cinguettano, cibo, musica e poesia.
Secondo Wikipedia in Idraulica "Il termine sessaè riferito al movimento periodico delle acque all'interno di un bacino chiuso: un catino, un lago od anche un mare. Le onde di sessa consistono in moti oscillatori che si originano in conseguenza di improvvisi abbassamenti della pressione atmosferica."
Il livello del mare, moto ondoso a parte, è determinato dalla somma delle variazioni climatiche, della marea meteorologica e della marea astronomica.
Tralasciando per il momento la marea propriamente detta, che notiriamente è quella "astronomica", guardiamo solo alla componente di marea di origine "meteorologica", che è invece determinata dalle variazioni del livello del mare causate dal vento e dalle differenze di pressione atmosferica, in intervalli compresi tra alcuni giorni e poche ore e che non è evidentemente prevedibile nel lungo tempo. Nell'ambito di questi effetti legati alle perturbazioni meteorologiche le oscillazioni del livello del mare sono appunto le nostre sesse.
Le sesse sono dovute normalmente a variazioni locali di pressione, in seguito al passaggio di una depressione atmosferica o all'azione del vento, che provoca un temporaneo accumulo dell'acqua in una parte del bacino, dando origine ad una sorta di aspirazione e di beccheggio delle acque e a un conseguente innalzamento del livello del mare. L’onda di sollevamento che si determina è denominata per l’appunto sessa.
Il fenomeno in sè non è proprio di alcun mare, ma in Adriatico dove si rileva la più alta escursione mareale che si possa registrare in Mediterraneo, la cosa diventa di interesse significativo. Trattandosi, infatti, di in un bacino allungato, stretto e poco profondo, la massa d’acqua che si eleva è notevole (per avere un idea basta ricordare il fenomeno dell’acqua alta a Venezia per il quale spesso le cause sono da ricercare facendo riferimento alla situazione atmosferica del basso Adriatico); nel dettaglio, queste oscillazioni sono tipicamente stazionarie e possono manifestarsi sia lungo l'asse maggiore del bacino (oscillazioni longitudinali), sia lungo quello minore (oscillazioni trasversali).
In circostanza localizzate, come stretti, istimi, canali, e specialmente passaggi orientati nella direzione del vento prevalente (lo Scirocco) possono esserci sesse che permangono in situ per 22 ore e con livelli di innalzamento delle acque persino superiori a quelle registrabili con la classica marea, e nell'ordine anche del paio di metri.
Da influire, pertanto, con il pescaggio delle nostre barche a vela, dunque da conoscere e valutare con la massima attenzione, pena l'incaglio!
capolavoro........(altro che Leonardo di Caprio!!!)
dirttamente da Kata Beach (Thailandia), a voi questo video-sfascio di barche: un capolavoro assoluto, compresa la base musicale struggente e pure la commentatrice (molto) carina!
scene d'ordinaria follia, potrebbe meritarsi di diventare l'inno alla proverbiale capacità di far fare testa ad un ancora in rada ("àncora" si fa per dire: diciamo quelle "cose di cartone" che tengono di solito a prua!), da parte del regatista medio..... una volta tanto non solo italiano! ;-)
Si tratta di un sistema con una cima (in realta "nastro") avvolgibile multiuso di notevole resistenza. Come si vede dalla fotografia sono due ruote in acciaio inox all'interno delle quali è avvolta una cima piatta di 40, 60 o 80 metri a seconda del modello.
La cima (in Cordura di nylon, e che tiene fino a 3,5 tonnellate!) è sempre in ordine e pronta all'uso, occupa pochissimo spazio, è a portata di mano ed è utilizzabile per moltissimi scopi. Una volta usata, con la maniglia in dotazione o con una maniglia dei winch, si riarrotola in un attimo nella sua sede....
Costruzione in acciaio inox del sistema avvolgitore che diventa praticamente indistruttibile ed eterno, oltre che elegante.
E per tutti, e tanti, gli usi possibili vedasi il seguente filmato: personalmente la trovo ingegnosissima, da avere.
Max di Y2Kha concluso il suo sondaggio sui tender di cui avevamo dato anche qui spazio in evidenza...... QUI i risultati!
lo stesso Max li riassume -peraltro in maniera splendida- come segue:
- Oltre il 70% ha un tender lungo al massimo 2,40mt sono quasi tutti a chiglia 'morbida'.
- Il fuoribordo 2 tempi è ancora molto usato. (Alcuni con il fuoribordo elettrico hanno risposto 4T)
- Oltre l'80% dei motori è inferiore a 5cv e di questi il 50% è inferiore a 2,5cv.
- Il tender viene utilizzato prevalentemente per un breve spostamento.
- Durante un breve trasferimento poco più del 50% degli intervistati traina il tender, gli altri
comunque in un modo o nell'altro lo tengono a bordo.
- Nei trasferimenti più lunghi sono davvero pochi quello che comunque lo trainano.
- Si dividono a metà le abitudini di alare o lasciare in acqua il tender entrando in un marina.
- Se si dovesse cambiare tender, la fiducia si sposta molto sui tender a chiglia gonfiabile,
ed anche la misura scelta in media è superiore a quella posseduta.
- Quasi il 50% delle persone, non cambierebbe motore e se dovessero cambiarlo molti
prenderebbero un motore più potente.
- Una cosa mi ha davvero colpito nelle risposte, è la marca del tender che ha più riscontrato
la fiducia delle persone: Zodiac.
- La fiducia invece nelle marche dei motori è equamente divisa tra Yamaha e Honda,
l'unica motorizzazione italiana presente, Selva, non ha prese nemmeno una preferenza.
Fine delle discussioni: non eravamo mai entrati nel merito della querelle in attesa di chiarimenti più sicuri, che adesso sono finalmente arrivati:
L’Agenzia delle Entrate con una risoluzione del 19 gennaio 2010 precisa che la locazione degli ormeggi è soggetta a Iva del 20 per cento. Questa attività infatti è assimilabile a quella delle aree destinate a parcheggio dei veicoli.
Ecco il testo del comunicato stampa dell'Agenzia delle Entrate: COMUNICATO STAMPA Posti barca in affitto, lo sconto Iva non va in porto La società che affitta posti barca prende a bordo tutta l’Iva. Niente esenzione da imposta ma aliquota piena perché si tratta di una locazione assimilabile a quella di aree per il parcheggio auto. Lo chiarisce l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 1/E di oggi, che prende le mosse dalla richiesta di una società che gestisce due pontili in un porto turistico ed è interessata a sapere se la sua attività di locazione posti barca può godere del regime di esenzione Iva previsto in caso di affitto di beni immobili. In particolare, i tecnici delle Entrate richiamano una sentenza della Corte di Giustizia in cui si precisa che le locazioni in un porto di posti barca, sia in acqua sia a terra per il rimessaggio invernale delle imbarcazioni, pur riconducendosi all’affitto di beni immobili, rientrano più in particolare tra le locazioni di aree destinate al parcheggio di veicoli, escluse dal regime di esenzione e soggette ad aliquota ordinaria del 20%. Il testo della risoluzione è disponibile sul sito www.agenziaentrate.gov.it.
iniziamo dalle cose serie... anno nuovo, vita nuova e specialmente nuove crociere da programmare.
Solo vi prego non ditemi che la foto l'hanno scattata in inverno, mentre quando ci andremo noi in luglio sarà tutto tempestato di ombrelloni e gavitelli giallo banana (che è vero, ovviamente..), e che l'idillio cesserà brutalmente in un sol colpo! ..perché comunque la cosa non mi dissuaderà mai dal togliere dal programma di navigazione estiva una tappa presso codesto seguente paradiso caraibico......
(e apposta non vi dico dov'è.. che tanto è noto e arcinoto.. ahaha)
urgesi chiarimenti!...non dico che le due parole vengano correntemente scambiate l'un per l'altra (gravissimo), senz'altro però la lettura di discussioni online genera in me la certezza che nell'uso corrente dell'uno e/o dell'altro vi siano larghe zone d'ombra. su cui va immediatamente gettata un pò di sana luce di tecnica marinaresca..
Punto 1: di che si tratta. i termini non sono affatto sinonimi, e al di là dell'assonanza indicano componenti dell'arte marinara distinti e separati!
La GRIPPIA è un cavo, tutto in cima o tutto in catena o anche misto, collegato al diamante dell'ancora.
Il GRIPPIALE è invece un gavitello, che può esserci o meno, e nel caso si trova legato alla grippia di cui sopra.
Fondamentale è comunque l'aspetto relativo alla "possibilità" della presenza del Grippiale, o meno: codesto gavitello può realizzarsi con qualsiasi mezzo galleggiante di dimensioni adatte (un piccolo parabordo piuttosto che un galleggiante da pesca, se non addirittura apposite boette in commercio con tanto di impressa la scritta ANCHOR, per dissuadere eventuali nuovi arrivati in baia da adoperarlo a loro volta come boa d'ormeggio!), tuttavia la sua presenza non è essenziale, nel senso che si può ugualmente far uso della Grippia, riportando piuttosto questa a bordo da prua, come descritto nella figura seguente.
Punto 2: uso, pro e contro. Va detto subito che la Grippia si usa per godere del'impagabile vantaggio di garantire una rapida spedata dell'ancora in quelle condizioni di fondale laddove questa possa presumibilmente impigliarsi, caso emblematico i fondali di rocce multiformi (ed i peggiori sono quelli conformati con grossi massi): come dire, che in tutti i casi che codesto rischio si presenti in base all'esperienza dello skipper e la sua conoscenza dei luoghi, sarà utile la decisione da parte sua di predisporre la grippia già in fase di ancoraggio.
Questo è il primo e più importante, anche se non l'unico, vantaggio dell'uso della grippia che possa spingere lo skipper a richiederne l'impiego.
La manovra sarà quella classica consistente nel dar fondo fermandosi con il vento in prua, dopo avere preparato a bordo l'ancora principale appennellata fuori bordo sopra la superficie dell'acqua, e la grippia (cima o catena) ammanigliata al diamante dell'ancora principale e poi che faccia via in chiaro riportata a bordo, e abbisciata sempre in chiaro sulla prua, di fianco al pozzetto dell'ancora principale; si darà poi fondo, filando la grippia in anticipo se dotata di suo grippiale, piuttosto che filandola concordemente alla linea di ancoraggio principale se si adotta il sistema di rinviarla a sua volta a bordo.
Pro/contro del Grippiale: la boetta di segnalazione è assai intrigante, e indubbiamente molti skipper la usano anche per dar dimostrazione delle proprie arti marinaresche, ma in sè presenta una serie di inconvenienti non di poco conto. Prima di tutto in rade molto affollate rischia di invadere lo spazio di giro d'àncora altrui, e di per sè è poco cortese privare di spazio per l'altrui ancoraggio; in più, nell'eventualità di una salpata generale in emergenza, magari durante le ore notturne, la stessa boetta potrebbe non esser vista e finire aggrovigliata nelle eliche altrui, con le immaginabili conseguenze anche gravi, e tacendo delle relative responsabilità.
Nel caso opposto, invece, di stanca assoluta di vento, con le barche che inizino a girare sull'ancora non più in fase, lo stesso gavitello potrebbe urtare il proprio scafo o gli altri, e dar disturbo.
Sicuramente è comodo avere sempre l'indicazione visiva della posizione della propria ancora, anche a beneficio dei terzi, ma codesta manovra non deve essere abusata fino ad interferire con le manovre altrui: ciò per dire che il Grippiale va usato ("aggiunto") solo e soltanto quando è fondamentale segnalare la posizione della propria ancora, caso emblematico in certi porti sprovvisti di corpo morto in banchina, laddove il rischio di impiglio tra le linee di ancoraggio dei natanti in banchina è elevato, ed è anzi utile fornire a chi sopraggiunge la posizione esatta della propria linea già in acqua (è il caso questo, per esempio, di molti porti greci, dove l'impiglio tra le ancore delle barche in banchina è assai frequente, sgradevole tanto quanto pericoloso in presenza di traversia improvvisa).
E' evidente come in porto ciascuno scelga un calumo differente, e non è semplice da valutare a vista, dalla sola inclinazione della catena sugli altrui musoni, l'esatta posizione delle linee d'ancoraggio; in aggiunta si ricorda come nei porti la presenza di rifiuti sul fondo, prima di tutto vecchie ancore abbandonate, possa aumentare il rischi di impiglio, da risultare infine il sistema comodo per il successivo disincaglio.
In baia invece, laddove gli ormeggi sono pressoché paralleli al vento, è più semplice trovare indicazioni visuali sia delle posizioni delle linee d'ancoraggio già stese, che anche delle relative lunghezze. E' ovvio che in questo caso il grippiale di segnalazione può solo costituire un intralcio, senza considerare neppure la possibilità scortese che qualcuno possa adoperarlo di proposito per tenere a distanza le altre imbarcazioni alla fonda!
Il suggerimento di usare una grippia di lunghezza inferiore al fondale, da collocare il galleggiante ad un paio di metri dalla superficie dell'acqua per non dare intralcio ma essere ugualmente raggiunto con una facile apnea, è utile ma non trova il mio favore.
Ci sarebbe anche l'opzione 3, con il Grippiale adoperato per tenere la Grippia discosta dal fondo, e poi collegato alla prua dell'imbarcazione con una ulteriore sagoletta, di modo che non segnali la posizione dell'ancora ma eviti almeno che la Grippia possa attorcigliarsi con la linea d'ancoraggio, ma nuovamente la soluzione non mi piace per la sua eccessiva complessità (oltre che la confusione che può altrimenti ingenerare presso gli altri equipaggi in rada..)
Più comoda è la soluzione di rinviare la grippia a bordo: si manovra facilmente da prua, ed in caso di incidente o emergenza si manovra istantaneamente, e senza dover mettere in acqua il battellino; rimane peraltro un estremo rischio di accavallamento della linea di ancoraggio con la grippia, se questa è stata filata in eccesso, quindi i due cavi potrebbero aggrovigliarsi; sicuramente regolando la linea di ancoraggio anche la grippia va regolata di conseguenza, prima di tutto se non si vuole commettere il grossolano errore di veder ancorata la propria barca sulla grippia quando si fila più catena senza modificarne la lunghezza!
Esiste un unico caso "di scuola", dove la presenza del Grippiale risulta determinante, ed è quello dell'incaglio della propria linea di ancoraggio sotto quella di un'altra barca sopraggiunta, magari un grosso motor yacht: in questo caso con la Grippia riportata a bordo essa stessa si troverà sotto alla nuova pesante linea d'ancoraggio da essere inservibile, salvo un tuffo in apnea in acque basse che risolva la situazione, mentre con il galleggiante a debita distanza il cavo collegato al diamante dell'ancora sarà libero da inpicci ed una volta filata tutta la linea d'ancoraggio principale per occhio, si potrà recuperare tutto a bordo passando sotto la linea d'ancoraggio soprastante, agendo a partire dall'estremità della Grippia collegata alla boetta e facendo scivolare tutto quanto sul fondo. E' evidente comunque, che questo caso è probabile che accada solo in porto, per ribadire come già detto l'opportunità e l'utilità dell'uso del Grippiale in porto, molto meno in baia.
In realtà, il Grippiale è a sua volta utile a segnalare la propria linea di ancoraggio abbandonata sul fondo, in condizioni di fuga repentina che avesse richiesto di filare tutto quanto per occhio, quindi per un futuro recupero di linea d'ancoraggio ed àncora: fermo restando, però, che in quelle condizioni il galleggiante di segnalazione si può anche aggiungere alla Grippia riportata a bordo, un attimo prima di "tagliare la corda".
Dulcis in fundo due piccole dritte, di carattere "operativo".
1) che fare di fronte ad un incaglio della propria ancora laddove questa non era dotata di grippia? ..diciamo che la grippia, sistema comunque classico per spedare un'àncora incattivita, si può improvvisare come "volante", inventandosi un cappio di cima intorno alla propria catena quindi recuperandone quanto più possibile di modo che la barca si trovi quasi a piombo con l’ancora, e poi aiutandosi con un peso di piombo (basta uno di quelli da sub), si fa scendere il cappio lungo la catena fino sul fondo. L'obbiettivo è di far scorrere il cappio lungo tutto il fuso dell’ancora fino ad approssimarsi al diamante e per questo ci si può aiutare con il battellino spostandosi dalla parte opposta alla barca e tirando, quindi si userà infine il cavo come una normale grippia per tentare di spedare l'ancora impigliata.
2) si tenga sempre presente che la Grippia può esser potenzialmente anche adoperata per rinforzare il proprio ancoraggio con un Pennello ("appennellaggio") Il Pennello è infatti, per definizione, un secondo ancorotto che mediante una cima o catena preventivamente legata al diamante dell’ancora principale (per l'appunto la grippia), vi viene ammanigliato per cicala ed affondato a mare in modo che concorra con l’ancora stessa alla presa e quindi tenuta sul fondale. Raramente si prevede subito la manovra, dando fondo prima al pennello poi all'ancora principale, perché significa che le condizioni meteomar sono avverse e forse era meglio riparare in un ridosso più sicuro se non in porto (in questo caso, il pennello ammanigliato alla grippia sarà posizionato sopravento all'ancora principale, entrando in forza quando questa inizia ad arare); ma invece, se si vuole aggiungere il pennello successivamente, servendosi del battellino di servizio, si recupererà il grippiale, liberando la grippia e le si annoda il pennello con un nodo di ancorotto, quindi si andrà poi a dare fondo al pennello nel punto prescelto sopravento all'ancora principale.
(in questo caso sarebbe sempre bene eseguire la manovra con una grippia di lunghezza superiore alla batimetrica del luogo di ancoraggio, allo scopo di evitare di sostenere, a mano o col barbotin, il peso di due ancore quando si dovrà salpare, e in modo che si potrà recuperare l’ancora principale a bordo mentre il pennello giace ancora sul fondo)
come s'ha da ancorare er Topkapi... ricevo un'email dal vecchio armatore, dove mi spiega come ha fatto a tenerlo fermo all'ancora per 15 anni, e la pubblico.
Ciao Davide,
permettimi di darti la mia personale opinione sull'ancoraggio, dopo molte notti insonni in baia, credo di avere capito come ci si deve ancorare:
La catena o cima ha l'UNICO scopo di fare in modo che la forza applicata sull'ancora sia PARALLELA al fondo. Molti metri di catena appoggiata al fondo non aumentano molto la tenuta, ma aumentano molto il raggio di brandeggio, e quindi diventa pericoloso. La catena deve essere più corta possibile!
L'ancora deve "prendere" il fondo. Personalmente rido quando leggo che il dimensionamento dell'ancora si misura in peso. Si dice un ancora di 15Kg per 10 metri di barca. Quanto terrebbe una palla di ferro di 15 Kg? Per me sono follie! Io credo che dovrebbero essere stilate delle tabelle di "aggrappaggio", cioè di quanta forza serve ad un tipo di ancora per arare con un certo tipo di fondo.
Sul Topkapi ho provato diversi tipi di ancore. In garage ho ancora una Danforth da 15 Kg con cui NON ho mai dormito, oltre ad essere pesantissima da salpare.
La Bruce da 10 KG, che hai è ottima, ha tenuto in condizioni in cui.. se ci avesse mollato non mi sarei stupito.
Io sono un sostenitore delle ancore di alluminio, purtroppo l'unica ancora di questo tipo è quasi una Danforth, quindi non funziona in Croazia!
La tenuta dell'ancora dipende, prima di tutto dal fondo. Ci vuole il fondo giusto!!!
Consigli pratici:
- Ancorati sempre entro 10 metri
- Cerca di ancorare in acqua limpida e con il sole, in modo da vedere il fondo
- Cerca un fondo bianco, sabbioso, in corazia la sabbia è sempre mista a ciotoli e tiene benissimo
- Una volta dato fondo all'ancora, metti catena per 2 volte il fondo e metti in retromarcia al minimo, in modo da dare una leggera trazione verso l'altro all'ancora e aiutarla a piantarsi. Dopo un po' dai 3 volte il fondo e metti la retromarcia e 1500 giri. La barca DEVE restare perfettamente immmobile: le impurità sull'acqua saranno ferme assieme alla barca!!!
La catena/coma dovrà essere tesa e NON "saltellare" (segno evidente che sta muovendosi).
Se la barca non si ferma, bisogna salpare l'ancora e riprovare in un altro punto. Spesso l'ancora deve essere calata 2 o 3 volte prima di trovare il punto buono.
- Di cavo tessile mettine al massimo una volta il fondo, in modo che in nessun modo arrivi a toccarlo, altrimenti potrebbe tagliarsi con una roccia
- Cerca di evitare le alghe, ma se proprio devi ancorarti sulle posidonie, togli la Bruce (non va') usa l'Ammiragliato.
- Se lo spazio in baia è poco oppure il fondo è ripido, metti un cavo a terra. Io uso una cima galleggiante da 30 metri messo in doppino, non c'è pericolo che finisca nell'elica quando vai in retromarcia dato che galleggia. Possibilmente il cavo in direzione Nord-Est per tenere la Bora.
Personalmente ti sconsiglio di comprare altro cavo tessile (a meno che tu non voglia ancorarti in 50 metri d'acqua).
Se vuoi una maggiore sicurezza, aggiungi un peso di PIOMBO all'attaccatura catena/cima. Io a volte l'ho messo per ridurre il raggio di brandeggio ed avere comunque un sicuro ancoraggio. Un peso da 5 o 6 Kg (purchè sia PIOMBO!!!) corrisponde a raddoppiare la lunghezza della catena.
Sott'acqua, la differenza di peso tra ferro e piombo è notevole.
Fissato con un moschettone ad una maglia è rapido da raccogliere quando si salpa.
Ultimi suggerimenti (i più importanti):
- immergersi sempre a verificare l'ancora. La Bruce deve essere dritta e TUTTA sotto, non solo appoggiata di fianco. Si può appoggiare sul fianco solo su fondo roccioso (dove non può piantarsi) ma se gira il vento rischia di cavarsi.
- Tieni sempre acceso l'ecoscandaglio con l'allarme mentre dormi, se non fosse per quello, forse il Topkapi avrebbe già fatto una brutta fine, invece non ho mai toccato il fondo in vita mia.
Il più importante:
- Se proprio l'ancora non tiene... salpa. Un vento di burrasca a pochi metri dagli scogli è molto pericoloso, al largo non è nulla. Recupererai le ore di sonno il pomeriggio, dopo pranzo.
Non mi piacciono le ancora doppie o altre complicazioni. Qualunque ancoraggio può mollarci e quando capita bisogna partire in pochi secondi e senza esitazioni.
Addirittura io non dormo mai con il tender gonfio, voglio essere sempre pronto al peggio, cioè a partire in pochi secondi in condizioni meteo proibitive.
Mi studio sempre la rotta per prendere il largo alla cieca cioè col buio totale. Bussola ed ecoscandaglio funzionano anche col buio, ma le isole non si vedono.
Quando sei in baia e il vento comincia a fischiare tra le sartie, non farti spaventare, la barca oscillerà a dritta e a sinistra, al massimo di 30 - 40 gradi. Quando l'ancora ara, te ne accorgi perchè la barca si traversa (90 gradi al vento) prima di ritornare prua al vento.
Quando la barca si traversa al vento è sicuro che ha arato qualche metro.
Per le mie esperienze è inutile mettere a poppa un pezzo di vela per non far dondolare la barca. Quando il vento è pericoloso sul serio (40 nodi o più) la barca dondola pochissimo. Quindi se il dondolio di 30 - 40 gradi fa arare l'ancora, significa che non era piantata bene ed è meglio metterla bene prima che arrivino 40 nodi sul serio.
Non voglio spaventari, ma prevedendo il peggio, sei sicuro di riuscire.
Quest'anno ho fatto tutte le notti in baia (tranne una) e ho sempre dormito in tranquillità, con poco vento.
Buon Vento e buona permanenza in baia.
San Clemente è più nota come Palmizana, ma Palmizana è in realtà solo il nome del Marina. Ci sono stato tante volte, sia al marina che in baia. E' costellata di baie, ma nessuna offre un riparo da tutti i quadranti (tranne Palmizana dove ci hanno fatto il Marina). Credo di essere "maturo" per tentare ancoraggi in baie non completamente protette. Carla non è molto favorevole perchè significa che se il vento gira dalla parte sbagliata, anche se sono le 2 di notte, bisogna salpare. Comunque mi è già successo tante volte la stessa cosa anche in baie riparate, quando l'ancora ara o peggio quando qualche charterista cretino ara sopra la mia ancora. Ho imparato che quando si mette l'ancora in un una baia, bisogna sempre prevedere una rapida via di fuga al buio, in piena notte. Lastovo è da sempre la mia isola preferita. Sono stato uno dei primi ad arrivarci quando l'anno smilitarizzata. Tante volte ho fatto dogana a Vis. Una volta ho visto il doganiere di Vis estrarre dal suo armadio un fascicolo con il nome Topkapi, che conteneva tutte le pratiche di ingresso e uscita della barca. Credo non siano in molti a fare dogana a Vis. Con una vacanza di 3 settimane, senza correre, si può tranquillamente superare l'Incoronata, dove le isole sono aride, e raggiungere le grandi isole del sud, verdi e incantevoli. Il mio consiglio è cominciare per gradi. La Croazia è molto bella anche a nord. A me per esempio piace molto Kolorat, nell'isola di Cres. L'acqua non è limpidissima, ma ci sono i cervi che vengono fino in riva al mare. Da evitare assolutamente è il canale di Velebit, vicino all'isola di Pag. Molto pericoloso a causa del vento forte.