"Come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?" (Joseph Conrad)

martedì 10 novembre 2009

(racconto) Le giornate dello Skipper sono sempre fatte di 24h

riprendiamo dopo una pausa con i resoconti di navigazione estiva.. dopo che avevamo lasciato il Topkapi all'ancora a Uvala Mieli, sul versante orientale di Cres.
E sempre con Charlie2 in ferie ed avaria.




00.00
mi sveglio che soffia di brutto. da Sud. sto nella cuccetta di prua con Daria, nei nostri rimescolamenti di posizione notturna, ed i bimbi dormono in quadrato.. metto il naso fuori dal tambucio e non mi piace per nulla, anche sulla pilotina dei croati naturisti ha suonato l'allarme e vedo una luce accesa, qualcuno è sveglio e controlla la situazione. con la torcia gli segnalo la mia presenza, e la mia veglia. soffia, eccome se soffia. il mezzogiorno che al tramonto s'era calmato adesso ha preso la forma di uno scirocco teso e le raffiche entrano in baia per direttissima, con gli scogli che sono sottovento a 250 metri e per adesso l'allarme all'ecoscandaglio mi dice che non si avvicinano alla nostra poppa, ma per sicurezza (!?!) vado a toccare la cima tesa dell'ancora, e più che valutarne il tiro la accarezzo confidando in lei, come la volessi incoraggiare a tenere la prua del Topkapi al vento, almeno per qualche altra ora. non ho voglia di mollare e scappare, non ancora. è troppo buio e mi fido della mia linea, sta su un letto di sabbia con le marre della Bruce entrambe affondate, sono 6 metri di fondo ed ho 45 metri di calumo misto in acqua, ed il fondo degrada. non molla, mi fido. sposto i bambini con la mamma a prua e mi approprio del quadrato, lascio una luce accesa per non cadere nel sonno più profondo e tengo il tambucio spalancato nonostante faccia freschino. mi metto a nanna con il proposito di vegliare, almeno con un occhio, ma presto mi addormento stanco.

03.00
navighiamo. mi sveglio e mi sembra di stare in navigazione. esco fuori ed il vento è terminato, è una brezzetta tiepida da sud che fa quasi piacere. ma il mare è bello formato dopo la sciroccata, ed adesso i sei metri di acqua sotto la chiglia sono una lastra su cui la carena del Topkapi rimbalza e si imbizzarrisce come un cavallino nella risacca. non so se mi sento più incerto di prima che tirava vento ma non c'era tutta questa maretta in baia, la pilotina dei croati sembra debba da un momento all'altro saltare fuori dall'acqua come un cormorano, tanto volteggia leggera tra i frangenti, oltretutto loro sono ancorati molto più vicini a noi rispetto alla riva, avranno meno fondo ed adesso saltano assai di più con la risacca. prego di nuovo e mi rimetto in cuccetta, non mi sento di andare non è ancora il momento, ma stavolta non mi addormento più, di questo sono certo.




05.45
prima che il gallo canti ho già messo la caffettiera sul gas, l'assicuro ai fermapentola anche se la risacca è parecchio smollata e mi do il tempo del caffè poi voglio scappare da questo cul-de-sac, già c'è luce ed il cielo non promette niente di buono, e dopo la sciroccata qui può mandare ogni ben di Dio di vento e molto probabimente anche di acqua. Daria sente l'odore del caffè e mi raggiunge in quadrato, non le dico nemmeno nulla perché vedendomi arzillo a quell'ora ha già capito che tocca levare le tende. mi chiede se ho già deciso sul da farsi e le riferisco che nelle ultime 2h e 45' ho studiato praticamente tutto il 777 , e se tutto va bene ci andiamo ad infilare in qualche buco dalle parti di Punta S.Croce, ma siccome che qui non si capisce niente guardando il cielo, per il momento mi interessa solo uscire da questa situazione che non mi piace più, e 6 ore di superlavoro richiesto alle bitte di prua sono più che sufficienti.

06.15
con i bicchieri sporchi del fondo di caffè ancora in pozzetto, accendo il motore e lascio Daria al timone, con l'ordine di dare gas allegro a mio comando, mentre io a prua vado ad alarmi sulla cima d'ancoraggio con la previsione di una salpata bella svelta. muovendomi sui passavanti butto un occhio alla pilotina dei croati e sommessamente auguro anche a loro buona fortuna, poi salpo tutto sviluppando buoni 750 watt alle braccia e Daria a tutto gas sfila fuori dalla baia. ci mettiamo in rotta sud costeggiando Cres ad un miglio e mezzo circa dalla costa, ed annusando l'aria chiedo a Daria che è andata a preparare da basso la barca in vista del risveglio del pargolame, di mandarmi in pozzetto la cerata completa che penso potrebbe servire presto. in cielo i segni sono contrastanti, è tutto un nuvolame spesso con toni che vanno dal grigio topo al grigio fumo di Londra, vento quasi assente, ma il mare è sempre abbondantemente formato. andiamo a motore a regime allegro e punto al margine Sud di Cres ma valuto mentalmente anche la possibilità di tirare dritto e riparare a Lussino, ma c'è l'appuntamento delle 9 o'clock da rispettare per non mancare l'apertura del ponte. vedremo più avanti.

6.45
schiarisce da Sud e giacché andiamo in quella direzione la cosa mi incoraggia, ma da Nord-Ovest si apprestano fronti dal colore bruno per nulla raccomandabili. rinfresca e metto la cerata. intera.

7.10
mentre noto che siamo pressoché l'unica barca in mare mi si appresta da sinistra la pilotina dei croati, lanciata a tutta birra in planata a cavalcare le onde. saluto una volta anzi due ed insisto finché l'amico della notte insonne non mette fuori dalla cabinetta un braccio per rispondere al mio cenno, e sono contento che se la siano cavata bene. ed adesso marciano anzi pure meglio, e sembrano diretti senza indugio su Lussino.

7.20
guardo in direzione di Cres e sull'isola il fronte scuro è piombato sulla costa, le nuvole non solo sono spesse e nere ma specialmente gonfie, sembra un temporale ma non vedo fulmini in cielo nemmeno in lontananza nè sento tuoni. un attimo dopo inquadrando il mio riferimento di rotta noto che Punta S. Croce non si vede più, avvolta in quella che sembra una nebbia color bluastro.
guardo il mare e noto che esso stesso ha preso un colore tetro, come il petrolio, ma non ha la consistenza dell'idrocarburo, anzi è tutt'altro che oleoso. è innervato da mille e più mille striature, piccole creste che sembrano arterie di forza. vedo un paio di ochette poi la prima raffica sdraia il Topkapi. ci prende al mascone eppure mi sposta la prua di 20 gradi almeno. a me sembra che sia stata preceduta da un rumore sordo, come fosse un tuono. ma un tuono con la forza di un pugno nello stomaco, sento la pressione del vento sulla faccia, sulla pancia sotto la cerata, sulle spalle, persino sulle orbite degli occhi. il fascio di nervi sull'acqua non c'è più ed adesso è tutto schiuma, è tutto bianco sotto e sopra, sento il vento che non fischia più sulle sartie ma ulula come un lupo. Cres è a non più di un miglio sulla mia dritta ma non la vedo. è tutto un colore, cielo e mare, ed è bianco colore dell'acqua. e l'assaggio per capire se si tratta di pioggia ma invece mi accorgo che è salata. è come se piovesse all'incontrario, dal basso verso l'alto.
chiamo Daria perché vorrei che anche lei potesse assistere a questo spettacolo immane della natura, ma non mi sente nemmeno. si affaccia dal tambucio solo dopo 10 minuti di inferno, che ha deciso di sostituire il tambucio in legno con quello in plexyglass per portare più luce sottobordo, con i bimbi che sono svegli e fanno allegramente colazione. mentre io fuori me la sto facendo sotto dalla paura, invece, ed ho già messo la poppa al vento ed al mare, tolto il gas, e con il motore in folle in poppa piena scappo a questo cazzotto di vento nello stomaco surfando sul filo dei 6 nodi, soltanto con la cerata a fare da spi.

7.45
sento il vento smorzarsi così come era arrivato, quella specie di pioggia marina non c'è più, mi volto e vedo che è ricomparsa l'isola. Cres non s'era mai spostata da li, e sulle cime più alte sembra quasi sia ricomparso il sole. siamo scaduti parecchio a sud con tanta acqua ancora sottovento, ma voglio vedere come se la passano gli yacht dentro Kolorat, e con una manovra lesta per non prestare il fianco ai frangenti inverto la rotta ridando gas. risaliamo a 3,5 nodi per rotta OON riavvicinandoci alla costa controvento.

8.10
ricomincia la pioggia di mare. stavolta so cos'è. tengo la mano ferma sulla barra e un attimo dopo che la costa dell'isola scompaia per la seconda volta nella foschia, o acqua, o vento, o bruma non so che sia, nuovamente un uppercut colpisce l'albero del Topkapi, viene dritto dalla prua e ci solleva il musone dell'ancora sui frangenti. meno forte della prima volta però, o forse sono solo più forte io stavolta con l'esperienza e la fiducia che ho maturato verso il mio cavallino bianco. resta che non cedo, non subito. ed anzi decido di provare se i 12 cv del motorino siano utili a contrastare un colpo di vento come questo, do gas e sul filo del regime massimo dei 3000 rpm ammiro con soddisfazione il log e pure il gps segnare la considerevole cifra di 0.7 nodi. non ne facciamo uno, ma nemmeno indietreggiamo, teniamo botta insomma, ed è più che un pareggio a reti inviolate per il mio orgoglio personale. vado avanti così per un pò ma sono quasi all'ingresso delle baie, e vedere una barca a vela enorme, credo un Perini, con una serie infinita di crocette all'albero di maestra tirar su l'ancorone e scappare in mare aperto non mi fa tergivesare oltre: aspetto un treno di onde meno infide e nuovamente mi metto per rotta SE, a prestare la poppa agli elementi

8.45
questo dura un attimo di più, vuoi per l'intensità meno accentuata. insomma non mi mette paura. però navigando a 5 nodi per sud, quando la botta passa vedo Cres ben distante dalla mia rotta, e sono già nel canale, la visibilità verso Lussino è buona e nemmeno il mare è rimasto più di tanto gonfio, come se quei due groppi l'avessero spianato, come asfaltato. ma sono stanco morto, o forse solo spaventato. faccio incollare il 777 da Daria dietro il tambuccio in policarbonato e decido di infilarmi a Baldarin o Pogana, sul versante meridionale di Cres. tanto l'appuntamento delle 9 al ponte è bucato di sicuro.

8.55
entro a Baldarin, scelgo il ridosso più interno della baia, la porzione più profonda di fiordo, e sembra di entrare in un recesso della foresta tropicale. la vegetazione è fittissima e verde, i colori sono accesi dopo il vento che ha pulito a fondo l'aria. mi metto dietro una barca austriaca alla fonda e come tutti in baia stendo pure io la cerata zuppa di acqua e sudore alle draglie, e mi riverso sfinito in panca. ordinando thè caldo e plumcake per rinfrancarmi con una seconda colazione.

9.30
quando esco dalla trance post-agonistica in cui ero sprofondato il cielo è già azzurro come nessuno avrebbe immaginato che potesse tornare a divenirlo dopo l'apocalisse. sbircio verso il mare aperto e non si vedono ochette nè frangenti, il luogo sembra magico, i riflessi della vegetazione sull'acqua colore dello smeraldo. un cervo dal mantello chiaro color beige fa capolino due volte tra le fronde, e lo considero un ottimo presagio. non ho voglia di navigare, non subito. ho fatto poche miglia ma mi hanno pesato come una traversata. propongo di mettere il tender in acqua e fare un pò di traina. ah già. il tender. cioè quella cosa che stava attaccata alla poppa della barca durante quell'inferno. c'è ancora. e non mi pare vero, cioè mi sembra di averlo già ricomperato più che altro. mi ricordo un'ora e mezza fà che girava in cielo all'altezza della mia testa come un'aquilone, girando su sè stesso come un'elica impazzita. forse gli avevo già detto addio, ora che ci penso. ma visto che è ancora li, perché non sfruttarlo subito?

11.00
ci godiamo tutta la mattina a far giri in tender. man mano che arrivano in baia altre barche chiediamo come sia "fuori" ma molti non ci rispondono nemmeno, e non penso che non capiscano l'italiano o l'inglese, forse sono solo più provati di noi. in un sole splendido e nella quiete più totale di vento prendiamo anche 3 o 4 occhiatine e procacciamo un bel pranzetto. pasta con il ragù di pesce. e chiedo che ne venga messa giù un kilo. 6 etti li faccio fuori io da solo, parola mia.

13.35
non è stata la notte semi-insonne nè la sveglia anticipata, ma piombo a dormire in pozzetto come un sasso, steso lungo sulla panca di dritta. i figli comprendono che se il babbo dorme c'avrà le sue buone ragioni, non hanno conosciuto gli elementi della natura, ma confidano nella buona fede del babbo, e lo lasciano dormire in pace

14.25
decidiamo di partire. per dove non si sa. ma partiamo. la giornata è splendida ormai, questo s'è capito. non ci sono nuvole più in cielo, non una, tutte spazzate via. un filo d'aria da nord ma meno male che c'è altrimenti sarebbe un caldo insopportabile. ed io faccio l'errore che mai un Comandante dovrebbe commettere, e la metto ai voti. Lussino, in tempo per l'apertura del ponte delle 18, e dormire in marina. Oppure Pogana, la baia a fianco con possibilità di scendere a terra in campeggio per consumare un gelato e far due passi. ma come la giro la giro la votazione è falsata, perché queste votazioni le vince sempre Simone. il suo emendamento prevede sempre una notte in baia e l'altra a terra, quindi si va a Lussino.

15.20
si va a Lussino e si va che è una favola. fuori il vento c'è, viene da Nord ed è uno sballo. soffia, eccome se soffia, da maestro/tramontana ed in un cielo limpido e terso le ochette non fanno paura ma anzi quasi compagnia. il mare tra Lussino e Cres è tutto già pieno di vele bianche, io valuto e valutando valutando mi rendo conto che forse sono anche 30 nodi comodi, e mi fermo subito da aprire tutta la tela appena fuori dalla baia, come una giornata dal cielo così abbagliante spingerebbe a fare. lascio perdere la randa, srollo solo 3/4 di genoa e si viaggia in tutta sicurezza sui 6 nodi, senza alcun timore di "sbarellare" nè si va eccessivamente sbandati e la mamma sopporta silenziosa mentre il piccolino se la dorme. lascio anche il timone un paio di volte ed il Topkapi va liscio come sui binari, ingaggiamo un 39' non ben identificato e gli teniamo testa fino sotto costa a Lussino, e tagliamo l'ipotetico traguardo del porticciolo di Rovenska pressoché appaiati

16.35
si andava troppo bene. e pure troppo veloci, anzi. giacché manca più di un'ora per l'apertura del ponte. e di voglia di aspettare non ne ho, anzi di voglia di stare a bordo non ne ho più, per oggi.
soffia da nord, teso, valuto pertanto che aspettare l'apertura del ponte zuzzorellando davanti al prolaz non è proprio igienico, nella ressa di barche che come sempre si crea in attesa dell'apertura. forse lo stesso passaggio, molto stretto, può essere disagevole con questo vento. e facendomi prendere dalla pigrizia mi infilo a Lussingrande, dietro alla barca con cui avevamo regatato. giretto dentro, e dei tre posti in andana sul molo laterale è rimasto il primo, quello più esposto logicamente, il vento è da maestrale mi dico, "forse" non gira a bora (non avevo visto il meteo, lo ammetto), proviamo a fare una sosta, al massimo, se proprio, se è necessario.. ce ne andremo più tardi, del resto è ancora presto e la giornata è lunga. ma per lo meno metto un pò di terraferma sotto le suole, per un pò.

16.45
ormeggiamo sereni, metto parabordi in abbondanza e scendiamo a terra, e ci godiamo una lunga passeggiata per il paese, splendido come sempre. andiamo fino alla strada alta che poi prosegue verso Lussinpiccolo, poi di nuovo dall'altra parte salendo fino alla chiesetta, in mezzo alla pineta.

17.50
dalla punta del promontorio, tra una foto e l'altra, butto un occhio nella baia e quello che vedo non mi piace affatto. è montata una brutta risacca e vedo il Topkapi che saltella all'ormeggio senza pace, come un cavallo selvatico. raccolgo moglie e figli e mi fiondo a bordo. e la situazione è pessima e peggiora ancora, e l'addetto del porto che nel frattempo si è fatto vivo molto cortesemente ci consiglia di andare, che forse arriva bora ed al di là della risacca non è un buon posto per noi, anzi pessimo. Daria incurante delle previsioni meteo dichiara che li dentro quella lavatrice comunque non ci dormirebbe e che gli alberghi a Lussino non mancano, al che capisco che la giornata per me è ancora lunga e mi tocca nuovamente inbracciare la barra.
quando vedo con orrore la bitta di poppa prendere a rimbalzare e pare quasi cedere, giacché evidentemente si è allentata la contropiastra sotto, mi sveglio dal mio torpore dovuto alla stanchezza, balzo a bordo e metto in moto. il Topkapi mette l'ancora ed il musone in acqua ad ogni onda della risacca, e meno male che peschiamo poco o nulla.

18.05
il mestiere è uscire però da questo inghippo. ho legato la barca come un salame, traversini-spring-e cime di poppa e prua.. trovare il bandolo della matassa non è facile, ed il soccorso a terra di un avventore del ristorante, a dar manforte al marinaio del porto nel mollar le cime non è più di tanto provvidenziale, anzi all'avventore rimane in mano la cima più preziosa, quella di poppa, che sul più bello gli si blocca nella boccola e per poco rimanendo legati solo con quella e prendendo un'onda più forte delle altre in prua non ci traversiamo.
do tutto gas e porto la barra alla banda nel momento esatto in cui lui riesce a liberare la cima dall'imbroglio, aiutato dall'addetto del porto, e scampiamo miracolosamente a frangere con la poppa sulla banchina. e usciamo da quella trappola per topi, addio Lussingrande, meravigliosa Lussingrande, pericolosissima Lussingrande.

18.35
e mi infilo in Baldarka. di meglio non passa il convento. anche perché non ne ho quasi più, di nafta in corpo. c'è anche la barca da rassettare, in coperta ci sono cime da addugliare e parabordi ovunque, e già che si aspetta bora per la notte dovrò anche riordinare tutto quanto, oltre che stendere molto probabilmente una cima a terra. e già imbrunisce. e dopo che faccio un paio di giretti in baia e do àncora, e mi tuffo per controllare l'ancoraggio e si vede a malapena l'ancora sul fondo -ma per lo meno il bagno mi rinfranca per le fatiche in coperta- mi aspetta ancora di faticare su per gli scogli ed il boschetto, a stendere la cima a terra fino ad un bel pino marittimo.
ci mettiamo di fianco a due piccole barche di ragazzi croati, stendendo il calumo dalla sponda opposta del recesso più profondo della baia al versante nord di questa, protetti a bora alle nostre spalle e prospettando alla bora la sicurezza della cima a terra.

20.35
guadagno il desco serale... sui gomiti. e non mi ricordo nemmeno che ho mangiato, nè se l'ho fatto.

22.00
dormo, o almeno ci provo. metto l'allarme all'ecoscandaglio, butto un occhio fuori, i croati poco lontano sono tutti svegli e fanno festa in pozzetto, anche loro con le cime a terra, e quando rientro in cuccetta Daria dorme già di brutto.

22.15
l'allarme dell'eco suona, un attimo prima che gli occhi si chiudano, credo che siano i soliti "pescetti" e vado a resettarlo, poi torno a nanna, o almeno ci provo.

22.25
l'allarme suona di nuovo, credo che stavolta mi fossi già addormentato, comunque mi costa uscire dal sacco a pelo e mettere il naso fuori: guardo la profondità e non è calata, guardo gli scogli verso poppa e non si sono avvicinati, guardo alla mia sinistra, sulla dritta del Topkapi, verso le barche dei giovani croati ancorati a far festa.. e li vedo praticamente ad un metro della mia falchetta!
..il sangue fluisce rapido al cervello e mi sveglia di soprassalto, e salto fuori in pozzetto come un gatto, il tempo di prendere il mezzo marinaio in mano e mi trovo attaccato alla barca di fianco dal cui tendalino chiuso, non lo dimenticherò mai, esce fuori la testa di una ragazza intenta a lavarsi i denti con l'acqua della baia, sporgendosi fuori dalla cabinetta... la saluto cordialmente e le dico molto semplicemente "ANCHOR!!!"
siamo ormai belli che affiancati, senza vento nè maretta, i parabordi ben collocati dunque in totale sicurezza, al che torno giù e richiamo la Daria, salta fuori pure lei e non si spiega quel che è accaduto, mentre io con un piccolo barlume di lucidità "penso" di averci capito qualchecosa, ma fino ad un certo punto. se non altro comprendo quel che è meglio farsi nell'immediato: stacco la cima a terra dalla mia bitta e la piazzo con cordiale faccia tosta in mano alla ragazza di prima con tutto l'imbando, giacché lei nel frattempo si era liberate le mani dallo spazzolino da denti e richiamato l'attenzione degli altri amici che erano sulla barca ancora oltre ancora a festeggiare..
una volta libero da poppa accendo il motore, mando Daria a prua a recuperare l'ancora e mi appresto ad un giretto notturno per la baia..

22.45
un giro, un secondo e con gli occhi sullo scandaglio non trovo pace nè un metro quadrato di fondale che mi convinca a ordinare di dar fondo: dappertutto c'è una dozzina di metri che mi sembrano ragionevolmente troppi per dormire tranquillo, ed alla fine la stanchezza ha la meglio e penso di piazzare l'ancora centrando lo stesso target del primo ancoraggio. e me ne accorgo subito perché non appena scendo in retro verso la scogliera mi trovo inizialmente dove stavo prima "ancorato" ed un attimo dopo di nuovo attaccato alle barche dei croati, manco se lo volessi fare apposta, fossimo in cerca di compagnia per la notte!

22.50
non faccio a tempo di realizzare che toccherà di nuovo rifare l'ancoraggio che mi trovo circondato dalle luci. tre luci sull'acqua sulla mia poppa. ne vengo abbagliato poi realizzo che non sono allucinazioni nè marziani: i croati armati di frontalini stanno tentando l'arrembaggio al Topkapi con il loro canottino..!!! ...organizzatissimi: uno sta alle pagaie, l'altro tiene la mia cima a terra adduggliata al collo, il terzo salta a bordo ed in men che non si dica, in italo-croato-inglese prende il comando delle operazioni, spiegandomi che lui conosce il fondale e sa dove va data l'ancora, perché prenda.. capisco "15 metri" e la cosa mi preoccupa non poco, ma dice che lui conosce il posto ed io mi fido, non potrei fare diversamente del resto: mi mette letteralmente la barra del timone in mano e mi porta in un preciso punto della baia, come un cagnolino al guinzaglio, poi con tre balzi lo vedo schizzare a prua e con un altro paio di gesti mi fa arrivare sul posto previsto per l'ancoraggio, e da fondo. su 15 metri esatti. al suo ordine scendo in retro puntando verso la stessa zona in cui stavo in origine, e mentre manovro noto la luce del frontalino dell'altro "corsaro" aggirarsi nel buio tra rocce e sottobosco..in un attimo di lucidità allungo la mano nel gavone di poppa lato destro, che è quello della cantina, e ne traggo una bozza di prosecco... che servirà, ne sono certo.

23.10
l'ancoraggio è concluso. mentre il "corsaro assalitore" mi richiama a prua per spiegarmi quel che ha fatto, mostrandomi con la cima d'ancoraggio in mano come tenga l' àncora adesso che l'ha messa sul fondo corretto, e spiegandomi come in effetti nella baia il fondale faccia una sella, e a mettere l'ancora su un fondale inferiore di quello significa al 99% farla scivolare al più presto presto lungo i fianchi ripidi e franosi... e mentre ancora aggiustiamo la cima d'ancoraggio prua assieme, l'altra "luce corsara" è già tornata sottobordo da poppa in canotto e sta facendomi sulla bitta di sinistra un bel nodo con la mia cima a terra bella stesa.

23.20
consegno la bottiglia di prosecco, per la gioia dei ragazzi croati e nella più completa incredulità letta nello sguardo attonito di mia moglie, ancora seduta al suo posto in pozzetto ad osservare gli eventi; poi i ragazzi si congedano e con i frontalini sempre accesi in testa riguadagnano in canotto le loro barchette (due vele passatelle sui 7 metri), con il trofeo frizzantino in mano.

23.40
sento scoppiare il tappo della bottiglia e ricomincia la festa a bordo delle barche croate.

23.59
dopo 24 ore esatte lo skipper può finalmente guadagnare il proprio riposo. e prima di farlo ho anche spento l'allarme dell'ecoscandaglio, tanto ero talmente stanco che non l'avrei comunque sentito.

ps. credo che in ogni crociera che si rispetti capiti una giornata di 24 ore suonate per lo skipper, ma per fortuna che tour-de-force come questo arrivano solo un giorno all'anno su 365!



domani la (scarna, non avevo tempo e poca voglia!!!) documentazione fotocinematogafica della luuuuunga giornata!

2 commenti:

  1. mamma mia che giornata intensa!!

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  2. :-)

    e meno male che capita una sola volta a crociera la "24h" sennò m'ero già iscritto alla prossima Ostar!!! ..no no.. ne faccio a meno dei tour-de-force, altrimenti!

    RispondiElimina

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