ULTIMO GIORNO!!!!!!!!!
GIORNO 41 - 28/7 - Cittanova-Caorle, solite 33 miglia a motore nelle solite 6 ore di traversata ca.
Oggi è la giornata dell'ultimo trasferimento, si torna in Italia: a parte un refolo di vento da sud che ha soffiato mentre staccavo la passerella dalla banchina, ben poco di segnalare.
E' bastato quello a farmi ben sperare, e smontare ottimisticamente pure il bimini artigianale in un eccesso di zelo misto a prudenza, ma poi ogni aspettativa è naufragata e la traversata è stata quanto di più noioso si sia mai visto. Zero vento e mare piatto come il petrolio; pure la canna ha taciuto, quindi veramente nulla di significativo da raccontare.
bARCa bIsBetiCa con cIURmA fAmEliCA: quotidianità di famiglie a vele spiegate. Il diario dei nostri "sogni in mezzo al mare"... tra letteratura di bassa lega, geografia pelosa, visioni mistiche, cheek to cheek, uccellini che cinguettano, cibo, musica e poesia.
"Come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?" (Joseph Conrad)
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giovedì 18 febbraio 2010
martedì 2 febbraio 2010
le ferie di Charlie2
GIORNO 40 (in lettere: Quaranta !) - 27/7 - fermi a Cittanova
Ieri, giornata del nostro arrivo, era domenica e l'intero borgo celebrava il dì di festa, e tutti i telefoni cellulari erano muti, però stamattina di buon ora proverò nuovamente a ricontattare gli amici del cantiere e veder di collocare il nostro Charlie2 presso il bravo Matteo che l'aveva già una volta rimesso in sesto, e così puntualmente alle 8 lo deporto presso le officine nautiche: il primo responso è che servirà tutto il giorno per una diagnosi ben fatta, dunque decidiamo senza tanta sofferenza per una giornata di sosta, e piuttosto sfrutto come nostro solito lo spazio a terra in diga e la disponibilità di acqua per il rimessaggio del tender, ed iniziare così i lavori di check-out, che puntuali mi aspettano ad ogni fine di crociera.
L'occasione però è ghiotta anche per godere di una nuova giornata di mare, e saranno alla fine indimenticabili i tuffi dalla diga del Simone specialmente (e con la bassa marea sono quasi metri 3 di salto), ma anche le performance di ormeggiatore gentilmente offerte sempre da lui, all'arrivo in mattinata di numerose barche in assenza degli addetti portuali sul molo.
La giornata è anche l'occasione per rivedere l'amico Sergio, alias "il nostro uomo all'Havana", che dopo aver bucato l'appuntamento del giorno precedente per via di una bassa marea eccezionale che l'aveva per modo di dire "trattenuto", ci raggiunge direttamente alla sabbiera in cima al molo, dove il piccoli si rotolano beati e beatamente infangati, come fossero cuccioli di ippopotamo.
Di Charlie2 il pilota, intanto, nessuna notizia: e nonostante le intercessioni del nostro "uomo", solo domattina verrà sciolta la prognosi...
Miglia Zero (e sono sempre 500)
Ieri, giornata del nostro arrivo, era domenica e l'intero borgo celebrava il dì di festa, e tutti i telefoni cellulari erano muti, però stamattina di buon ora proverò nuovamente a ricontattare gli amici del cantiere e veder di collocare il nostro Charlie2 presso il bravo Matteo che l'aveva già una volta rimesso in sesto, e così puntualmente alle 8 lo deporto presso le officine nautiche: il primo responso è che servirà tutto il giorno per una diagnosi ben fatta, dunque decidiamo senza tanta sofferenza per una giornata di sosta, e piuttosto sfrutto come nostro solito lo spazio a terra in diga e la disponibilità di acqua per il rimessaggio del tender, ed iniziare così i lavori di check-out, che puntuali mi aspettano ad ogni fine di crociera.
L'occasione però è ghiotta anche per godere di una nuova giornata di mare, e saranno alla fine indimenticabili i tuffi dalla diga del Simone specialmente (e con la bassa marea sono quasi metri 3 di salto), ma anche le performance di ormeggiatore gentilmente offerte sempre da lui, all'arrivo in mattinata di numerose barche in assenza degli addetti portuali sul molo.
La giornata è anche l'occasione per rivedere l'amico Sergio, alias "il nostro uomo all'Havana", che dopo aver bucato l'appuntamento del giorno precedente per via di una bassa marea eccezionale che l'aveva per modo di dire "trattenuto", ci raggiunge direttamente alla sabbiera in cima al molo, dove il piccoli si rotolano beati e beatamente infangati, come fossero cuccioli di ippopotamo.
Di Charlie2 il pilota, intanto, nessuna notizia: e nonostante le intercessioni del nostro "uomo", solo domattina verrà sciolta la prognosi...
Miglia Zero (e sono sempre 500)
sabato 23 gennaio 2010
le ferie di Charlie2
GIORNO TRENTANOVE - 26/7 - Orsera - Cittanova (10mgl, tutte a vela)
La mattina scorre velocissima: doccione in marina (che hanno quelli con il rubinetto come a casa, senza maledettissimo pulsante salva acqua: ed ecco spiegata la fila siderale davanti ai cessi!), poi classico bucato di magliettine 25x25 del piccoletto, un paio di bistecche alte 1 dito recuperate nell'ottima "mesnica" locale e pure un paio di lavoretti portati a termine, tanto per portarmi avanti con la lista di avarie che inevitabilmente la crociera si porta dietro come fisiologico strascico (un bel ragno nuovo realizzato per rizzare la randa per bene, che l'altro pareva fatto con l'elastico delle mutande der nonno; belle calze nuove per i parabordi comperate allo shop); il tempo di pagare la modica cifra di 343kune, comprensiva di tassa di soggiorno per 2 adulti, ed insomma si è pronti per uscir dal porto e mettersi per rotta Nord diretti a Cittanova, dapprima a motore il tempo di uscir dall'arcipelago, poi a vela arrivati al traverso di Funtane e da li in poi ci si fa una splendida bolinetta larga su per rotta 340° mure a sinistra, praticamente fino alla diga foranea di Cittanova.
E con il tempo anche per ingaggiare un Comettino coetaneo del Topkapi e di lunghezza comparabile (un 850 o un 910, ma cambia poco perché comunque lo superiamo in tromba da sottovento con mano sapiente sulla barra), mentre un trimarano arancio pure lui sulla stessa rotta, sorpassa entrambi lasciandomi nel sospetto che andasse a motore (sospetto poi del tutto suffragato quando lo riaggancio al traverso di Cervar, trovandolo impantanato con le sue vele colorate più floscie che mai).
La frase del giorno è di Simone, e quando mai sta zitto si direbbe: "..i catamarani non li sopporto proprio! ..se ti avvicini a quello papà, giuro che l'affondo con il mezzomarinaio!"
In compenso la visione più epica di questa giornata ha protagonista un altro multiscafo, trimarano di lunghezza sugli 8 metri, ma piccolo di scafi che di più non si può, bandiera olandese, colore giallo, al 99% autocostruito nel giardinetto di casa.. un uomo al timone, una donna a prua, la coperta inzaccherata di ogni masserizia, taniche incluse. Li vediamo entrare subito davanti a noi in porto, fissandoli incuriositi per la loro "singolarità" in mare, ma poi con Daria rimaniamo letteralmente esterrefatti quando in rapida seguenza vediamo saltar fuori dallo scafo centrale, uno, poi due, poi tre, poi 4 ed infine contiamo 5 figlioli. Ci guardiamo negli occhi con mia moglie, poi il nostro sguardo corre alle due (solo 2!?!?!) nostre creature di bordo e di colpo ci sentiamo non solo per nulla gli imprudenti genitori per i quali i nonni (e molti altri..) vorrebbero farci passare, ma specialmente laaaaaaaaaarghi e con tanto tanto tanto comodo spazio a bordo!
Per il desco serale promulgo una cena di commiato con la terra croata, e come di consueto -quasi- andiamo ad accomodarci all'ottimo e affidabile tavolo della konoba "Tabasco", nel suo appartato e molto accogliente vicoletto. Ringraziando i pargoli che non sono stati troppo agitati da farcela andar per traverso, tutto è ottimo come sempre sotto la supervisione di Jarka l'ostessa sosia di Michelle Pfeiffer -le ho ricordato della musica di Graso che ci aveva somministrato in filodiffusione l'anno scorso e si ricordava pure!-, e con 345 kune per tre bocche (Francesco pastina in brodo, peggio per lui!) consumiamo un primo di pasta alle vongole e canestrelli, ed un ottima buzzara mista (pure con qualche dattero in mezzo a dar sapore), e Daria rimane entusiasta della cena a tal punto da dichiararla come miglior cena al ristorante negli ultimi 40 giorni di crociera. Rimane il dubbio che l'abbia detto come frase di circostanza per celebrarne la conclusione ("era ora!" insomma..), piuttosto che per aver dimenticato le altre cene visto il tempo non proprio breve trascorso in questi mari, in questo fortunata estate 2009 (e nuovamente "era ora che finisse", insomma..). Tutto buono al palato, però, e questo è certo.
Miglia percorse 10
(miglia totali 500, in c.t.)
La mattina scorre velocissima: doccione in marina (che hanno quelli con il rubinetto come a casa, senza maledettissimo pulsante salva acqua: ed ecco spiegata la fila siderale davanti ai cessi!), poi classico bucato di magliettine 25x25 del piccoletto, un paio di bistecche alte 1 dito recuperate nell'ottima "mesnica" locale e pure un paio di lavoretti portati a termine, tanto per portarmi avanti con la lista di avarie che inevitabilmente la crociera si porta dietro come fisiologico strascico (un bel ragno nuovo realizzato per rizzare la randa per bene, che l'altro pareva fatto con l'elastico delle mutande der nonno; belle calze nuove per i parabordi comperate allo shop); il tempo di pagare la modica cifra di 343kune, comprensiva di tassa di soggiorno per 2 adulti, ed insomma si è pronti per uscir dal porto e mettersi per rotta Nord diretti a Cittanova, dapprima a motore il tempo di uscir dall'arcipelago, poi a vela arrivati al traverso di Funtane e da li in poi ci si fa una splendida bolinetta larga su per rotta 340° mure a sinistra, praticamente fino alla diga foranea di Cittanova.
E con il tempo anche per ingaggiare un Comettino coetaneo del Topkapi e di lunghezza comparabile (un 850 o un 910, ma cambia poco perché comunque lo superiamo in tromba da sottovento con mano sapiente sulla barra), mentre un trimarano arancio pure lui sulla stessa rotta, sorpassa entrambi lasciandomi nel sospetto che andasse a motore (sospetto poi del tutto suffragato quando lo riaggancio al traverso di Cervar, trovandolo impantanato con le sue vele colorate più floscie che mai).
La frase del giorno è di Simone, e quando mai sta zitto si direbbe: "..i catamarani non li sopporto proprio! ..se ti avvicini a quello papà, giuro che l'affondo con il mezzomarinaio!"
In compenso la visione più epica di questa giornata ha protagonista un altro multiscafo, trimarano di lunghezza sugli 8 metri, ma piccolo di scafi che di più non si può, bandiera olandese, colore giallo, al 99% autocostruito nel giardinetto di casa.. un uomo al timone, una donna a prua, la coperta inzaccherata di ogni masserizia, taniche incluse. Li vediamo entrare subito davanti a noi in porto, fissandoli incuriositi per la loro "singolarità" in mare, ma poi con Daria rimaniamo letteralmente esterrefatti quando in rapida seguenza vediamo saltar fuori dallo scafo centrale, uno, poi due, poi tre, poi 4 ed infine contiamo 5 figlioli. Ci guardiamo negli occhi con mia moglie, poi il nostro sguardo corre alle due (solo 2!?!?!) nostre creature di bordo e di colpo ci sentiamo non solo per nulla gli imprudenti genitori per i quali i nonni (e molti altri..) vorrebbero farci passare, ma specialmente laaaaaaaaaarghi e con tanto tanto tanto comodo spazio a bordo!
Per il desco serale promulgo una cena di commiato con la terra croata, e come di consueto -quasi- andiamo ad accomodarci all'ottimo e affidabile tavolo della konoba "Tabasco", nel suo appartato e molto accogliente vicoletto. Ringraziando i pargoli che non sono stati troppo agitati da farcela andar per traverso, tutto è ottimo come sempre sotto la supervisione di Jarka l'ostessa sosia di Michelle Pfeiffer -le ho ricordato della musica di Graso che ci aveva somministrato in filodiffusione l'anno scorso e si ricordava pure!-, e con 345 kune per tre bocche (Francesco pastina in brodo, peggio per lui!) consumiamo un primo di pasta alle vongole e canestrelli, ed un ottima buzzara mista (pure con qualche dattero in mezzo a dar sapore), e Daria rimane entusiasta della cena a tal punto da dichiararla come miglior cena al ristorante negli ultimi 40 giorni di crociera. Rimane il dubbio che l'abbia detto come frase di circostanza per celebrarne la conclusione ("era ora!" insomma..), piuttosto che per aver dimenticato le altre cene visto il tempo non proprio breve trascorso in questi mari, in questo fortunata estate 2009 (e nuovamente "era ora che finisse", insomma..). Tutto buono al palato, però, e questo è certo.
Miglia percorse 10
(miglia totali 500, in c.t.)
domenica 10 gennaio 2010
le ferie di Charlie2
GIORNO TRENTOTTO - 25/7 - Vestar - Vrsar (9 miglia quasi tutte a vela in un paio d'ore)
Notte tribolata: prima mi sveglio che soffia forte da ponente, sarà maestro o addirittura libeccio, che comunque si incanala in baia tra l'isolotto Cisterna e le Crveni otoci ed entra sparato e diretto e si sente bello teso (non avevo visto la meteo ieri, ma dovevo sospettare questo "giro", vedendo arrivare ai gavitelli del camping, verso sera, prima un grosso DC13 italiano e poi un bel Sunbeam 36 austriaco, sempre a loro volta in mezzo a ciambelle gonfiabili e canottini d'ogni stazza); mi risveglio più tardi che pare di stare in lavatrice, giacché è terminato il vento ma s'è messa una maretta che te la raccomando, e al solito la baia non offre alcuna protezione da occidente; quando mi sveglio per la terza volta, infine, sono le 5 ed è quasi luce, è finita anche la maretta ma arriva chiaro l'eco di una discoteca che fino a quest'ora (!) pompa musica a palla. Alle 7 e mezza mi traggo definitivamente fuori ed il vento ha finalmente preso la sua piega definitiva: è bora, bianca e stesa. Uffa.
Scarico il bollettino da Spalato e mette chiaramente Bora, per tutto il giorno, ed il morale dell'equipaggio va sotto terra: abbiamo un buon gavitello, sicuro e gratis, e siamo pure ridossati al mare, ma la prospettiva di star qui a bordo -in tanta malora e fermi senza navigare- non alletta per niente, tanto più che nemmeno si riesce ad andare a terra in tender per il momento che soffia alla grandissima.
Mi metto allora a fare pasticci con la colla poliuretanica tanto per ingannare il tempo, incollando un pò di "pezzi" persi giorno dopo giorno e botta dopo botta, ma continuo a scrutare fuori con il binocolo di tanto in tanto, per capire l'evoluzione della meteo: non si vedono ochette e ci sono barche che navigano, e quando son già le 14 e vedo che la bora s'è un pò stemperata, ed il cielo s'è sgombrato dopo lo scarico violento da Oriente per tutta la mattina, decido che è il momento di andare senza ulteriori indugi. Vela di prua ridotta e motore nel canale, poi passata l'isola Rossa do tutto il fiocco a riva e con un bel vento al traverso mure a dritta, rafficato e scostante ma maneggevole mi porto fino a metà strada tra Rovigno e Orsera, su un mare protetto dalla costa sopravento. Ogni tanto il vento anzi cala di brutto, per via delle alture istrane, e quando decido di dare anche la randa quasi mi abbandona e da Koversada in poi tocca darsi aiuto con il motorino, ma siamo ormai quasi a Vrsar dove decidiamo di entrare ed imbroglio di nuovo le due vele per approssimarci al porticciolo. Il morale dell'equipaggio si risolleva subito alla vista dei moli dello splendido marina di Orsera, pulito ed organizzatissimo con tanto di marinai che, previo contatto via radio sul ch di servizio, ci accolgono venendoci incontro in gommone e scortandoci fino al posto barca già assegnato. Mi impressiona a tal punto la pulizia e l'ordine che in darsena regnano sovrani che andrò persino a chiedere poi per un ormeggio annuale, guarda caso scoprendo che i prezzi sono simili ai nostri di Caorle, ma che hanno anche oltre 350 armatori in lista d'attesa per i 200 e rotti posti tutti occupatissimi!
Una volta ormeggiati doccione generale in pozzetto con largo scialacquo offerto dalla manichetta del pontile quindi passeggiata pro-gelato: la gelateria "Istra", nell'ultima piazzetta del lungomare vecchio, quella più lontana rispetto al marina insomma, fa gelati e coppe miste con frutta e tutto il resto, semplicemente da antologia, buone e persino belle nella presentazione, e merita una segnalazione se non un viaggio a sè (ice kaffee a 21 kune, coppe tutte sulle 30 kune).
Per cena si vorrebbe fare una visita ad una nostra vecchia conoscenza gastronomica, l'affidabile ristorante "Grill STELLA", ma le belle ragazze che lo gestiscono non prendono più le prenotazioni e la cosa con i ns bimbi ci crea non pochi problemi organizzativi quanto a congruenze d'orari, quindi nostro malgrado dovremo rinunciare; alla fine però la scelta vincente fù quella di far cenare i piccoli a bordo, per deportarli poi nell'ampia zona giochi oltre le banchine portuali subito dopo cena, e sfruttare quindi, tra un loro giro alle macchinine ed un altro ai tappeti elastici, la presenza del grill "SRDELA" nei pressi a favore di noi adulti; si tratta di un casottino di legno con annesse pulitissime panche sotto al portico, che fa piatti di pesce povero per lo più alla griglia o fritto, ed a buon mercato: per due onesti piatti di fritto misto (anelletti, merluzzetti e alici) e medaglioni alla griglia sempre di pesce, molto buoni questi, con contorno abbondante di patate lesse e due birre, in tutto solo 104 kn. Ottimo direi, di questi tempi bui..
Tornati a bordo con i bimbi già cotti stappiamo la pelinkovac comperata nel primo pomeriggio e già fredda, e con Daria che segue i piccoli tra le braccia di Morfeo io mi decido a riallacciare i ponti ed i link con la società occidentale inchiodandomi un paio di ore davanti al portatile per sfruttare la wifi gratuitamente offerta dal marina.
Un particolare carino della giornata l'incontro con il tipo di un Bavaria 30 che ci accosta ormeggiando al posto vicino al nostro, che espone sulla crocetta di sinistra il vessillo con il Leone di San Marco e pure la Trinacria sicula. La mia proverbiale curiosità per codesto ambiguo accoppiamento mi spinge prima ad attaccar bottone e poi a chiedere il motivo di quelle bandierine esposte: e l'amico molto cordialmente mi spiega d'essere mestrino ma sposato con una catanese, e non solo, che ha due bimbi come i nostri, attualmente con la mamma in Sicilia dunque lontano dalla barca, e che è affascinato dal nostro spirito d'avventura e dal nostro coraggio, a tal punto che prima ci chiede di parlare al telefono a sua moglie -presunta "terricola"- per spiegarle le possibilità offerte dalla barca durante una lunga crociera a dei piccoli membri dell'equipaggio e la loro relativa tranquillità e sicurezza a bordo, ma poi sempre più entusiasta d'aver fatto nostra conoscenza corre giù al suo carteggio per trarne una seconda bandierina della Trinacria, ricevuta direttamente dal suocero siculo in terra natìa, stavolta con l'intento di regalarla -a sua volta- alla nostra barca. (Come premio alla nostra beata incoscienza???)
Miglia percorse 9
(miglia totali 490)




Notte tribolata: prima mi sveglio che soffia forte da ponente, sarà maestro o addirittura libeccio, che comunque si incanala in baia tra l'isolotto Cisterna e le Crveni otoci ed entra sparato e diretto e si sente bello teso (non avevo visto la meteo ieri, ma dovevo sospettare questo "giro", vedendo arrivare ai gavitelli del camping, verso sera, prima un grosso DC13 italiano e poi un bel Sunbeam 36 austriaco, sempre a loro volta in mezzo a ciambelle gonfiabili e canottini d'ogni stazza); mi risveglio più tardi che pare di stare in lavatrice, giacché è terminato il vento ma s'è messa una maretta che te la raccomando, e al solito la baia non offre alcuna protezione da occidente; quando mi sveglio per la terza volta, infine, sono le 5 ed è quasi luce, è finita anche la maretta ma arriva chiaro l'eco di una discoteca che fino a quest'ora (!) pompa musica a palla. Alle 7 e mezza mi traggo definitivamente fuori ed il vento ha finalmente preso la sua piega definitiva: è bora, bianca e stesa. Uffa.
Scarico il bollettino da Spalato e mette chiaramente Bora, per tutto il giorno, ed il morale dell'equipaggio va sotto terra: abbiamo un buon gavitello, sicuro e gratis, e siamo pure ridossati al mare, ma la prospettiva di star qui a bordo -in tanta malora e fermi senza navigare- non alletta per niente, tanto più che nemmeno si riesce ad andare a terra in tender per il momento che soffia alla grandissima.
Mi metto allora a fare pasticci con la colla poliuretanica tanto per ingannare il tempo, incollando un pò di "pezzi" persi giorno dopo giorno e botta dopo botta, ma continuo a scrutare fuori con il binocolo di tanto in tanto, per capire l'evoluzione della meteo: non si vedono ochette e ci sono barche che navigano, e quando son già le 14 e vedo che la bora s'è un pò stemperata, ed il cielo s'è sgombrato dopo lo scarico violento da Oriente per tutta la mattina, decido che è il momento di andare senza ulteriori indugi. Vela di prua ridotta e motore nel canale, poi passata l'isola Rossa do tutto il fiocco a riva e con un bel vento al traverso mure a dritta, rafficato e scostante ma maneggevole mi porto fino a metà strada tra Rovigno e Orsera, su un mare protetto dalla costa sopravento. Ogni tanto il vento anzi cala di brutto, per via delle alture istrane, e quando decido di dare anche la randa quasi mi abbandona e da Koversada in poi tocca darsi aiuto con il motorino, ma siamo ormai quasi a Vrsar dove decidiamo di entrare ed imbroglio di nuovo le due vele per approssimarci al porticciolo. Il morale dell'equipaggio si risolleva subito alla vista dei moli dello splendido marina di Orsera, pulito ed organizzatissimo con tanto di marinai che, previo contatto via radio sul ch di servizio, ci accolgono venendoci incontro in gommone e scortandoci fino al posto barca già assegnato. Mi impressiona a tal punto la pulizia e l'ordine che in darsena regnano sovrani che andrò persino a chiedere poi per un ormeggio annuale, guarda caso scoprendo che i prezzi sono simili ai nostri di Caorle, ma che hanno anche oltre 350 armatori in lista d'attesa per i 200 e rotti posti tutti occupatissimi!
Una volta ormeggiati doccione generale in pozzetto con largo scialacquo offerto dalla manichetta del pontile quindi passeggiata pro-gelato: la gelateria "Istra", nell'ultima piazzetta del lungomare vecchio, quella più lontana rispetto al marina insomma, fa gelati e coppe miste con frutta e tutto il resto, semplicemente da antologia, buone e persino belle nella presentazione, e merita una segnalazione se non un viaggio a sè (ice kaffee a 21 kune, coppe tutte sulle 30 kune).
Per cena si vorrebbe fare una visita ad una nostra vecchia conoscenza gastronomica, l'affidabile ristorante "Grill STELLA", ma le belle ragazze che lo gestiscono non prendono più le prenotazioni e la cosa con i ns bimbi ci crea non pochi problemi organizzativi quanto a congruenze d'orari, quindi nostro malgrado dovremo rinunciare; alla fine però la scelta vincente fù quella di far cenare i piccoli a bordo, per deportarli poi nell'ampia zona giochi oltre le banchine portuali subito dopo cena, e sfruttare quindi, tra un loro giro alle macchinine ed un altro ai tappeti elastici, la presenza del grill "SRDELA" nei pressi a favore di noi adulti; si tratta di un casottino di legno con annesse pulitissime panche sotto al portico, che fa piatti di pesce povero per lo più alla griglia o fritto, ed a buon mercato: per due onesti piatti di fritto misto (anelletti, merluzzetti e alici) e medaglioni alla griglia sempre di pesce, molto buoni questi, con contorno abbondante di patate lesse e due birre, in tutto solo 104 kn. Ottimo direi, di questi tempi bui..
Tornati a bordo con i bimbi già cotti stappiamo la pelinkovac comperata nel primo pomeriggio e già fredda, e con Daria che segue i piccoli tra le braccia di Morfeo io mi decido a riallacciare i ponti ed i link con la società occidentale inchiodandomi un paio di ore davanti al portatile per sfruttare la wifi gratuitamente offerta dal marina.
Un particolare carino della giornata l'incontro con il tipo di un Bavaria 30 che ci accosta ormeggiando al posto vicino al nostro, che espone sulla crocetta di sinistra il vessillo con il Leone di San Marco e pure la Trinacria sicula. La mia proverbiale curiosità per codesto ambiguo accoppiamento mi spinge prima ad attaccar bottone e poi a chiedere il motivo di quelle bandierine esposte: e l'amico molto cordialmente mi spiega d'essere mestrino ma sposato con una catanese, e non solo, che ha due bimbi come i nostri, attualmente con la mamma in Sicilia dunque lontano dalla barca, e che è affascinato dal nostro spirito d'avventura e dal nostro coraggio, a tal punto che prima ci chiede di parlare al telefono a sua moglie -presunta "terricola"- per spiegarle le possibilità offerte dalla barca durante una lunga crociera a dei piccoli membri dell'equipaggio e la loro relativa tranquillità e sicurezza a bordo, ma poi sempre più entusiasta d'aver fatto nostra conoscenza corre giù al suo carteggio per trarne una seconda bandierina della Trinacria, ricevuta direttamente dal suocero siculo in terra natìa, stavolta con l'intento di regalarla -a sua volta- alla nostra barca. (Come premio alla nostra beata incoscienza???)
Miglia percorse 9
(miglia totali 490)
mercoledì 30 dicembre 2009
le ferie di Charlie2
(segue, e con i racconti estivi stiamo quasi per arrivare all'anno seguente..)
GIORNO 37 - 24/7 - Uvala Soline - Vestar (17 miglia la gran parte a motore)
Dopo la cena ieri sera presso il suo bungalow, Simone ha di nuovo incontrato l'amichetto romano in vacanza ed ho dovuto conceder lui il tempo per un ulteriore saluto in spiaggia, in compenso la discesa a terra è stata redditizia giacché ad un'ennesima visita al market abbiamo accoppiato una doccia cumulativa a completo scrocco dei servizi del camping.
Finiti i saluti non siamo riusciti a partire comunque prima delle 11 e con il vento da Sud già finito da un pezzo, non invece il mare che nel frattempo ha avuto tutto il tempo di formarsi abbondantemente e fino all'incrocio con le Brioni è tutto un dondolio fastidioso, tanto da spingermi a passare interno all'arcipelago dove, in effetti, la maretta finisce ma non invece la stanca di vento e l'insopportabile canicola. Al traverso di Fazana mi fermo persino e metto su il nostro bimini autocostruito rimasto in effetti riposto nel gavone di poppa sin dal primo giorno di crociera, un successo insomma, eppure quest'oggi l'arrivo dell'ombra in pozzetto fa la festa di tutto l'equipaggio surriscaldatissimo.
Risalendo lungo la costa istrana butto un occhio alla baia di S.Paolo che non mi sarebbe spiaciuta come sosta, ma la maretta mi sembra eccessiva, ed allora decido di provare a vedere com'è Vestar, dove non sono mai stato: giudizio discreto all'arrivo in baia, e decidiamo per fermarci.
C'è nel largo golfo protetto da un isolotto all'ingresso, una moltitudine di gavitelli di competenza del campeggio e che deturba irrimediabilmente tutta la baia, altrimenti carina: io ne abbranco uno libero e mi trovo ormeggiato in mezzo a barchini e natanti di tutte le fogge di proprietà degli ospiti del campeggio (per lo più motoscafini, ma ci sono anche alla boa materassini, canotti, e mezzi da sbarco d'ogni foggia); in effetti il campeggio è popolato per lo più da germanici armati di gommone o motoscafo a traino vettura, che una volta messo il mezzo in acqua poi sfrecciano per tutto il giorno a manetta in baia, facendo la spola tra il molo e l'isolotto e solo con lo scopo di consumar benzina o trascinare quei maledetti ciambelloni che pare siano la moda becera di quest'estate 2009, in ambito moscafistico evidentemente (o per lo meno finché non li regolamenteranno, non prima che qualche bambino si faccia seriamente male..).
Alla fine l'unica nota positiva è che, in barba a quanto scritto erroneamente sul 777, la boa non è affatto cara anzi al contrario completamente aggratisse; per il resto siamo andati due volte a terra per un gelato ed una visita al campeggio, e pareva d'essere all'Oktoberfest, con boccaloni di birra spillati a ripetizione e pure con tanto di pianobar/karaoke serale, sempre ad uso di Uber Alles Deutchland. Affatto nocivo, ma tutto anche molto molto rustico!
Miglia percorse 17
(miglia totali 481)
GIORNO 37 - 24/7 - Uvala Soline - Vestar (17 miglia la gran parte a motore)
Dopo la cena ieri sera presso il suo bungalow, Simone ha di nuovo incontrato l'amichetto romano in vacanza ed ho dovuto conceder lui il tempo per un ulteriore saluto in spiaggia, in compenso la discesa a terra è stata redditizia giacché ad un'ennesima visita al market abbiamo accoppiato una doccia cumulativa a completo scrocco dei servizi del camping.
Finiti i saluti non siamo riusciti a partire comunque prima delle 11 e con il vento da Sud già finito da un pezzo, non invece il mare che nel frattempo ha avuto tutto il tempo di formarsi abbondantemente e fino all'incrocio con le Brioni è tutto un dondolio fastidioso, tanto da spingermi a passare interno all'arcipelago dove, in effetti, la maretta finisce ma non invece la stanca di vento e l'insopportabile canicola. Al traverso di Fazana mi fermo persino e metto su il nostro bimini autocostruito rimasto in effetti riposto nel gavone di poppa sin dal primo giorno di crociera, un successo insomma, eppure quest'oggi l'arrivo dell'ombra in pozzetto fa la festa di tutto l'equipaggio surriscaldatissimo.
Risalendo lungo la costa istrana butto un occhio alla baia di S.Paolo che non mi sarebbe spiaciuta come sosta, ma la maretta mi sembra eccessiva, ed allora decido di provare a vedere com'è Vestar, dove non sono mai stato: giudizio discreto all'arrivo in baia, e decidiamo per fermarci.
C'è nel largo golfo protetto da un isolotto all'ingresso, una moltitudine di gavitelli di competenza del campeggio e che deturba irrimediabilmente tutta la baia, altrimenti carina: io ne abbranco uno libero e mi trovo ormeggiato in mezzo a barchini e natanti di tutte le fogge di proprietà degli ospiti del campeggio (per lo più motoscafini, ma ci sono anche alla boa materassini, canotti, e mezzi da sbarco d'ogni foggia); in effetti il campeggio è popolato per lo più da germanici armati di gommone o motoscafo a traino vettura, che una volta messo il mezzo in acqua poi sfrecciano per tutto il giorno a manetta in baia, facendo la spola tra il molo e l'isolotto e solo con lo scopo di consumar benzina o trascinare quei maledetti ciambelloni che pare siano la moda becera di quest'estate 2009, in ambito moscafistico evidentemente (o per lo meno finché non li regolamenteranno, non prima che qualche bambino si faccia seriamente male..).
Alla fine l'unica nota positiva è che, in barba a quanto scritto erroneamente sul 777, la boa non è affatto cara anzi al contrario completamente aggratisse; per il resto siamo andati due volte a terra per un gelato ed una visita al campeggio, e pareva d'essere all'Oktoberfest, con boccaloni di birra spillati a ripetizione e pure con tanto di pianobar/karaoke serale, sempre ad uso di Uber Alles Deutchland. Affatto nocivo, ma tutto anche molto molto rustico!
Miglia percorse 17
(miglia totali 481)
martedì 22 dicembre 2009
le ferie di Charlie2 (..segue..)
GIORNO TRENTASEI - 23/7 - Veruda U.Soline ...fermi!
La pigrizia di fine crociera ammorba definitivamente skipper ed equipaggio: dichiaro già al risveglio di voler fare poche miglia e comunque non prima di una colazione come Dio comanda al bar. Ma la discesa a terra si rivelerà fatale, perché Simone incontra un coetaneo italiano, familiarizzano presto ed infine il piccolo mi chiede supplichevole di rimanere ancora una notte per accettare l'invito a cena nel bungalow del nuovo amichetto romano: come dire che dalla colazione del mattino ritorneremo a bordo solo per il pranzo, dopo una mattina trascorsa a far bagnetti sulle rive del campeggio.
Pomeriggio nell'ozio più profondo in pozzetto, allietato solo da un paio di "numeri" visti in giro per la baia:
- un grosso motoryacht che si porta in giro "al guinzaglio" una veletta di 7/8 metri, agganciata per la catena dell'ancora;
- un tale in tender che per riguadagnare la propria imbarcazione prova a remare con un retino da pesca quale improbabile pagaia;
- un First 31.7 supersportivo e supersponsorizzato con due ombrelloni da spiaggia improvvisati come tendalino da pozzetto, che decide di andare libero a zonzo arando per tutta la rada, a conferma che i regatisti armati delle loro ancorette di cartone per risparmiar peso una volta in crociera sono costituiscono un perenne pericolo in baia (..si è spostato due volte, e per due volte la sua ancora ha arato, roba da pipponi, l'unica ancora su duecento e rotte calate in baia, che arava! ..che l'intera umanità nautica di Veruda affacciata e allarmata in pozzetto, ha tirato un sospiro di sollievo solo quando il pippon-regataro ha preso la strada del marina!).
Che fauna ragazzi....
P.S. La frase del giorno è di Simone, alla vista di un catamarano piccolo vecchio cadente e sgarrupato, che ci affianca all'ormeggio: "Papà papà, guarda.. un catamarano TRISTE!"
A soli 4 anni, bontà sua, ha già capito tutto, compreso che i cat li vedi quasi sempre carichi di veline allegre e svestite e skipper abbronzati e la tartaruga in vista, e musica a palla...
Miglia persorse Zero Palla
(miglia totali sono sempre 464)
La pigrizia di fine crociera ammorba definitivamente skipper ed equipaggio: dichiaro già al risveglio di voler fare poche miglia e comunque non prima di una colazione come Dio comanda al bar. Ma la discesa a terra si rivelerà fatale, perché Simone incontra un coetaneo italiano, familiarizzano presto ed infine il piccolo mi chiede supplichevole di rimanere ancora una notte per accettare l'invito a cena nel bungalow del nuovo amichetto romano: come dire che dalla colazione del mattino ritorneremo a bordo solo per il pranzo, dopo una mattina trascorsa a far bagnetti sulle rive del campeggio.
Pomeriggio nell'ozio più profondo in pozzetto, allietato solo da un paio di "numeri" visti in giro per la baia:
- un grosso motoryacht che si porta in giro "al guinzaglio" una veletta di 7/8 metri, agganciata per la catena dell'ancora;
- un tale in tender che per riguadagnare la propria imbarcazione prova a remare con un retino da pesca quale improbabile pagaia;
- un First 31.7 supersportivo e supersponsorizzato con due ombrelloni da spiaggia improvvisati come tendalino da pozzetto, che decide di andare libero a zonzo arando per tutta la rada, a conferma che i regatisti armati delle loro ancorette di cartone per risparmiar peso una volta in crociera sono costituiscono un perenne pericolo in baia (..si è spostato due volte, e per due volte la sua ancora ha arato, roba da pipponi, l'unica ancora su duecento e rotte calate in baia, che arava! ..che l'intera umanità nautica di Veruda affacciata e allarmata in pozzetto, ha tirato un sospiro di sollievo solo quando il pippon-regataro ha preso la strada del marina!).
Che fauna ragazzi....
P.S. La frase del giorno è di Simone, alla vista di un catamarano piccolo vecchio cadente e sgarrupato, che ci affianca all'ormeggio: "Papà papà, guarda.. un catamarano TRISTE!"
A soli 4 anni, bontà sua, ha già capito tutto, compreso che i cat li vedi quasi sempre carichi di veline allegre e svestite e skipper abbronzati e la tartaruga in vista, e musica a palla...
Miglia persorse Zero Palla
(miglia totali sono sempre 464)
domenica 13 dicembre 2009
le ferie di Charlie2 (..segue..)
GIORNO TRENTACINQUE - 22/7 - Maracol (Unjie) - Veruda (Soline) - 1h. motore+ 4h. vela + 1h. motore per coprire 27 miglia
E' proprio vero che quel che il mare si prende poi lo restituisce.
Ci svegliamo tardi ed impigriti, ma un pensiero alle occhiatine che continuano a ronzare intorno alla chiglia del Topkapi glielo voglio riservare lo stesso, ma a conferma del detto prima richiamato, lanciamo più volte il sugherello fortunato del giorno prima ma sempre senza successo. Al che decido di partire, mentalmente con meta Martinscica su Cres, tanto che nemmeno noto le barche in baia tutte disposte con la prua a mezzogiorno.. e solo quando esco dalla baia traggo in fila 3 conclusioni:
1) che soffia aria da Sud quanto basta per dar vela
2) che all'ormeggio a Martinscica con questo vento si potrebbe ballare
3) che sarebbe questa -specialmente- la giornata ideale per traversare il Quarnaro.
Al che, senza esitazioni di sorta, mi sveglio dal torpore mattutino, do tutta tela e comunicando all'equipaggio le mie nuove intenzioni ed il cambio di programma, punto dritto al faro che delimita Unjie sulla punta NE, con una brezzetta al giardinetto che sulle vele a farfalla mi frutta una spinta buona per fare i 4 nodi.
Il vento arriva da SSE e doppiando la punta di Unjie conto di guadagnarci in angolo e confido pure in un rinforzo, liberandomi dalla copertura dell'isola stessa: così è in effetti, anzi trovo una 15ina di nodi che prendiamo al traverso mure a sinistra che per fare il Quarnaro è grasso che cola (e quando mi ricapita di nuovo!??!), insomma regolo le vele di fino una volta per tutte, carrelli vang meoli e tutto il resto, porto il carrello della randa un pò sopravento e con questi due cucchiai di vele che mi sono creato, belli larghi e distanti fra loro, faccio un unico esaltante bordo per rotta 275/280° fino al faro di Porer. La rotta sarebbe stata più corretta e ferma se ci fosse stato Charlie vivo a bordo mentre la mano è quel che l'è, ma tanto basta per arrivare a destinazione dopo 3 ore e rotte di splendida vela.
Quel che il mare si prende poi restituisce, appunto si diceva.. (ripensando alla traversata d'andata sotto la bora!)
Per inciso ingaggio un'altra barca delle nostre stesse dimensioni, proprio sulla punta di Unjie, pare un Hurley o un piccolo parimenti teutonico Sunbeam, e dopo averla subito passata sopravento, e tranne durante qualche minimo momento di impaccio mentre il timoniere si pappava due cheesburger con la barra del timone tra le gambe e la faccia pasticciata di salsa ketch-up, alla fine la terremo sempre ben distanziata sulla nostra poppa, lasciandole non meno di 3 miglia di distacco sull'ideale traguardo di capo Promontore.
Da li in poi niente di che per la cronaca, invece: si dovrebbe poggiare assai per costeggiare l'Istria ma con il vento alle spalle ed in calo ci si muove a malapena, e tocca dar motore fino a guadagnare la solita baia di Soline. Dopo un paio di prove in mezzo alle imbarcazioni alla ruota che riempiono la rada all'inverosimile, decidiamo di metterci con una cima a terra da poppa, in prossimità del campeggio Indie, e guadagno la posizione con una manovra chirurgica in mezzo alle barche già nei pressi. Manovra conclusa con il solito tuffo del comandante con la cima tra i denti, ma premiata dalla fortuna che mi ha fatto trovare uno splendido aggangio sulla scogliera per il capo da bloccare a terra: arrampicandomi sugli scogli ho letteralmente messo la mano, con l'intenzione di tirarmi su fuori dall'acqua, direttamente su una splendida boccola di ferro resinata agli scogli! ..da tenere a mente, per il futuro.
Nel tardo pomeriggio non resta che il tempo di andare a comperare del buon pane fresco al market del camping e poi fare la festa alle 10 occhiatine che in fondo al frigo non aspettano altro che di essere passate in padella, ed il sottoscritto da solo ne farà fuori ben sei. Innaffiando tutto, ovviamente, con l'ultima ultimissima boccia di prosecco rimasta orfana in frigo, e già che ci sono dopocena do fuoco anche all'ultimo sigaro rimasto.
Siamo "alle corse" insomma: era iniziata da qui con la baia semideserta in una giornata fredda grigia e ventosa, e tutto volge al termine sempre da qui, in mezzo ad altre 300 barche stavolta. Ma per molti di loro è l'inizio delle feste, e non per noi.
Miglia percorse 27
(Miglia totali 464)
E' proprio vero che quel che il mare si prende poi lo restituisce.
Ci svegliamo tardi ed impigriti, ma un pensiero alle occhiatine che continuano a ronzare intorno alla chiglia del Topkapi glielo voglio riservare lo stesso, ma a conferma del detto prima richiamato, lanciamo più volte il sugherello fortunato del giorno prima ma sempre senza successo. Al che decido di partire, mentalmente con meta Martinscica su Cres, tanto che nemmeno noto le barche in baia tutte disposte con la prua a mezzogiorno.. e solo quando esco dalla baia traggo in fila 3 conclusioni:
1) che soffia aria da Sud quanto basta per dar vela
2) che all'ormeggio a Martinscica con questo vento si potrebbe ballare
3) che sarebbe questa -specialmente- la giornata ideale per traversare il Quarnaro.
Al che, senza esitazioni di sorta, mi sveglio dal torpore mattutino, do tutta tela e comunicando all'equipaggio le mie nuove intenzioni ed il cambio di programma, punto dritto al faro che delimita Unjie sulla punta NE, con una brezzetta al giardinetto che sulle vele a farfalla mi frutta una spinta buona per fare i 4 nodi.
Il vento arriva da SSE e doppiando la punta di Unjie conto di guadagnarci in angolo e confido pure in un rinforzo, liberandomi dalla copertura dell'isola stessa: così è in effetti, anzi trovo una 15ina di nodi che prendiamo al traverso mure a sinistra che per fare il Quarnaro è grasso che cola (e quando mi ricapita di nuovo!??!), insomma regolo le vele di fino una volta per tutte, carrelli vang meoli e tutto il resto, porto il carrello della randa un pò sopravento e con questi due cucchiai di vele che mi sono creato, belli larghi e distanti fra loro, faccio un unico esaltante bordo per rotta 275/280° fino al faro di Porer. La rotta sarebbe stata più corretta e ferma se ci fosse stato Charlie vivo a bordo mentre la mano è quel che l'è, ma tanto basta per arrivare a destinazione dopo 3 ore e rotte di splendida vela.
Quel che il mare si prende poi restituisce, appunto si diceva.. (ripensando alla traversata d'andata sotto la bora!)
Per inciso ingaggio un'altra barca delle nostre stesse dimensioni, proprio sulla punta di Unjie, pare un Hurley o un piccolo parimenti teutonico Sunbeam, e dopo averla subito passata sopravento, e tranne durante qualche minimo momento di impaccio mentre il timoniere si pappava due cheesburger con la barra del timone tra le gambe e la faccia pasticciata di salsa ketch-up, alla fine la terremo sempre ben distanziata sulla nostra poppa, lasciandole non meno di 3 miglia di distacco sull'ideale traguardo di capo Promontore.
Da li in poi niente di che per la cronaca, invece: si dovrebbe poggiare assai per costeggiare l'Istria ma con il vento alle spalle ed in calo ci si muove a malapena, e tocca dar motore fino a guadagnare la solita baia di Soline. Dopo un paio di prove in mezzo alle imbarcazioni alla ruota che riempiono la rada all'inverosimile, decidiamo di metterci con una cima a terra da poppa, in prossimità del campeggio Indie, e guadagno la posizione con una manovra chirurgica in mezzo alle barche già nei pressi. Manovra conclusa con il solito tuffo del comandante con la cima tra i denti, ma premiata dalla fortuna che mi ha fatto trovare uno splendido aggangio sulla scogliera per il capo da bloccare a terra: arrampicandomi sugli scogli ho letteralmente messo la mano, con l'intenzione di tirarmi su fuori dall'acqua, direttamente su una splendida boccola di ferro resinata agli scogli! ..da tenere a mente, per il futuro.
Nel tardo pomeriggio non resta che il tempo di andare a comperare del buon pane fresco al market del camping e poi fare la festa alle 10 occhiatine che in fondo al frigo non aspettano altro che di essere passate in padella, ed il sottoscritto da solo ne farà fuori ben sei. Innaffiando tutto, ovviamente, con l'ultima ultimissima boccia di prosecco rimasta orfana in frigo, e già che ci sono dopocena do fuoco anche all'ultimo sigaro rimasto.
Siamo "alle corse" insomma: era iniziata da qui con la baia semideserta in una giornata fredda grigia e ventosa, e tutto volge al termine sempre da qui, in mezzo ad altre 300 barche stavolta. Ma per molti di loro è l'inizio delle feste, e non per noi.
Miglia percorse 27
(Miglia totali 464)
mercoledì 9 dicembre 2009
le ferie di Charlie2 (..segue..)
GIORNO TRENTAQUATTRO - 21/7 - baia degli Inglesi (Lussino) - Uvala Maracol (Unjie) - (1h. motore + 1h. vela + 1,5 h. motore , per complessive 10 miglia)
Giornata finalmente tranquilla, iniziata nella più placida routine crocieristica: sveglia tardi, bagno, colazione abbondante, ritmo lento subito dopo il risveglio fino poi alla partenza senza fretta alcuna. Ci aspettano poche miglia e ci scappa anche un'oretta di buona vela, una bolinetta stretta per la solita rotta del ritorno verso casa per 340°, il solito limite del Topkapi per risalire contro la brezzetta da Maestrale, ma pur sempre niente male per una vecchietta arzilla come Lei!
Tutto molto bello per lo meno finché dura, perché il vento è instabile e per guadagnare il gavitello in baia prima dell'arrivo delle flotte barbare serve l'aiuto del motore: la baia al nostro arrivo è in effetti inesorabilmente strapiena, e sono soltanto le 13.30, tanto che rimangono non più di una decina di boe libere tra le oltre 150 di tutta la grande e arcifamosa baia di Maracol; ci accaparriamo senza indugio il gavitello libero numero 23, ma in men che non si dica, con il succedersi continuo degli arrivi, non solo tutte le boe andranno occupate ma persino si crea una duplice schiera di barche sopravento al campo boe, alla ruota sulla propria ancora, a parte alcune altre disposte lungo il versante ovest del fiordo con cima a terra: insomma è un carnaio.
Il posto è comunque ugualmente pittoresco e vieppiù conveniente (solo 10 kn/m + 5 kn/persona), quindi ci rilassiamo con bagni e pranzetto a bordo, prima di dedicare le prime ore del pomeriggio alla pesca, che a fine battuta si rivelerà veramente pingue come non mai: per la gioia e lo stupore degli equipaggi delle barche intorno alla nostra, delle splendide e svestite ragazze svizzere su un charterone da una parte ed una famiglia di tedeschi su un rusticissimo Van de Stadt dipinto di rosso dall'altra, i quali tutti ad ogni pescata esplodevano in fragorosi applausi di approvazione e compiacimento, con l'aiuto del fido Simone sono terminate in carniere ben 10 belle occhiate, record assoluto di presenza di pesce nel nostro frigo di bordo!
Interessante la percentuale di canestri andati a segno: 10 occhiate abboccate su 13 lanci, numeri degni del cecchino Larry Bird nelle sue migliori annate.
Nel tardo pomeriggio, per finire in bellezza, non ci facciamo mancare anche una salutare passeggiata fino al paese di Unjie laddove, dopo una sosta al baretto sulla spiaggia per una birra fresca d'ordinanza, presso il market paesano invece, troveremo in vendita anche dell'ottimo pecorino di Pag utile a deliziare il desco serale.
Miglia percorse 10)
(Miglia totali 437)



e per finire, 2 CAPOLAVORI:
la Chica Boba di Sciarrelli:

il mio abbronzatissimo secondogenito Francesco:
Giornata finalmente tranquilla, iniziata nella più placida routine crocieristica: sveglia tardi, bagno, colazione abbondante, ritmo lento subito dopo il risveglio fino poi alla partenza senza fretta alcuna. Ci aspettano poche miglia e ci scappa anche un'oretta di buona vela, una bolinetta stretta per la solita rotta del ritorno verso casa per 340°, il solito limite del Topkapi per risalire contro la brezzetta da Maestrale, ma pur sempre niente male per una vecchietta arzilla come Lei!
Tutto molto bello per lo meno finché dura, perché il vento è instabile e per guadagnare il gavitello in baia prima dell'arrivo delle flotte barbare serve l'aiuto del motore: la baia al nostro arrivo è in effetti inesorabilmente strapiena, e sono soltanto le 13.30, tanto che rimangono non più di una decina di boe libere tra le oltre 150 di tutta la grande e arcifamosa baia di Maracol; ci accaparriamo senza indugio il gavitello libero numero 23, ma in men che non si dica, con il succedersi continuo degli arrivi, non solo tutte le boe andranno occupate ma persino si crea una duplice schiera di barche sopravento al campo boe, alla ruota sulla propria ancora, a parte alcune altre disposte lungo il versante ovest del fiordo con cima a terra: insomma è un carnaio.
Il posto è comunque ugualmente pittoresco e vieppiù conveniente (solo 10 kn/m + 5 kn/persona), quindi ci rilassiamo con bagni e pranzetto a bordo, prima di dedicare le prime ore del pomeriggio alla pesca, che a fine battuta si rivelerà veramente pingue come non mai: per la gioia e lo stupore degli equipaggi delle barche intorno alla nostra, delle splendide e svestite ragazze svizzere su un charterone da una parte ed una famiglia di tedeschi su un rusticissimo Van de Stadt dipinto di rosso dall'altra, i quali tutti ad ogni pescata esplodevano in fragorosi applausi di approvazione e compiacimento, con l'aiuto del fido Simone sono terminate in carniere ben 10 belle occhiate, record assoluto di presenza di pesce nel nostro frigo di bordo!
Interessante la percentuale di canestri andati a segno: 10 occhiate abboccate su 13 lanci, numeri degni del cecchino Larry Bird nelle sue migliori annate.
Nel tardo pomeriggio, per finire in bellezza, non ci facciamo mancare anche una salutare passeggiata fino al paese di Unjie laddove, dopo una sosta al baretto sulla spiaggia per una birra fresca d'ordinanza, presso il market paesano invece, troveremo in vendita anche dell'ottimo pecorino di Pag utile a deliziare il desco serale.
Miglia percorse 10)
(Miglia totali 437)
e per finire, 2 CAPOLAVORI:
la Chica Boba di Sciarrelli:
il mio abbronzatissimo secondogenito Francesco:
venerdì 4 dicembre 2009
le ferie di Charlie2 (..segue..)
GIORNO TRENTATRE' - 20/7 - Veli Losinj - Baia degli Inglesi (Lussino) - 3 miglia in 1h. motore
Dopo un giorno infame e duro, ed il successivo di recupero e relax, non si può che ripartire da un sano e generoso giorno di shopping e rifornimento di bordo. Siamo a Lussinpiccolo ed a terra si trova di tutto: dal pesce fresco al mercato ittico (2 orate allevate per cena ed una pietanza di brodetto a 50 kn o poco più), alla carne (cevapcici, salsiccia e fettine), dal pane veramente ottimo alla frutta e verdura (pomodori, insalata, fichi, uva, albicocche, banane, carote.. basta vero?). Anche alla barca non facciamo mancar nulla, caricando acqua e gasolio e pure una ricarica di gas, cercando e trovando il celebre sig. Volpato, come si fa da queste parti bussando di porta in porta, che da buon vecchietto allegro che abita in compagnia di un cagnetto simpatico dentro una specie di magazzino "fuori porta", per sole 50 kn si diletta a ricaricare "in casa" la nostra bombola di campingaz (l'alternativa in zona, la ricarica "ufficiale" presso il campeggio di Cikat, è fuori mano e funziona solo ad orari ristretti).
Di stare una notte ancora in marina perlatro non se ne parla proprio, la tariffa di 340 kn per posto barca e servizi (45 kn per acqua, 55 kn per corrente elettrica e 45 kn ancora per i servizi igienici) scoraggia, ma Lussino merita ancora un'altra notte ugualmente, e così dopo le fatiche della mattinata di compere ci facciamo vincere dalla pigrizia raggiungendo per la notte la prima baia utile, ad appena 3 miglia dal centro cittadino, appena all'esterno della sempre suggestiva "Valle d'Augusto", e ci mettiamo pertanto alla ruota in "baia degli Inglesi", prossimi all'isolotto e sfruttando il basso fondo di sicura sabbia bianca, in luogo di ammassarci alle numerose barche che affollano la parte più interna del ridosso.
Consumiamo una cena frugale a base di pesce innaffiandola con il solito prosecco di bordo ben ghiacciato, e che comincia già a scarseggiare nel gavone/cantina, ma siamo a Lussino e quasi ce la stiamo per lasciare alle spalle, ed una volta usciti dall'arcipelago nei prossimi giorni, il fatto che il vino scarseggi dopo tutte le libagioni a buon fine è anche lecito.
Miglia percorse 3
(miglia totali 427)




Dopo un giorno infame e duro, ed il successivo di recupero e relax, non si può che ripartire da un sano e generoso giorno di shopping e rifornimento di bordo. Siamo a Lussinpiccolo ed a terra si trova di tutto: dal pesce fresco al mercato ittico (2 orate allevate per cena ed una pietanza di brodetto a 50 kn o poco più), alla carne (cevapcici, salsiccia e fettine), dal pane veramente ottimo alla frutta e verdura (pomodori, insalata, fichi, uva, albicocche, banane, carote.. basta vero?). Anche alla barca non facciamo mancar nulla, caricando acqua e gasolio e pure una ricarica di gas, cercando e trovando il celebre sig. Volpato, come si fa da queste parti bussando di porta in porta, che da buon vecchietto allegro che abita in compagnia di un cagnetto simpatico dentro una specie di magazzino "fuori porta", per sole 50 kn si diletta a ricaricare "in casa" la nostra bombola di campingaz (l'alternativa in zona, la ricarica "ufficiale" presso il campeggio di Cikat, è fuori mano e funziona solo ad orari ristretti).
Di stare una notte ancora in marina perlatro non se ne parla proprio, la tariffa di 340 kn per posto barca e servizi (45 kn per acqua, 55 kn per corrente elettrica e 45 kn ancora per i servizi igienici) scoraggia, ma Lussino merita ancora un'altra notte ugualmente, e così dopo le fatiche della mattinata di compere ci facciamo vincere dalla pigrizia raggiungendo per la notte la prima baia utile, ad appena 3 miglia dal centro cittadino, appena all'esterno della sempre suggestiva "Valle d'Augusto", e ci mettiamo pertanto alla ruota in "baia degli Inglesi", prossimi all'isolotto e sfruttando il basso fondo di sicura sabbia bianca, in luogo di ammassarci alle numerose barche che affollano la parte più interna del ridosso.
Consumiamo una cena frugale a base di pesce innaffiandola con il solito prosecco di bordo ben ghiacciato, e che comincia già a scarseggiare nel gavone/cantina, ma siamo a Lussino e quasi ce la stiamo per lasciare alle spalle, ed una volta usciti dall'arcipelago nei prossimi giorni, il fatto che il vino scarseggi dopo tutte le libagioni a buon fine è anche lecito.
Miglia percorse 3
(miglia totali 427)
giovedì 19 novembre 2009
le ferie di Charlie2 (..segue..)
GIORNO TRENTADUE - 19/7 - Baldarka (Lussino) - Veli Losinj - 1 h motore per 3 miglia
Per me ieri sera si poteva anche andare a scogli, tanto sono andato in cuccia stanco, e talmente stanco che non avrei comunque nemmeno sentito il botto.
Una notte di sonno a dir poco rinfrancante era quella che ci voleva, e con la mattina anche la baia ha preso un colore nuovo e diverso: niente bora questa notte, se c'è stata non l'ho sentita e come è arrivata se ne è andata, resta che c'è una splendida luce, cielo sereno all'inverosimile e vento zero. E la voglia di riposo totale sfocia presto nell'ozio, ma solo fino ad un certo punto perché al mattino ci dedichiamo tutti al rassetto delal barca ed anche a qualche manutenzione di bordo: io e Simone controlliamo la bitta cedevole scoprendo che si era solo allentata la contropiastra interna e la riportiamo a nuovo a martellate, e già che ci siamo ripassiamo a rinforzare da dentro i gavoni tutti i dadi di tenuta del pulpito di poppa un pò barcollante, e pure sostituisco dei rivetti saltati ad una cerniera con altrettanti bulloncini inox. Nel frattempo la mamma Daria gioca a fare l'elettricista di turno e lavando di spray disossidante il neon della dinette e quello della luce di fonda li riporta in vita. Il primo poi morirà definitivamente in seguito.
Finiti i lavori ci dedichiamo al bagno e tra un bagno e l'altro decido anche di procacciare il cibo per il pranzo e con maschera pinne e coltello da cucina raccolgo qualche decina di prelibati ricci, con Simone collocato sul tender d'appoggio a farmi da campo base per la raccolta. Alla fine avrò tirato su 50 ricci o giù di lì, compresi due splendidi "imperiali", che pulirò personalmente direttamente in tender, ma consumandone una prima parte in real-time, a cavallo al tubolare e con i piedi a mollo come si conviene, per consegnare infine la pappatoia in una scodella alla mamma e condirci la pastasciutta. Gustosissimi!!!
Come non bastasse mezza giornata di riposo, ci scappa dopo pranzo anche il riposino, e davvero mi tiro su appena in tempo per chiamare a raccolta l'equipaggio, togliere la cima a terra e salpare l'ancora senza mancare l'appuntamento con l'apertura del ponte mobile alle 18 o'clock.
A Lussino (quella "vera") finalmente: in banchina con acqua e corrente, docce calde e pure un cuba libre a sera non me lo faccio mancare; ma penso che ad esser passato non sia stato il peggio, riferendomi solo alle fatiche di un giorno fà, ma forse veramente il meglio, perché la crociera è quasi veramente conclusa. Lussino è splendida e l'adoro ma mi rattrista sempre un pò per questo.. tutto inizia da qui, ma pure da qui volge al termine.
Miglia percorse 3
(Miglia totali 424)
Per me ieri sera si poteva anche andare a scogli, tanto sono andato in cuccia stanco, e talmente stanco che non avrei comunque nemmeno sentito il botto.
Una notte di sonno a dir poco rinfrancante era quella che ci voleva, e con la mattina anche la baia ha preso un colore nuovo e diverso: niente bora questa notte, se c'è stata non l'ho sentita e come è arrivata se ne è andata, resta che c'è una splendida luce, cielo sereno all'inverosimile e vento zero. E la voglia di riposo totale sfocia presto nell'ozio, ma solo fino ad un certo punto perché al mattino ci dedichiamo tutti al rassetto delal barca ed anche a qualche manutenzione di bordo: io e Simone controlliamo la bitta cedevole scoprendo che si era solo allentata la contropiastra interna e la riportiamo a nuovo a martellate, e già che ci siamo ripassiamo a rinforzare da dentro i gavoni tutti i dadi di tenuta del pulpito di poppa un pò barcollante, e pure sostituisco dei rivetti saltati ad una cerniera con altrettanti bulloncini inox. Nel frattempo la mamma Daria gioca a fare l'elettricista di turno e lavando di spray disossidante il neon della dinette e quello della luce di fonda li riporta in vita. Il primo poi morirà definitivamente in seguito.
Finiti i lavori ci dedichiamo al bagno e tra un bagno e l'altro decido anche di procacciare il cibo per il pranzo e con maschera pinne e coltello da cucina raccolgo qualche decina di prelibati ricci, con Simone collocato sul tender d'appoggio a farmi da campo base per la raccolta. Alla fine avrò tirato su 50 ricci o giù di lì, compresi due splendidi "imperiali", che pulirò personalmente direttamente in tender, ma consumandone una prima parte in real-time, a cavallo al tubolare e con i piedi a mollo come si conviene, per consegnare infine la pappatoia in una scodella alla mamma e condirci la pastasciutta. Gustosissimi!!!
Come non bastasse mezza giornata di riposo, ci scappa dopo pranzo anche il riposino, e davvero mi tiro su appena in tempo per chiamare a raccolta l'equipaggio, togliere la cima a terra e salpare l'ancora senza mancare l'appuntamento con l'apertura del ponte mobile alle 18 o'clock.
A Lussino (quella "vera") finalmente: in banchina con acqua e corrente, docce calde e pure un cuba libre a sera non me lo faccio mancare; ma penso che ad esser passato non sia stato il peggio, riferendomi solo alle fatiche di un giorno fà, ma forse veramente il meglio, perché la crociera è quasi veramente conclusa. Lussino è splendida e l'adoro ma mi rattrista sempre un pò per questo.. tutto inizia da qui, ma pure da qui volge al termine.
Miglia percorse 3
(Miglia totali 424)
martedì 10 novembre 2009
(racconto) Le giornate dello Skipper sono sempre fatte di 24h
riprendiamo dopo una pausa con i resoconti di navigazione estiva.. dopo che avevamo lasciato il Topkapi all'ancora a Uvala Mieli, sul versante orientale di Cres.
E sempre con Charlie2 in ferie ed avaria.
00.00
mi sveglio che soffia di brutto. da Sud. sto nella cuccetta di prua con Daria, nei nostri rimescolamenti di posizione notturna, ed i bimbi dormono in quadrato.. metto il naso fuori dal tambucio e non mi piace per nulla, anche sulla pilotina dei croati naturisti ha suonato l'allarme e vedo una luce accesa, qualcuno è sveglio e controlla la situazione. con la torcia gli segnalo la mia presenza, e la mia veglia. soffia, eccome se soffia. il mezzogiorno che al tramonto s'era calmato adesso ha preso la forma di uno scirocco teso e le raffiche entrano in baia per direttissima, con gli scogli che sono sottovento a 250 metri e per adesso l'allarme all'ecoscandaglio mi dice che non si avvicinano alla nostra poppa, ma per sicurezza (!?!) vado a toccare la cima tesa dell'ancora, e più che valutarne il tiro la accarezzo confidando in lei, come la volessi incoraggiare a tenere la prua del Topkapi al vento, almeno per qualche altra ora. non ho voglia di mollare e scappare, non ancora. è troppo buio e mi fido della mia linea, sta su un letto di sabbia con le marre della Bruce entrambe affondate, sono 6 metri di fondo ed ho 45 metri di calumo misto in acqua, ed il fondo degrada. non molla, mi fido. sposto i bambini con la mamma a prua e mi approprio del quadrato, lascio una luce accesa per non cadere nel sonno più profondo e tengo il tambucio spalancato nonostante faccia freschino. mi metto a nanna con il proposito di vegliare, almeno con un occhio, ma presto mi addormento stanco.
03.00
navighiamo. mi sveglio e mi sembra di stare in navigazione. esco fuori ed il vento è terminato, è una brezzetta tiepida da sud che fa quasi piacere. ma il mare è bello formato dopo la sciroccata, ed adesso i sei metri di acqua sotto la chiglia sono una lastra su cui la carena del Topkapi rimbalza e si imbizzarrisce come un cavallino nella risacca. non so se mi sento più incerto di prima che tirava vento ma non c'era tutta questa maretta in baia, la pilotina dei croati sembra debba da un momento all'altro saltare fuori dall'acqua come un cormorano, tanto volteggia leggera tra i frangenti, oltretutto loro sono ancorati molto più vicini a noi rispetto alla riva, avranno meno fondo ed adesso saltano assai di più con la risacca. prego di nuovo e mi rimetto in cuccetta, non mi sento di andare non è ancora il momento, ma stavolta non mi addormento più, di questo sono certo.
E sempre con Charlie2 in ferie ed avaria.
00.00
mi sveglio che soffia di brutto. da Sud. sto nella cuccetta di prua con Daria, nei nostri rimescolamenti di posizione notturna, ed i bimbi dormono in quadrato.. metto il naso fuori dal tambucio e non mi piace per nulla, anche sulla pilotina dei croati naturisti ha suonato l'allarme e vedo una luce accesa, qualcuno è sveglio e controlla la situazione. con la torcia gli segnalo la mia presenza, e la mia veglia. soffia, eccome se soffia. il mezzogiorno che al tramonto s'era calmato adesso ha preso la forma di uno scirocco teso e le raffiche entrano in baia per direttissima, con gli scogli che sono sottovento a 250 metri e per adesso l'allarme all'ecoscandaglio mi dice che non si avvicinano alla nostra poppa, ma per sicurezza (!?!) vado a toccare la cima tesa dell'ancora, e più che valutarne il tiro la accarezzo confidando in lei, come la volessi incoraggiare a tenere la prua del Topkapi al vento, almeno per qualche altra ora. non ho voglia di mollare e scappare, non ancora. è troppo buio e mi fido della mia linea, sta su un letto di sabbia con le marre della Bruce entrambe affondate, sono 6 metri di fondo ed ho 45 metri di calumo misto in acqua, ed il fondo degrada. non molla, mi fido. sposto i bambini con la mamma a prua e mi approprio del quadrato, lascio una luce accesa per non cadere nel sonno più profondo e tengo il tambucio spalancato nonostante faccia freschino. mi metto a nanna con il proposito di vegliare, almeno con un occhio, ma presto mi addormento stanco.
03.00
navighiamo. mi sveglio e mi sembra di stare in navigazione. esco fuori ed il vento è terminato, è una brezzetta tiepida da sud che fa quasi piacere. ma il mare è bello formato dopo la sciroccata, ed adesso i sei metri di acqua sotto la chiglia sono una lastra su cui la carena del Topkapi rimbalza e si imbizzarrisce come un cavallino nella risacca. non so se mi sento più incerto di prima che tirava vento ma non c'era tutta questa maretta in baia, la pilotina dei croati sembra debba da un momento all'altro saltare fuori dall'acqua come un cormorano, tanto volteggia leggera tra i frangenti, oltretutto loro sono ancorati molto più vicini a noi rispetto alla riva, avranno meno fondo ed adesso saltano assai di più con la risacca. prego di nuovo e mi rimetto in cuccetta, non mi sento di andare non è ancora il momento, ma stavolta non mi addormento più, di questo sono certo.
giovedì 8 ottobre 2009
le ferie di Charlie2 (..segue..)
17/7 - GIORNO TRENTA - Rab - Uvala Mieli (Cres) - (14 mgl in 2h. di motore + vela)
Simone non ha ancora smaltito la sbornia di civiltà che l'ha investito all'arrivo qui a Rab: troppe baie desertiche al sud, francamente non ricordavo più nemmeno io cosa fosse il traffico di mezzi e persone, che qui invece viaggiano regolarmente in frotte. E se a me turbano al Simone lo mandano invece in overclock, e non smette più di parlare e chiedere di tutto (e me la caverò infine con 3 gelati somministrati in raffica ravvicinata, una bella tracollina che so già che gli porterò via al rientro dalle ferie, e delle cartoline da spedire a zie, scuola e amichette!).
La mattinata scorre via quindi tra spese (l'acqua a bordo va via, manco a dirlo come l'acqua!), e specialmente visita alla splendida città vecchia con macchina digitale al collo, previa colazione con ottimi bomboloni acquistati alla pekara "Zita". Sempre alla stessa pekara, ripassandoci davanti nel corso del giro turistico, troviamo delle ottime pizzette che appetitose ed abbondanti saranno infine il pranzo di tutto l'equipaggio: fa un caldo infernale e la fame latita lasciando piuttosto il posto ad una sete immensa ed insaziabile. Facciamo il pieno di acqua rientrati alla base ma ci scappano anche un paio di docce selvagge direttamente in banchina dalla generosa portata della manichetta comunale, prima di lasciare l'ormeggio e dirigere verso il distributore che becchiamo fortunamente in un turno favorevole, vista la ressa di barche barchini e motoscafi e l'andirivieni degli stessi intorno al molo del rifornimento, praticamente ininterrottamente da quando siamo giunti in paese. E va sottolineata la presenza perenne di natanti in fila nonostante l'orario di apertura delle pompe sia un quasi cinese 5/24; che peraltro non ci stupisce nemmeno tanto, giacché abbiamo già visto presso un market non mi ricordo più su quale isola sperduta, un orario esposto ancora più sadico, che mi pare fosse 6/2 ..!
Fatto il pieno a serbatoio e tanica decidiamo quindi di lasciare Rab e deciso di stupire ancora il mio equipaggio punto a portarli nell'ennesima baia balneare con spiaggia, visto anche il tempo splendidamente stabile e bello: tocca persino navigare a motore in assenza della brezza pomeridiana e puntiamo su Uvala Mieli, sulla sponda orientale di Cres alla stessa latitudine di Rab; l'assenza della brezza di maestrale un pò mi insospettisce, essendo quella baia aperta interamente verso sud, anzi verso metà canale c'è un leggero refolo da scirocco che mi induce ad aprire il fiocco in aggiunta al motore, ma non vedo segni nel cielo che rimane limpido nè agli strumenti, con barometro stabile e igrometro sempre a segnare aria secca, e dirigo sicuro verso la baia. Non senza difficoltà peraltro dovute solo al caldo terrificante, e la mancanza di punti cospicui a terra che mi costringono a fissare la bussola per rotta 270 quasi ipnoticamente: il rischio di colpo di sole è elevato.
All'arrivo in baia la sorpresa: me l'aspettavo deserta o quasi ed invece ci sono all'ancora non meno di 25/30 motoscafini, parte belgi altri tedeschi, tutti sistemati ordinatamente in gruppi e schiere di 5 o 6 allineati. Insomma, filo 40 metri di calumo su 5 metri e mezzo di fondale portando la poppa del Topkapi verso la costa sottovento, ma la spiaggia non la vediamo mica, coperti come siamo da questo muro incredibile di scafetti della Ruhr.
Mi tuffo a controllare l'ancoraggio che valuto perfetto, quindi decidiamo di rinfrancarci con un bagno andando con il tender fino a terra; guardo l'arietta da sud che pare smorzarsi e spero che non ci siano sorprese per la notte, al momento l'ancoraggio sebbene audace non appare a rischio ma valuto l'opportunità di spostarci all'occorrenza; per adesso ho troppo bisogno di rinfescare la zucca semi cotta a mollo.
Dopo un lungo relax in spiaggia e giochi e bagnetti e giochi in acqua bassa tireremo un bel sospiro di sollievo quando vedremo al tramonto puntuali uno per uno gli scafetti togliere l'ancora, e spostarsi uno dopo l'altro fuori dalla baia e poi da li "ronzare" come cavallette indiavolate alla volta di Rab. Si rimane insomma quasi da soli, insieme ad una piccola pilotina ancorata vicino alla costa con una famigliola naturista croata a bordo.
Ci godiamo il tramonto finalmente in santa pace, complice anche la caduta del vento che rende l'acqua come uno specchio, al che decidiamo anche di sondare il terreno gettando del pane raffermo in acqua e visto il responso immediato, anche armando un paio di sugherelli per la caccia serale: e come al solito, una e solo una ma bella carnosa occhiatina di 2 etti e mezzo abbocca e finisce in frigo.
Dopo cena affilerò le armi immaginando già un attacco in massa alle prime ore del mattino, ma già a mezzanotte allo scoccare del nuovo giorno, i propositi di pesca lasciano il posto al pensiero di uscire indenni da questo cul de sac con il vento che è salito e parecchio. Ma questo è già il diario del lungo lunghissimo trentunesimo giorno e mi fermo qui pertanto.
Aggiungo solo che la mentuccia nel cestino sul pulpito di poppa è nuovamente secca: niente Quarnaro stavolta però, solo non l'abbiamo innaffiata nel caldo torrido di Rab e li giacque.
Miglia percorse 14 (totali 404)






Simone non ha ancora smaltito la sbornia di civiltà che l'ha investito all'arrivo qui a Rab: troppe baie desertiche al sud, francamente non ricordavo più nemmeno io cosa fosse il traffico di mezzi e persone, che qui invece viaggiano regolarmente in frotte. E se a me turbano al Simone lo mandano invece in overclock, e non smette più di parlare e chiedere di tutto (e me la caverò infine con 3 gelati somministrati in raffica ravvicinata, una bella tracollina che so già che gli porterò via al rientro dalle ferie, e delle cartoline da spedire a zie, scuola e amichette!).
La mattinata scorre via quindi tra spese (l'acqua a bordo va via, manco a dirlo come l'acqua!), e specialmente visita alla splendida città vecchia con macchina digitale al collo, previa colazione con ottimi bomboloni acquistati alla pekara "Zita". Sempre alla stessa pekara, ripassandoci davanti nel corso del giro turistico, troviamo delle ottime pizzette che appetitose ed abbondanti saranno infine il pranzo di tutto l'equipaggio: fa un caldo infernale e la fame latita lasciando piuttosto il posto ad una sete immensa ed insaziabile. Facciamo il pieno di acqua rientrati alla base ma ci scappano anche un paio di docce selvagge direttamente in banchina dalla generosa portata della manichetta comunale, prima di lasciare l'ormeggio e dirigere verso il distributore che becchiamo fortunamente in un turno favorevole, vista la ressa di barche barchini e motoscafi e l'andirivieni degli stessi intorno al molo del rifornimento, praticamente ininterrottamente da quando siamo giunti in paese. E va sottolineata la presenza perenne di natanti in fila nonostante l'orario di apertura delle pompe sia un quasi cinese 5/24; che peraltro non ci stupisce nemmeno tanto, giacché abbiamo già visto presso un market non mi ricordo più su quale isola sperduta, un orario esposto ancora più sadico, che mi pare fosse 6/2 ..!
Fatto il pieno a serbatoio e tanica decidiamo quindi di lasciare Rab e deciso di stupire ancora il mio equipaggio punto a portarli nell'ennesima baia balneare con spiaggia, visto anche il tempo splendidamente stabile e bello: tocca persino navigare a motore in assenza della brezza pomeridiana e puntiamo su Uvala Mieli, sulla sponda orientale di Cres alla stessa latitudine di Rab; l'assenza della brezza di maestrale un pò mi insospettisce, essendo quella baia aperta interamente verso sud, anzi verso metà canale c'è un leggero refolo da scirocco che mi induce ad aprire il fiocco in aggiunta al motore, ma non vedo segni nel cielo che rimane limpido nè agli strumenti, con barometro stabile e igrometro sempre a segnare aria secca, e dirigo sicuro verso la baia. Non senza difficoltà peraltro dovute solo al caldo terrificante, e la mancanza di punti cospicui a terra che mi costringono a fissare la bussola per rotta 270 quasi ipnoticamente: il rischio di colpo di sole è elevato.
All'arrivo in baia la sorpresa: me l'aspettavo deserta o quasi ed invece ci sono all'ancora non meno di 25/30 motoscafini, parte belgi altri tedeschi, tutti sistemati ordinatamente in gruppi e schiere di 5 o 6 allineati. Insomma, filo 40 metri di calumo su 5 metri e mezzo di fondale portando la poppa del Topkapi verso la costa sottovento, ma la spiaggia non la vediamo mica, coperti come siamo da questo muro incredibile di scafetti della Ruhr.
Mi tuffo a controllare l'ancoraggio che valuto perfetto, quindi decidiamo di rinfrancarci con un bagno andando con il tender fino a terra; guardo l'arietta da sud che pare smorzarsi e spero che non ci siano sorprese per la notte, al momento l'ancoraggio sebbene audace non appare a rischio ma valuto l'opportunità di spostarci all'occorrenza; per adesso ho troppo bisogno di rinfescare la zucca semi cotta a mollo.
Dopo un lungo relax in spiaggia e giochi e bagnetti e giochi in acqua bassa tireremo un bel sospiro di sollievo quando vedremo al tramonto puntuali uno per uno gli scafetti togliere l'ancora, e spostarsi uno dopo l'altro fuori dalla baia e poi da li "ronzare" come cavallette indiavolate alla volta di Rab. Si rimane insomma quasi da soli, insieme ad una piccola pilotina ancorata vicino alla costa con una famigliola naturista croata a bordo.
Ci godiamo il tramonto finalmente in santa pace, complice anche la caduta del vento che rende l'acqua come uno specchio, al che decidiamo anche di sondare il terreno gettando del pane raffermo in acqua e visto il responso immediato, anche armando un paio di sugherelli per la caccia serale: e come al solito, una e solo una ma bella carnosa occhiatina di 2 etti e mezzo abbocca e finisce in frigo.
Dopo cena affilerò le armi immaginando già un attacco in massa alle prime ore del mattino, ma già a mezzanotte allo scoccare del nuovo giorno, i propositi di pesca lasciano il posto al pensiero di uscire indenni da questo cul de sac con il vento che è salito e parecchio. Ma questo è già il diario del lungo lunghissimo trentunesimo giorno e mi fermo qui pertanto.
Aggiungo solo che la mentuccia nel cestino sul pulpito di poppa è nuovamente secca: niente Quarnaro stavolta però, solo non l'abbiamo innaffiata nel caldo torrido di Rab e li giacque.
Miglia percorse 14 (totali 404)
lunedì 5 ottobre 2009
le ferie di Charlie2 (..segue..)
(dove eravamo rimasti??? ho interrotto le trascrizioni che mi sono un attimo perso con i preparativi per la partecipazione alla Barcolana... ehm. ehm........ doveva essere una sorpresa!!! ;-DD)
16/7 - GIORNO VENTINOVE - Slatinica (Olib) - Rab - (24mgl, 2h. motore + 4h. vela)
Ci svegliamo assediati dalle api. Porto a terra le immondizie ma non sono quelle ad attirarle, ne faccio secche 5 o 6 ma quando una, peraltro già "abbattuta" punge Daria sulla pancia decidiamo di tagliare la corda. Facciamo un breve bagno poi partiamo con Francesco già "pappato" e dormiente, approfittando di una leggera brezzolina che s'è già levata, o almeno pare, e per risparmiare gasolio e non svegliare nel contempo il pargolo, disormeggio dal gavitello a vela, ed uscendo dalla baia tra le altre barche ancorate con un paio di abbattute ben calibrate, e con destinazione per lo più ignota, purché ci sia un distributore di nafta però. Siamo veramente a secco, e non voglio rischiare gli ultimi litri se non per l'ingresso in porto.
Fuori dalla baia, però l'incanto finisce presto: l'isola ci copre dal vento e per liberarcene dobbiamo ricorrere all'aiuto del motore, al minimo per lo meno, e così si va avanti fino alla punta nord di Olib; li invece il vento c'è, ed è una splendida termica di maestrale che in luogo di portarci su Lussino bordeggiando mi induce a puntare su Rab in bolina stretta, immaginando di risalire cioè tutto Pag scapolandone il "dito" sempre mure a sinistra per rotta 340 e tutto a ferro. Insomma, la strada più lunga, oltre 30 miglia rettilinee in luogo di 5 linea retta da coprire a bordi.. scelta opinabile mi auto-giudico, ma tant'è.
Tutto bene finché il vento regge, facciamo 3 ore abbondanti di vela su media ottima, divertendoci a far bagni rinfrescanti in pozzetto nella vaschetta con i bimbi e pure consumando un pranzettino volante; peccato solo che il vento dia scarso verso la punta di Pag e da li in poi via via ci molla persino, e mi tocca trascorrere un'oretta a motore per guadagnare il porto, nel canale tra Pag e Rab, consumando lattine di birra per schiacciare la fifa di rimanere senza gasolio. Quando ormeggiamo in banchina comunale all'inglese, praticamente prima della piazzetta, e spengo il motore di mio pugno, sono contento e soddisfatto ma tiro pure un sospiro di sollievo!
Tra l'altro ci siamo guadagnati un ottimo posto d'ormeggio, con il Topkapi ed il suo equipaggio praticamente esposti agli sguardi attenti, interessati ed affatto discreti dei passanti, molti attirati dalla presenza della nostra barca, unica vela di dimensioni umane nella fila di mega-yacht, motoscafini, barconi da escursione turistica e indiavolati taxi-boat, ma i più dei quali peraltro assai incuriositi dal nostro fuoribordo elettrico, in bella mostra di sè sul pulpito di poppa. Quando noto alcuni passanti quasi incantati ad ammirarlo, in estasi, temo persino che lo stesso faccia sin "troppa" mostra di sè, ma non ho lucchetti a bordo per assicurarlo e mi affido alla buona volontà del prossimo.
Con acqua e luce sono 200 kn, i ragazzi del porto sono molto disponibili anche al "patteggiamento" dei consumi tanto che mi aspettavo molto peggio, quindi non resta altro che consumare una cena veloce e poi portare il Simone già survoltato dal passeggio cittadino a terra: si merita di certo un gelato (il "solito") ma poi qui a Rab di gelati ne verranno consumati una riga!
Breve ma intensa passeggiata serale dopocena quindi, ma presto i bimbi danno segni di stanchezza per la lunga bolina odierna e li riportiamo in barca già belli che cotti; al che, trasferiti i due nostri piccoli "parabordi" in cuccetta non ci resta che stapparci un prosecchino fresco in pozzetto, e scolarcelo quasi tutto da soli mamma e papà tete-a-tete, alla luce dei lampioni.. che quando succede nuovamente?
Miglia percorse 24 (miglia totali 390)
16/7 - GIORNO VENTINOVE - Slatinica (Olib) - Rab - (24mgl, 2h. motore + 4h. vela)
Ci svegliamo assediati dalle api. Porto a terra le immondizie ma non sono quelle ad attirarle, ne faccio secche 5 o 6 ma quando una, peraltro già "abbattuta" punge Daria sulla pancia decidiamo di tagliare la corda. Facciamo un breve bagno poi partiamo con Francesco già "pappato" e dormiente, approfittando di una leggera brezzolina che s'è già levata, o almeno pare, e per risparmiare gasolio e non svegliare nel contempo il pargolo, disormeggio dal gavitello a vela, ed uscendo dalla baia tra le altre barche ancorate con un paio di abbattute ben calibrate, e con destinazione per lo più ignota, purché ci sia un distributore di nafta però. Siamo veramente a secco, e non voglio rischiare gli ultimi litri se non per l'ingresso in porto.
Fuori dalla baia, però l'incanto finisce presto: l'isola ci copre dal vento e per liberarcene dobbiamo ricorrere all'aiuto del motore, al minimo per lo meno, e così si va avanti fino alla punta nord di Olib; li invece il vento c'è, ed è una splendida termica di maestrale che in luogo di portarci su Lussino bordeggiando mi induce a puntare su Rab in bolina stretta, immaginando di risalire cioè tutto Pag scapolandone il "dito" sempre mure a sinistra per rotta 340 e tutto a ferro. Insomma, la strada più lunga, oltre 30 miglia rettilinee in luogo di 5 linea retta da coprire a bordi.. scelta opinabile mi auto-giudico, ma tant'è.
Tutto bene finché il vento regge, facciamo 3 ore abbondanti di vela su media ottima, divertendoci a far bagni rinfrescanti in pozzetto nella vaschetta con i bimbi e pure consumando un pranzettino volante; peccato solo che il vento dia scarso verso la punta di Pag e da li in poi via via ci molla persino, e mi tocca trascorrere un'oretta a motore per guadagnare il porto, nel canale tra Pag e Rab, consumando lattine di birra per schiacciare la fifa di rimanere senza gasolio. Quando ormeggiamo in banchina comunale all'inglese, praticamente prima della piazzetta, e spengo il motore di mio pugno, sono contento e soddisfatto ma tiro pure un sospiro di sollievo!
Tra l'altro ci siamo guadagnati un ottimo posto d'ormeggio, con il Topkapi ed il suo equipaggio praticamente esposti agli sguardi attenti, interessati ed affatto discreti dei passanti, molti attirati dalla presenza della nostra barca, unica vela di dimensioni umane nella fila di mega-yacht, motoscafini, barconi da escursione turistica e indiavolati taxi-boat, ma i più dei quali peraltro assai incuriositi dal nostro fuoribordo elettrico, in bella mostra di sè sul pulpito di poppa. Quando noto alcuni passanti quasi incantati ad ammirarlo, in estasi, temo persino che lo stesso faccia sin "troppa" mostra di sè, ma non ho lucchetti a bordo per assicurarlo e mi affido alla buona volontà del prossimo.
Con acqua e luce sono 200 kn, i ragazzi del porto sono molto disponibili anche al "patteggiamento" dei consumi tanto che mi aspettavo molto peggio, quindi non resta altro che consumare una cena veloce e poi portare il Simone già survoltato dal passeggio cittadino a terra: si merita di certo un gelato (il "solito") ma poi qui a Rab di gelati ne verranno consumati una riga!
Breve ma intensa passeggiata serale dopocena quindi, ma presto i bimbi danno segni di stanchezza per la lunga bolina odierna e li riportiamo in barca già belli che cotti; al che, trasferiti i due nostri piccoli "parabordi" in cuccetta non ci resta che stapparci un prosecchino fresco in pozzetto, e scolarcelo quasi tutto da soli mamma e papà tete-a-tete, alla luce dei lampioni.. che quando succede nuovamente?
Miglia percorse 24 (miglia totali 390)
martedì 22 settembre 2009
le ferie di Charlie2 (..segue..)
15/7 - GIORNO VENTOTTO - Olib - Silba - Slatinica (Olib)
(12 miglia, 1h. vela + 1h. motore)
Dedichiamo la mattina alle solite pratiche di prepartenza, carico d'acqua e bucato specialmente, poi ci muoviamo diretti a Silba: la posta di Olib non ha ancora installato e funzionante il pos/atm per il prelievo di contante in valuta locale e noi ne siamo a corto. Arrivati al porto orientale di Silba mi sgancio velocemente a terra in tender con l'intenzione nel frattempo anche di far un pò di spesa di prodotti freschi, in particolare la frutta e verdura dell'ottima bancarella collocata sul sagrato della chiesa, dove eravamo già passati a far acquisti la prima volta con Miran e famiglia, e trovandoci molto bene. Stavolta però, oltre alla solita signora gentile, corporuta e con chioma boccolosa, c'è anche una giovane ragazzetta, dalle linee filiformi e fanciullesche che (probabilmente ninfomane!), tenta in tutti i modi di sedurmi, con ammiccamenti affatto equivocabili che non sfuggono nemmeno alla signora boccoluta ed ad un altra vecchiotta, presumo una cliente avventrice. Anzi.. vedo che la provocante ragazzetta non esita a commentare le proprie performance in lingua locale con la titolare della bancarella.. che dire? l'ormone subisce ed incassa, lei è giovane io un vecchio babbione a confronto, ma per fortuna degli eventi lei ha i baffi ed io pure, ed allora prendo pomodori, insalata ed albicocche, e faccio buon viso a cattivo gioco pagando qualche decina di kune ed alzando rapidamente i tacchi, e con la sola incertezza clamorosa di tornare indietro per aver chiedere delle *banane* che avevo dimenticato! Altro spettacolino, altro conto da pagare -ma per le banane ne è valsa la pena- poi veramente prendo a gambe levate la strada dell'ufficio postale!
Una volta ripresa la barca che avevo lasciato ad uno dei gavitelli fuori dal molo, ancora con gli ormoni in subbuglio, blocco il tender tiro su la scaletta metto in moto e piazzo la prua in rotta per la punta nord di Olib, diretti a Slatinica, con il vento che fa leggero capolino alle nostre spalle ma non basta ed alla fine è ancora altro gasolio regalato ai pesci;il caldo oltretutto è spaventoso quest'oggi ed arrivo letteralmente cotto, in più poco prima di entrare in baia il motore si ferma senza più gasolio in serbatoio, ed una volta vuotato dentro le ultime "4 dita" del fondo della tanica non solo mi tocca effettuare uno spurgo volante, ma in più dovrò già iniziare con le preghiere al Dio del vento per l'indomani ed i giorni a seguire, che ci porti al più vicino distributore a fare rifornimento.
Dopo un bel bagno rigenerante in baia a Slatinica, paghiamo al gentile ragazzetto investito delle riscossioni le 90 kune dovute (sarebbero 50, per il "mezzo biglietto" previsto per la sosta diurna esclusivamente balneare, e non facciamo i furbi!) poi consumiamo per pranzo l'insalata di riso già pronta dal matitno ed anche le ultime rimanenze di prosciutto dalmata comperato a Murter, infine mi concedo il relax più assoluto che l'ombra del tendalino in pozzetto può darmi: ho persino il tempo di scrivere il diario di bordo degli ultimi 3 giorni! (sebbene con Francesco che mi dorme indosso).
"I Love Olib", come sta scritto ovunque a terra, su adesivi e magliette degli esercizi pubblici e commerciali dell'isola.
Miglia percorse 12 (totali 366)
(12 miglia, 1h. vela + 1h. motore)
Dedichiamo la mattina alle solite pratiche di prepartenza, carico d'acqua e bucato specialmente, poi ci muoviamo diretti a Silba: la posta di Olib non ha ancora installato e funzionante il pos/atm per il prelievo di contante in valuta locale e noi ne siamo a corto. Arrivati al porto orientale di Silba mi sgancio velocemente a terra in tender con l'intenzione nel frattempo anche di far un pò di spesa di prodotti freschi, in particolare la frutta e verdura dell'ottima bancarella collocata sul sagrato della chiesa, dove eravamo già passati a far acquisti la prima volta con Miran e famiglia, e trovandoci molto bene. Stavolta però, oltre alla solita signora gentile, corporuta e con chioma boccolosa, c'è anche una giovane ragazzetta, dalle linee filiformi e fanciullesche che (probabilmente ninfomane!), tenta in tutti i modi di sedurmi, con ammiccamenti affatto equivocabili che non sfuggono nemmeno alla signora boccoluta ed ad un altra vecchiotta, presumo una cliente avventrice. Anzi.. vedo che la provocante ragazzetta non esita a commentare le proprie performance in lingua locale con la titolare della bancarella.. che dire? l'ormone subisce ed incassa, lei è giovane io un vecchio babbione a confronto, ma per fortuna degli eventi lei ha i baffi ed io pure, ed allora prendo pomodori, insalata ed albicocche, e faccio buon viso a cattivo gioco pagando qualche decina di kune ed alzando rapidamente i tacchi, e con la sola incertezza clamorosa di tornare indietro per aver chiedere delle *banane* che avevo dimenticato! Altro spettacolino, altro conto da pagare -ma per le banane ne è valsa la pena- poi veramente prendo a gambe levate la strada dell'ufficio postale!
Una volta ripresa la barca che avevo lasciato ad uno dei gavitelli fuori dal molo, ancora con gli ormoni in subbuglio, blocco il tender tiro su la scaletta metto in moto e piazzo la prua in rotta per la punta nord di Olib, diretti a Slatinica, con il vento che fa leggero capolino alle nostre spalle ma non basta ed alla fine è ancora altro gasolio regalato ai pesci;il caldo oltretutto è spaventoso quest'oggi ed arrivo letteralmente cotto, in più poco prima di entrare in baia il motore si ferma senza più gasolio in serbatoio, ed una volta vuotato dentro le ultime "4 dita" del fondo della tanica non solo mi tocca effettuare uno spurgo volante, ma in più dovrò già iniziare con le preghiere al Dio del vento per l'indomani ed i giorni a seguire, che ci porti al più vicino distributore a fare rifornimento.
Dopo un bel bagno rigenerante in baia a Slatinica, paghiamo al gentile ragazzetto investito delle riscossioni le 90 kune dovute (sarebbero 50, per il "mezzo biglietto" previsto per la sosta diurna esclusivamente balneare, e non facciamo i furbi!) poi consumiamo per pranzo l'insalata di riso già pronta dal matitno ed anche le ultime rimanenze di prosciutto dalmata comperato a Murter, infine mi concedo il relax più assoluto che l'ombra del tendalino in pozzetto può darmi: ho persino il tempo di scrivere il diario di bordo degli ultimi 3 giorni! (sebbene con Francesco che mi dorme indosso).
"I Love Olib", come sta scritto ovunque a terra, su adesivi e magliette degli esercizi pubblici e commerciali dell'isola.
Miglia percorse 12 (totali 366)
lunedì 21 settembre 2009
le ferie di Charlie2 (..segue..)
12/7 - GIORNO VENTICINQUE - Knez (Iz) - uvala Sabusa (Molat) - (21 miglia in 4 lunghe ore di motore)
Si doveva partire presto ma la sveglia ha suonato per tutti alle 9, e come non bastasse c'è ancora a bordo voglia di spiaggia! Insomma tra bagni, convenevoli e saluti con gli amici anconetani si mollano gli ormeggi solo a mezzogiorno, e tocca sorbirsi quattro lunghe e noiose ore di motore contro la brezza di maestrale ostinatamente contraria, per noi che dobbiamo risalire il canale a est di Eso prima e tra Sferinac e Sestrunj poi.
Splendida invece la meta prescelta: si tratta di una baia per me sconosciuta, con poco fondo nella sua porzione più interna ed aperta peraltro ai settori meridionali, ma sicura dopo una giornata di maestrale come questa odierna: filo 40 metri di calumo su poco più di 4 metri di fondo, centrando una delle poche chiazze di sabbia libere da poseidonia, e poi andando a controllare de visu che l'ancora abbia fatto bene testa. Con maschera e pinne mi tocca peraltro constatare che il fondo è fortemente deturpato, con molta poseidonia distrutta presumibilmente dalle ancore dei barchini che quotidianamente da Molat qui giungono per la sosta balneare, ma anche dalla presenza di parecchi rifiuti, sparsi presumo dagli zoticoni occupanti delle barche di cui sopra.. un vero peccato!
Nel pomeriggio decidiamo per una merenda in tender e ci portiamo a ridosso del moletto di sassi in fondo alla baia ancorandoci con il nostro "ombrellino" da 1 kg. su un metro di sabbia bianchissima; infine la cena, meritata, consumata in pozzetto nella proverbiale pace del tramonto.
Miglia percorse 21 (totali 337)

13/7 - GIORNO VENTISEI - Sabusa (Molat) - Juzna Slatina (Olib) - port Olib (Olib)
(17 miglia in tutto, 3 h di motore ed un 1h di vela)
Partiamo da Sabusa di prima mattina, immaginando di riuscire a sfruttare ancora l'ultimo di straccio di vento notturno da Sud, ma issare le vele è inutile e si va verso Olib a motore, sperando almeno (invano!) di avvistare qualche cetaceo come spesso capita in questo braccio di mare. A Juzna Slatina arriviamo prestissimo e per primi, ma c'è una fastidiosa corrente da Sud che non ci permette di ancorare prossimi alla battiggia, constatiamo peraltro tristemente che la spiaggetta a terra è pressoché sparita, probabilmente spazzata via da qualche sciroccata; non ci resta dunque che la possibilità di un bagno nell'acqua bassa con l'appoggio del tender, per tornare quindi a bordo solo all'ora del pranzo, con zuppa di patate lesse e tonno. Nel primo pomeriggio però, frattanto che la baia si è gremita di numerose barche all'ancora, per lo più motoscafoni italioti (ed i più cafoni, veneti, si sono pure piazzati vicinissimo a noialtri!), decidiamo che con l'aria da NW che giunge c'è tempo anche per un'oretta di vela, e togliamo l'ancora per risalire di bolina larga il canale tra Silba e Olib fino al segnale cardinale posto sullo spigolo dell'isola, laddove di colpo il vento molla del tutto e ci costringe a riparare verso il porto di Olib nuovamente spinti dal motorino. Troviamo posto sul lato Nord, conquistando il molo con una sicura manovra in retro, suscitando lo stupore della barca vicina (belga, non solo di "bandiera"!) che invece un attimo prima si era esibita in qualche numero da circo per conquistare la sua trappa. Versati le dovute 135 kn per il posto, con acqua e luce, ce ne andiamo in cima al molo per un bagnetto lungo la franata di ciottoli, con una visita al baretto li vicino per un immancabile gelato Auto per il piccolo famelico Simone. Dopo la doccia, cena a bordo e passeggiata serale verso gli splendidi baretti con tettoia lungo il "sunset boulevard" lungo mare, a sud del porto.
Olib già dopo poche ore dall'atterraggio è in grado di conquistare chiunque, il suo tramonto è uno dei più belli della Dalmazia a mio modo di pensare.. ma domani sono certo che l'apprezzeremo ancora meglio. Tornando in barca tolgo anche le chiavi dal quadro motore, suggellando la decisione di prendercela comoda per qualche giorno.
Miglia percorse 17 (totali 354)

14/7 - GIORNO VENTISETTE - fermi a Olib
Altre 135 kn spese bene, utili all'inserimento dell'intera famigliola nelle dinamiche paesane dell'isola: caffè al bar in cima al molo, poi zaini in spalla, bambini in passeggino e pranzo a sacco, per iniziare l'esplorazione dei luoghi. Imbocchiamo i famosi "tratturi" dell'isola e ci inerpichiamo alla volta della famosa spiaggia Slatinica, lungo la costa orientale di Olib diametralmente opposta al paese. La strada è tosta, peraltro: non tanto lunga quanto veramente accidentata, e spingere il passeggino sotto il gran caldo è un mezzo massacro, quasi un rally che ci fa arrivare a destinazione pressoché cotti. Meno male che il posto è proprio stupendo e si rimane in acqua a giocare nell'acqua bassa ininterrottamente per ore, sfruttando una pallettina miracolosamente ficcata da mamma Daria nello zaino. Francesco nel pomeriggio si addormenterà addirittura in acqua, ma dopo averlo trasferito nella tendina da spiaggia per la sua meritata pennichella, ricominciamo con i giochi in acqua; Simone avrà il suo cedimento strutturale invece durante la via del ritorno, non appena ricevuto in prestito dal fratellino un passaggio in carrozzina.
Sorpresa massima in spiaggia è la presenza di numerosi gavitelli, poco fuori la baia, al che ci ripromettiamo per il giorno seguente di spostarci di nuovo in questo incatevole angolo dell'isola ma di farlo direttamente in barca per non ripetere la scarpinata una volta ancora.
Lungo la strada del ritorno, con i bimbi sfatti, approfittiamo anche per passare alla posta dal singolare orario di apertura giornaliera 9/11 e 19/21, ma anche per prenotare una peka di polipo presso la konoba/grill "Sidro": ci inseriscono per le 19.30, in tempo quindi per far fare la pappa a bordo al più piccolo e permettere a Simone di completare il riposino "di ricarica".
Peka infine senza infamia e senza lode, salvo i prezzi veramente popolari (170 kn per la peka per due persone, 264 kn in tutto compreso un abbondante piatto di carne alla griglia per Simone e bevande per tutti); maggiore soddisfazione avremo nel dopocena con il solito gelato consumato nella quiete del tramonto, sprofondati nei morbidi cuscini del dondolo del solito bar del lungomare.. gelato per Simone, ovviamente (altra!) birra per i grandicelli. E così può bastare, buonanotte
Miglia zero! (sempre 354)

Si doveva partire presto ma la sveglia ha suonato per tutti alle 9, e come non bastasse c'è ancora a bordo voglia di spiaggia! Insomma tra bagni, convenevoli e saluti con gli amici anconetani si mollano gli ormeggi solo a mezzogiorno, e tocca sorbirsi quattro lunghe e noiose ore di motore contro la brezza di maestrale ostinatamente contraria, per noi che dobbiamo risalire il canale a est di Eso prima e tra Sferinac e Sestrunj poi.
Splendida invece la meta prescelta: si tratta di una baia per me sconosciuta, con poco fondo nella sua porzione più interna ed aperta peraltro ai settori meridionali, ma sicura dopo una giornata di maestrale come questa odierna: filo 40 metri di calumo su poco più di 4 metri di fondo, centrando una delle poche chiazze di sabbia libere da poseidonia, e poi andando a controllare de visu che l'ancora abbia fatto bene testa. Con maschera e pinne mi tocca peraltro constatare che il fondo è fortemente deturpato, con molta poseidonia distrutta presumibilmente dalle ancore dei barchini che quotidianamente da Molat qui giungono per la sosta balneare, ma anche dalla presenza di parecchi rifiuti, sparsi presumo dagli zoticoni occupanti delle barche di cui sopra.. un vero peccato!
Nel pomeriggio decidiamo per una merenda in tender e ci portiamo a ridosso del moletto di sassi in fondo alla baia ancorandoci con il nostro "ombrellino" da 1 kg. su un metro di sabbia bianchissima; infine la cena, meritata, consumata in pozzetto nella proverbiale pace del tramonto.
Miglia percorse 21 (totali 337)
13/7 - GIORNO VENTISEI - Sabusa (Molat) - Juzna Slatina (Olib) - port Olib (Olib)
(17 miglia in tutto, 3 h di motore ed un 1h di vela)
Partiamo da Sabusa di prima mattina, immaginando di riuscire a sfruttare ancora l'ultimo di straccio di vento notturno da Sud, ma issare le vele è inutile e si va verso Olib a motore, sperando almeno (invano!) di avvistare qualche cetaceo come spesso capita in questo braccio di mare. A Juzna Slatina arriviamo prestissimo e per primi, ma c'è una fastidiosa corrente da Sud che non ci permette di ancorare prossimi alla battiggia, constatiamo peraltro tristemente che la spiaggetta a terra è pressoché sparita, probabilmente spazzata via da qualche sciroccata; non ci resta dunque che la possibilità di un bagno nell'acqua bassa con l'appoggio del tender, per tornare quindi a bordo solo all'ora del pranzo, con zuppa di patate lesse e tonno. Nel primo pomeriggio però, frattanto che la baia si è gremita di numerose barche all'ancora, per lo più motoscafoni italioti (ed i più cafoni, veneti, si sono pure piazzati vicinissimo a noialtri!), decidiamo che con l'aria da NW che giunge c'è tempo anche per un'oretta di vela, e togliamo l'ancora per risalire di bolina larga il canale tra Silba e Olib fino al segnale cardinale posto sullo spigolo dell'isola, laddove di colpo il vento molla del tutto e ci costringe a riparare verso il porto di Olib nuovamente spinti dal motorino. Troviamo posto sul lato Nord, conquistando il molo con una sicura manovra in retro, suscitando lo stupore della barca vicina (belga, non solo di "bandiera"!) che invece un attimo prima si era esibita in qualche numero da circo per conquistare la sua trappa. Versati le dovute 135 kn per il posto, con acqua e luce, ce ne andiamo in cima al molo per un bagnetto lungo la franata di ciottoli, con una visita al baretto li vicino per un immancabile gelato Auto per il piccolo famelico Simone. Dopo la doccia, cena a bordo e passeggiata serale verso gli splendidi baretti con tettoia lungo il "sunset boulevard" lungo mare, a sud del porto.
Olib già dopo poche ore dall'atterraggio è in grado di conquistare chiunque, il suo tramonto è uno dei più belli della Dalmazia a mio modo di pensare.. ma domani sono certo che l'apprezzeremo ancora meglio. Tornando in barca tolgo anche le chiavi dal quadro motore, suggellando la decisione di prendercela comoda per qualche giorno.
Miglia percorse 17 (totali 354)
14/7 - GIORNO VENTISETTE - fermi a Olib
Altre 135 kn spese bene, utili all'inserimento dell'intera famigliola nelle dinamiche paesane dell'isola: caffè al bar in cima al molo, poi zaini in spalla, bambini in passeggino e pranzo a sacco, per iniziare l'esplorazione dei luoghi. Imbocchiamo i famosi "tratturi" dell'isola e ci inerpichiamo alla volta della famosa spiaggia Slatinica, lungo la costa orientale di Olib diametralmente opposta al paese. La strada è tosta, peraltro: non tanto lunga quanto veramente accidentata, e spingere il passeggino sotto il gran caldo è un mezzo massacro, quasi un rally che ci fa arrivare a destinazione pressoché cotti. Meno male che il posto è proprio stupendo e si rimane in acqua a giocare nell'acqua bassa ininterrottamente per ore, sfruttando una pallettina miracolosamente ficcata da mamma Daria nello zaino. Francesco nel pomeriggio si addormenterà addirittura in acqua, ma dopo averlo trasferito nella tendina da spiaggia per la sua meritata pennichella, ricominciamo con i giochi in acqua; Simone avrà il suo cedimento strutturale invece durante la via del ritorno, non appena ricevuto in prestito dal fratellino un passaggio in carrozzina.
Sorpresa massima in spiaggia è la presenza di numerosi gavitelli, poco fuori la baia, al che ci ripromettiamo per il giorno seguente di spostarci di nuovo in questo incatevole angolo dell'isola ma di farlo direttamente in barca per non ripetere la scarpinata una volta ancora.
Lungo la strada del ritorno, con i bimbi sfatti, approfittiamo anche per passare alla posta dal singolare orario di apertura giornaliera 9/11 e 19/21, ma anche per prenotare una peka di polipo presso la konoba/grill "Sidro": ci inseriscono per le 19.30, in tempo quindi per far fare la pappa a bordo al più piccolo e permettere a Simone di completare il riposino "di ricarica".
Peka infine senza infamia e senza lode, salvo i prezzi veramente popolari (170 kn per la peka per due persone, 264 kn in tutto compreso un abbondante piatto di carne alla griglia per Simone e bevande per tutti); maggiore soddisfazione avremo nel dopocena con il solito gelato consumato nella quiete del tramonto, sprofondati nei morbidi cuscini del dondolo del solito bar del lungomare.. gelato per Simone, ovviamente (altra!) birra per i grandicelli. E così può bastare, buonanotte
Miglia zero! (sempre 354)
sabato 19 settembre 2009
le ferie di Charlie2 (..segue..)
10/7 - GIORNO VENTITRE / Sali - Rava (Villa Rava) - Knez (Iz) / (15 mgl., 2h. motore + 1h. vela + 1h. motore)
Mattina a Sali: sfruttiamo l'ormeggio pagato fino alle 14 come da manuale, e si va a far spese in piazzetta avvicinandosi al grazioso e fornito banchetto della frutta in fondo al porto, e comprando anche un merluzzetto a 10kn dal pescatorello li seduto di fronte, per farci la pappetta al piccolo Francesco. Simone al solito gioca con i bimbi del Delfin, Leo e Eva biondissimi entrambi, e fanno anche un lungo bagno dalla spiaggetta di sassi in cima al molo, mentre io ne approfitto per fare il pieno di acqua e trovare persino il tempo di svaccarmi qualche minuto al sole disteso "comodamente" sulla tuga.
Succede però che le mie spalle non trovan pace, e non appena adocchio una splendida barca entrare regalmente in porto, decido su due piedi che quella sarà il successore del Topkapi e con la scusa di andare a comperare al market ancora qualche boccione di voda mi precipito sulla banchina opposta del porto. E facendo leva sulle mie proverbiali doti di attacca-bottoni, in men che non si dica mi trovo a bordo dello splendido prescelto Westerly di 40', a conversare con i simpatici inglesi che lo armano Suzie e David. Il passo finale è lasciargli i miei recapiti per esser avvisato quando decideranno di venderla, e come si dice in questi casi, il più è fatto, e ci salutiamo augurandoci tante miglia ancora. La "zia inglese" del Topkapi adesso può attendere, e rientro in barca per decidere sul da farsi. I nuovi amici del Delfin sono più dubbiosi di noialtri sulla prosisma meta, però visto quanto i bambini sono entrati in sintonia il piacere sarebbe reciproco di navigare insieme spostandoci verso la stessa meta. Io propongo una buco a Sestrunj, loro che sono meno rusteghi del sottoscritto ribattono "Villa Rava" e di mezzo c'è il mare. Sono estremamente perplesso specie a livello di "economia aziendale" ma mi adeguo e metto la prua su Rava: quando arriviamo, mooooolto tempo dopo di loro impiegandoci un paio di ore di motore, però mi daranno conferma dei miei dubbi, trovando il posto molto bello, con pontiletto e attigua spiaggia di sabbia privata, ma che prezzi sul menù!!!
Prendo in mano allora la situazione e stavolta che tocca a me decidere, dico Iz.. poco lontana, e con un paio almeno di centri cittadini tanto graziosi quanto gustosi, e tra i tanti, pensando più al gusto che all'architettura, propongo Knez. Al solito loro ci precederanno, ma almeno proveranno così a bloccarci un posto in più, vista l'ora non proprio diurna..
Io dal canto mio ne approfitto per srollare finalmente il genoa, discendendo con il vento di maestrale al lasco fino alla punta sud di Iz-Eso, ma di là in poi con il vento nuovamente in prua, via di motore. Abbiamo almeno la fortuna di incontrare, al traverso della splendida baia di Vodeniack, una numerosa famiglia di delfini che si lasciano ammirare e fotografare in tutta calma per la gioia e lo stupore di Simone.
Arrivati che siamo infine a Knez, butto un occhio al porto che sembra in effetti pieno, come per radio il Paolo da bordo del Delfin mi avvisava, ma avvicinandomi ai gavitelli liberi in prossimità dell'antistante isolotto, si avvicina in barchino l'ormeggiatore che affiancandoci butta un occhio al Topkapi e prendendo le misure a vista mi avvisa che prova a cercare qualche cosuccia in banchina, annunciando un attesa di tre minuti e non di più.
In effetti puntuale 3' dopo si riaffaccia dalla cima del molo ed a larghi gesti mi richiama dentro al porto, avvisandomi di aver trovato un buchino a misura del Topkapi e non un cm di più tra il Delfin ed una navetta di 28 metri, ovviamente con acqua e corrente in banchina.... ottimo mi dico, e mi appresto ad eseguire la manovra di ormeggio più chirurgica che io abbia mai fatto, di prua ovviamente.. e a motore finalmente spento mi sono sentito come d'aver parcheggiato una Smart in un vicolo dei Quartieri Spagnoli!
Cena: super. Da "U Knez". Pesce nix, si sono già mangiati tutto, colpa nostra che avremo dovuto prenotarlo non appena sbarcati, ma con i bimbi i pensieri non mancano, e pure la veranda è già piena. Comunque sia occupiamo l'unico tavolo in sala da poter star comodi e senza disturbare la cena altrui con le 4 belve che stazionano al nostro desco, ed ordiniamo degli ottimi calamari freschi, "pescati a Iz" ci tiene a sottolineare il bravo maitre (ma anche ormeggiatore, barista, e tutto fare del paese Christian), e ne ordiniamo due porzioni alla griglia ed altrettante fritte... ma il vero piatto forte della cena sono.. ehm ehm.. i datteri. SSSSSSH.
Sul menù c'è scritto "cozze alla buzzara" ma strategicamente manca il prezzo. Così che a chi come il sottoscritto, attento all'economia domestica, chiede il prezzo della buzzara, viene ribattuto che cozze non ce ne stanno, ma in luogo delle cozze, però...... 500 kn infine per un 1 kilogrammo, preparate in buzzara biancaì: una delizia da leccarsi i baffi, le dita e le braccia fino ai gomiti direi.
Il conto finale a famiglia ammonta a 700 kn, compresivo dei 100 kn di ormeggio, e cotolette e patatine per le belvette. E due litri di malvasia, per dimenticare.
Miglia percorse 15 (totali 316)


11/7 - GIORNO VENTIQUATTRO -Knez, isola di Iz ....fermi in relax.
Giornata interamente dedicata al riposo: il posto, modestamente suggerito dal sottoscritto, è piaciuto a tutti talmente da decidere di restarci ancora una notte. Poi la compagnia dei bimbi e dell'intero equipaggio del Delfin ci è graditissima e allora ci godiamo una giornata di ozio, sfruttando la spiaggia di ciottoli antistante il molo per il bagno, e saltando a bordo 5 metri più a nord giusto per rifocillarsi; personalmente mi concedo anche una mezza siesta pomeridiana in materassino, cullato dalla risacca antistante al molo e solo un pò disturbato dai continui arrivi di megayacht che puntuali per il pranzo ormeggiano e sbarcano danarosi cumenda attratti dalla famigerata e proibita pappatoia locale.
Si va avanti così fino a sera, con la sola interruzione di una bella passeggiata fino a Iz Mali, lungo lo splendido sentiero che costeggia il mare; dopo cena, consumata stavolta frugalmente a bordo, si va invece a far visita ad una nuova konoba chiamata "Bucolina", individuata durante la passeggiata pomeridiana e che merita una mini esplorazione. Per 69 kune consumiamo palacincke e birra karlovacko, ma io che bramo di capire come si mangia in questo posticino semplice quanto mirabile per collocazione (un pò sollevato dalla stradicciola per Iz Mali.. wow che vista verso le grandi isole a oriente..), alla palacinka ci accoppio un "secondo" di alici marinate, tanto la birra abbondante lubrifica tutto.
Tutto buono infine, un saluto alla sciura carina che cura questo posticino da tener d'occhio davvero amorevolmente.
Miglia percorsa zero patacca (sempre 316!)

Mattina a Sali: sfruttiamo l'ormeggio pagato fino alle 14 come da manuale, e si va a far spese in piazzetta avvicinandosi al grazioso e fornito banchetto della frutta in fondo al porto, e comprando anche un merluzzetto a 10kn dal pescatorello li seduto di fronte, per farci la pappetta al piccolo Francesco. Simone al solito gioca con i bimbi del Delfin, Leo e Eva biondissimi entrambi, e fanno anche un lungo bagno dalla spiaggetta di sassi in cima al molo, mentre io ne approfitto per fare il pieno di acqua e trovare persino il tempo di svaccarmi qualche minuto al sole disteso "comodamente" sulla tuga.
Succede però che le mie spalle non trovan pace, e non appena adocchio una splendida barca entrare regalmente in porto, decido su due piedi che quella sarà il successore del Topkapi e con la scusa di andare a comperare al market ancora qualche boccione di voda mi precipito sulla banchina opposta del porto. E facendo leva sulle mie proverbiali doti di attacca-bottoni, in men che non si dica mi trovo a bordo dello splendido prescelto Westerly di 40', a conversare con i simpatici inglesi che lo armano Suzie e David. Il passo finale è lasciargli i miei recapiti per esser avvisato quando decideranno di venderla, e come si dice in questi casi, il più è fatto, e ci salutiamo augurandoci tante miglia ancora. La "zia inglese" del Topkapi adesso può attendere, e rientro in barca per decidere sul da farsi. I nuovi amici del Delfin sono più dubbiosi di noialtri sulla prosisma meta, però visto quanto i bambini sono entrati in sintonia il piacere sarebbe reciproco di navigare insieme spostandoci verso la stessa meta. Io propongo una buco a Sestrunj, loro che sono meno rusteghi del sottoscritto ribattono "Villa Rava" e di mezzo c'è il mare. Sono estremamente perplesso specie a livello di "economia aziendale" ma mi adeguo e metto la prua su Rava: quando arriviamo, mooooolto tempo dopo di loro impiegandoci un paio di ore di motore, però mi daranno conferma dei miei dubbi, trovando il posto molto bello, con pontiletto e attigua spiaggia di sabbia privata, ma che prezzi sul menù!!!
Prendo in mano allora la situazione e stavolta che tocca a me decidere, dico Iz.. poco lontana, e con un paio almeno di centri cittadini tanto graziosi quanto gustosi, e tra i tanti, pensando più al gusto che all'architettura, propongo Knez. Al solito loro ci precederanno, ma almeno proveranno così a bloccarci un posto in più, vista l'ora non proprio diurna..
Io dal canto mio ne approfitto per srollare finalmente il genoa, discendendo con il vento di maestrale al lasco fino alla punta sud di Iz-Eso, ma di là in poi con il vento nuovamente in prua, via di motore. Abbiamo almeno la fortuna di incontrare, al traverso della splendida baia di Vodeniack, una numerosa famiglia di delfini che si lasciano ammirare e fotografare in tutta calma per la gioia e lo stupore di Simone.
Arrivati che siamo infine a Knez, butto un occhio al porto che sembra in effetti pieno, come per radio il Paolo da bordo del Delfin mi avvisava, ma avvicinandomi ai gavitelli liberi in prossimità dell'antistante isolotto, si avvicina in barchino l'ormeggiatore che affiancandoci butta un occhio al Topkapi e prendendo le misure a vista mi avvisa che prova a cercare qualche cosuccia in banchina, annunciando un attesa di tre minuti e non di più.
In effetti puntuale 3' dopo si riaffaccia dalla cima del molo ed a larghi gesti mi richiama dentro al porto, avvisandomi di aver trovato un buchino a misura del Topkapi e non un cm di più tra il Delfin ed una navetta di 28 metri, ovviamente con acqua e corrente in banchina.... ottimo mi dico, e mi appresto ad eseguire la manovra di ormeggio più chirurgica che io abbia mai fatto, di prua ovviamente.. e a motore finalmente spento mi sono sentito come d'aver parcheggiato una Smart in un vicolo dei Quartieri Spagnoli!
Cena: super. Da "U Knez". Pesce nix, si sono già mangiati tutto, colpa nostra che avremo dovuto prenotarlo non appena sbarcati, ma con i bimbi i pensieri non mancano, e pure la veranda è già piena. Comunque sia occupiamo l'unico tavolo in sala da poter star comodi e senza disturbare la cena altrui con le 4 belve che stazionano al nostro desco, ed ordiniamo degli ottimi calamari freschi, "pescati a Iz" ci tiene a sottolineare il bravo maitre (ma anche ormeggiatore, barista, e tutto fare del paese Christian), e ne ordiniamo due porzioni alla griglia ed altrettante fritte... ma il vero piatto forte della cena sono.. ehm ehm.. i datteri. SSSSSSH.
Sul menù c'è scritto "cozze alla buzzara" ma strategicamente manca il prezzo. Così che a chi come il sottoscritto, attento all'economia domestica, chiede il prezzo della buzzara, viene ribattuto che cozze non ce ne stanno, ma in luogo delle cozze, però...... 500 kn infine per un 1 kilogrammo, preparate in buzzara biancaì: una delizia da leccarsi i baffi, le dita e le braccia fino ai gomiti direi.
Il conto finale a famiglia ammonta a 700 kn, compresivo dei 100 kn di ormeggio, e cotolette e patatine per le belvette. E due litri di malvasia, per dimenticare.
Miglia percorse 15 (totali 316)
11/7 - GIORNO VENTIQUATTRO -Knez, isola di Iz ....fermi in relax.
Giornata interamente dedicata al riposo: il posto, modestamente suggerito dal sottoscritto, è piaciuto a tutti talmente da decidere di restarci ancora una notte. Poi la compagnia dei bimbi e dell'intero equipaggio del Delfin ci è graditissima e allora ci godiamo una giornata di ozio, sfruttando la spiaggia di ciottoli antistante il molo per il bagno, e saltando a bordo 5 metri più a nord giusto per rifocillarsi; personalmente mi concedo anche una mezza siesta pomeridiana in materassino, cullato dalla risacca antistante al molo e solo un pò disturbato dai continui arrivi di megayacht che puntuali per il pranzo ormeggiano e sbarcano danarosi cumenda attratti dalla famigerata e proibita pappatoia locale.
Si va avanti così fino a sera, con la sola interruzione di una bella passeggiata fino a Iz Mali, lungo lo splendido sentiero che costeggia il mare; dopo cena, consumata stavolta frugalmente a bordo, si va invece a far visita ad una nuova konoba chiamata "Bucolina", individuata durante la passeggiata pomeridiana e che merita una mini esplorazione. Per 69 kune consumiamo palacincke e birra karlovacko, ma io che bramo di capire come si mangia in questo posticino semplice quanto mirabile per collocazione (un pò sollevato dalla stradicciola per Iz Mali.. wow che vista verso le grandi isole a oriente..), alla palacinka ci accoppio un "secondo" di alici marinate, tanto la birra abbondante lubrifica tutto.
Tutto buono infine, un saluto alla sciura carina che cura questo posticino da tener d'occhio davvero amorevolmente.
Miglia percorsa zero patacca (sempre 316!)
giovedì 17 settembre 2009
le ferie di Charlie2 (..segue..)
9/7 - GIORNO VENTIDDDUE - Lavsa - (Mana) - Levrnaka - Sali, Dugi Otok (18 mgl., in complessive 3h. di motore)
Ci svegliamo tardissimo, almeno per i nostri orari soliti, la pace della baia concilia troppo il sonno, sorprendendoci che quasi tutti i gavitelli si sono già svuotati e non abbiamo nemmeno sentito i rumori degli altrui motori in moto. Consumiamo una pingue colazione ma togliamo svelti l'ormeggio perché oggi siamo diretti decisi ad una meta balneare che certamente ci richiederà un pò di tempo in sosta; purtroppo non c'è vento e la navigazione procede tutta a motore prima nel canale principale di Kornat, poi tanto per svagarsi dalla noia del timonare senza autopilota a motore, decido il diversivo di passare esternamente a Mana e poi allo scoglio gemello di Borovnik, e poter ammirare quindi le scogliere a picco sul mare dei due isolotti obiettivamente assai suggestivi a queste latitudini. Arriviamo a Levrnaka puntuali per la mezza e la baia è già strapiena, sia di barche che di bagnanti, vomitati sulla spiaggetta di ciottoli dai famigerati temibili "barconi delle gite di Murter": pare Rimini.
Non facciamoci però prendere dal panico, e quindi dopo un ancoraggio chirurgico che merita un capitolo a sè, mettiamo il tender in acqua e ci apprestiamo all'arrembaggio in mezzo a quel guazzabuglio di umanità, stile sbarco in Normandia, con pinne, maschere e braccioli, con l'intenzione di far sguazzare un pò i piccolini in acqua bassa. Unico elemento favorevole, la fauna locale è decisamente superiore a quella media di Rimini, insomma non sono tutte germaniche over 70, anzi!!!
Siparietto: mi ancoro "chirurgico" in mezzo a due grossi charter.. e uno di questi skipper vedendomi arrivare in retro si è allarmato tutto ed è venuto a prua per assicurarsi che non gli facessi danno.. tsè. ..io gli faccio finita la manovra, chirurgica per l'appunto: "ti do fastidio scusa?" e lui: "hai messo l'ancora sulla mia" ed io: "No, stanne certo." e lui: "secondo me si.." io traguardo allora la mia prua e guardo l'angolazione della sua catena e ribatto "io sono sicuro di no, ma siccome che controllo sempre i miei ancoraggi con maschera e pinne adesso scendo a controllare e poi ti dico" ..ergo... non solo la mia ancora stava a meno di 50 metri dalla sua.. dico 50 metri. (il che vuol dire di per sè che doveva essere miope forte quello skipper, ma pure stralunato se non sa dove si trova la sua ancora nemmeno con l'approssimazione delle DECINE di metri..)
ma in più.. io su 6 metri e rotti di fondo avevo steso non meno di 35 metri di calumo, lui invece aveva la sua ancora A POPPA DELLA MIA BARCA, cioè quasi sotto la sua prua dato che aveva steso non più di 15 metri di catena.. praticamente quasi a picco corto!
Chiusa parentesi. A capo.
Rientriamo a bordo per il pranzo e dopo una buona pasta pasticciata con panna e zucchine, e pure passati indenni al controllo di rito dei ranger avendo conservato il biglietto di ingresso al parco staccato la sera prima a Lavsa che ci fa risparmiare un nuovo versamento della gabella (250kn tariffa unica entro gli 11m) , decidiamo di tentare la fortuna con la pesca. Come per incanto sia le barche charter che i bagnanti sono spariti tutti assieme, come si fossero smaterializzati, e le occhiate che avevo adocchiato già a mattina nei pressi della barca ben in vista, a contrasto con il fondo di sabbia bianca, mi tornano prepotentemente in testa. E metto in acqua i sugherelli. E come da regola d'oro ne prendiamo subito una bella grossa, poi una seconda più piccola ma poi dopo ancora, subiamo alcuni danneggiamenti ai braccetti e da li in poi basta occhiate. Allamano però due boghe idiote e può bastare così. Pariamo allora alla volta di Sali perché stasera Simone vuole scendere a tutti i costi a terra, la regola di alternare porto/baia vige ancora e l'idea che mi era balenata di andare in qualche baietta di Pasman la metto via, anche perché si son già fatte le 17 abbondanti... via dunque l'ancora e via per un'altra oretta e mezza di motore, uscendo dal parco in direzione Nord e risalendo la sponda orientale dell'Isola Lunga fino all'imboccatura del porto. Una volta dentro adocchio un bel posto sulla banchina Sud, dove vedo barche a vela con alberi di altezza comparabili al nostro, e mi infilo con una bella manovra di poppa a fianco ad un Comet 800 italiano, con Francesco una volta tanto zitto in manovra (la prima volta dopo 20 giorni di navigazione che non trasforma la nostra barca all'ingresso in porto in quella dei Pompieri, con sirene spiegate).
Trappa e cime a terra, ma proprio mentre lego le cime a poppa con lo sguardo in basso verso le bitte, mi sento gelare il sangue mentre mi sento apostrofare testuale: "Ingegnere Buonaseraaaaaaaaa...!!!" ..alzo gli occhi semiterrorizzato, non potendo immaginare chi fosse stato a beccarmi in quel contesto e per mia sorpresa rivedo il simpatico armatore del Nauticat 37 "Faro 3" simil-Masciarelli, già conosciuto a Prvic, con gentile consorte simil-starlette Sylva Koscina. Convenevoli di rito in banchina, con i commenti di circostanza ai luoghi visitati da ciascuno nel corso dell'ultima settimana; loro sono adesso in rientro, hanno già fatto "carte" e si apprestano a rientrare, con una traversata di oltre 80 miglia che li attende fino a S.Benedetto del Tronto a partire dalle 5 dell'indomani mattina.
Quanto a noi, tutti i propositi di passeggio serale sfumano quando Simone, nostro affidabile e proverbiale "pierre" di bordo, conosce due bimbi di una barca li di fianco, un Bavaria a motore di nome DELFIN, proveniente da Ancona, ed i tre si mettono a giocare sul molo come si conoscessero da sempre.
Con l'occasione anche noi genitori ci conosciamo, ed al simpatico Paolo, valente pescatore, scrocco un passaggio al suo barbecue appena attizzato; insieme alla gentile moglie polacca Violetta stanno arrostendo sulla brace alcune delle sue prede di giornata, ed a fine cottura mi ospitano sulla brace rimanente la mia occhiata più nutrita, ma non solo, mi ci accoppiano in dono anche un grosso sgombro che a loro sarebbe altrimenti avanzato, e già che ci sono anche un paio di bocconi di aguglia imperiale come assaggio. Non posso che sdebitarmi con due calici di prosecco ghiacciato, e non solo la cena è servita ma anche i semi di un nuovo legame che il mare ci regala sono lanciati.
I prossimi giorni, immaginando che non sarà facile separare i pargoli già in gran sintonia, intravedo una nuova flottiglia.
Post scriptum, sul posto: non è male affatto con acqua e luce a volontà, e con servizi nuovi e puliti, ma anche alla non proprio modica cifra di 24 kn/m, che sommano 230kn per noi, comprese le tasse di soggiorno. Era meglio quando si stava peggio, insomma!
(servizi igienici attrezzati e luminosi come quelli di un albergo: a tal punto che ho deciso di sbarbarmi e tagliarmi i baffi!)
Miglia percorse 18 (totali 301)






Ci svegliamo tardissimo, almeno per i nostri orari soliti, la pace della baia concilia troppo il sonno, sorprendendoci che quasi tutti i gavitelli si sono già svuotati e non abbiamo nemmeno sentito i rumori degli altrui motori in moto. Consumiamo una pingue colazione ma togliamo svelti l'ormeggio perché oggi siamo diretti decisi ad una meta balneare che certamente ci richiederà un pò di tempo in sosta; purtroppo non c'è vento e la navigazione procede tutta a motore prima nel canale principale di Kornat, poi tanto per svagarsi dalla noia del timonare senza autopilota a motore, decido il diversivo di passare esternamente a Mana e poi allo scoglio gemello di Borovnik, e poter ammirare quindi le scogliere a picco sul mare dei due isolotti obiettivamente assai suggestivi a queste latitudini. Arriviamo a Levrnaka puntuali per la mezza e la baia è già strapiena, sia di barche che di bagnanti, vomitati sulla spiaggetta di ciottoli dai famigerati temibili "barconi delle gite di Murter": pare Rimini.
Non facciamoci però prendere dal panico, e quindi dopo un ancoraggio chirurgico che merita un capitolo a sè, mettiamo il tender in acqua e ci apprestiamo all'arrembaggio in mezzo a quel guazzabuglio di umanità, stile sbarco in Normandia, con pinne, maschere e braccioli, con l'intenzione di far sguazzare un pò i piccolini in acqua bassa. Unico elemento favorevole, la fauna locale è decisamente superiore a quella media di Rimini, insomma non sono tutte germaniche over 70, anzi!!!
Siparietto: mi ancoro "chirurgico" in mezzo a due grossi charter.. e uno di questi skipper vedendomi arrivare in retro si è allarmato tutto ed è venuto a prua per assicurarsi che non gli facessi danno.. tsè. ..io gli faccio finita la manovra, chirurgica per l'appunto: "ti do fastidio scusa?" e lui: "hai messo l'ancora sulla mia" ed io: "No, stanne certo." e lui: "secondo me si.." io traguardo allora la mia prua e guardo l'angolazione della sua catena e ribatto "io sono sicuro di no, ma siccome che controllo sempre i miei ancoraggi con maschera e pinne adesso scendo a controllare e poi ti dico" ..ergo... non solo la mia ancora stava a meno di 50 metri dalla sua.. dico 50 metri. (il che vuol dire di per sè che doveva essere miope forte quello skipper, ma pure stralunato se non sa dove si trova la sua ancora nemmeno con l'approssimazione delle DECINE di metri..)
ma in più.. io su 6 metri e rotti di fondo avevo steso non meno di 35 metri di calumo, lui invece aveva la sua ancora A POPPA DELLA MIA BARCA, cioè quasi sotto la sua prua dato che aveva steso non più di 15 metri di catena.. praticamente quasi a picco corto!
Chiusa parentesi. A capo.
Rientriamo a bordo per il pranzo e dopo una buona pasta pasticciata con panna e zucchine, e pure passati indenni al controllo di rito dei ranger avendo conservato il biglietto di ingresso al parco staccato la sera prima a Lavsa che ci fa risparmiare un nuovo versamento della gabella (250kn tariffa unica entro gli 11m) , decidiamo di tentare la fortuna con la pesca. Come per incanto sia le barche charter che i bagnanti sono spariti tutti assieme, come si fossero smaterializzati, e le occhiate che avevo adocchiato già a mattina nei pressi della barca ben in vista, a contrasto con il fondo di sabbia bianca, mi tornano prepotentemente in testa. E metto in acqua i sugherelli. E come da regola d'oro ne prendiamo subito una bella grossa, poi una seconda più piccola ma poi dopo ancora, subiamo alcuni danneggiamenti ai braccetti e da li in poi basta occhiate. Allamano però due boghe idiote e può bastare così. Pariamo allora alla volta di Sali perché stasera Simone vuole scendere a tutti i costi a terra, la regola di alternare porto/baia vige ancora e l'idea che mi era balenata di andare in qualche baietta di Pasman la metto via, anche perché si son già fatte le 17 abbondanti... via dunque l'ancora e via per un'altra oretta e mezza di motore, uscendo dal parco in direzione Nord e risalendo la sponda orientale dell'Isola Lunga fino all'imboccatura del porto. Una volta dentro adocchio un bel posto sulla banchina Sud, dove vedo barche a vela con alberi di altezza comparabili al nostro, e mi infilo con una bella manovra di poppa a fianco ad un Comet 800 italiano, con Francesco una volta tanto zitto in manovra (la prima volta dopo 20 giorni di navigazione che non trasforma la nostra barca all'ingresso in porto in quella dei Pompieri, con sirene spiegate).
Trappa e cime a terra, ma proprio mentre lego le cime a poppa con lo sguardo in basso verso le bitte, mi sento gelare il sangue mentre mi sento apostrofare testuale: "Ingegnere Buonaseraaaaaaaaa...!!!" ..alzo gli occhi semiterrorizzato, non potendo immaginare chi fosse stato a beccarmi in quel contesto e per mia sorpresa rivedo il simpatico armatore del Nauticat 37 "Faro 3" simil-Masciarelli, già conosciuto a Prvic, con gentile consorte simil-starlette Sylva Koscina. Convenevoli di rito in banchina, con i commenti di circostanza ai luoghi visitati da ciascuno nel corso dell'ultima settimana; loro sono adesso in rientro, hanno già fatto "carte" e si apprestano a rientrare, con una traversata di oltre 80 miglia che li attende fino a S.Benedetto del Tronto a partire dalle 5 dell'indomani mattina.
Quanto a noi, tutti i propositi di passeggio serale sfumano quando Simone, nostro affidabile e proverbiale "pierre" di bordo, conosce due bimbi di una barca li di fianco, un Bavaria a motore di nome DELFIN, proveniente da Ancona, ed i tre si mettono a giocare sul molo come si conoscessero da sempre.
Con l'occasione anche noi genitori ci conosciamo, ed al simpatico Paolo, valente pescatore, scrocco un passaggio al suo barbecue appena attizzato; insieme alla gentile moglie polacca Violetta stanno arrostendo sulla brace alcune delle sue prede di giornata, ed a fine cottura mi ospitano sulla brace rimanente la mia occhiata più nutrita, ma non solo, mi ci accoppiano in dono anche un grosso sgombro che a loro sarebbe altrimenti avanzato, e già che ci sono anche un paio di bocconi di aguglia imperiale come assaggio. Non posso che sdebitarmi con due calici di prosecco ghiacciato, e non solo la cena è servita ma anche i semi di un nuovo legame che il mare ci regala sono lanciati.
I prossimi giorni, immaginando che non sarà facile separare i pargoli già in gran sintonia, intravedo una nuova flottiglia.
Post scriptum, sul posto: non è male affatto con acqua e luce a volontà, e con servizi nuovi e puliti, ma anche alla non proprio modica cifra di 24 kn/m, che sommano 230kn per noi, comprese le tasse di soggiorno. Era meglio quando si stava peggio, insomma!
(servizi igienici attrezzati e luminosi come quelli di un albergo: a tal punto che ho deciso di sbarbarmi e tagliarmi i baffi!)
Miglia percorse 18 (totali 301)
mercoledì 16 settembre 2009
le ferie di Charlie2 (..segue..)
8/7 - GIORNO VENTUNO - Kakan (baia Potkucina) - Ravni Zakan - Lavsa (16 mgl, in 3h. di vela + 1h. di motore)
La sventolata della notte sembra passata: ho dormito apposta a prua solo soletto e con l'osteriggio socchiuso per aver prossima alle orecchie la linea d'ancoraggio ed avvertire eventuali suoi lamenti, ma a parte il pensiero in sè che mi ha tenuto per un pò sveglio, poi nulla è accaduto di strano; l'ancora ha tenuto perfettamente ed il centinaio abbondante di barche sottovento è stato risparmiato! Il vento con i colori del mattino sembra anche meno teso, e decidiamo piuttosto di partire il prima possibile: arriva da scirocco sui 20/25 nodi ed invita per una gustosa tappa di trasferimento verso le Kornati, mentre rimanere in zona per esplorare meglio l'arcipelago di Sebenico, in questo contesto appare del tutto inutile. In effetti all'uscita del ridosso parzialmente offerto dall'isola, e dalla stessa punta settendrionale di Kaprjie, il vento appare bello steso sull'acqua invitandomi ad aprire subito il fiocco prima ancora di spegnere il motore, quindi mi spinge a proseguire con la stessa configurazione di vele anche a motore spento: la scelta appare indovinata anche in virtù di un mare incrociato discretamente formato, che mi richiede specialmente una velatura potente a prua per vincerlo in direzione NW, con il vento invece che arriva da lasco pieno; lascio quindi da parte la randa ben ripiegata, reputando che mi avrebbe solo fatto più sbandare la barca senza guadagno velocistico. La indovino oppure no, resta che alla media di 5 nodi e mezzo arriviamo all'accosto di Smokvika, ma da li in poi, entrando nel canale tra le isole ci tocca accendere nuovamente il motore con il vento che irrimediabilmente crolla e ci abbandona. Vista l'ora, infine, decidiamo di fermarci per una sosta balneare e per consumare il pranzo in baia a Ravni Zakan: gettiamo pertanto l'ancora nello specchio d'acqua cristallina prospiciente la sede del Parco marino. Consumiamo un pranzo veloce con un insalata capricciosa, poi mi tocca doverosamente accompagnare a terra il Simone in cerca dell'ennesimo gelato "Auto", vista la presenza sul posto di uno dei pochissimi market di questa zona (forse l'unico!); e la speranza è pure vana, perché nella cella frigo della Ledo proprio il gelato in questione risulta esaurito.... come magra consolazione ci sediamo nel portico della "konoba Zakan" ed offro al piccoletto una coca cola fresca (io invece mi faccio una birra fredda, ammirando i prezzi esposti sul menù della konoba: pesce a 540 kn/kg e aragoste "della vasca" a 700.. non male!).
Tornati in barca ripartiamo diretti alla meta finale della giornata, la bella baia di Lavsa che tanto mi piace: stavolta però mi diverto ad esplorare gli isolotti che la precedono da Sud verso il mare aperto, e risalendo tra questi scorci assai pittoreschi arriviamo a prendere il penultimo gavitello in baia per le 15.30, e da li in poi ci concediamo lunghe ore di riposo e bagni.
Non manca altresì un'ulteriore escursione a terra a caccia di "Ledo/Auto", nuovamente vana perché la "konoba Idra" non ha nemmeno la corrente elettrica per i frigoriferi, ma già che sono in tender adocchio una barca di pescatori in rientro e passo al piano B, all'arrembaggio in caccia di pietanza di pesce per la cena. Si tratta della gentile Marjia, pescatrice ultra settantenne accompagnata dal marito Bruno, ex tenutaria dell'omonima konoba in baia ormai dismessa, ma che non disdegna ancora di dedicarsi all'attività venatoria: dalla sua ghiacciaia di bordo quindi per 100 kune mi concede tre stupendi pagelli appena pescati, a cui faccio aggiungere in "regalo" anche una seppia ed uno scorfanetto per farci il sugo. Non male, anzi ancora meglio dopo averli gustati! E talmente buoni che dopo cena decido di ritentare la sortita con la cara Marjia, per ringraziarla della pietanza ma anche per scipparle qualche palacinka..
Passo nuovamente davanti al gestore dell'Idra snobbandolo, dopo che già aveva provato ad estorcermi 320 kn per una buzzara di scampi (poi rifilata invece a 4 tedesconi con tender Zar 43-marinaro dotato, intenti a consumarla), e mi fiondo nel giardinetto della Marjia, che non si fa pregare più di tanto e ci fa accomodare in mezzo alle reti in manutenzione mentre lei va in cucina e dalla finestra fiocamente illuminata dalle lampade a basso voltaggio, la vediamo armeggiare con uova e padelle.
Mentre consumiamo tre ottime palacincke di Marjia (invero non proprio economiche, a 20 kn l'una!), anche lei si siede al tavolo e ci racconta di come per ragioni di "carte" ha definitivamente dismesso l'attività di ristorazione, mantenendo solo per i vecchi amici e quelli più affezionati la possibilità di cucinare il suo pescato quotidiano, specificando che comunque preferisce venderlo direttamente a privati e ristoranti, e godersi il riposo a sera in compagnia del buon Bruno.
Gran bella conclusione di giornata, quindi, con rientro in tender verso la barca su un acqua letteralmente immobile, placida e scura come l'inchiostro, sotto una luna finalmente piena. Bimbi contenti e soddisfatti, e grandi pure.
Ps. eppure, vuoi il caldo, vuoi la stanchezza, non sono mancati i momenti di tensione a bordo: durante una "divergenza di vedute" con il Comandante, Simone (4 anni e già novello nocchiero di bordo), così si rivolgeva minaccioso al suo unico e sommo Ufficiale Superiore: "Giuro che ti affondo la barca e ti mando in giro col tender!" (ammutinamento peraltro presto sedato senza alcun ricorso alla forza..)
Miglia percorse 16 (miglia totali 283)

La sventolata della notte sembra passata: ho dormito apposta a prua solo soletto e con l'osteriggio socchiuso per aver prossima alle orecchie la linea d'ancoraggio ed avvertire eventuali suoi lamenti, ma a parte il pensiero in sè che mi ha tenuto per un pò sveglio, poi nulla è accaduto di strano; l'ancora ha tenuto perfettamente ed il centinaio abbondante di barche sottovento è stato risparmiato! Il vento con i colori del mattino sembra anche meno teso, e decidiamo piuttosto di partire il prima possibile: arriva da scirocco sui 20/25 nodi ed invita per una gustosa tappa di trasferimento verso le Kornati, mentre rimanere in zona per esplorare meglio l'arcipelago di Sebenico, in questo contesto appare del tutto inutile. In effetti all'uscita del ridosso parzialmente offerto dall'isola, e dalla stessa punta settendrionale di Kaprjie, il vento appare bello steso sull'acqua invitandomi ad aprire subito il fiocco prima ancora di spegnere il motore, quindi mi spinge a proseguire con la stessa configurazione di vele anche a motore spento: la scelta appare indovinata anche in virtù di un mare incrociato discretamente formato, che mi richiede specialmente una velatura potente a prua per vincerlo in direzione NW, con il vento invece che arriva da lasco pieno; lascio quindi da parte la randa ben ripiegata, reputando che mi avrebbe solo fatto più sbandare la barca senza guadagno velocistico. La indovino oppure no, resta che alla media di 5 nodi e mezzo arriviamo all'accosto di Smokvika, ma da li in poi, entrando nel canale tra le isole ci tocca accendere nuovamente il motore con il vento che irrimediabilmente crolla e ci abbandona. Vista l'ora, infine, decidiamo di fermarci per una sosta balneare e per consumare il pranzo in baia a Ravni Zakan: gettiamo pertanto l'ancora nello specchio d'acqua cristallina prospiciente la sede del Parco marino. Consumiamo un pranzo veloce con un insalata capricciosa, poi mi tocca doverosamente accompagnare a terra il Simone in cerca dell'ennesimo gelato "Auto", vista la presenza sul posto di uno dei pochissimi market di questa zona (forse l'unico!); e la speranza è pure vana, perché nella cella frigo della Ledo proprio il gelato in questione risulta esaurito.... come magra consolazione ci sediamo nel portico della "konoba Zakan" ed offro al piccoletto una coca cola fresca (io invece mi faccio una birra fredda, ammirando i prezzi esposti sul menù della konoba: pesce a 540 kn/kg e aragoste "della vasca" a 700.. non male!).
Tornati in barca ripartiamo diretti alla meta finale della giornata, la bella baia di Lavsa che tanto mi piace: stavolta però mi diverto ad esplorare gli isolotti che la precedono da Sud verso il mare aperto, e risalendo tra questi scorci assai pittoreschi arriviamo a prendere il penultimo gavitello in baia per le 15.30, e da li in poi ci concediamo lunghe ore di riposo e bagni.
Non manca altresì un'ulteriore escursione a terra a caccia di "Ledo/Auto", nuovamente vana perché la "konoba Idra" non ha nemmeno la corrente elettrica per i frigoriferi, ma già che sono in tender adocchio una barca di pescatori in rientro e passo al piano B, all'arrembaggio in caccia di pietanza di pesce per la cena. Si tratta della gentile Marjia, pescatrice ultra settantenne accompagnata dal marito Bruno, ex tenutaria dell'omonima konoba in baia ormai dismessa, ma che non disdegna ancora di dedicarsi all'attività venatoria: dalla sua ghiacciaia di bordo quindi per 100 kune mi concede tre stupendi pagelli appena pescati, a cui faccio aggiungere in "regalo" anche una seppia ed uno scorfanetto per farci il sugo. Non male, anzi ancora meglio dopo averli gustati! E talmente buoni che dopo cena decido di ritentare la sortita con la cara Marjia, per ringraziarla della pietanza ma anche per scipparle qualche palacinka..
Passo nuovamente davanti al gestore dell'Idra snobbandolo, dopo che già aveva provato ad estorcermi 320 kn per una buzzara di scampi (poi rifilata invece a 4 tedesconi con tender Zar 43-marinaro dotato, intenti a consumarla), e mi fiondo nel giardinetto della Marjia, che non si fa pregare più di tanto e ci fa accomodare in mezzo alle reti in manutenzione mentre lei va in cucina e dalla finestra fiocamente illuminata dalle lampade a basso voltaggio, la vediamo armeggiare con uova e padelle.
Mentre consumiamo tre ottime palacincke di Marjia (invero non proprio economiche, a 20 kn l'una!), anche lei si siede al tavolo e ci racconta di come per ragioni di "carte" ha definitivamente dismesso l'attività di ristorazione, mantenendo solo per i vecchi amici e quelli più affezionati la possibilità di cucinare il suo pescato quotidiano, specificando che comunque preferisce venderlo direttamente a privati e ristoranti, e godersi il riposo a sera in compagnia del buon Bruno.
Gran bella conclusione di giornata, quindi, con rientro in tender verso la barca su un acqua letteralmente immobile, placida e scura come l'inchiostro, sotto una luna finalmente piena. Bimbi contenti e soddisfatti, e grandi pure.
Ps. eppure, vuoi il caldo, vuoi la stanchezza, non sono mancati i momenti di tensione a bordo: durante una "divergenza di vedute" con il Comandante, Simone (4 anni e già novello nocchiero di bordo), così si rivolgeva minaccioso al suo unico e sommo Ufficiale Superiore: "Giuro che ti affondo la barca e ti mando in giro col tender!" (ammutinamento peraltro presto sedato senza alcun ricorso alla forza..)
Miglia percorse 16 (miglia totali 283)
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